L’aereo solare che vola anche di notte

luglio 11, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Solar Impulse

Pensare ad un aereo alimentato ad energia solare ed in grado di volare anche di notte potrebbe sembrare una contraddizione, ma non se si è assistito al volo del Solar Impulse, un velivolo alimentato interamente ad energia solare.
Decollato di mattina presto dall’aerodromo di Payerne, in Svizzera (un paese ultimamente alla ribalta nel settore del volo, anche grazie alle imprese del Jetman Jean Yves Rossy), questo aereo ad energia solare è atterrato, sempre nel luogo da dove era partito, dopo ben 26 ore di volo ininterrotto.

Questo è stato possibile grazie all’accumulo di energia solare raccolta tramite le 11628 celle solari che ricoprono le ali del Solar Impulse. Decollando di mattina presto, il velivolo è in grado di raccogliere energia durante il giorno, ed usarla per caricare i circa 400 kg di batterie che alimentano i suoi 4 motori elettrici. Il suo peso piuttosto limitato (circa 1600 kg, all’incirca come una automobile di media cilindrata) richiede un consumo energetico minimo.

L’energia accumulata durante il volo duiurno si è rivelata sufficiente per alimentare il Solar Impulse anche durante le ore in cui l’unica luce è quella della luna; il successo di questo esperimento apre la strada all’obiettivo finale del progetto Solar Impulse, che è quello di volare intorno al mondo senza soste, appunto grazie alla sua alimentazione a pannelli solari, che permette di creare più energia di quanta non ne consumi.

Il progetto è iniziato già sette anni fa, e nelle intenzioni di André Borscherg, che svolge il doppio ruolo di progettista e di pilota dell’aereo solare, dovrebbe portare alla circumnavigazione del globo entro la fine dell’anno 2012.

Serratura biometrica, e il vostro ufficio è sicuro

luglio 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Fingerprint lock

Coloro che conservano dati sensibili o documenti altamente riservati nel proprio ufficio sanno bene che, nonostante una serie di precauzioni, durante la propria assenza tali informazioni sono a rischio, per eccessiva curiosità o per semplice incuria, di essere rese pubbliche.

Pertanto, occorre dotarsi di un sistema che garantisca accesso alla stanza, e di conseguenza anche ai documenti e alle informazioni in essa contenuti, soltanto a persone selezionate ed autorizzate. Per ottenere questo risultato, una normale serratura potebbe non essere sufficiente, perchè anche la chiave potrebbe essere smarrita o sottratta.

Quindi, meglio dotarsi di un sistema sicuro al 100%: una serratura biometrica ad impronta digitale. Una serratura del genere non ha chavi che possano andare perdute o venire rubate, perchè una chiave non serve. Basta scorrere il polpastrello del proprio dito indice e, se la vostra impronta digitale è stata registrata ed autorizzata in precedenza, potrete tranquillamente accedere alla stanza riservata.

Si possono memorizzare fino a 78 diverse impronte digitali; per aggiungere un ulteriore livello di sicurezza a questo sistema di riconoscimento, è possibile impostare un codice PIN di apertura, da inserire una volta che la propria impronta digitale è stata riconosciuta.

La protezione mediante riconoscimento biometrico è comunemente usata per proteggere luoghi sensibili, ad esempio stanze riservate all’interno di installazioni militari o governative.Ora, un tale livello di sicurezza è accessibile a tutti, ad un costo contenuto, per proteggere il vostro ufficio, un luogo in cui forse non saranno contenuti segreti militari, ma nel quale sicuramente è importante che le informazioni riservate rimangano tali!

Per maggiori informazioni sulle serrature biometriche, vi consigliamo di consultare il sito di Endoacustica.

Telecamere ad infrarossi per guidare tranquilli di notte

luglio 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Infra

Alcuni modelli di automobili di lusso già montano delle telecamere che utilizzano la banda vicino ai raggi infrarossi (NIR) per vedere più chiaramente eventuali ostacoli o pericoli sulla strada. L’uso di tali radiazioni, però, richiede che l’automobile sia dotata di fari all’infrarosso. In alternativa, si possono usare delle telecamere che rilevano immagini termiche, le quali però hanno bisogno di un complicato e costoso sistema di raffreddamento che mantenga il sensore ad una temperatura costante di 193 gradi sottozero.

In Germania invece, i ricercatori dell’Istituto Fraunhofer hanno creato una telecamera ad infrarossi che risolve questo problema, grazie ad un particolare sensore che funziona anche a temperatura ambiente.

Il cuore di questo sistema, chiamato IRFPA (Infrared Focal Plane Array) è costituito da un cosiddetto microbolometro, un sensore che assorbe la luce infrarossa ad onda lunga (LWIR). Usando una serie di microbolometri abbinati ad un chip, i ricercatori sono stati in grado di creare una immagine bidimensionale.

Nel momento in cui uno dei sensori assorbe della luce, la sua temperatura aumenta, e tale variazione di temperatura viene registrata dal chip, che la converte in un segnale digitale, che viene poi inviato alla telecamera che provvede a trasformarlo nell’immagine finale proiettata all’interno dell’abitacolo ed usata per rilevare, ad esempio, un animale che si appresta ad attraversare la strada.

Grazie alla possibilità di eliminare costosi e complicati sistemi di raffreddamento, le telecamere LWIR potrebbero in futuro trovare applicazione anche in molti altri campi, ad esempio per normali telecamere o per le macchine fotografiche dei nostri comuni telefoni cellulari, che guadagnerebbero in sensibilità, ma anche in termini di durata della batteria in quanto non sarebbe più necessario usare energia per raffreddare il sensore.

Armatura fai da te, non solo per Carnevale

luglio 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Ironman

Guardando la foto, si potrebbe pensare che si tratta di uno spot del nuovo film di Iron Man, ma invece si tratta di una armatura vera, ispirata a quella usata dal protagonista del film stesso, costruita da Anthony Le, un fan sfegatato della serie omonima.

Il costruttore di questa armatura ha usato un materiale plastico ad alta resistenza chiamato uretano, fissandone tra loro i vari pannelli con oltre 1500 giunti. Per il casco, ha invece usato una particolare resina liquida.

Grazie ad un piccolo pulsante, è possibile aprire e chiudere la visiera del casco, proprio come nei film di fantascienza. Inoltre, il casco stesso si illumina grazie a delle batterie alloggiate all’interno dell’armatura stessa, che forniscono energia anche ad una serie di LED che arricchiscono l’effetto scenico.

Inoltre, usando lo stesso materiale plastico, all’armatura è stato aggiunto un cannone (ovviamente non funzionante!) montato sulle spalle, e dei mitragliatori, altrettanto finti, sulle braccia.

La costruzione ha richiesto all’incirca un mese di tempo, ad un costo di circa 4000 dollari. Ovviamente, trattandosi di un’armatura replica, costruita in materiale plastico, il buon Anthony la usa soltanto per divertimento, ad esempio durante conventions di appassionati del genere.

In futuro, chissà, se l’esercito americano dovesse mettere gli occhi sulla sua creazione, l’armatura di Anthony potrebbe diventare realtà, magari trasformandola grazie all’impiego di metalli ultraleggeri ed ultraresistenti; a quel punto, basterebbe aggiungere la classica dose di gadget elettronici, navigatori GPS, sistemi di puntamento, visori a raggi infrarossi e così via, per sfornare il soldato robot del futuro.

Chissà, forse è soltanto un’utopia, ma non è detto che un futuro del genere non sia poi troppo lontano… per ora, ci accontentiamo di un’armatura di plastica!

Un’automobile volante per sfuggire agli attentati

luglio 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

tyrannos

In zone di guerra quali Iraq o Afghanistan, una delle maggiori fonti di rischio per le truppe di terra è quello di cadere vittima di un agguato teso da guerriglieri appostati al lato della strada, o di una bomba piazzata in attesa del passaggio di qualche veicolo blindato.

Per risolvere questo problema, l’esercito americano si è rivolto alla Logi Aerospace, che ha progettato Tyrannos, una vera e propria automobile volante che può volare grazie ai suoi quattro rotori posizionati sul cofano, sul retro e alla fine di un paio di ali. Grazie a questo equipaggiamento, Tyrannos è in grado di alzarsi in decollo verticale, proprio come se fosse un piccolo elicottero… ma con 4 ruote!

Al momento Tyrannos è soltanto un progetto nella geniale mente di Larry Ortega, fondatore della Logi, tanto che non ne esiste neanche un prototipo. Nelle intenzioni dei suoi inventori, Tyrannos dovrebbe avere, ali escluse, le dimensioni di un normale fuoristrada, ed essere in grado di trasportare fino a 4 passeggeri ad un’altitudine massima di circa 2-300 metri, con una velocità massima di circa 150 miglia orarie, ed una versatilità d’uso sufficiente per evitare rapidamente eventuali situazioni rischiose.

Infatti, in caso di pericolo sulla strada (o di ingorghi nel traffico…), basta premere un pulsante e il veicolo si alza in decollo verticale. Per rendere la vita più semplice a chi la guida, l’automobile volante sarà dotata di un sistema di realtà virtuale, che proietta una sorta di “autostrada” all’interno del parabrezza. In questo modo, basterà seguire la strada virtuale per guidare il Tyrannos senza grossi problemi, senza bisogno di complicati programmi di addestramento e senza quasi rendersi conto che in realtà, la strada sotto di sé… non esiste!

Microspie ambientali, non è detta l’ultima parola

luglio 5, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Microspia

Coloro che seguono le vicende politiche italiane saranno certamente a conoscenza della profonda spaccatura che il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche ha causato non soltanto tra maggioranza ed opposizione, ma anche all’interno della stessa maggioranza di governo italiana.

Non soltanto l’opposizione di centrosinistra, ma anche una larga parte della maggioranza di centrodestra, è contraria ad alcune parti del disegno di legge berlusconiano, che mira a mettere il bavaglio alla stampa in merito alle indagini, e che finisce di fatto per rendere molto più difficile la vita per le forze dell’ordine impegnate in indagini ed investigazioni per le quali vengano utilizzate delle microspie ambientali o telefoniche.

Il fatto che nelle pieghe del disegno di legge si nascondessero delle limitazioni che avrebbero ridotto assai la possibilità di piazzare microspie per intercettare conversazioni, rendendone possibile l’utilizzo soltanto in presenza di gravi indizi di reato, e che le eventuali intercettazioni avrebbero dovuto essere utilizzate soltanto per perseguire il reato in questione, e non eventuali altri crimini di cui si potesse venire a conoscenza durante il periodo di ascolto clandestino, ha fatto storcere il naso a molti.

Ora l’aria che tira è quella di una resa dei conti all’interno del centrodestra, tra un’ala fedele a Berlusconi in tutto e per tutto, e coloro che, attenti al bisogno di legalità e sicurezza espresso dal loro elettorato (ma anche dagli elettori di sinistra) si troverebbero poi in seria difficoltà a dover spiegare agli elettori stessi il motivo per cui una legge del genere, che non combatte il crimine ma finisce per favorirlo, dovesse essere approvata anche con i loro voti.

Noi operatori del settore restiamo in attesa, nella speranza che gli interessi di pochi non prevalgano sulla sicurezza di tutti gli altri.

L’uomo jet ora vola in formazione acrobatica

luglio 5, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Jetman

Lo avevamo lasciato l’anno scorso in Marocco, dove il suo tentativo di diventare il primo uomo a compiere una traversata intercontinentale tramite un JetPack (uno zaino su cui sono montati dei razzi) era miseramente fallito per colpa delle correnti aeree e del maltempo.

Quest’anno, il nostro uomo jet, ovvero lo svizzero Jean Yves Rossy, ne ha combinata un’altra delle sue, questa volta a Buochs, nel bel mezzo delle Alpi del suo paese, per la manifestazione Breitling Flying Days.

Durante questo show aereo, Rossy ha presentato la sua ultima invenzione, composta di un paracadute ad estrazione rapida e di una nuova e più potente ala jet, chiamata Delta Wing. Grazie ad essa, una volta montata sulla schiena, è possibile decollare direttamente da terra invece che da un aereo in volo, e compiere manovre acrobatiche una volta in aria.

Proprio per dimostrare questa potenzialità, Rossy ha messo alla prova la sua Delta Wing volando in formazione insieme alla famosa pattuglia aerea dei Breitling Wingwalkers, un gruppo di mattacchioni che compiono evoluzioni nell’aria con dei vecchi biplano, trasportando dei passeggeri… sulle ali!

Insieme ai Wingwalkers, Rossy ha volato per poco più di sei minuti a circa 1000 metri di altitudine, mantenendo una distanza di pochi metri dai biplano, con una difficoltà aumentata dal fatto che Rossy non usa strumenti direzionali quali ad esempio una cloche per muoversi nell’aria, ma usa il corpo per muoversi a destra o sinistra, in alto o in basso.

Inoltre, Rossy sta studiando un nuovo paracadute con apertura a razzo, che aumenta la sicurezza in volo e consente l’apertura a soli 200 metri di altitudine anche in picchiata, rispetto agli 800 di quello montato sulla Delta Wing. Con quali altre novità ci stupirà ancora il nostro uomo jet?

Un dirigibile spia grande come un campo da calcio

luglio 5, 2010 Tecnologia Nessun Commento

LEMV

La tecnologia continua ad avanzare, specialmente nel settore degli aeromobili senza pilota o UAV (Unmanned Aerial Vehicles), sempre più potenti e di dimensioni sempre più ridotte.
A volte però, il tempo sembra fare un salto all’indietro, ed in questo specifico settore, rivalutare in maniera inaspettata il caro vecchio dirigibile, che sembrava essere andato in pensione da tempo immemore se non come veicolo pubblicitario.

Invece, oltre ad essere usato come mezzo di trasporto per equipaggiamenti pesanti, può essere usato anche per il monitoraggio e la sorveglianza dall’alto. Il dirigibile spia progettato dalla Northrop Grumman, in collaborazione con altre aziende del settore aeronautico ed aerospaziale, per conto dell’esercito americano non è esattamente piccolo ed invisibile, visto che la sua lunghezza è paragonabile a quella di un campo da calcio.

Nonostante la sua enorme mole, il LEMV (Long Endurance Multi-Intelligence Vehicle) è in grado di svolgere efficientemente le funzioni di un normale aereo spia, galleggiando nell’aria ad un’altitudine di oltre 6000 metri e, grazie alle apparecchiature video, fotografiche e satellitari montate a bordo, di effettuare rilevamenti automatici dall’alto. Il tutto, ovviamente, senza avere bisogno di un pilota a bordo, operando su una rotta predefinita e programmata da terra.

Nelle intenzioni dell’esercito degli USA, il LEMV dovrebbe essere usato per monitorare lo spazio aereo nazionale ed internazionale, non solo nel campo militare ma anche civile. Se utilizzato a scopi bellici, il dirigibile spia verrebbe utilizzato in combinazione con sistemi software C4ISR, che gestiscono le informazioni provenienti da diverse fonti quali, oltre al dirigibile, satelliti spia ed una serie di aerei di tipo UAV, per tenere sotto controllo ogni movimento di uomini e mezzi che avviene all’interno di un’ampia zona di operazioni.

Un pesce robot che fa amicizia con i suoi simili

luglio 4, 2010 Tecnologia Nessun Commento

stickleback

I pesci robotizzati possono essere usati per una vastissima serie di applicazioni, che vanno dalla raccolta di immagini subacquee per uso scientifico, al monitoraggio delle condizioni dell’acqua per combattere l’inquinamento, o addirittura alla sorveglianza subacquea.

Quello che però non riesce loro è di fare in modo che gli altri pesci li riconoscano come uno di loro. Il movimento spesso non naturale, così come le dimensioni o i colori, possono spaventare gli altri pesci ed indurli ad evitare il loro cugino elettronico.

Questo sembra far parte del passato, grazie ad un progetto di ricerca messo a punto dagli scienziati della University of Leeds. I ricercatori britannici hanno creato un pesce robot, dall’aspetto simile a quello dei comuni pesci detti spinarelli.

Tale robot, chiamato Robofish, è dotato di un supporto collegato al corpo tramite un piccolo tubo rigido trasparente, con un magnete nella parte inferiore. Posizionando un altro magnete sulla parte esterna del vetro e muovendolo, il supporto a cui è collegato il pesce si muoverà, e con esso il nostro amico Robofish, che sembrerà nuotare liberamente nel suo acquario.

Una volta immerso in una vasca con dei pesci veri, è stato programmato per muoversi lungo un percorso predeterminato, a velocità leggermente superiore a quella normale per pesci di quella specie. I pesci vivi hanno iniziato immediatamente a seguirlo, prima uno alla volta e poi in gruppo, in quanto la velocità è per i pesci un segnale di forza e coscienza nei propri mezzi, che li spinge a vedere nel loro simile robotizzato un leader, soprattutto se sono stati immessi da poco in un nuovo ambiente. Infatti, una volta ambientati in una nuova vasca, tendono a seguirlo molto meno.

L’esperimento potrebbe portare a sviluppi non soltanto nel monitoraggio della salute delle acque, ma anche per studiare le rotte migratorie dei pesci e l’effetto dell’intervento umano su tali rotte.

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