Immagini tridimensionali da una foto, per il riconoscimento facciale

gennaio 22, 2011 Tecnologia Nessun Commento

Le moderne tecnologie per l’identificazione biometrica sono in grado di permettere la verifica dell’identità di una persona mediante parametri quali ad esempio le impronte digitali, l’iride dell’occhio, il DNA o le caratteristiche del volto umano.
Ovviamente però, con oltre 6 miliardi di individui sul nostro pianeta, le caratteristiche del volto finiscono per ripetersi, e si possono facilmente trovare persone con lo stesso taglio del naso e degli zigomi, con gli occhi dello stesso colore e forma, rendendo molto più complicata un’identificazione univoca, specialmente se il sistema di identificazione biometrica si basa su normali immagini fotografiche a due dimensioni.

Partendo da questo problema, un gruppo di ricertatori della Florida Atlantic University (FAU) di Boca Raton hanno creato un algoritmo computerizzato che è in grado di creare modelli a tre dimensioni di un volto umano, usando come base di partenza una normale fotografia. Il sistema crea inizialmente un “volto virtuale” standard, i cui parametri di base sono rilevati a partire da un database di immagini tridimensionali di volti veri.

Quando il sistema si trova a dover analizzare una specifica immagine bidimensionale, tale volto virtuale viene “proiettato” sul piano di tale immagine. A questo punto, l’algoritmo tiene conto della posa assunta dal soggetto al momento dello scatto e dell’illuminazione della fotografia.

Questi elementi vengono usati per trasferire su questo volto di base le caratteristiche facciali del soggetto della fotografia, in modo da creare un’immagine tridimensionale del suo viso con il maggior grado di approssimazione possibile.
Secondo i ricercatori, questa tecnologia potrebbe essere usata per analizzare non soltanto immagini fotografiche, ma anche filmati di sorveglianza video come quelli ripresi da telecamere a circuito chiuso, per facilitare le indagini della polizia nella ricerca degli autori di un crimine, o per rintracciare persone scomparse.

30 milioni di intercettazioni in 10 anni: come proteggersi

Prendere in considerazione il numero delle intercettazioni effettuate nell’ultimo decennio, circa 30 milioni, e confrontarlo con le 21.600.000 famiglie, equivale a dire che in questi dieci anni, in media, ogni famiglia è stata ascoltata almeno una volta, con un costo totale per lo stato di circa 300 milioni di euro annui.

Il numero delle intercettazioni è stato stimato dall’Eurispes, calcolando che ogni intercettazione effettuata su un singolo numero telefonico possa avere riguardato almeno 100 diverse persone tra contatti professionali e personali, telefonate di lavoro o rapide chiamate a casa, per un totale di circa 30 milioni di persone che, almeno una volta, si possono essere trovate inconsapevolmente coinvolte in una telefonata intercettata.

Nonostante la legge regoli in maniera precisa il ricorso alle intercettazioni, consentendole solo in presenza di gravi indizi di reato con decreto del GIP, a volte l’utilizzo di tale modalità investigativa potrebbe apparire come una sorta di “scorciatoia” per ottenere più informazioni possibili in un breve lasso di tempo, contestando il reato di associazione a delinquere per motivare il ricorso alle microspie anche per reati meno gravi.

In breve si può dire che le intercettazioni sono necessarie per le indagini, ma non tutte le indagini hanno bisogno di intercettazioni, che potrebbero avere come unico effetto quello di rendere pubbliche conversazioni di persone estranee ai fatti, mettendole pubblicamente alla berlina a mezzo stampa e TV, per reati commessi magari dai loro interlocutori e nei quali essi non sono coinvolti, insomma violandone la privacy, con danno alla loro reputazione, per il solo fatto di essersi trovati al telefono con la persona sbagliata nel momento sbagliato.

Per evitare di correre tale rischio, la soluzione migliore è quella di dotarsi di strumenti di difesa dalle intercettazioni, sistemi di comunicazione non intercettabili quali ad esempio un telefono cellulare criptato, che usa una codifica a 256 bit per proteggere le vostre telefonate da orecchie indiscrete, le quali, intercettando una chiamata tra due cellulari di questo tipo, finirebbero per ascoltare soltanto un rumore inintelligibile.
Insomma, un sistema sicuro per parlare liberamente al telefono senza timore che il Grande Fratello sia all’ascolto.

Primo volo con alimentazione a idrogeno per il Global Observer

gennaio 20, 2011 Tecnologia Nessun Commento

Facendo seguito ad un volo inaugurale compiuto con successo nel 2010 con alimentazione fornita da una batteria, il Global Observer, un velivolo senza pilota di tipo HALE (High Altitude, Long Endurance) progettato dalla AeroVironment, ha effettuato l suo primo volo con propulsione a idrogeno.
Il Global Observer ha raggiunto un’altitudine di circa 5000 piedi durante un volo durato quattro ore, che si è svolto lo scorso 11 gennaio presso la base di Edwards in California.

Nel corso delle prossime serie di voli, si lavorerà per renderlo in grado di raggiungere un’altitudine compresa tra i 55000 ed i 65000 piedi (circa 20000 metri), ossia la quota alla quale il Global Observer dovrebbe operare normalmente.

L’obiettivo del programma Global Observer è quello di fornire un flusso costante di immagini utili per la sorveglianza dall’alto, nonché di fungere da piattaforma mobile per le telecomunicazioni, coprendo le aree più remote del nostro pianeta ad un costo notevolmente inferiore rispetto a quello dei normali satelliti attualmente usati, garantendo la copertura di un’area dal diametro di circa 900 chilometri.

Oltre a volare a quote stratosferiche, il velivolo sarà in grado di rimanere in volo per una settimana; accoppiando due aerei di questo tipo in tandem, sarà quindi possibile fornire una copertura equivalente a quella di un satellite a qualsiasi punto della terra, ad un costo che si aggira intorno al 20% di quello di un satellite.

Il Global Observer, ha una apertura alare di circa 175 metri, con una lunghezza di 70 metri, può trasportare un carico fino a circa 180 chilogrammi, grazie alla propulsione ad idrogeno che alimenta quattro motori elettrici; nelle parole del portavoce della AeroVironment, è “il primo sistema progettato per mantenere un occhio costante, 24 ore al giorno, ed un continuo mezzo di collegamento, con qualsiasi punto del nostro pianeta, per tutto il tempo necessario”.

Un raggio laser come difesa contro i pirati del mare

gennaio 16, 2011 Tecnologia Nessun Commento

’immagine “poetica” dei pirati con bende e gambe di legno non potrebbe essere più lontana dalla realtà, visto che anche nel 21esimo secolo la pirateria marittima rappresenta un rischio reale durante la navigazione in certi mari, soprattutto in Africa.

Per combattere questo flagello, la BAE Systems ha sviluppato un laser non letale , da usare come deterrente contro attacchi a navi commerciali, quali petroliere e portacontainer.
Nel 2010, gli attacchi di pirateria nel mondo sono stati 430, e già nelle prime due settimane del 2011 ne sono stati segnalati 15.

I ricercatori della BAE hanno stabilito che il concetto di un laser non letale, con effetti solo temporanei, è la migliore soluzione per scoraggiare potenziali aggressori, e ha condotto una serie di esperimenti per valutarne la fattibilità.
Il raggio laser si è dimostrato efficace come avvertimento visivo a distanze di oltre 2 km (1,24 miglia), mentre a distanze inferiori può essere usato per disorientare gli aggressori rendendoli incapaci di usare le loro armi in maniera efficace.

Il suo effetto può essere descritto come quello che i piloti di aerei hanno quando volano nella direzione del sole, e rende impossibile puntare un’arma, sia di notte che in pieno giorno, sia contro bersagli singoli che contro più imbarcazioni; l’inabilità causata dal raggio è solo temporanea, classificando il laser come arma non letale, e la BAE Systems dovrà ancora compiere una serie di test per assicurarsi di rispettare tutte le normative che ne renderanno possibile l’effettivo utilizzo a bordo delle navi commerciali.

Inoltre, integrandolo con i sistemi radar delle navi stesse, sarebbe possibile assicurare un puntamento ancora più preciso, in maniera semi-autonoma, riducendo pertanto il margine di errore e contribuendo significativamente ad innalzare il livello di sicurezza delle navi che affrontano bracci di mare a rischio.

Siamo tutti intercettabili? Non con un telefono Stealth

Durante l’ultimo anno, uno dei temi caldi della politica italiana è stato quello delle intercettazioni e della loro regolamentazione per uso investigativo.

Se da un lato si può certamente discutere se ci sia un effettivo bisogno di tale regolamentazione o se non sia una ennesima legge a favore del capo del Governo, dall’altro lato è innegabile che, almeno potenzialmente, tutte le nostre conversazioni sul telefono cellulare sono quanto meno rintracciabili, e potrebbero essere ascoltate od intercettate da orecchie indiscrete.

Per difendersi da tale minaccia, c’è chi pensa che sia sufficiente cambiare scheda al proprio cellulare, senza rendersi conto che ad essere intercettato è l’apparecchio stesso, tramite il numero IMEI che lo identifica, e non il numero di telefono della scheda SIM in uso su di esso.

Pertanto se non si vuole essere intercettati, una soluzione teorica potrebbe essere quella di cambiare telefono ogni giorno, ma ovviamente non si tratta di un rimedio molto comodo, o almeno non pratico come quello di usare un telefono non intercettabile, che è in grado, grazie ad un software installato al suo interno, di cambiare in maniera dinamica il suo numero identificativo IMEI, mantenendo lo stesso numero di telefono e senza bisogno di dover cambiare apparecchio o scheda per salvaguardare la propria privacy telefonica.

Al termine di ogni telefonata, o ad ogni accensione e spegnimento, lo Stealth Phone cambierà il proprio numero IMEI, e pertanto, agli occhi del gestore di rete (e di eventuali orecchie indiscrete all’ascolto), sarà come avere un nuovo apparecchio ogni volta. Questo rende impossibile il lavoro di chi voglia ascoltare le vostre telefonate.

Nel caso quasi impossibile di un tentativo di intercettazione in corso, lo Stealth Phone vi avvisa in maniera discreta, dandovi quindi la possibilità di spegnere il cellulare, riaccenderlo e riprendere la vostra conversazione dal punto in cui l’avevate interrotta… con un nuovo telefono!

Inchiostro elettronico per mimetizzare un carro armato

gennaio 14, 2011 Tecnologia Nessun Commento

La tecnologia E-Ink è alla base della cosiddetta “carta elettronica” usata su apparecchiature quali gli e-readers che ci permettono di portare con noi migliaia di libri in uno spazio inferiore a quello occupato da uno soltanto, salvandoli appunto in formato digitale.

Per tutti quelli che pensavano che tale tecnologia fosse riservata soltanto a questo tipo di utilizzi, la BAE Systems ha pensato bene di stupirci un’altra volta, con una delle sue innovazioni tecnologiche nel campo militare. Infatti, l’azienda della Difesa britannica ha deciso di utilizzarla per fornire una sorta di “maschera” a veicoli da guerra quali carri armati o automezzi blindati.

A quanto pare, una serie di sensori collegati tra loro e posizionati sul lato esterno del carro armato saranno in grado di analizzare nel minimo dettaglio il terreno circostante, prendendo nota di informazioni importanti quali il colore della terra, le forme e le linee. Queste informazioni verranno quindi proiettate, da parte della carta E-Ink che ricopre il corpo del veicolo blindato, sul corpo stesso, in modo da ottenere un carro armato perfettamente mimetizzato.

L’idea alla base della scelta di usare E-Ink è quella che tale tecnologia può essere adattata a qualsiasi ambiente, rendendo semplice il compito di far sì che un carro armato appaia dello stesso identico colore della sabbia su cui si muove quando si trova nel deserto, o delle rocce che fanno da sfondo al terreno di una regione montuosa.

Attualmente, si tratta soltanto di un progetto sul quale i cervelloni della BAE Systems sono al lavoro; per sperare di vederlo (o meglio, di non vederlo…) all’opera entro qualche anno in una versione di prova, uno dei problemi che andranno risolti sarà certamente quello del costo elevato, un costo che dovrebbe ridursi in futuro con la maggiore diffusione dei monitor basati su E-Ink.

Per la sorveglianza video, affidatevi ad un elicottero!

Quando si devono tenere sotto sorveglianza delle superfici piuttosto estese, l’installazione di un normale sistema di sorveglianza video con telecamere a circuito chiuso può rivelarsi certamente molto efficace, ma altrettanto sicuramente si tratta di un’opzione assai costosa, tra macchinari, costo di installazione e sistema televisivo a circuito chiuso.

Fortunatamente, esiste un’alternativa che, ad un costo molto inferiore rispetto all’installazione di un sistema del genere, consente di tenere sotto controllo delle superfici ampie, e di farlo con maggiore flessibilità rispetto all’occhio statico di una telecamera fissa.
Infatti, grazie al costante progresso della tecnologia degli UAV (Unmanned Aerial Vehicles, ovvero veicoli aerei senza pilota), è ora possibile usare, per lo stesso tipo di mansioni, dei microelicotteri elettrici, con delle telecamere e fotocamere montate a bordo, che volano silenziosamente al di sopra della zona da controllare.

La telecamera di bordo dell’elicottero da videosorveglianza aerea permette di zoomare su un punto di particolare interesse, per visualizzare meglio eventuali eventi imprevisti o che richiedano attenzione.

I dati video vengono trasmessi in maniera wireless ad una centrale di osservazione, o possono venire registrati direttamente sulla memoria della videocamera, a seconda delle esigenze operative.

In questo modo è possibile garantire un controllo in tempo reale e da più angolazioni di aree quali impianti industriali, magazzini di logistica o grande distribuzione, cantieri edili, e comunque tutte quelle aree, in interni o in esterni, che richiedano una sorveglianza continua ed il più capillare possibile. Al di fuori dell’uso civile, anche le forze dell’ordine possono beneficiarne per la sorveglianza di quartieri a rischio, mentre le autorità militari possono usarli (come già fanno) per monitorare obiettivi nemici.

Per avere maggiori dettagli sul tipo di microelicotteri da scegliere per le vostre esigenze nel campo della sorveglianza, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica per una consulenza personalizzata.

Una nuova videocamera GPS da Contour

gennaio 13, 2011 Tecnologia Nessun Commento

Nel settore delle actioncam, le telecamere digitali progettate per uso in esterni durante attività sportive o per militari e forze dell’ordine, la Contour HD è sicuramente uno dei modelli di riferimento, nonostante uno dei suoi limiti sia sempre stata la mancanza di un mirino.

Pur avendo due laser montati su entrambi i lati della lente, che danno una vaga idea di cosa si stia riprendendo, non è mai stato possibile determinarlo con esattezza. Questo può rappresentare un problema non soltanto per riprese sportive amatoriali, quando chi la usa vuole assicurarsi che la sua bicicletta, tavola ad surf, skateboard o altro sia adeguatamente presente nell’inquadratura, ma anche e soprattutto quando viene usata dalle forze dell’ordine o per operazioni di video sorveglianza.

Durante l’ultimo salone CES, i produttori hanno presentato una innovativa soluzione per il problema: invece di aggiungere un display, hanno dotato la Contour di un collegamento Bluetooth, che invia l’immagine ripresa direttamente sullo schermo di uno smartphone adeguatamente collegato, aggiungendo anche i dati GPS del luogo dove si sta riprendendo.

Grazie a questa funzionalità, chi usa questa videocamera digitale GPS potrà non soltanto vedere le immagini sul proprio telefono cellulare, ma usarne il relativo touchscreen per controllare parametri quali la risoluzione video, il frame rate, la sensibilità del microfono e le proprietà dell’immagine, e vederne i risultati in tempo reale.

La funzione GPS registra dati quali la latitudine, la longitudine, l’altitudine e la velocità, visualizzandoli in tempo reale sul display. Usando l’applicazione fornita con la videocamera, sarà possibile visualizzare, accanto alla ripresa in corso, anche un’immagine di Google Maps che mostra l’esatta posizione del luogo ripreso ed il movimento della telecamera e di chi la usa.

Il prezzo della Contour GPS, che ovviamente non comprende uno smartphone, è di circa 350 dollari. Il software Bluetooth per iPhone è già stato realizzato ed è in attesa di certificazione, mentre la versione per Android è ancora in fase di sviluppo, e dovrebbe essere pronta entro pochi mesi.

Primo volo per il J-20, il nuovo aereo Stealth cinese

gennaio 12, 2011 Tecnologia Nessun Commento

Poche settimane fa era stata divulgata, attraverso fotografie scattate clandestinamente, la notizia che la Cina sembrava aver finalmente pronto il prrimo caccia di tipo Stealth, battezzato J-20 Chengdu. A tale proposito, il presidente cinese Hu Jintao ha recentemente confermato al Segretario della Difesa degli USA, Robert Gates, durante la visita di Stato compiuta da quest’ultimo in Cina, che il Paese asiatico ha appena condotto il primo volo di prova del J-20, una prova che lo ha tenuto in aria per soli 15 minuti ma che rappresenta comunque una pietra miliare nella ricerca militare cinese.

Questo passo non mancherà di sollevare problemi di sicurezza a livello internazionale, in quanto attualmente, gli Stati Uniti sono l’unica nazione con una serie di aerei di tipo Stealth pienamente operativa, la serie F-22. La comparsa sulla scena del J-20 Chengdu, unico esemplare a fronte di una flotta di circa 1000 aerei messa in campo dalle forze armate USA, potrebbe rappresentare una minaccia non nel breve termine, ma tra qualche anno, con la produzione di più aerei e il loro miglioramento dal punto di vista tecnologico.

Un altro paese che, secondo indiscrezioni, sarebbe al lavoro sulla produzione di prototipi di aerei da combattimento di tipo Stealth sarebbe la Russia; secondo i militari USA, però, i cieli del nostro pianeta non sono abbastanza grandi da poter contenere abbastanza caccia Stealth prodotti da paesi le cui relazioni con gli USA siano quantomeno instabili.

La Cina spera di poter rendere operativo il J-20 Chengdu in qualsiasi momento nel periodo compreso tra il 2017 e il 2019, anche se ci vorrà del tempo prima di poterlo pienamente integrare con gli equipaggiamenti a disposizione dell’esercito cinese e renderlo pronto per eventuali missioni di combattimento. In ogni caso, sembra proprio che le foto spia comparse non più tardi di un mese fa non fossero esattamente dei falsi…

Più sicuri al volante grazie al Taser

gennaio 7, 2011 Tecnologia Nessun Commento

Per la maggior parte di noi, il nome Taser è associato al dispositivo, in dotazione alle forze dell’ordine di molti paesi, utilizzato per ridurre all’impotenza le persone fermate, impedendo loro di ribellarsi grazie ad una potente scarica elettrica che li rende temporaneamente impossibilitati a muoversi, facilitando così il lavoro degli agenti che possono tranquillamente bloccare anche il più potente energumeno.

Quello che molti non sanno, invece, è che Taser è in effetti il nome del produttore di questo strumento, e che oltre al generatore di scariche elettriche produce anche una serie di altri articoli destinati non soltanto alle forze dell’ordine, ma anche al grande pubblico. Un esempio in tale direzione, presentato al Consumer Electronics Show in corso in questi giorni a Las Vegas, porta il nome di Protector Safe Driver.

Il Protector è progettato per rendere la guida più sicura, impedendo a chi lo usa di distrarsi mentre si trova al volante, e più specificamente, di usare il telefono cellulare per mandare messaggi o parlare, in modo da potersi concentrare esclusivamente sulla guida, diminuendo pertanto il possibile rischio di incidenti stradali causati da distrazione.

Il sistema è composto di una unità base in grado di rilevare l’accensione del veicolo sul quale è montata; quando l’auto è accesa, l’ unità emette un segnale Bluetooth. Tale segnale viene ricevuto dal telefono cellulare, sul quale viene installato un software che blocca le funzioni ritenute “pericolose” dell’apparecchio telefonico, come per l’appunto l’invio di messaggi.

Installando il software sui cellulari di tutta la famiglia, è possibile pertanto evitare sia che il conducente possa distrarsi, sia che i passeggeri possano costituire un intralcio alla guida con squilli, conversazioni ad alta voce o messaggi frequenti. Per garantire comunque la sicurezza, il telefono del conducente sarà sempre in grado di effettuare chiamate d’emergenza, ed il livello di protezione del software è configurabile e personalizzabile manualmente.

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