Una soluzione per malati: usare gli occhi per comunicare

luglio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Per coloro che, in seguito ad un incidente o a una malattia degenerativa, hanno perso l’uso della parola o hanno serie difficoltà anche a livello motorio, tra i vari problemi che si incontrano per svolgere anche le più semplici attività quotidiane, uno dei più complicati è spesso quello che riguarda le comunicazioni.

Non essere in grado di muoversi è già abbastanza doloroso di per sé, ma non riuscire a comunicare le proprie sensazioni o i propri bisogni al prossimo deve essere un ulteriore colpo, sopratutto a livello emotivo.

Per assistere i malati in questo compito, solo apparentemente semplice ma difficilissimo per chi non è in grado di muoversi, è stato appena presentato un sistema che può risolvere il problema usando il movimento degli occhi per comunicare tramite il linguaggio Morse.

i-Mos, questo il nome, è in pratica una sorta di paio di occhiali, dotato di un sensore che riconosce il movimento degli occhi. Muovendoli verso destra o verso sinistra, si può “scrivere” in linguaggio Morse, poiché il sensore interpreta come punto o linea il movimento nell’una o nell’altra direzione.

Inoltre, sugli occhiali è montato un display sul quale sono visualizzate le lettere “scritte”, e grazie alla funzione di completamento automatico delle parole, l’interlocutore può, già dalla seconda o terza lettera, suggerire la parola, risparmiando tempo e fatica a chi usa i-Mos.

Tra i possibili destinatari di tale prodotto, che attualmente è soltanto un concetto, ma che speriamo di poter vedere presto in produzione, ci sono ad esempio i malati di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), o di altre sindromi degenerative che colpiscono i movimenti e la capacità di comunicare; grazie ad i-Mos, almeno dal punto di vista emotivo, la loro vita potrebbe diventare migliore.

Panasonic si lancia nel mercato delle telecamere in miniatura

luglio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Con ritardo forse colpevole, finalmente anche la Panasonic ha deciso di giocare le proprie carte sul mercato dei mini camcorder, ossia delle videocamere digitali in miniatura, un mercato dominato da apparecchiature dalle dimensioni ridottissime, dal prezzo accessibile e da una qualità mediamente alta (ovviamente variabile a seconda del prezzo, e viceversa).

Per fare ciò, ha appena lanciato su tale mercato la propria mini videocamera, chiamata HM-TA1, dal prezzo piuttosto attraente di soli 170 dollari circa.

Nonostante il basso prezzo, si tratta di una delle più piccole videocamere tascabili in circolazione, dal design di tipo candybar ormai divenuto lo standard per questo tipo di apparecchi,disponibile in vari colori e con caratteristiche tecniche abbastanza buone, quali un sensore a 3 megapixel, che pur avendo una risoluzione inferiore a molti prodotti concorrenti, guadagna in qualità grazie alla retroilluminazione che permette un ottimo funzionamento in condizioni di scarsa luminosità.

La presenza di molti pulsanti, in una categoria di prodotti in cui si tende al minimalismo più spinto, ne rende l’utilizzo forse non semplicissimo, ma sicuramente uno dei punti forti è dato dalla possibilità di usare la videocamera HM-TA1 come webcam, anche utilizzandone il microfono incorporato, semplicemente collegandola al vostro computer tramite cavo USB.

In questo modo sarà possibile usarla non soltanto per effettuare videoregistrazioni di buona qualità, ma anche per avere una maggiore flessibilità nelle proprie chiamate video, ad esempio con Skype. Infatti, se le normali webcam sono abbastanza limitate nei movimenti (quando non sono integrate nello schermo del proprio laptop), grazie a questo modello sarà più facile muoversi durante le proprie sessioni di videochat.

Il tutto ad un costo limitato, con un peso di soli 100 grammi e dimensioni assai contenute.

La mafia vuole i vostri dati personali

luglio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Secondo un rapporto pubblicato annualmente da Verizon, circa l’85 per cento dei furti di dati personali e di accessi non autorizzati a dati riservati (di cui il 38 per cento è rappresentato dal furto di nomi utente e password di accesso), è riconducibile direttamente o indirettamente al crimine organizzato.

Sempre secondo questo rapporto, oltre il 70 per cento di tali furti è stato commesso da parti esterne, mentre il 50 per cento dei tentativi veniva effettuato da agenti interni, quali ad esempio collaboratori, dipendenti o soci in affari, o da un utilizzo improprio delle credenziali di accesso, che dava modo ai dipendenti di sbirciare dove non avrebbero dovuto.

Se da un lato le intrusioni esterne sfruttano punti deboli nei sistemi computerizzati, che a volte lasciano aperte delle porte di accesso (le cosiddette backdoor) che un hacker può essere in grado di sfruttare, gli attacchi provenienti dall’interno si fondano essenzialmente sul tradimento del rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente, o tra soci.

Per questo, è assolutamente vitale dotarsi di un adeguato sistema di controllo accessi, che possa stabilire in maniera univoca chi ha accesso ad alcuni dati ed informazioni, e chi invece no. Ad esempio, sempre secondo il rapporto della Verizon, con delle semplici precauzioni, è possibile evitare fino al 96 per cento dei furti di dati o degli accessi non autorizzati.

Tali precauzioni possono andare dalla protezione dei propri dati con sistemi di criptaggio e codifica a vari livelli a seconda dell’importanza dei dati custoditi, fino a misure fisiche per limitare l’accesso a determinate stanze nel vostro ufficio e consentirlo soltanto al personale autorizzato.

Per maggiori informazioni su come mantenere la sicurezza e privacy delle informazioni nel vostro ambiente di lavoro, e su vari sistemi di protezione dati, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica.

Tentacoli robotizzati per neutralizzare bombe e mine

luglio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Come sanno bene i soldati impegnati in zone di guerra, il pericolo è sempre in agguato dietro l’angolo, dietro una porta o sotto forma di bombe artigianali (i cosiddetti IED, Improvised Explosive Devices) che possono esplodere in qualsiasi momento. Neutralizzare queste bombe è uno dei lavori più difficili e con il più alto tasso di rischio (e di mortalità) tra le truppe.

Per aumentare la sicurezza dei soldati in queste situazioni, il Research Laboratory dell’esercito USA, in collaborazione con la Carnegie Mellon University, sta sviluppando il Robotic Tentacle Manipulator, un robot anti bomba, costituito da tre tentacoli robotizzati coordinati tra loro e montati su di una base cilindrica.

Il sistema è dotato di funzionalità LIDAR (Light Detection and Ranging) e di gestione tridimensionale di immagini, che gli permettono di analizzare un oggetto sospetto, e di un sofisticato sistema di manipolazione che gli consente di aprire porte o ispezionare una bomba senza farla esplodere.

Inoltre, i suoi tentacoli possono essere usati anche per il movimento, permettendo al robot di muoversi anche in spazi ristretti, su terreni accidentati o anche di nuotare in acqua, per raggiungere il proprio obiettivo.

Il robot anti bomba è controllato a distanza, tramite un computer portatile al quale è collegato via Bluetooth o WiFi. Ognuno dei suoi tre tentacoli, di fatto, è un robot indipendente, gestito da un sistema centralizzato di controllo, che comunica con i motori posizionati sui tentacoli.
Tali motori vengono usati per effettuare i singoli movimenti dei tentacoli, mentre l’ufficiale che dirige il sistema tramite computer controlla, tramite il suo computer, il movimento dei tre tentacoli nel suo complesso.

Secondo i tecnici dell’esercito, sarà possibile creare robots di varie dimensioni e caratteristiche, a seconda dell’impiego che essi avranno sul campo.

Automobili volanti di nuova generazione

luglio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Terrafugia, uno dei più famosi nomi nel campo delle automobili volanti, ha appena presentato il concetto, integrato con immagini grafiche e specifiche tecniche, del suo prossimo veicolo, chiamato Transition Roadable Aircraft (TRA).

Si tratta di un veicolo ibrido, le cui caratteristiche possono essere riassunte in breve con la descrizione che ne da’ il produttore: basta atterrare in aeroporto, ripiegare le ali e guidare verso casa. Ovviamente, dietro a questo semplice concetto c’è il lavoro dei produttori, che culmina in un veicolo con una dotazione tecnologica che adatta le caratteristiche tipiche di un piccolo aereo alle esigenze di un autoveicolo, ad esempio con un abitacolo costituito da una cella di sicurezza rigida ad assorbimento di energia, resistente agli impatti.

Altre dotazioni tecnologiche e di sicurezza includono, oltre ad una interfaccia con touchscreen per impartire in maniera semplice i comandi operativi, anche un paracadute balistico e una serie di airbags. Per quanto riguarda la transizione da automobile ad aereo e viceversa, il meccanismo è stato semplificato, ed ora è possibile aprire o ripiegare le ali semplicemente premendo un pulsante all’interno dell’auto volante.

Una volta aperte le ali, si potrà decollare facilmente grazie al suo motore da 100 cavalli. Il concetto del TRA è stato approvato dalla Federal Aviation Administration americana, il che rappresenta un importantissimo passo verso la realizzazione di un veicolo che in futuro potrebbe diventare di uso comune sulle nostre strade e nei nostri cieli.

Ovviamente, il discorso è valido per coloro (e non sono moltissimi) che possono permettersi di sborsare un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 190mila dollari. Il prezzo comunque non sembra un problema per le 80 persone che già hanno prenotato il loro esemplare, versando anche un anticipo di 10mila dollari.

Aerei robot per consegnare pacchi

luglio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

L’ultima frontiera nel campo degli aerei senza pilota o UAV (Unmanned Aerial Vehicles) potrebbe, in un futuro neanche troppo lontano, essere varcata dalla Fedex.
Il gigante mondiale del trasporto espresso, infatti, ha intenzione di studiare la possibilità di impiegare aerei robotizzati nella propria flotta.

L’idea sarebbe quella di impiegarli non solo come aerei da trasporto per trasferire spedizioni da un centro di smistamento ad una filiale locale, ma anche e soprattutto di utilizzarli per effettuare le singole consegne. Al momento però, le regole che governano il volo dei droni sono molto restrittive per quanto riguarda il volo sopra centri abitati, almeno se si tratta di un uso civile e non per voli di ricognizione militare.

Per questo, le Forze Armate USA stanno studiando il modo di renderli intelligenti in modo che essi possano riconoscere le traiettorie di volo di un aeroporto, adattando la propria traiettoria in modo da evitare rischi per il traffico aereo.

Inoltre, un team di ricercatori della Air Force è al lavoro per sviluppare dei robot che possano effettuare rapidamente le operazioni di carico e scarico del materiale caricato a bordo. Per ora, questo tipo di operazioni si svolgerebbe essenzialmente su materiale di tipo militare, ma in futuro potrebbe essere adattato al settore civile, ad esempio per scaricare le merci che la Fedex potrebbe consegnare ai suoi clienti tramite l’aiuto di questi robot, senza comunque perdere di vista il fattore umano.

In futuro, ad esempio, si potrebbero creare delle formazioni di velivoli in cui l’aereo principale è pilotato da un essere umano, con dei droni che lo seguono in formazione a V, proprio come gli uccelli o le pattuglie acrobatiche. Fantascienza? Forse no…

Cellulare spia, l’alternativa alle microspie

luglio 26, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Spy Phone

A parte gli ultimi sviluppi politici in Italia, secondo i quali il Governo sembra impegnato nella lotta alle intercettazioni telefoniche, rendendo sempre più complicato il percorso legislativo dell’utilizzo delle microspie, usare i microfoni nascosti non è sempre semplice per le forze dell’ordine, e bisogna pertanto avere sempre a disposizione un sistema alternativo per ascoltare le conversazioni delle persone che si vogliono tenere sotto controllo.

Ora, anche se il percorso legislativo e parlamentare della cosiddetta “legge bavaglio” sembra prendere la direzione che potrebbe portarlo ad arenarsi, di alternative alle microspie, se non altro da un punto di vista strettamente investigativo, ce ne sono svariate sul mercato dei sistemi di sorveglianza.

Ad esempio, il sistema di sorveglianza più completo e flessibile è sicuramente lo Spy Phone, che permette di ascoltare in diretta le conversazioni del proprio obiettivo, ovunque esso si sposti, senza dare nell’occhio.

Inoltre, grazie ad un cellulare spia è possibile non soltanto ascoltare le telefonate in tempo reale, ma anche leggerne tutti i messaggi di testo, sia ricevuti che inviati, nonché registrarne le conversazioni quando non è possibile ascoltarle sul momento; per alcuni modelli di cellulare, è anche possibile ricevere le coordinate geografiche dell’attuale posizione, in modo da poter risalire in ogni momento alla posizione della persona che, ignara, usa il proprio cellulare senza sapere di essere sotto sorveglianza.

Queso ed altro ancora è reso possibile mediante l’installazione, disponibile su gran parte dei cellulari attualmente in commercio, di un software spia, installato in maniera assolutamente invisibile ed impossibile da rilevare anche ll’utente più esperto.

Questo software può essere installato nel giro di pochi secondi: basterà sfruttare una piccola disattenzione ed il gioco è fatto. Una volta effettuata l’installazione, il software spia è programmato per avvisarvi automaticamente, non appena il cellulare inizia una conversazione, inviandovi un SMS verso un numero impostato in precedenza, ad esempio quello del vostro cellulare.

Una volta ricevuto tale SMS potrete entrare in comunicazione ed ascoltare in diretta la telefonata, senza essere ascoltati e potendo carpire tutte le informazioni necessarie. Oltre all’ascolto in diretta, è possibile ascoltare le telefonate in differita, grazie all’opzione di registrazione telefonate.
La conversazione intercettata viene salvata su un file audio ed inviata via email che potrete pertanto comodamente scaricare sul vostro computer ed ascoltare con calma.

Tra le altre funzioni dei cellulari spia, segnaliamo oltre alla possibiltà di ricevere una copia di tutti i messaggi in entrata ed in uscita, anche quella, attiva su cellulari dotati di navigatore GPS, di ricevere in tempo reale le coordinate geografiche dell’esatta posizione del vostro soggetto.

Tutte queste funzioni sono attivabili e disattivabili a distanza, semplicemente inviando un SMS, scritto in un particolare formato molto semplice, con le istruzioni operative. Il software spia intercetterà questo messaggio e, senza visualizzarlo sullo schermo del cellulare, eseguirà le istruzioni in esso contenute.

Ma quello che rende il cellulare spia assolutamente unico è la possibilità di usarlo come fosse una normale microspia, utilizzando il microfono per ascoltare le conversazioni intorno ad esso, e di poterlo fare anche quando il cellulare stesso è spento o addirittura con la batteria disinserita! Basta chiamare dal numero memorizzato e potrete entrare in ascolto, senza che il telefono dia alcun segno di attività quale, ad esempio, una luce sul display.

Per maggiori dettagli sul funzionamento dei cellulari spia, vi raccomandiamo di visitare il sito di Endoacustica.

UAV militari per uso scientifico

luglio 26, 2010 Tecnologia Nessun Commento

GlobalHawk

Generalmente, si tende a pensare che i militari abbiano un rapporto molto esclusivo con la tecnologia, tenendo per sé le apparecchiature che utilizzano per compiere il loro lavoro, apparecchiature che in alcuni casi vengono usate per applicazioni civili soltanto svariati anni dopo essere state sviscerate nel campo militare. In alcuni casi però, fa piacere notare come la tecnologia militare venga messa a disposizione anche della ricerca scientifica.

Questo è il caso del Global Hawk, un aereo senza pilota originariamente progettato dalla Northrop Grumman per il Ministero della Difesa americano, di cui ci era capitato di parlare su queste pagine più di una volta. Recentemente, una versione di questo aereo, sulla quale sono state installate apparecchiature scientifiche, è stata utilizzata in collaborazione con la NASA per una serie di ricerche, in un primo volo di prova, della durata di circa 82 ore.
Il progetto di ricerca, chiamato GloPac (Global Pacific Hawk Program) è rivolto allo studio delle condizioni atmosferiche sugli oceani Pacifico ed Artico.

L’aeromobile viene equipaggiato con una serie di apparecchiature quali igrometri laser in grado di misurare il livello di vapore acqueo nell’aria, di effettuare rilevamenti sulle nuvole per analizzarne consistenza e caratteristiche, o di misurare l’emissione di microonde da parte delle molecole di ossigeno presenti nell’aria. Il vapore acqueo, ad esempio, è un potente gas serra, e la sua presenza ad alte quote è un’indicazione di inquinamento da gas che aumentano la temperatura terrestre.

Il Global Hawk può volare a quote comprese tra i 14000 e i 20000 metri, ed a quelle altitudini è pertanto in grado di raccogliere dati relativi alla presenza di gas serra e all’accumulo nell’atmosfera di sostanze che danneggiano lo strato di ozono, misurando la quantità di polveri (quali ad esempio quelli rilasciate durante l’eruzione del vulcano islandese pochi mesi fa).

Questo permette di analizzare lo stato di salute degli strati superiori dell’atmosfera terrestre, raccogliendo informazioni che naturalmente possono rivelarsi utilissime anche per il monitoraggio della qualità dell’aria a quote inferiori.
Inoltre, grazie alla lunga durata delle sue missioni, è possibile usare il Global Hawk per misurare l’evoluzione di fenomeni atmosferici a breve termine ed a grandi altezze.

Nel lungo termine invece, sperano di riuscire ad avere una migliore visione del Vortice Polare, un ciclone che staziona sul Polo Nord, analizzando il quale si spera di riuscire a comprendere meglio le dinamiche che regolano il buco dell’ozono nell’emisfero nord.

Dall’Italia alla Cina, senza benzina!

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Vislab

Visto che si parla di veicoli aerei capaci di ricaricarsi autonomamente, scendiamo ora sulla Terra, anzi nel nostro paese e più precisamente a Parma, dove i tecnici del laboratorio VisLab della locale università hanno lanciato un progetto altamente ambizioso, ossia una traversata intercontinentale compiuta da un veicolo autonomo, capace di guidarsi da solo e di ricaricarsi tramite pannelli solari montati sul tetto.

Due di questi veicoli, rigorosamente senza pilota, sono appena partiti da Parma, ed hanno come destinazione finale Shanghai, in Cina, dove si prevede di arrivare tra circa tre mesi, percorrendo circa 90 chilometri al giorno ad una velocità massima di 60 chilometri all’ora, ovviamente senza usare alcun tipo di combustibile inquinante ma affidandosi soltanto all’energia pulita prodotta tramite i pannelli solari.

Per ogni evenienza, i due furgoncini autoalimentati seguiranno un furgone più grande, che funge da capo spedizione, ed è guidato da un pilota in carne ed ossa; anche all’interno dei due furgoni automatici, durante la fase di guida autonoma, siederanno comunque dei piloti ausiliari, pronti ad intervenire in caso di necessità.

I furgoni sono dotati di una vasta gamma di sistemi di controllo: oltre al classico sistema di navigazione GPS, ci sono scanner a raggi laser, sensori per rilevare eventuali ostacoli od imperfezioni nel terreno, telecamere e fotocamere per documentare il viaggio e per mantenere il contatto visivo.

Per chi volesse seguirne l’impresa in diretta, il sito del progetto presenta una webcam, tramite la quale è possibile vedere in tempo reale il tragitto.Aspettiamo ansiosamente notizie tra tre mesi, e ci auguriamo, non solo per orgoglio di patria, che questo progetto vada a buon fine, perché potrebbe aprire interessantissimi sviluppi in un campo, quello dei veicoli autonomi, che finora era stato esclusivamente appannaggio del settore militare.

Respingere i missili nemici grazie al vostro iPhone

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

iphone

Alla Apple dicono, non senza una punta di orgoglio, che non esiste nulla che non si possa fare senza un’applicazione iPhone. Sembra che un ulteriore passo in questa direzione sia stato mosso dalla Raytheon; infatti, l’azienda americana sta preparando Patriot Crew Drill, una sorta di videogioco i cui effetti sono però tutt’altro che virtuali, in quanto viene usato come allenamento per le truppe impiegate su sistemi anti missile Patriot, per colpire eventuali razzi in arrivo.

Le truppe assegnate all’uso dei Patriot sono generalmente impiegate in zone non di prima linea; quando vengono inviate in missione in zone più “calde” quali Iraq o Afghanistan, potrebbero perdere l’abitudine all’utilizzo del sistema. Per contrastare questa eventualità e mantenere i soldati sempre aggiornati anche su eventuali modifiche delle modalità di operazione del Patriot, Raytheon ha creato questa applicazione iPhone.

Usato proprio come un comune videogioco sul proprio cellulare, Patriot Crew Drill presenta uno scenario teorico, con domande a scelta multipla a cui bisogna dare la risposta esatta. Se tutto va bene si avanza al passo successivo. In caso di errore, ci penserà un sergente “virtuale” a dare una bella lavata di capo al soldato che ha sbagliato, assicurandosi così che la prossima volta non commetta lo stesso errore.

Non è la prima volta che Raytheon presenta applicazioni iPhone destinate ad essere utilizzate sul campo di battaglia, anche se ancora ci vorrà molto tempo prima che tali tecnologie possano essere realmente messe all’opera in simili situazioni. Quando ciò avverrà, i soldati faranno meglio ad assicurarsi che, se usano un iPhone 4, esso venga impugnato nella maniera corretta per evitare problemi, perché Steve Jobs potrebbe non essere in grado di mandare una nuova custodia in tempo!

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