Dalla Spagna un sistema per raggirare gli scanner biometrici.

luglio 31, 2012 Biotecnologia Nessun Commento
scansione dell'iride

I ricercatori della Universidad Autónoma di Madrid e della West Virginia University hanno scoperto un modo per trarre in inganno gli scanner biometrici dell’iride utilizzati per il controllo accessi a certi luoghi.

Quando i sistemi di sicurezza basati sulla scansione dell’iride creano un’impronta dell’iride stesso, non memorizzano l’immagine per compararla in futuro ad ogni accesso con l’iride vero. Essi, in realtà, trasformano l’immagine in un codice di 5000 bit di dati. Questo codice è basato solitamente su circa 240 punti dell’immagine ed è unica. Ogni persona ha la sua e quando qualcuno si pone davanti allo scanner, il codice restituito dal suo iride viene comparato con quelli presente nel database. Se viene trovata una coincidenza, la porta si apre.

E se un hacker dovesse avere accesso a questo database, potrebbe in qualche modo ricostruire tramite il codice una sorta di iride artificiale in grado di ingannare il sistema di sicurezza? Fino a qualche tempo fa questa sarebbe stata pura fantascienza. Oggi invece, come hanno dimostrato i ricercatori di Madrid e della West Virginia University, ciò è davvero possibile, grazie ad un algoritmo genetico che permette di ricostruire, dopo circa 200 tentativi, l’immagine di un iride molto simile all’originale ed in grado di effettuare l’accesso al suo posto.

Quello che era considerato uno dei sistemi di sicurezza più sicuri al mondo, basato sull’unicità di ogni singolo individuo, oggi, grazie a questa ricerca, inizia a mostrare i suoi punti deboli. Ci si chiede se questi studi valgono anche per le serrature ad impronte digitali. Resta, il fatto, tuttavia, che questi sistemi biometrici sono ancora i più inaccessibili…

I ricercatori della Universidad Autónoma di Madrid e della West Virginia University hanno scoperto un modo per trarre in inganno gli scanner biometrici dell’iride utilizzati per il controllo accessi a certi luoghi.

Quando i sistemi di sicurezza basati sulla scansione dell’iride creano un’impronta dell’iride stesso, non memorizzano l’immagine per compararla in futuro ad ogni accesso con l’iride vero. Essi, in realtà, trasformano l’immagine in un codice di 5000 bit di dati. Questo codice è basato solitamente su circa 240 punti dell’immagine ed è unica. Ogni persona ha la sua e quando qualcuno si pone davanti allo scanner, il codice restituito dal suo iride viene comparato con quelli presente nel database. Se viene trovata una coincidenza, la porta si apre.

E se un hacker dovesse avere accesso a questo database, potrebbe in qualche modo ricostruire tramite il codice una sorta di iride artificiale in grado di ingannare il sistema di sicurezza? Fino a qualche tempo fa questa sarebbe stata pura fantascienza. Oggi invece, come hanno dimostrato i ricercatori di Madrid e della West Virginia University, ciò è davvero possibile, grazie ad un algoritmo genetico che permette di ricostruire, dopo circa 200 tentativi, l’immagine di un iride molto simile all’originale ed in grado di effettuare l’accesso al suo posto.

Quello che era considerato uno dei sistemi di sicurezza più sicuri al mondo, basato sull’unicità di ogni singolo individuo, oggi, grazie a questa ricerca, inizia a mostrare i suoi punti deboli. Ci si chiede se questi studi valgono anche per le serrature ad impronte digitali. Resta, il fatto, tuttavia, che questi sistemi biometrici sono ancora i più inaccessibili…

Endoacustica Europe

Dagli USA, un robot per le ricognizioni e per estendere la rete Wi-Fi.

luglio 30, 2012 Tecnologia Nessun Commento
robot per estendere reti wi-fi

Non è un semplice sistema per crackare reti Wi-Fi, ma molto di più. È un robot costruito in alluminio e con la forma di un carro armato ed è in grado di creare una rete Wi-Fi ed estenderla in zone a rischio e pericolose, dove spesso connettersi alla rete risulta problematico.

Dal peso di 150 libbre, è abbastanza forte da poter trasportare un peso di 200 libbre, ma in realtà il suo scopo non è il trasporto. È infatti equipaggiato con un router Wi-Fi, una telecamera per la visione notturna, un localizzatore satellitare, in modo da poter essere sempre monitorato, e un sistema di batterie al litio che dura fino a 12 ore.

È controllabile tramite un’interfaccia su browser, e ciò significa che può essere monitorato da qualsiasi computer, e contiene una serie di ripetitori a lungo raggio che possono essere dispiegati in punti strategici per permettere la connessione.

La cosa davvero interessante è che oltre ad estendere la rete senza fili, è in grado anche di effettuare ricognizioni notturne, muovendosi persino su terreni impervi, grazie alla struttura davvero simile a quella di un carro armato. Si sta studiando, inoltre, un sistema per aumentarne la velocità e per permettergli di salire le scale. È stato studiato, inoltre, un sistema che gli permetterà di tornare alla base qualora perda la connessione Wi-Fi

Pensato soprattutto per l’uso militare dagli studenti della Northeastern University, pensate a quanto sarebbe utile nelle aree colpite da catastrofi naturali e non, dove spesso l’infrastruttura fisica della Rete è stata danneggiata!

Endoacustica Europe

Una divisa “intelligente” che aumenta la resistenza fisica dei soldati.

luglio 27, 2012 Biotecnologia Nessun Commento
smart suit

Siamo ormai abituati a diversi strumenti in uso nelle forze dell’ordine e militari per la difesa personale e per il potenziamento delle capacità dell’uomo, che si trasforma, grazie alla tecnologia, in un vero e proprio superuomo, unendo intelligenza, forza umana e robotica.

Si va dai più semplici abiti con paracolpi in gomma, che offrono una protezione efficace contro gli urti, proteggendo il corpo di chi li indossa, a strumenti più complessi, a vere e proprie armature che per permettono, tra le altre cose, di poter sollevare pesi che altrimenti un uomo solo non riuscirebbe a sollevare. L’unico limite a queste armature è il peso delle stesse, la loro scarsa flessibilità ed il fatto che prima o poi esauriscono le batterie, diventando non solo totalmente inutili ma addirittura un peso per chi, invece, dovrebbe avere maggiore abilità sui campi di battaglia o in operazioni di polizia o di salvataggio.

Per questo il DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) ha ingaggiato l’Istituto Wyss di Harvard per l’Ingegneria Ispirata alla Biologia, per creare una divisa militare che includa un nuovo HULC, ossia uno Human Universal Load Carrier, uno strumento che servirebbe per aiutare a sollevare pesi che altrimenti un solo uomo non potrebbe sopportare. Il nuovo dispositivo sarebbe più leggero e flessibile dei suoi precedenti, anche se rimane il problema della scarsa durata della batteria che, tuttavia, secondo i ricercatori, potrebbe essere risolto con delle celle a combustibile.

Il nuovo dispositivo, comodamente indossato sotto la normale divisa, avrebbe anche un sensore che rileva la fatica di chi lo indossa, praticando un vero e proprio massaggio con delle vibrazioni, per permettere di aumentare la resistenza del fisico a certi sforzi.

Un investimento di 2,6 milioni di dollari, che potrebbe portare alla realizzazione di uno strumento che rivelerà la sua utilità non solo in campo militare, ma anche in quello civile. Pensate all’utilizzo che se ne potrebbe fare nelle operazioni di salvataggio o nell’assistenza a persone disabili!

Endoacustica Europe

USA, jammer su un autobus per impedire le chiamate da cellulare.

luglio 26, 2012 Tecnologia Nessun Commento
autobus di Philadelphia

Immaginate di essere su un iperaffollato autobus cittadino nell’ora di punta. C’è chi conversa con il proprio vicino e chi, invece, parla al telefono ad alta voce, irritando l’orecchio dei passeggeri. Quante volte vi sarà capitato? Quante volte avreste voluto zittirli? È esattamente ciò che ha fatto un uomo di Philadelphia, che si è presentato alla stampa semplicemente come Eric: infastidito dagli altri passeggeri che parlavano ad alta voce al telefono su un autobus della compagnia SEPTA, ha deciso di dotarsi di uno jammer per disturbare il segnale dei cellulari, un dispositivo che attivava non appena sentiva qualcuno rispondere al telefono.

L’uomo, che credeva di passare inosservato, è stato invece osservato a lungo da un dipendente della compagnia, che aveva notato il piccolo dispositivo “simile ad un walkie-talkie con quattro piccole antenne e con un pulsante che veniva premuto ogni volta che qualcuno iniziava a parlare al cellulare”. Eric è stato così bloccato e invitato a dare spiegazioni. A quanto pare, l’unico motivo dell’utilizzo dello jammer era il fastidio che gli procurava ascoltare le conversazioni telefoniche altrui.

Un caso curioso ed insolito sull’utilizzo di un dispositivo che, in altre situazioni, può rivelarsi davvero utile. Pensate all’utilizzo che si può fare del disturbatore di segnale durante eventi o spettacoli o, ancora, durante riunioni importanti per evitare distrazioni o registrazioni non autorizzate.

Gli jammer, inoltre, si sono rivelati di vitale importanza anche in operazioni militari, come quelle condotte dall’esercito statunitense in Iraq, dove sono stati utilizzati per disturbare il segnale, e rendere così innocue, bombe con controllo a distanza, una delle armi preferite dal nemico e che ha fatto decine di morti dall’inizio del conflitto.

Ritornando al caso di Eric e all’utilizzo che ha fatto del disturbatore, l’uomo è stato duramente criticato dal popolo della rete che si chiede se sia giusto impedire agli altri di conversare al telefono in quello che è un luogo pubblico. “E se uno dei passeggeri avesse la necessità di parlare urgentemente con un suo familiare o con il proprio medico per questioni importanti?”…

Endoacustica Europe

Uno studio rivela la vulnerabilità delle telecamere a circuito chiuso.

luglio 24, 2012 Sorveglianza Nessun Commento

Viviamo in un mondo in cui la videocamere per la sorveglianza sono molte diffuse e spesso ci danno l’impressione di vivere in un enorme Grande Fratello. Nonostante le diverse polemiche sulla privacy, esse hanno, però, dimostrato la loro efficacia nel prevenire atti criminosi e nel permettere di identificare e arrestare pericolosi criminali.

Tuttavia, è stato dimostrato che le solite telecamere a circuito chiuso hanno un sistema di sicurezza molto debole: sono spesso vendute con accesso a Internet remoto abilitato di default, e con password preimpostate deboli. Questo permetterebbe agli hacker di poterle controllare e di favorire, in questo modo, azioni criminali.

Secondo il ricercatore Justin Cacak, ingegnere della sicurezza della Gotham Digital Science, in seguito a “penetration tests”, effettuati per i clienti per scoprire la vulnerabilità della sicurezza delle loro reti, è stato possibile dimostrare come questi dispositivi possano essere manomessi e visualizzati da qualsiasi parte del mondo.

Banche, laboratori di ricerca, università, aziende, case ed altri luoghi sensibili, sarebbero così esposti ad un enorme rischio: malintenzionati potrebbero assumerne il controllo e rubare progetti e informazioni importanti o, semplicemente, violare la privacy di migliaia di persone, senza che queste possano rendersene conto.

È possibile, dunque, accedere da remoto a questi dispositivi qualora la casa produttrice permetta tale accesso come impostazione di default. E nelle maggior parte dei casi tali impostazioni rimangono in maniera permanente per il semplice fatto che gli utilizzatori non lo sanno, in quanto non esperti in materia. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che le password preimpostate sono molto deboli e, perciò, facilmente decifrabili.

In questo modo, secondo gli esperti capitanati da Cacak, è stato possibile entrare nelle sale conferenze di diverse aziende importanti e persino nel Consiglio di amministrazione della Goldman Sachs. Ecco perché sarebbe importante, secondo i ricercatori, disabilitare l’accesso remoto a queste telecamere di sorveglianza, dotarle di password più forti o semplicemente, utilizzare microcamere di tipo diverso.

Endoacustica Europe

Una pistola che lancia anelli di fumo per allontanare gli aggressori… e non solo!

pistola vortex

Prendendo spunto dalle pistole giocattolo per bambini in grado di lanciare anelli di fumo, Battelle, azienda statunitense di Columbus, Ohio, per realizzare una vera e propria arma in grado di lanciare anelli di diverse sostanze gassose o di cariche elettriche.

Secondo i ricercatori, questa pistola sarebbe in grado di lanciare questi anelli ad una distanza di quasi 46 metri e ad una velocità di circa 145 chilometri orari. Gli anelli gassosi, lanciati con una sorta di raffica di vento, potrebbero essere utilizzati in diverse occasioni: si è pensato per esempio, ad un’operazione di soccorso da parte dei vigili del fuoco. In certe occasioni, per poter salvare vite umane, sarebbe utile creare nella stanza un corridoio libero dal fumo. Questa pistola sarebbe in grado di fare proprio questo: gli anelli di carica elettrica emessi possono spostare il fumo in basso, creando un varco per i soccorritori.

Pensate all’uso che potrebbe farne la polizia in luoghi molto affollati, durante grandi eventi che richiedono molti uomini per la sorveglianza e per la difesa. Oltre ai soliti spray antiaggressione, si potrebbe utilizzare quest’arma, caricata magari con gas lacrimogeni o sostanze urticanti, per annebbiare la vista degli aggressori e poterli acciuffare senza problemi.

Un altro uso di questa pistola potrebbe essere quello di impiegarla per spargere pesticidi o insetticidi nei casi in cui sarebbe bene mantenere una certa distanza, come, per esempio, nel caso in cui si dovesse voler liberare un luogo dalle api.

Questo dispositivo che, è bene ricordarlo, è una vera e propria arma, porta inevitabilmente a chiedersi se per possederla ed usarla a scopi di difesa personale sarà necessario possedere particolari permessi. L’arma, infatti, può essere tanto innocua quanto pericolosa, a seconda del tipo di anelli lanciati e, soprattutto, delle persone che la utilizzano. Intanto gli studiosi stanno per ottenere la registrazione del loro brevetto. Si attendono ulteriori sviluppi.

Endoacustica Europe

Sostanze esplosive o tossiche? Un’applicazione per smartphone vi dice come comportarvi!

applicazione First

Il Dipartimento di Sicurezza americano ha rilasciato lo scorso mese un’applicazione per iOS e Android in grado di fornire informazioni su come comportarsi in caso di rilevamento di materiale esplosivo o di fuoriuscita di sostanze tossiche.

Pensate ad un agente di polizia che trova una borsa abbandonata in un aeroporto o in un luogo affollato. La prima cosa che potrebbe venirgli in mente è che in quella borsa vi sia una bomba per un attentato terroristico. La cronaca insegna, infatti, che questo è uno dei sistemi utilizzati dai terroristi per compiere i loro attacchi. Cosa fare, allora, in questi casi?

L’applicazione messa appunto dal Dipartimento di Sicurezza americano è proprio lo strumento ideale per fornire linee guida sul comportamento da tenere. Sfrutta il sistema di localizzazione satellitare per indviduare il punto preciso in cui si troverebbe l’oggetto sospetto e fornisce consigli su fattori come la distanza da tenere, le migliori posizioni per i blocchi stradali, quanti e quali edifici sarebbe meglio far evacuare, quali e di che entità sarebbero i danni se la bomba deflagrasse. Tutti dati che possono essere etichettati dall’utente e condivisi per email.

Pensate a quanto sarebbe utile questa applicazione in caso di crolli, terremoti ed altre catastrofi naturali. Oltre ad utilizzare apparecchi di ultima generazione che permettono di trovare eventuali dispersi e di vedere attraverso i muri, coloro che si occupano delle emergenze potrebbero utilizzare questa applicazione, denominata FIRST, per sapere come comportarsi nel caso in cui ci sia la fuoriuscita di materiale tossico, come spesso accade. Il sistema, infatti, include informazioni su come trattare oltre 3.000 materiali pericolosi e su come gli agenti atmosferici, come pioggia e vento, possono contribuire alla loro espansione.

Questa applicazione è per ora disponibile per gli addetti ai soccorsi, ma non si esclude che potrà essere accessibile anche al grande pubblico. Pensate a quanto sarebbe utile nella vita di tutti i giorni, soprattutto per coloro che non sono esperti di esplosivi o che non sanno come poter effetuare il trattamento di sostanze tossiche!

Endoacustica Europe

Dagli USA, la scarpa anti-scippo.

scarpe antiscippo

Gli scippi sono in aumento. Girare di sera per strade buie per raggiungere i propri amici, rientrare a casa attraversando strade desolate. Nelle grandi città non è sempre “una passeggiata”. Anzi, quella che potrebbe sembrare la normalità, ci espone a grossi rischi, come quello di essere aggrediti e derubati.

A tal proposito una fashion designer americana, ha inventato un particolare tipo di calzature da donna, le scarpe anti-scippo. Come si può notare dalla foto, la parte inferiore della scarpa farebbe da vera e propria cassaforte per denaro e oggetti di valore. Le scarpe, che sono disponibili anche con lucchetto, secondo la casa produttrice a breve andranno a sostituire le tanto amate borsette.

Niente di così ingegnoso  e nemmeno tanto nuovo. Il popolo della rete si sta già scatenando in commenti su questo prodotto che, a suo avviso, non sarà altro che un oggetto da fashion victim, privo di utilità. C’è chi si preoccupa per la scarsa capienza della zeppa (pensate a quanti oggetti le donne portano con sé quando escono) e chi per la fragilità della scarpa stessa.

C’è chi poi fa considerazioni più serie riguardo all’utilizzo della particolare calzatura per la prevenzione di aggrasioni e per scopi di difesa personale: come può, un oggetto del genere, far sentire al sicuro in caso di scippo? Una volta che i ladri hanno scoperto che sul mercato esiste questo genere di cose, non saranno portati a buttare a terra la vittima e a rubarle anche le scarpe? Le stesse considerazioni valgono anche per le cassaforti nascoste nelle prese. Una volta scoperta la loro esistenza, hanno ancora ragione di esistere? C’è, infine, chi sottolinea come questo oggetto non rappresenti, in realtà, nessuna novità: basti pensare ai nostri nonni che, per spostarsi portando con sé denaro, erano soliti nascondere i soldi nei calzini o in altri capi intimi.

Tutto questo vi fa sorridere? Pensate di essere in un luogo desolato e buio da percorrere a piedi. Sentite che qualcuno vi sta seguendo. Non saranno certo le vostre scarpe a difendervi dall’aggressore. Magari potreste lanciargliele contro, ma dovreste avere un’ottima mira. Non sarebbe meglio dotarsi di uno strumento più efficace come uno spray antiaggressione? Alle donne l’ardua sentenza…

Troppe zanzare? Attenzione! Forse ti stanno spiando!

luglio 18, 2012 Sorveglianza Nessun Commento
modello di zanzara drone

Si è già parlato in questo blog di insetti drone, insetti veri equipaggiati con microcamere e microfoni per fungere da microspie o insetti totalmente artificiali, in grado di svolgere queste stesse funzioni. Scarafaggi, api, mosconi, libellule, tutti insetti di una certa grandezza, quindi, anche perché per trasportare delle mini apparecchiature è richiesta una certa energia ed un certo sforzo, che magari altri insetti più piccoli non potrebbero sopportare, fino ad ora.

È stato creato al computer il modello di una zanzara drone che molto presto potremmo vedere volare nei nostri cieli a scopo di videosorveglianza aerea, e non solo: il modello, infatti, oltre ad avere mini telecamere e microfoni, sarebbe dotato anche di un ago in grado di pungere per prelevare campioni di DNA della persona prescelta, o per iniettare nel corpo della stessa dei sistemi che ne permettono la geolocalizzazione, micro RFID ( sistemi di identificazione a radiofrequenza).

Fantascienza? Non proprio se si considera, per esempio, che nel 2007, durante una protesta contro la guerra a Washington, Vanessa Alarcon, una delle attiviste, vide uno strano insetto volare, che sembrava una libellula, ma in realtà non lo era e, ancora, nel 2006, Flight International riportò che la CIA stava sviluppando dei micro UAV (unmanned aerial vehicle) già dagli anni ’70.

Molti quesiti sorgono riguardo agli utilizzi che si potranno fare di questi gioielli della tecnologia che, se da un lato rappresenteranno un grande passo in avanti per la difesa del paese, dall’altro potrebbero finire in mani sbagliate che, invece di utilizzarli per la sorveglianza aerea, potrebbero impiegarli per scopi meno nobili. E se la zanzara drone venisse utilizzata per iniettare veleni mortali senza che nessuno se ne accorga?

Un’arma che fa molto discutere. Taser, ovvero la pistola elettrica.

Taser, pistola elettrica


Che si sia uomini o donne, il crimine non paga mai e a dimostrarlo c’è questo video che mostra un ladro donna, che entra in un ristorante della metropolitana e cerca di rubare l’incasso. Le movenze sono quelle di un ladro professionista: armata, salta oltre il bancone, apre il registratore di cassa e, proprio mentre sta per appropriarsi del denaro, viene raggiunta da una scarica elettrica inviata attraverso la Taser da un dipendente del ristorante. Come si vede dal video, la pistola elettrica la fa cadere al suolo ancor prima che possa utilizzare la sua arma.

Un metodo per bloccare rapine ed aggressioni che da mesi sta facendo discutere negli Stati Uniti, soprattutto in seguito ad un particolare avvenimento, che potrebbero farlo bandire dalle forze di polizia, che ora ne fanno largo uso. Proprio qualche mese fa, Malika Brooks ha citato in giudizio tre agenti di polizia di Seattle che avevano utilizzato contro di lei l’arma elettrica quando era incinta di sette mesi. La donna era stata fermata per eccesso di velocità, aveva preso la multa ma si era rifiutata di firmarla perché sarebbe stata un’ammissione di colpa, che lei pensava di non avere.

È stato allora che prima l’agente le ha chiesto se sapesse cosa fosse un Taser e, quando lei ha risposto di no e che aveva bisogno di andare in bagno i poliziotti, dopo essersi consultati, hanno deciso di utilizzare comunque l’arma puntando alla coscia, trascinando la donna sul marciapiede ed ammanettandola.

L’azienda produttrice dell’arma elettrica mette in guardia contro l’uso di Taser su donne in gravidanza a causa di un danno potenziale per il feto ma, per fortuna, la figlia di Brooks è nata sana. Tuttavia la donna ha citato gli ufficiali per l’uso eccessivo della forza e lo scorso autunno Nona Corte d’Appello di San Francisco ha stabilito che gli ufficiali avevano effettivamente esagerato.

Uno dei tanti casi che fa riflettere sull’uso che si fa di queste armi che sono sì non mortali, ma che in certi casi potrebbero arrecare danni alla salute. Verrebbe da chiedersi se non sarebbe meglio, in alternativa, utilizzare spray antiaggressione come quelli già ampiamente utilizzati, o come quelli ad inchiostro, che macchiano il viso del malintenzionato per un più facile riconoscimento.

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