Un microfono spia amatoriale con 20 dollari

settembre 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Ormai sulla Rete si possono trovare le istruzioni per fare di tutto, dalla ricetta per un piatto di pasta fino (purtroppo) a come fabbricare una bomba.
Pertanto non è una sorpresa imbattersi nelle istruzioni per fabbricare un microfono spia amatoriale.

Ad un costo di circa 20 dollari, praticamente chiunque può essere in grado di costruire un piccolo microfono spia a raggio laser. Il microfono spia è in grado, tramite il raggio laser invisibile ad infrarossi, di rilevare le più piccole vibrazioni di una parete o di una finestra, causate dai suoni prodotti dalla voce umana al di là del muro o del vetro.

Il raggio laser viene raccolto da un transistor, e grazie ad un piccolo amplificatore viene convertito in segnale audio. Il tutto può essere costruito da sè con poco sforzo.

Ovviamente però, si tratta di apparecchi amatoriali, che al massimo possono essere usati per spiare il proprio vicino (possibilmente con intenzioni innocenti!). Per un uso di tipo professionale, è decisamente consigliabile usare apparecchiature di ben altra caratura, quali ad esempio un microfono direzionale.

Basati sullo stesso identico concetto, i microfoni laser direzionali sono in grado, se il loro raggio invisibile viene puntato contro il vetro di una finestra, di leggerne le vibrazioni e raccogliere le conversazioni al suo interno, fino ad una distanza di oltre un chilometro e mezzo. Tale genere di apparecchiature per l’ascolto a distanza è consigliato per un uso di ben altro livello, ad esempio per forze dell’ordine durante un’operazione di raccolta prove, o per detectives privati durante un’investigazione.

Ovviamente hanno ben altri costi rispetto ai microfoni amatoriali, ma il risultato ottenuto sarà di tutt’altro livello, e potrà anche essere utilizzato in sede processuale come prova.

Sciami di robot volanti per i soccorsi post-terremoto

settembre 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

L’idea di uno sciame di robot volanti può richiamare alla mente vecchi film di fantascienza e minacce di invasioni aliene, ma per gli scienziati della Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, questi robot volanti potrebbero essere molto utili alla collettività.

Infatti, presso l’istituto svizzero si sta lavorando ad un progetto chiamato Swarming Micro Air Vehicle Network, abbreviato in SMAVNET, che consiste, per l’appunto, in uno sciame di robot miniaturizzati che, lanciati sopra una zona dove si sia appena verificata una catastrofe naturale, sono in grado di ristabilire le comunicazioni, mettendo quindi i soccorritori in condizione di operare al meglio.

In caso di catastrofi o calamità, quello che spesso non consente di valutare esattamente l’entità dei danni è proprio l’impossibilità di stabilire un contatto telefonico con i luoghi colpiti.
SMAVNET è basato su una serie di MAV (Micro Aerial Vehicles) costruiti in materiale leggerissimo e pesanti soltanto 400 grammi l’uno, dotati di un motore elettrico alimentato a batteria con un’autonomia di volo di 30 minuti circa.

Dotati di una serie di sensori ed apparecchiature di navigazione, i robot di SMAVNET vengono guidati sulla zona colpita, e a quel punto, grazie alla rete wireless che li tiene in comunicazione continua tra loro, formano una sorta di rete volante che funge da antenna e consente di mantenere le comunicazioni tra la base operativa dei soccorsi, ed i soccorritori direttamente impegnati sul territorio.

I robot sono in grado di operare autonomamente, ma anche tramite una interfaccia utente installata su un computer collegato in maniera wireless, ed in grado di comandare l’intero sciame allo stesso tempo.
Nonostante il tempo di volo di 30 minuti sia piuttosto basso, il team della EPFL ha comunque dimostrato l’affidabilità del sistema. Il prossimo passo sarà quello di allungare la vita delle batterie per una maggior durata delle operazioni.

Un nuovo elicottero veloce con rotori su ali fisse

settembre 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Pochi giorni fa avevamo parlato del progetto Sikorsky X2, un elicottero coassiale capace di volare ad una velocità di punta di 250 nodi, ben superiore all’attuale record mondiale di circa 216 nodi.

Ora, prontamente arriva la risposta da parte del consorzio Eurocopter, parte della galassia EADS che comprende anche Airbus, che ha lanciato il proprio elicottero ad alta velocità, a cui è stato dato il nome, non si sa se per coincidenza o per sfida, di X3.
Nonostante la velocità di punta dichiarata dall’X3 (220 nodi) sia inferiore ai 250 raggiunti dal rivale, quello che è interessante in questo elicottero sono le innovazioni tecnologiche, specialmente per quanto riguarda la propulsione.

Infatti, se il modello prodotto da Sikorsky usa una coppia di pale coassiali, ossia montate sullo stesso asse e che ruotano parallele una sopra all’altra, la Europcoter ha preferito, oltre al classico rotore centrale a 5 pale con rotazione orizzontale, montare su altrettante ali fisse attaccate al corpo dell’elicottero, due piccoli rotori che girano verticalmente, in modo da fornire spinta in avanti e raggiungere la velocità di punta dichiarata.

Il concetto X3 è progettato per un utilizzo in applicazioni nelle quali la massima velocità operativa rappresenta un fattore vitale, come incursioni rapide (specie di notte) dietro le linee nemiche per colpire obiettivi sensibili, o per recuperare ed evacuare soldati feriti.
Il tutto viene anche ottenuto senza un eccessivo aggravio di costi, al contrario del Sikorsky, il cui rotore coassiale è sensibilmente più costoso rispetto a quello tradizionale, o anche all’abbinamento tra i rotori tradizionali e quelli montati su ali fisse.

Insomma, la gara di velocità è soltanto all’inizio, e ad uscirne vincitori potrebbero essere, una volta tanto, gli utilizzatori e gli acquirenti di questi elicotteri.

Un nuovo esoscheletro per la Raytheon

settembre 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

La Raytheon ha appena annunciato di aver terminato gli ultimi test su una nuova versione del suo esoscheletro Sarcos XOS, precedentemente fornito alle forze armate americane per consentire ai soldati ce lo indossano di trasportare carichi pesanti senza compiere alcuna fatica.

Nella sua versione precedente, il cui sviluppo era durato oltre 10 anni, il Sarcos XOS, grazie ad una serie di motori idraulici servoassistiti, permetteva a chi lo indossava di raddoppiare la sua forza e di svolgere il lavoro di due uomini, il tutto senza faticare.

Nella versione più recente, che è stata battezzata Sarcos XOS 2, l’interesse dei progettisti è stato focalizzato non tanto sull’aumento della forza, quanto sulla riduzione del consumo energetico, usando l’energia idraulica in maniera più efficiente per consentire un minore consumo di elettricità. In questo modo, la Raytheon è stata in grado di aggiungere altri elementi tecnologici,senza che il consumo ne risentisse.

Attualmente, tali esoscheletri vengono alimentati tramite il caro vecchio cavo elettrico, il che ne limita i movimenti al raggio d’azione raggiungibile con la lunghezza del cavo. L’obiettivo finale di quello che potrebbe essere chiamato XOS 3, è quello di creare esoscheletri alimentati con delle batterie ricaricabili, che permettano non soltanto di raddoppiare o triplicare la forza di chi li indossa, ma anche e soprattutto siano in grado di muoversi più liberamente per trasportare i propri carichi.

Ad esempio, un esoscheletro alimentato a batteria potrebbe essere utilizzato nelle zone di combattimento, per evacuare rapidamente i soldati feriti e portarli al sicuro, in modo da prestare loro le cure del caso; in alternativa, potrebbe essere usato per portare rapidamente approvvigionamenti, materiale pesante, armamenti o altro alle truppe in battaglia.

Flying Lift, per una perfetta visione dall’alto

settembre 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Se volete ottenere il meglio dalla vostra videocamera, ed aggiungere un punto di vista dall’alto, non avete bisogno di compiere pericolose arrampicate, ma vi basta montarla su un quadrielicottero radiocomandato, che librandosi in volo vi permetterà di effettuare riprese spettacolari.

Il modello Flying Lift, del peso di soli 500 grammi, comodamente ripiegabile e trasportabile all’interno di uno zaino, è stato studiato proprio per trasportare videocamere convenzionali, e consiste in un microelicottero a quattro rotori, una piccola unità ricevente che può essere comodamente alloggiata all’interno dello zaino, ed un paio di occhiali con un piccolo display.

Su questo display è possibile, con un occhio, vedere le immagini che il vostro Flying Lift sta riprendendo in quel momento, mentre con l’altro occhio potrete seguirne il volo.

L’unità di controllo è munita di due antenne, ed il sistema è in grado di passare automaticamente all’una o all’altra a seconda della ricezione migliore, per ricevere a terra le immagini e per inviare i comandi operativi alla vostra videocamera. Inoltre è anche dotata di uno schermo in cui vengono visualizzati i dati di volo ed il livello della batteria, per evitare di veder interrotte le proprie riprese sul più bello.

Grazie alla propulsione a 4 eliche, il Flying Lift è in grado di volare in maniera stabile, garantendo immagini nitide anche grazie alla semplicità e precisione dell’unità di controllo, che comanda il microelicottero come un joystick per videogiochi.

Il Flying Lift è stato presentato durante il recente salone Photokina, la più grande fiera mondiale di apparecchiature fotografiche e video. Ancora non è in commercio, ma dovrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno, ad un costo (non esattamente a buon mercato) di 10000 euro.

La popolazione afghana schedata grazie ad uno scanner

settembre 27, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Da mesi, le forze afghane, in collaborazione con quelle americane e della NATO, stanno usando in maniera intensiva degli scanner oculari per identificare e schedare non soltanto i prigionieri, ma anche il personale militare e delle forze di polizia, in modo da garantire (o negare) l’accesso a determinate zone mediante l’identificazione biometrica.

Il prossimo passo di questo progetto consiste nella schedatura di una larga parte della popolazione civile, e nell’emissione di oltre un milione e 600mila carte di identità biometriche (su circa 29 milioni di abitanti del paese) entro il prossimo mese di maggio. L’idea è quella di tenere sotto controllo i gruppi di talebani presenti nel paese, verificando non soltanto l’identità della persona da controllare, ma anche il passato, eventuali crimini pregressi e, soprattutto, i possibili collegamenti con combattenti nemici.

In questo modo, le forze dell’ordine afghane intendono prevenire eventuali infiltrazioni al loro interno da parte di Talebani e loro simpatizzanti, specialmente provenienti dall’estero. Il piano, che prevede anche una sorta di censimento di una parte della popolazione, presenta comunque i suoi ostacoli e difficoltà.

Ad esempio, il fatto che in Afghanistan sono presenti due simili progetti di identificazione biometrica, uno gestito dalle forze NATO (che già contiene i dati di oltre 400mila persone) e l’altro dal governo afghano, e i due sistemi utilizzati non sono compatibili e pertanto non riescono a dialogare l’uno con l’altro, limitandone l’utilità e l’efficienza.

Pertanto, una persona che nel sistema gestito dalle forze afghane risulta essere pulita, potrebbe non essere registrata nel database delle forze NATO, e magari rischiare l’arresto senza motivo.
La strada verso la completa affidabilità del sistema di identificazione biometrica è quindi ancora lunga, e riuscire a far comunicare i due diversi database è soltanto il primo passo.

Proteggere i robot antibomba dalle bombe: una buona idea?

settembre 27, 2010 Tecnologia Nessun Commento

L’uso sempre più intensivo, nelle zone di guerra, di costosissime apparecchiature tecnologiche per proteggere i soldati da eventuali minacce, quali ad esempio le bombe artigianali, porta ad un interessante paradosso. Infatti, la QinetiQ, produttrice di una serie di robot antibomba usati dall’esercito americano in Iraq ed Afghanistan, sta pensando di equipaggiare i propri robot della serie Talon con un jammer che impedisca l’utilizzo di eventuali sistemi di detonazione a distanza.

In tutto il mondo sono presenti circa 2800 di questi apparecchi radiocomandati, che vengono utilizzati per raccogliere e disattivare o detonare bombe mentre il personale militare che lo comanda si tiene a distanza di sicurezza. Molti di questi robots sono stati danneggiati, o irrimediabilmente distrutti, dall’esplosione delle bombe che stavano tentando di neutralizzare, e per i ribelli iracheni, lanciare razzi contro i robot antibomba significa privare i soldati americani della loro protezione antibomba.

Pertanto, proteggere questi robot sicuramente ha un senso in termini di sicurezza. Però, uno dei motivi principali per cui vengono utilizzati robot “sacrificabili” è il loro costo relativamente limitato (100mila dollari circa) e la possibilità di ripararli facilmente in caso di danni; inoltre, non sono dotati di alcun tipo di tecnologia segreta che potrebbe tornare utile ad eventuali nemici.

Al contrario, dotarli di ulteriori apparecchiature potrebbe avere come risultato quello di accrescere l’interesse dei ribelli non più (o non soltanto) nell’attacco ai soldati nemici, ma anche nella cattura di preziose apparecchiature tecnologiche.
Già in Afghanistan, i soldati americani si sono trovati più volte a dover combattere per recuperare i loro droni, esponendosi al pericolo proprio per salvare quelle apparecchiature tecnologiche che dovrebbero ridurre tale pericolo per i soldati.

Secondo la QinetiQ, comunque, l’uso dei jammers dovrebbe servire a proteggere non solo i robot, ma anche i soldati che li seguono per verificare che tutte le bombe siano state neutralizzate.

Il vostro cellulare diventa un antifurto

settembre 27, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Nel mondo moderno, perdere i propri apprecchi elettronici può rappresentare una sorta di tragedia, specialmente se sugli stessi abbiamo salvato informazioni sensibili che potrebbero esporci al rischio di furti d’identità, di accesso non autorizzato ai nostri conti bancari e così via.

Ora, grazie ad un comodo sistema antifurto da collegare al nostro telefono cellulare, è possibile proteggere i nostri oggetti di valore.
Il sistema antifurto Blue Watchdog è composto da un piccolo trasmettitore, dalle dimensioni simili a quelle di una carta di credito e pesante soltanto 20 grammi.

Il trasmettitore può essere collegato tramite Bluetooth al proprio telefono cellulare, e una volta effettuato il collegamento, lasciato all’interno della borsa che contenga, ad esempio, le chiavi di casa, il portafoglio con le carte di credito o anche il computer portatile.

A questo punto, tenendo il proprio telefono cellulare in tasca, e con il Blue Watchdog collegato, non appena la distanza tra quest’ultimo ed il vostro cellulare supera un limite prestabilito (tra 1 e 30 metri), esso vi avviserà prontamente, dando l’allarme sul cellulare o suonando una sirena a 100 decibel di volume, abbastanza forte da sventare un tentativo di furto.

La batteria ricaricabile incorporata garantisce un funzionamento per 5 giorni senza interruzione. L’unico problema potrebbe essere rappresentato dalla possibile perdita di collegamento Bluetooth tra Blue Watchdog ed il vostro cellulare, che potrebbe far partire l’allarme nel momento meno indicato, oppure da eventuali distrazioni, ad esempio lasciando il cellulare nel bagaglio da imbarcare in aereo e tenendo il sensore con sé, che inizierebbe a suonare nel bel mezzo di un aeroporto.

Oppure immaginate di subire uno scippo, e mentre la refurtiva si allontana dal vostro sensore, l’allarme suona, e dovrete spiegare alla polizia che il ladro non siete voi…

Microregistratori digitali, per agenti segreti e non solo

settembre 26, 2010 Tecnologia 1 Commento

Fino a pochi anni fa, l’uomo comune poteva a ragione pensare che i registratori in miniatura fossero soltanto appannaggio di agenti segreti o spie, che li usavano per raccogliere prove contro i propri nemici o per incastrare criminali; al limite, li si poteva vedere in mano a giornalisti d’assalto impegnati in un’intervista.

Il crescente sviluppo della tecnologia digitale, le dimensioni sempre più ridotte delle apparecchiature tecnologiche del ventunesimo secolo (dai telefoni cellulari sempre più piccoli, ai lettori MP3 che hanno preso il posto dei vecchi Walkman, fino alle telecamere digitali ed altro ancora), ed il costo sempre più accessibile, sono fattori che hanno contribuito in maniera determinante alla diffusione su larga scala di strumenti che fino a pochi anni fa sembravano riservati soltanto ad un pubblico d’élite, o comunque a chi avesse una certa disponibilità finanziaria.

Al giorno d’oggi invece, per poche centinaia di euro o anche meno, ognuno di noi può munirsi di una dotazione tecnologica che farebbe invidia a James Bond e ai gadgets che il protagonista dei romanzi di ian Fleming sfoggiava nei suoi vecchi film. Ad esempio, i microregistratori digitali sono usciti ormai da tempo dal grande schermo, per entrare di prepotenza nella vita di tutti i giorni, nelle situazioni più disparate che fino a pochi anni fa nemmeno la fervida fantasia di uno scrittore di spionaggio avrebbe potuto immaginare.

Ne esistono di vari tipi, che possono ad esempio essere nascosti all’interno di oggetti di uso comune. Quindi, quello che ad una prima occhiata superficiale sembra un normale portachiavi, o una penna stilografica, oppure una chiavetta USB, in realtà potrebbe nascondere un microscopico apparecchio di registrazione con un sensibilissimo microfono, in grado di captare ore ed ore di conversazioni attorno a sé e di registrarle all’interno di una altrettanto piccola scheda di memoria, tramite la quale scaricare comodamente il tutto su un computer grazie alla presa USB.

Grazie alle dimensioni ridotte ed all’estrema semplicità di uso, i moderni registratori in miniatura sono diventati sempre più diffusi, non più e non soltanto tra agenti segreti od investigatori privati, ma anche presso il grande pubblico che li usa nelle maniere più svariate. Ad esempio, durante una importante riunione, se si prendessero appunti si potrebbe perdere di vista qualche dettaglio, mentre usando un microregistratore si potrà comodamente riascoltare in seguito il contenuto del discorso, analizzandone anche le sfumature.

Allo stesso modo, uno studente durante una lezione potrebbe registrare i propri professori e ripassare comodamente a casa, oppure chi è bloccato nel traffico e deve preparare un discorso o una presentazione, può prendere delle note audio “al volo”, per poi lavorarci sopra con calma una volta giunto in ufficio.

A seconda delle esigenze e della destinazione d’uso, esistono microregistratori digitali per tutti i gusti e tutte le tasche, con caratteristiche e forme diverse per un uso nascosto o visibile, con capacità diverse che permettono la registrazione da un minimo di 3 ore fino ad un massimo di 1200 ore di conversazioni, intercettazioni ambientali, note ed altro ancora.
Ognuno può trovare il registratore in miniatura che consenta un utilizzo adatto alle proprie esigenze e, perché no, anche una spesa commisurata al proprio budget.

Per ottenere maggiori informazioni sui vari modelli di microregistratori disponibili e sulle loro caratteristiche, nonché su una serie di articoli per la raccolta di informazioni in maniera discreta, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica, dove potrete contattare i nostri esperti e ricevere consigli sui modelli adatti alle vostre esigenze.

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Utilissimo rilevatore di segnale RF per la localizzazione di microspie e trasmettitori audio-video occultati in ambienti o automobili. Adatto per un utilizzo sia privato che professionale.
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microregistratori digitali Microregistratori digitali ad attivazione vocale, con durata di registrazione fino a 1200 ore. Sono usciti ormai da tempo dal grande schermo, per entrare di prepotenza nella vita di tutti i giorni, nelle situazioni più disparate che fino a pochi anni fa nemmeno la fervida fantasia di uno scrittore di spionaggio avrebbe potuto immaginare.
 CELLULARI SPIA O SPYPHONE
spyphone Uno spyphone o cellulare spia gsm, è un normale telefonino su cui è stato installato preventivamente un software spia, che permette di monitorare la persona in possesso del telefono stesso. Lo Spyphone deve essere regalato (in ambito familiare), o concesso in dotazione (in ambito lavorativo).
 JAMMER
jammerPer proteggere la privacy, il silenzio o la riservatezza delle proprie informazioni, è pertanto consigliabile munirsi di un dispositivo di protezione quale un jammer per cellulari, ossia un dispositivo che, in mancanza della possibilità di intervenire sugli apparecchi stessi per spegnerli, interviene sulle onde radio presenti nella stanza o nella sala da isolare.
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Le Micro telecamere rappresentano un decisivo passo in avanti nella miniaturizzazione di elementi ottici, premiando un prodotto di rara fattezza e funzionalità. La microtelecamera, infatti, oltre ad avere ridottissime dimensioni (il suo diametro può raggiungere i 3.5mm x 8.6mm), possiede caratteristiche tecnico-funzionali ineguagliabili.
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