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La nuova frontiera degli accessi biometrici: l’odore

L’Universidad Politécnica di Madrid ha aggiunto agli strumenti di riconoscimento biometrico già sul mercato, un altro ingrediente: l’odore corporeo. Parametro identificativo che, secondo i ricercatori potrà essere presto sfruttato per un riconoscimento accurato attraverso caratteristiche personali e biologiche. Si potrà così filtrare le persone in base al profumo che emettono. La scommessa è individuare ed isolare in modo più sicuro possibile la firma odorosa da cui ciascuno di noi è caratterizzato. A quanto pare, più che il singolo odore, è lo schema di odori che ci caratterizza nel corso della vita, a rimanere stabile e a costituire quella firma inconfondibile che domani ci permetterà d’imbarcarci in aereo o entrare in banca. Oggi il controllo della nostra identità, in molti aeroporti o passaggi di frontiera, si basa sulla somiglianza fisica alla foto di una carta d’identità o di un passaporto. Limite facilmente by-passabile. In avanti sarà sempre più difficile manomettere i nuovi documenti elettronici, l’uso di tecniche biometriche che fanno leva sulle caratteristiche fisiche di una persona aumenterà i livelli di sicurezza. D’altronde da molti anni gli accessi tramite riconoscimento biometrico rendono più sicuri luoghi pubblici e privati, innalzando drasticamente il livello di protezione.

Al momento il tasso di riconoscimento del nuovo sistema si aggira appunto intorno all’85%, inoltre  l’odore del corpo può variare nel corso del tempo e i sensori a disposizione non sono ancora molto precisi. Dunque non è ancora paragonabile all’affidabilità di sistemi biometrici più avanzati come la scansione dell’iride, la lettura dell’impronta digitale o il più recente riconoscimento facciale. Dovremo aspettare ancora un po’ per vedere nasi elettronici nelle aree di accesso.

Tecnologia indossabile: da Motorola il tatuaggio-microfono

novembre 19, 2013 Biotecnologia Nessun Commento

Che la tecnologia risulti sempre più indossabile, l’avevamo capito, ma la nuova invenzione di Motorola lascerà tutti senza fiato. La casa americana, acquisita da tempo da Google, avrebbe intenzione di puntare sui tatuaggi elettronici. Il termine tecnico è Coupling an electronic Skin Tattoo to a Mobile Communication Device. Si tratta di una sorta di tatuaggio, più probabilmente un cerotto invisibile, con funzione di microfono, connettività Bluetooth, in grado di interfacciarsi con dispositivi mobili. Funzionerà anche con gli animali e, a sorpresa, anche come “rilevatore di bugie”, attraverso l’analisi della resistenza della pelle durante l’espressione vocale, indice di tensione nervosa.

Il tatuaggio elettronico, se così lo vogliamo chiamare, sarebbe costituito da un sensore che andrebbe a rilevare il suono generato dalle nostre corde vocali che una volta decodificato verrebbe poi trasmesso allo smartphone o tablet collegati via Bluetooth. Sicuramente l’idea si presta ad innumerevoli applicazioni, come fungere da microfono invisibile per operazioni di sicurezza e sorveglianza, affiancando i più moderni strumenti tecnologici già presenti nel campo. Difficile ad oggi prevedere in che modo questo tatuaggio verrà prodotto. L’idea più realistica è quella che vede la costruzione di cerotti trasparenti che quindi possono essere applicati ma allo stesso modo rimossi. Già da tempo Google e la sua sezione di ricerca e sviluppo stanno portando avanti la realizzazione delle cosiddette “biostamp” ovvero dei cerotti trasparenti costituiti da circuiti elettronici che possono essere applicati sui dispositivi e che interagiscono con essi pur non essendo fisicamente collegati.

I dubbi sull’idea di Motorola sono ancora molteplici. In che modo il dispositivo potrà essere alimentato? Per non parlare dell’effettiva utilità del tatuaggio elettronico: se è vero che la sua principale funzione è quella di un semplice microfono, come si potrà comunicare? La comunicazione si sa, ha bisogno di microfono e altoparlante. È chiaro che se per sentire il proprio interlocutore si ha comunque bisogno di avere all’orecchio il dispositivo la prima funzionalità perde totalmente di significato. A tale scopo sarebbe più opportuno l’utilizzo di un microauricolare. Chissà quali saranno le effettive intenzioni e i reali sviluppi di quella che per ora mantiene i contorni di un’idea.

La nuova frontiera dei controlli biometrici: la voce

ottobre 28, 2013 Biotecnologia Nessun Commento

Basterà pronunciare frasi brevi e semplici per farsi identificare in modo univoco dai sistemi informatici. Sembrerebbe questa la nuova generazione  di riconoscitori biometrici vocali (Voice Biometrics). La voce, potrà sostituire, come hanno già fatto gli accessi biometrici per le serrature, Pin e password su computer, smartphone e tablet, per fare acquisti online, attivare servizi di home banking e prenotazioni. Ed anche accedere a file personali, foto e filmati memorizzati sul cloud. In questo modo verrà meno l’ansia da possibilità di sbagliare combinazione numerica o di spingere un tasto errato.

Tutto ciò potrà essere possibile grazie a parametri come frequenza, timbro ed estensione; attraverso essi, la voce diventa un elemento univoco che caratterizza ogni persona. Esattamente come accade per impronte digitali e sistemi di identificazione oculare attraverso l’iride. Si potranno così abbattere anche i costi per le procedure di controllo aziendale. Per realizzare un sistema di riconoscimento vocale è sufficiente un microfono abbinato al software. Con Voice Biometrics basta pronunciare singole parole o frasi, anche senza senso, perché il sistema  riconosca l’identità attraverso un sofisticato algoritmo che analizza la voce.

Secondo un sondaggio moltissime persone sono stressate dalle combinazioni numeriche. Ogni persona possiede in media undici username e password.
Le nuove soluzioni di biometria si imporranno sempre più come metodo di autenticazione personale, comodo e utile anche per prevenire frodi e contraffazioni.

Due maschere per acquisire super poteri

maggio 21, 2013 Biotecnologia Nessun Commento

Stanno arrivando i supereroi, o meglio, i super poteri. Dopo gli occhiali smart che promettono una “realtà aumentata”, dall’Inghilterra arrivano Eidos, due maschere che potenzieranno vista e udito. L’aspetto dell’oggetto è abbastanza asettico: plastica bianca e tratti squadrati.

La maschera dedicata all’udito copre bocca e orecchie, come un casco senza la parte superiore. Dentro si trova un microfono direzionale che permette di isolare una fonte sonora mentre un processore elabora i suoni ricevuti e li depura da eventuali rumori. A questo punto li invia alle orecchie tramite due altoparlanti e un sistema a vibrazione ossea così si riesce ad ascoltare nitidamente ciò che avviene a parecchi metri di distanza. Il meccanismo è molto simile a quello dei modelli più evoluti di microfoni direzionali che da anni assolvono egregiamente alla funzione amplificatrice per l’ascolto a distanza.

La seconda maschera,  dedicata alla vista, si presenta come un paio di occhiali giganti che coprono occhi, fronte e guance, le parti lasciate scoperte dall’altra maschera complementare, insomma. La superficie risulta bucherellata con fori di diverse dimensioni. Sotto questa guaina è posizionata una microcamera che riprende tutto ciò che avviene di fronte a chi la indossa. Un processore interno elabora le immagini riprese e le proietta su un monitor permettendo di vedere un movimento nella sua successione. L’idea sembra presa direttamente dalla cronofotografia, la tecnica fotografica di fine Ottocento che consentiva di registrare oggetti in movimento scattando foto in rapida successione.

I creatori, un gruppo di studenti del Royal College of Art di Londra, hanno espresso lo scopo delle maschere: isolare le informazioni per distaccarle e analizzarle nel caos della vita quotidiana. In senso pratico invece le applicazioni possono essere delle più svariate, dall’ambito medico a  quello del divertimento. Ad un concerto, ad esempio, si potrebbe ascoltare in maniera distaccata la performance di un solo strumento. I bambini affetti da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) potrebbero venire focalizzati verso l’insegnante che parla depurando la testa da altri suoni. E molto altro.

Aldilà dell’estetica, molto vistosa e poco pratica, lo strumento si inserisce nelle moderne tecnologie “indossabili”. Fatto sta che il prototipo va ancora perfezionato in forma e sostanza. Fortunatamente esistono già validi strumenti testati e affidabili come i microfoni direzionali o le microcamere che offrono ottime prestazioni ad un prezzo ridotto.

Come funzionano gli scanner degli aeroporti

Sono milioni i viaggiatori che ogni giorno sono sottoposti a controlli attraverso gli scanner corporei o, più tecnicamente, scanner millimetrali. Si tratta di strumenti di sicurezza che “mettono a nudo” i passeggeri per verificare che cosa nascondono sotto i vestiti.

In principio questi strumenti furono introdotti per evitare la perquisizione “a mano” da parte degli agenti degli aeroporti. Fino a pochi anni fa i rilevatori a raggi X riuscivano a vedere solamente gli oggetti metallici eventualmente presenti sotto ai vestiti. Gli scanner millimetrali, invece, usano radiazioni più leggere, ma ad altissima frequenza (onde millimetriche, nell’ordine del Terahertz (112 Hertz)) che attraversano i vestiti, ma vengono parzialmente riflesse da qualsiasi oggetto, anche non metallico, e dalla pelle. I materiali opachi (per esempio i vestiti) risultano trasparenti a questo dispositivo consentendo così di distinguere eventuali oggetti nascosti.

Nei dispositivi più diffusi negli Usa, le onde millimetriche vengono trasmesse contemporaneamente da due antenne che ruotano attorno al corpo. L’energia delle onde riflessa dal corpo o da altri oggetti viene raccolta da due rivelatori posti diametralmente all’oggetto e poi usata per ricostruire un’immagine in 3D.

La scansione ha una durata di 2-3 secondi e desta alcune preoccupazioni per quanto riguarda la privacy. Le persone scandite appaiono praticamente nude e quindi è possibile vedere proprio tutto compresi eventuali impianti del seno o piercing in zone poco esposte. A questa preoccupazione si è data risposta ponendo l’operatore che osserva le immagini in una stanza dalla quale non vede direttamente i passeggeri. Inoltre, almeno negli Usa, i passeggeri possono rifiutarsi di passare nello scanner, preferendo di essere perquisiti da un agente. Il sistema, infine, non prevede al momento la possibilità di salvare e archiviare le immagini.
Al contrario di ciò che si può pensare, le onde elettromagnetiche utilizzate hanno una potenza 10 mila volte più bassa di quelle di un comune cellulare e non sono considerate ionizzanti, ovvero non sono in grado di rompere il legame che tiene uniti elettroni e nuclei in un atomo, dunque non sono eccessivamente dannose per la salute. Si potrebbe dire che la privacy e la salute siano leggermente sacrificate a favore della sicurezza. In realtà la biometria viene spesso applicata al settore della sorveglianza, basti pensare alle serrature ad impronte digitali sempre più utilizzate sia in ambienti privati che in aziende e luoghi pubblici. Queste permettono una maggiore sicurezza data la singolarità del riconoscimento e offrono metodi di gestione alternativi utilizzabili in mancanza di corrente elettrica.

I bracciali elettronici modificano il nostro quotidiano

L’introduzione di dispositivi elettronici indossabili porterà profondi cambiamenti nella nostra quotidianità. Dopo gli occhiali smart, arriva il bracciale Myo progettato dall’azienda statunitense Thalmic Labs.

Basterà muovere le dita della mano per interagire con il pc e altri dispositivi: scorrere le pagine verso l’alto o verso il basso, avviare la riproduzione di musica o video, ruotare con il braccio una manopola virtuale per aumentare il volume, alzare una mano per bloccarne la riproduzione, interagire con una presentazione di lavoro.

I creatori hanno registrato una serie di impulsi elettrici sulla base dei nostri movimenti per poi tradurli in migliaia di comandi digitali. Hanno analizzato i collegamenti muscolari dell’attività umana che, sia a riposo che in azione, producono microvolt elettrici. Utilizzando la tecnica dell’elettromiografia, i sensori posti all’interno di Myo hanno la capacità di amplificare di migliaia di volte la registrazione del segnale, inviandolo ad un processore interno che esegue algoritmi di apprendimento automatico.Il dispositivo, connesso in modalità wireless (sfruttando il sistema bluetooth 4.0), permette di interagire a distanza con computer, videogiochi, smartphone ed elettrodomestici.

Myo migliora col tempo; infatti man mano che l’apparecchio viene adoperato impara a riconoscere sempre meglio i gesti dell’utilizzatore, aumentando così la sua precisione. Ovviamente il prodotto per il momento si limita ad interessare mani e braccia, ma in futuro potrebbe riguardare anche altre parti del corpo. Il bracciale sarà in commercio alla fine del 2013 a circa 149 dollari.

In realtà i bracciali sono oggetti che hanno già numerosi impieghi. Ne è un esempio il bracciale anti annegamento e anti smarrimento di Endoacustica. Da anni l’oggetto è scelto per la sicurezza di migliaia di bambini.
Il bracciale è collegato ad una unità di base che invia un allarme qualora chi lo indossa entra in contatto con l’acqua o si allontana oltre un limite prestabilito (di solito 50mt). Un ottima soluzione per tenere sotto controllo i propri piccoli, ma anche animali domestici quando si è in ambienti aperti.

Entrare nello schermo ed interagire con il pc

Da sempre l’uomo cerca di interagire il più possibile con le macchine. Ormai sono stati brevettati potenti strumenti, utilizzati dalle forze dell’ordine, per guardare attraverso i muri ad esempio o ancora i sempre più utilizzati sistemi di accesso biometrico.

La nuova frontiera è Leap Motion e sarà sul mercato nel giro di qualche mese. Si tratta di una scatoletta da posizionare sotto lo schermo del pc o della TV e permetterà di entrare fisicamente nel dispositivo. Il Leap Motion funziona all’incirca come Kinect, il sistema di webcam per la console Xbox 360 della Microsoft. Grazie a un campo di raggi infrarossi, proietta verso l’alto e traduce i gesti in comandi interpretabili dal computer.
Lungo circa 76.2 mm, quindi poco più di una penna USB, occupa lo stesso tipo di porta, tramite cui si interfaccia al PC o alla TV ed è capace di rilevare il movimento delle mani e anche delle singole dita in un campo visivo di 150° di ampiezza, con una velocità di 290 frame al secondo e una precisione del rilevamento del movimento di appena un centesimo di millimetro.

Dunque permetterà di spostare documenti, aprire file, ingrandire una foto, muovendo le dita davanti lo schermo. L’idea è di Michael Buckwald e David Holz fondatori dell’azienda madre del dispositivo. Buckwald ha lavorato per diversi anni nel campo della grafica tridimensionale faticando nel dover smanettare per molto tempo con il mouse per ottenere dei buoni risultati. Così ai due è balzata l’idea di entrare dentro il programma rendendo più semplice il proprio lavoro.

Il progetto ha in breve tempo raccolto oltre trenta milioni di dollari di finanziamenti e oltre quarantamila sviluppatori si sono registrati sul sito per iniziare a creare le prime applicazioni, già numerosissime.

Questo oggetto potrebbe rappresentare lo step di superamento del rapporto uomo-macchina non più divisi da uno schermo, grazie a semplici sensori di movimento e tecnologie sempre più precise e a basso costo. Infatti il costo si aggirerebbe attorno ai 70 dollari. Gli sviluppatori di Leap Motion stanno discutendo con i colossi della tecnologia di consumo per integrare direttamente il dispositivo nei pc portatili.

Il nuovo metodo touchless potrebbe apportare vantaggi non solo per quanto riguarda i progetti grafici o i giochi d’azione, ma potrebbe avere valide applicazioni anche in campo medico e scientifico.

In arrivo le iShoes, le scarpe targate Apple

gennaio 30, 2013 Biotecnologia Nessun Commento

Steve Jobs negli anni ’90 regalò ai dipendenti Apple un paio di sneakers bianche con logo sulla linguetta e scritta “Apple” sul fianco. Lo scorso autunno i collaboratori della mela morsicata si sono divertiti ad immaginare tra realtà e fantasia, i prossimi prodotti della grande azienda. Animali domestici robot, occhiali, biciclette innovative e qualcuno ipotizzò anche un paio di scarpe da ginnastica: le iShoes.

L’azienda ha infatti depositato all’Ufficio brevetti Usa la richiesta per un sistema di sensori e connettività inseriti nelle calzature. A differenza degli smartwatch o di altri dispositivi indossabili, le scarpe intelligenti non costituirebbero un’estensione del proprio smartphone, ma sarebbero principalmente uno strumento di self-tracking per corridori o semplici pedoni (si parla anche di stivali). I sensori possono essere inseriti nel tacco oppure assumere la forma di uno strato che attraversa la scarpa. Nel brevetto si legge che le iShoes saranno dotate di accelerometri e sensori di pressione integrati nella suola che consentirebbero il monitoraggio delle proprie prestazioni, ma anche e soprattutto la misurazione di parametri come la postura, la posizione del piede nella scarpa…Si parla anche della misurazione del livello di usura delle scarpe che impedirebbe di indossare scarpe troppo consunte assicurando una postura salutare. I dati, una volta raccolti, verrebbero trasferiti ad altri dispositivi personali come smartphone o tablet. Questa trovata è ritenuta da molti un escamotage per spingere le vendite che potrebbe essere presa in considerazione per molti altri capi di abbigliamento o oggetti di ogni tipo.

I dispositivi indossabili rappresentano un orizzonte di mercato sempre più vicino. Indossare dispositivi è da sempre un elemento prioritario per il controllo e il monitoraggio. Un esempio più vicino al concreto può essere rappresentato da localizzatori GPS o microspie che, grazie alle loro dimensioni ridottissime, possono essere impiantati pressoché ovunque: cinte, cravatte, occhiali, orologi, collane…Le piccole dimensioni non hanno però ridotto le potenzialità, anzi le hanno amplificate.

Il dispositivo DVR “All in one” di Endoacustica, ad esempio, permette la registrazione audio/video e, considerate le sue dimensioni, consente di essere occultato pressoché ovunque. Il DVR è in grado di realizzare file audio e video di alta qualità, grazie al componente video ad alta risoluzione e al potente microfono preamplificato. Non solo, con “All in one” è possibile scattare ottime fotografie ad alta risoluzione, semplicemente con un click.

Il futuro dell’hi-tech con i 5 sensi

gennaio 3, 2013 Biotecnologia Nessun Commento

Se non ci siamo ancora abituati alle serrature ad impronte digitali e al controllo degli accessi basato sul riconoscimento biometrico, difficilmente riusciremo ad accettare i cinque fondamentali cambiamenti che saranno operati nei prossimi 5 anni nel campo tecnologico. 5In5, il progetto di Ibm che vede protagonisti i 5 sensi. Pc, smartphone e tablet entro qualche anno saranno dotati della possibilità di analizzare la realtà attraverso complessi sistemi cognitivi digitali. A loro volta, gli utenti potranno espandere le capacità dei loro sensi fisici interagendo con questi sistemi di facile utilizzo.

In circa 100 anni il pc ha fatto irruzione in azienda, nelle nostre case e nel nostro privato. Con l’apparecchio possiamo fare pressoché tutto: consultare i voli aerei, parlare con gli amici, spiare il partner, chattare, cucinare, osservare le stelle e chi più ne ha, più ne metta.
A potenziare ulteriormente le capacità delle apparecchiature elettroniche arriva l’implementazione dei 5 sensi. I calcolatori potranno così vedere, sentire, odorare e anche disporre di un palato digitale e del tatto. Queste funzionalità permetteranno di emulare le attività che avvengono nel lato destro del cervello umano.

Ma vediamo i sensi nello specifico. Per quanto riguarda il tatto, ormai il senso è entrato appieno nella tecnologia touchscreen sia per smartphone che per pc che supportano Windows 8. La nuova sfida prevede la percezione a 360°, magari per tastare la consistenza dei tessuti o la morbidezza della lana.
Per quanto concerne la vista possiamo facilmente far riferimento ai sistemi di riconoscimento facciale. In futuro questa tecnologia potrà essere utilizzata per percepire cose impercettibili ad occhio nudo come una malattia ad esempio.
L’udito si baserà sui già esistenti sistemi di riconoscimento vocale; sviluppandosi oltre le soglie umane e captando suoni impercettibili potrà prevedere eventi disastrosi come il crollo di un ponte o di un palazzo.
Del tutto nuovo sarà lo sviluppo del palato digitale che permetterà l’elaborazione di ricette personalizzate che concilieranno le esigenze nutrizionali con i gusti personali.
Anche gli odori potranno essere percepiti dai dispositivi hi-tech; infatti le leggere molecole volatili insite nelle profumazioni potranno essere captate da potenti sistemi. Questo senso non avrà sviluppi solamente superficiali, ma potrebbe infatti percepire prima degli uomini l’odore caratteristico degli indicatori di infezioni o altre patologie, oppure segnalare condizioni igienico-sanitarie dannose.
Come è facile intuire dunque, lo sviluppo dei 5 sensi digitali non sarà un accessorio per fanatici della biotecnologia, ma, qualora attuato, potrebbe avere importanti risvolti nella vita quotidiana.

Leggere nella mente? Si può!

novembre 21, 2012 Biotecnologia Nessun Commento

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che la nostra riservatezza potrebbe essere messa a rischio dallo sviluppo di dispositivi per la lettura del pensiero.“On the Feasibility of Side-Channel Attacks with Brain-Computer Interfaces” è il titolo della ricerca condotta da un gruppo di ricercatori delle università di Ginevra, Berkeley e Oxford che ha come scopo l’impiego di un nuovo tipo di interfaccia basata sul principio dell’elettroencefalografia (EEG).

In realtà alcuni controller sono già presenti sul mercato a prezzi contenuti (dai 200 ai 300 dollari) e permettono d’interagire con i programmi del pc, videogame e altri dispositivi usando solamente la mente. Esempi possono essere il P300 Emotiv di Epoc, il MindWave di Neurosky o il nuovissimo Muse. Queste tecnologie utilizzano gli elettrodi per leggere l’insorgenza delle onde P300, cioè onde ERP (potenziale evento-correlato), che il nostro cervello emette dinanzi a particolari stimoli. Questi dispositivi sono arricchiti da programmi scaricabili e, come avviene per le normali app, gli sviluppatori, in cambio del loro servizio, aprono una finestra sulle attività degli utenti, in questo caso direttamente sul cervello di chi impiega questi dispositivi.

Dunque questi apparecchi possono essere usati per un vero e proprio hacking del cervello di chi le impiega. Per assurdo potrebbe divenire relativamente facile “leggere la mente” degli utenti attraverso questo sistema che misura le reazioni dei soggetti agli stimoli prodotti dallo stesso programma.

Dagli studi effettuati su Epoc emergono dati inquietanti; già ora che la tecnologia è in fase sperimentale, gli scienziati sono riusciti a captare indicazioni utili a ricostruire dettagli come il mese di nascita, la zona d’abitazione, la conoscenza di altre persone, password e nome delle banche di riferimento. Tutte informazioni che potrebbero incrementare anche la sfera dell’illecito senza che la vittima possa accorgersene.
Di certo ne potranno trarre vantaggio i giudici e forze dell’ordine che oltre ai potenti strumenti di investigazione, come microspie e localizzatori gps, potranno usare questa specie di “macchina della verità”, magari negli interrogatori.

In un prossimo futuro quando i dispositivi ed i programmi diventeranno molto più accurati, potrebbe essere possibile la lettura a distanza di parecchi dati contenuti nella mente degli utenti. Già un passo avanti è stato compiuto con “Muse” che ha ridotto l’ingombro del casco di Epoc a quello di una fascia che avvolge solo metà del cranio. Muse non è ancora un prodotto maturo, ma i suoi creatori ne hanno comunque mostrato potenzialità interessanti. Il dispositivo è in grado di interagire con iPhone, iPad, applicazioni Android e computer con sistema operativo Linux, il tutto ovviamente lasciando che la macchina legga l’attività elettrica del cervello attraverso un’elettroencefalografia (EEG) e ne traduca i segnali in comandi ai dispositivi elettronici attraverso segnali wireless.


In teoria queste scoperte potrebbero rappresentare valide soluzioni anche se non sono da sottovalutare i rischi per la salute: si tratta sempre di mantenere per ore un apparato ricetrasmittente a pochi millimetri dal cervello.

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 LOCALIZZATORI GPS
localizzatore satellitareLocalizzatori satellitari, è un sistema di gestione e localizzazione professionale che, grazie alle sue dimensioni ridotte e alle antenne GPS e GSM incorporate, può essere reso operativo in brevissimo tempo e può essere posizionato praticamente ovunque.
 VALIGIE DI SICUREZZA
valigie di sicurezzaLe valigie di sicurezza, sono preferiti dagli ufficiali più anziani e da uomini d'affari per il suo rivestimento in cuoio di alto valore, per lo stile alla moda, per l’ampia gamma di scopi. Ha le funzioni di impulso ad alto voltaggio, di controllo radio remoto, anti-perdita, antifurto ed altro.
 LOCALIZZATORE RF
localizzatore rf

Localizzatore di oggetti, studiato appositamente per coloro che hanno l’esigenza di tenere sotto controllo i loro animali domestici, ad un costo assai limitato, ma non solo puo' anche essere utilizzato per ritrovare oggetti preziosi, localizzare bici da corsa rubate e automobili parcheggiate.