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Un drone fai-da-te che scopre le password e intercetta le telefonate.

luglio 16, 2012 In rilievo Nessun Commento
drone fai da te

Mike Tassey e Richard Perkins, rispettivamente un ex consulente per la sicurezza informatica e un ex consulente dei sistemi di ingegneria dell’Air Force americana, hanno mostrato, durante una conferenza sulla sicurezza, tenutasi l’anno scorso a Las Vegas, un aereo drone fai-da-te, lungo 6 piedi (1,80 m c.ca) e pesante 14 libbre (circa 7 kg), chiamato WASP (piattaforma wireless per la sorveglianza aerea). Fin qui nulla di nuovo, se non fosse per il fatto che questo mini velivolo è in grado di fiutare le reti Wi-Fi, crackare automaticamente le password e persino spiare le conversazioni telefoniche, spacciandosi per un ripetitore telefonico

La WASP è costituita da un drone non più in uso dell’esercito e da una serie di altre tecnologie montate dagli stessi costruttori, tra cui una videocamera HD, un piccolo computer Linux che comprende un dizionario con 340 milioni di parole per forzare le password di diversi sistemi, e undici antenne diverse. Il UAV è, inoltre, autonomo, ma richiede una guida umana per il decollo e l’atterraggio; una volta in volo, però, può volare seguendo un percorso pre-impostato, alla ricerca di dati con una difesa debole.

Il drone fai-da-te è stato dotato dai due creatori, seguendo quanto imparato da un altro hacker, di un sistema che gli permette di spacciarsi per un ripetitore telefonico GSM, in grado di ingannare i telefonini, facendoli connettere attraverso la WASP e non attraverso le normali linee.

Tassey e Perkins affermano che la WASP sia stata costruita in modo da mostrare quanto sia facile farlo, e quanto si è vulnerabili in un’epoca in cui la tecnologia che utilizziamo tutti i giorni si sia evoluta a tal punto da esporre gli utenti a rischi di cui nemmeno loro sono a conoscenza. Una sorta di avvertimento, insomma, ma c’è già chi vede i possibili usi in campo militare della piattaforma. Intanto, sarebbe bene dotarsi di uno jammer da poter attivare al passaggio del drone per conservare un po’ di privacy.

Dagli USA, uno scanner che farà conoscere tutto di voi da 50 metri!

scanner molecolare laser

Sarà disponibile tra uno o due anni, fa sapere il Dipartimento di Sicurezza americano, uno scanner mai visto visto prima, che permetterà di sapere tutto delle persone scansionate: sostanze presenti nel corpo e sui vestiti, se ci sono tracce di droga, esplosivi o altre sostanze chimiche pericolose. E tutto questo senza dover fermare le persone e senza contatto fisico e, ancora, probabilmente a loro insaputa.

È qualcosa che va ben oltre le questioni sollevate già per la localizzazione satellitare e per le intercettazioni. È uno strumento che, utilizzato per la lotta al terrorismo, farà venire a conoscenza di coloro che lo utilizzeranno, forze di polizia e agenzie investigative governative, di informazioni dettagliate sulle persone scansionate. Tutti, inoltre, potranno essere scansionati in luoghi come aeroporti, centri commerciali, o persino per le strade cittadine, se gli agenti di polizia verranno dotati di questo strumento.

La compagnia che lo ha inventato, Genia Photonics, ha affermato che “il dispositivo è in grado di penetrare i vestiti e offrire un’informazione spettroscopica di qualsiasi sostanza presente nel corpo umano o negli oggetti portati con sé”. I suoi inventori sono già stati ingaggiati dall’azienda In-Q-Tel, per lavorare con il Dipartimento di Sicurezza degli USA. La In-Q-Tel è una compagnia fondata nel 1999 da un gruppo di privati cittadini su richiesta della CIA e con il supporto del Congresso. Una sorta di azienda-ponte tra l’agenzia di intelligence e le aziende che si occupano di nuove tecnologie.

Strumenti simili a questo scanner sono già stati progettati in Russia e alla George Washington University. Quello della Genia Photonics è, però, migliaia di volte più veloce e più preciso, anche ad una maggiore distanza.

Per quanto questa nuova tecnologia potrebbe aprire nuovi scenari in ambito di diagnosi medica, restano gli interrogativi sull’uso che se ne farà in altre circostanze, come la sicurezza del paese. Chi potrà utilizzarla? Con quali limiti? Chi conserverà i dati ottenuti? Dove e per quanto tempo? Un problema, quello della privacy, che rimane ancora aperto.

Dal Giappone, la fotocamera che trasforma le dita in un obiettivo senza lenti.

luglio 11, 2012 In rilievo Nessun Commento
ubi-camera

Pensate a quante volte avete utilizzato le vostre dita come mirino, per inquadrare un oggetto, una persona o un paesaggio a cui voler scattare una foto. In Giappone hanno brevettato un dispositivo che permetterà di fare esattamente questo: trasformare il rettangolino formato con le dita nell’obiettivo di una macchina fotografica.

Si chiama Ubi-camera ed è dotata di un sistema ad infrarossi che utilizza il volto di chi scatta per determinare l’angolo della foto: basta, quindi, allontanare o avvicinare le dita al volto per determinare la visualizzazione: quando il viso è vicino alla fotocamera, la prospettiva e grandangolare, quando si allontana ottiene un zoom sull’oggetto da fotografare. Per scattare la foto, invece, basta premere col pollice un pulsante posto sul piccolo dispositivo.
Con questo tipo di fotocamera, non avrete affatto bisogno di un mirino o un display: ciò che vedete tra le dita è una buona approssimazione di quello che vedrete nella fotografia. La piccola fotocamera è ancora in fase di test e non ha ancora la precisione e la chiarezza di immagini delle normali fotocamere, ma gli sviluppatori sono al lavoro per migliorarne sempre più le caratteristiche.

Il prototipo, sviluppato presso l’Institute for Advanced Media Arts e Sciences in Giappone, è collegato tramite fili ad un computer, ma i suoi sviluppatori vogliono stanno già pensando ad un dispositivo autonomo, in grado di funzionare anche senza il supporto del computer. Si sta, inoltre, cercando di rendere l’apparecchio sempre più piccolo.

Pensate ai possibili scenari che aprirebbe una fotocamera indossata come un anello. Sarebbe un oggetto utile per la vita di tutti i giorni e ancora di più per chi si occupa di spionaggio ed ha bisogno di scattare foto in maniera discreta e senza troppi ingombri che potrebbero destare sospetti. Chissà se gli sviluppatori giapponesi stanno già pensando all’integrazione nel dispositivo di un sistema per le riprese video o di un mini registratore audio!

Riconoscimento delle minacce grazie alla scansione dell’inconscio.

scansione inconscio per scopi militari

I soldati che scansionano il campo di battaglia alla ricerca di minacce, oltre che su apparecchi che permettono loro di vedere di notte, come i tecnologici occhiali per la visione notturna, presto potrebbero fare affidamento su un nuovo strumento: un apparecchio composto da una serie di binocoli che scansionano il cervello, riuscendo a riconoscere l’inconscio del soldato portandolo alla sua attenzione cosciente.

È solo uno dei tanti strumenti che la DARPA e altri gruppi di ricerca militari stanno cercando di realizzare, per fondere la mente dei soldati con questi strumenti. Si starebbe arrivando, secondo quanto dimostrano alcuni reportage della BBC, al controllo mentale degli uomini sul campo di battaglia.

Il dispositivo binoculare specifico che la DARPA sta sviluppando è conosciuto come Sentinel (che sta per System for Notification of Threats Inspired by Neurally Enabled Learning), e utilizza essenzialmente la potenza del cervello umano per acquisire e filtrare le immagini in tempo reale, raccogliendo sia quello che il soldato riconosce coscientemente sia ciò che percepisce con l’inconscio. Attraverso un elettroencefalogramma (EEG), il dispositivo raccoglie un segnale del cervello noto come P300, che indica un riconoscimento inconscio di qualcosa di visivo.

In certe situazioni, come nel caso in cui un convoglio si stia dirigendo su un ordigno esplosivo improvvisato (IED), accorgersene in tempo può davvero significare salvare delle vite: in questi frangenti il Sentinel riconosce il segnale P300 inviato dalla percezione inconscia della minaccia e avvisa il soldato, mettendolo all’erta ancor prima che lo faccia da sé.

Non è certo il primo strumento utilizzato in campo militare per il controllo della mente, ma, almeno in laboratorio, è risultato tra i più efficaci, sebbene ci sia ancora da lavorare sul suo peso, considerato troppo elevato da portare sul campo di battaglia.

È, tuttavia, un passo importante nella trasformazione degli stessi soldati in vere e proprie macchine efficienti, uno strumento per allungare i tempi di attenzione dell’operatore umano e per affinare le sue capacità decisionali, permettendogli di battere i pericoli sul tempo.

Droni e dirottamento, un nuovo ostacolo per la sicurezza negli USA.

drone

Si sente sempre più parlare di UAV (Unmanned Aerial Vehicle) o droni, ossia aerei non pilotati da uomini e utilizzati soprattutto per scopi militari e di sorveglianza dall’alto. Un grande passo in avanti della tecnologia che, tuttavia, pone diversi interrogativi, non solo per la privacy, ma anche per la sicurezza stessa degli individui.

Tra cinque o dieci anni potrebbero esserci nei cieli statunitensi circa 30000 droni e questo sarà un vero problema anche in seguito alla scoperta fatta lo scorso 19 giugno da alcuni ricercatori dell’Università del Texas, che sono riusciti a dirottare un drone durante un test del “Department of Homeland Security”.

I ricercatori dei laboratori di radionavigazione di Austin, infatti, con a capo il professor Todd Humpreys, hanno messo in crisi il governo americano, dimostrando come, con solo 1000 dollari, sia possibile assumere il controllo di un UAV e dirottarlo.

Se si pensa che in futuro i nostri cieli potrebbero essere pieni di questi velivoli, si capisce bene quale pericolo si potrebbe correre: non solo la collisione con i normali aerei, ma questi velivoli potrebbero essere utilizzati come dei veri e propri missili da parte di potenziali terroristi o malintenzionati.

Il dirottamento dei droni, possibile grazie al raggiramento del sistema GPS integrato in questi aerei, rappresenterebbe, quindi, un serio pericolo per la popolazione. L’anno scorso quando la CIA ha perso un drone in Iran, ci sono state segnalazioni di spoofing e del conseguente inganno dell’atterraggio ma non possiamo dirlo con certezza” ha rivelato Humpreys.

Per evitare il pericolo, secondo i ricercatori, lo spazio aereo non dovrebbe usare lo stesso segnale GPS in chiaro per uso civile. Servono ricevitori GPS più sicuri: “I ricevitori devono essere in grado di identificare sempre cosa succede e di capire se vengono attaccati. Una soluzione potrebbe essere quella di incoraggiare la produzione di ricevitori certificati, dotati di rivelatori di spoofing. Un’altra alternativa è la crittografia dei segnali GPS. I droni militari usano un “Selective Availability Anti-Spoofing Module” che decifra il segnale GPS” continua ancora Humpreys

Dalla Svizzera, un software antistalking. È davvero efficace?

software anti-stalking

Un’azienda svizzera ha lanciato sul mercato una nuova versione del suo prodotto antivirus, che ora contiene anche un software anti-stalking. Si è già parlato, su questo blog, del cellulare in grado di immobilizzare i malintenzionati grazie ad impulsi elettrici. Questo software, invece, è del tutto innocuo e quello che fa non è altro che cancellare messaggi e annullare chiamate provenienti da numeri “segnalati” dal possessore.

I messaggi verrebbero rimossi senza che il ricevente possa leggerli, per evitare, così, di urtare la sua sensibilità. Lo stalker, dall’altra parte, invece, riceve un segnale di messaggio non consegnato e questo, secondo Mauro Santi, Mobile Platform Manager dell’azienda in Italia, gli farebbe credere “che il numero sia disattivato e quindi teoricamente, desiste dal suo intento persecutorio”.

Estendendo questo software alla quotidianità, i possessori possono, inoltre, scegliere di “non ricevere newsletter o messaggi promozionali indesiderati, laddove la cancellazione alla fonte sia fallita o impossibile”.

Questo software, che contiene anche un antivirus e un sistema antifurto che consente di bloccare e cancellare i dati presenti sul proprio dispositivo mobile con l’invio di un semplice messaggio nel caso in cui venisse rubato, è disponibile per Windows Mobile, Android, Pocket PC, Symbian (Second e Third Edition).

Per quanto possa rivelarsi un efficace sistema contro virus e furti, resta da chiedersi come possa, in realtà, far desistere gli stalker, soprattutto nel caso in cui questi decidano di chiamare in anonimo, come accade nella maggior parte dei casi.

Tuttavia, è possibile trovare sul mercato altri strumenti tecnologici che in un certo senso fungono da deterrente, contro i persecutori. Molto diffusi sono, per esempio, i cambiavoce per cellulare, che permettono di cambiare fino a 8 timbri di voce e possono essere utilizzati con qualsiasi tipo di cellulare. Un piccolo strumento che può far credere allo stalker che la sua vittima abbia cambiato numero o che sia sempre accompagnata da qualcun altro.

Università ai primi posti per l’acquisto di tecnologia drone.

drone

La lista della Federal Aviation Administration degli operatori di droni certificati e autorizzati a volare senza equipaggio nello spazio aereo statunitense rivela che i maggiori utenti utilizzatori di tecnologie UAV (unmanned aerial vehicle) negli Stati Uniti non sono forze dell’ordine, ma le università. Venticinque le istituzioni accademiche che hanno ricevuto i certificati di autorizzazione (COA), che costituiscono quasi la metà dei 60 soggetti con il permesso di far volare sistemi senza pilota.

Questo farebbe sembrare il proliferare di questi velivoli per la videosorveglianza senza fili meno sinistro, ma non è proprio così. Infatti, se le università rappresentano quasi la metà degli utilizzatori (gli altri sono i rami militari e agenzie di difesa, i produttori e le forze dell’ordine), si scopre che i militari stanno anche finanziando una buona parte della ricerca in questo campo. Così, mentre le istituzioni di apprendimento stanno sviluppando la tecnologia drone del futuro, l’utente finale potrebbe avere intenzioni tutt’altro che benevole.

Questo non vuol dire che tutta la tecnologia sarà utilizzata per lo spionaggio domestico o per scopi bellici. La Kansas State University sta lavorando con un contingente della Guardia Nazionale dello stato su una tecnologia che migliorerà l’intervento nelle catastrofi. Gli studenti della Middle Tennessee State stanno cercando di applicare la tecnologia drone in agricoltura, assistiti da parte dell’esercito degli Stati Uniti. E, allo stesso modo, anche altre università, come quella del Michigan, stanno ricevendo il supporto militare nelle loro ricerche su questa tecnologia.

In molti si domandano se il proliferare di questa tecnologia ci porterà verso un enorme Grande Fratello globale, non considerando, forse, il fatto, che la maggior parte delle scoperte in campo tecnologico, si pensi per esempio ai computer, sono nate in ambito militare e per scopi militari, ma si sono poi diffusi nella vita di tutti i giorni per migliorarla.

L’invasione delle libertà civili con la tecnologia drone è sicuramente una preoccupazione legittima che deve essere affrontata, ma per il momento anche i più diffidenti possono trovare sollievo nel fatto che al momento i ricercatori stanno acquistando tecnologia drone in maniera più massiccia rispetto alle forze militari.

La porta che si sblocca con le vibrazioni inviate attraverso le ossa, nuovi orizzonti per il controllo accessi.

controllo accessi

In futuro non esisteranno più le chiavi, o meglio, non esisteranno per come le concepiamo oggi. In futuro le vostre stesse mani saranno il vostro mazzo di chiavi. Si è già abituati a sistemi per il controllo accessi, che si basano su lettura e riconoscimento di impronte digitali. È stato realizzato, però, dagli AT&T Labs, il prototipo di un sistema che trasmette delle vibrazioni uniche attraverso le ossa di un utente, raccolte da un ricevitore installato nella maniglia di una porta, che permettono di aprirla automaticamente non appena l’ utente specifico tocca la maniglia stessa. Utilizzando trasduttori piezoelettrici, il sistema potrebbe un giorno essere integrato negli smartphone o orologi da polso per creare porte che si automaticamente sbloccano quando la persona giusta li tocca e che, invece, rimangono chiuse ermeticamente quando qualcun altro cerca di entrare.

Il sistema così realizzato lavora su frequenze che l’uomo non può sentire, ma che potrebbe percepire in una stanza molto silenziosa. Questi segnali acustici viaggiano da un trasduttore piezoelettrico attraverso le ossa umane quasi come le onde sonore vibrano attraverso il cranio e l’orecchio interno per permettere il nostro senso dell’udito. La vibrazione viaggia attraverso il corpo dritta verso la mano, che può inviare il segnale a tutto ciò che tocca. Mettendo un altro trasduttore piezoelettrico nella maniglia della porta, questo sarebbe in grado di identificare la persona che tocca la maniglia, facendo entrare solo le persone autorizzate.

I ricercatori che stanno mettendo a punto questo sistema, inoltre, hanno scoperto che scheletri diversi, con densità ossea e lunghezze diverse, trasmetterebbero i segnali acustici in modi diversi. Ciò significa che solo con la giusta combinazione di segnale e scheletro si può aprire la porta. In altre parole, se qualcuno rubasse il telefono e lo volesse utilizzare per aprire la portiera della vostra auto o la porta di casa, senza la vostra impronta scheletrica unica aggiunta al segnale, non ci riuscirebbe. Si sta studiando, inoltre, un sistema che permetterebbe di inviare email ogni qualvolta qualcuno cerchi di entrare in un edificio in cui non è autorizzato.

Tutto ciò che è davvero sorprendente, soprattutto se si considera che questa tecnologia potrebbe non fermarsi alle serrature ma essere utilizzata anche per automobili o persino per i computer: in poche parole ad utente diverso corrisponderebbero impostazioni diverse, che si sincronizzarebbero ogni qualvolta un certo utente si accede a quell’apparecchio.

UGS (sensori di terra non presidiati): come sorvegliare a distanza un’intera nazione.

UGS, sensori di terra non presidiati

Già durante la Guerra Fredda, le parti coinvolte hanno usato dispositivi di ascolto da remoto per ottenere informazioni su ciò che la parte avversaria stesse programmando, ascoltando quello che accadeva in camere, edifici, o, nel caso di Berlino Est, una città intera. Ma in una guerra di posizione come quella degli Stati Uniti in Afghanistan, le forze americane sarebbero in grado intraprendere ciò che potrebbe essere la più grande operazione di intercettazioni di tutti i tempi, installando sensori in tutta la nazione, in grado di informare l’Intelligence militare degli Stati Uniti dall’interno di quel paese per i prossimi due decenni.

Gli americani avrebbero, infatti, a loro disposizione, degli apparecchi della dimensione di un palmo della mano che non sarebbero dei veri e propri dispositivi di ascolto ambientale, ma dei sensori in grado di rilevare tutti i movimenti nelle vicinanze e trasmetterli alle forze di Intelligence impiegate, permettendo agli operatori di sapere se e quando un passo di montagna o un sentiero nascosto vengono utilizzati.
Alcuni dei sensori potrebbero essere sepolti, altri travestiti da sassi o altri manufatti geologici.
Questi tipi di sensori di terra non presidiati (UGS) sono stati utilizzati in precedenza, in particolare in Vietnam. Ma questi nuovi sensori consumano una frazione della potenza e le loro batterie sono ricaricabili ad energia solare, permettendo loro di operare per un massimo di due decenni, se le stime effettuate sono corrette. Diverse aziende si sono interessate agli UGS, e non tutte in campo militare.
I sensori dovrebbero essere dotati di strumenti audio, sismico e di un radar che andrebbero a costituire un sistema di sorveglianza a maglia sull’intero territorio afgano. Nel momento in cui il sensore rileva un movimento, invia i dati rilevati alla sorveglianza aerea, spronandola a mettere occhi elettronici più sofisticati sul territorio.
UGS come questi sono già in uso intorno nelle basi in Afghanistan e altrove, anche lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, ma la portata delle intercettazioni sul territorio afgano è davvero enorme. Questo è ciò che accade quando certe tecnologie diventano onnipresenti e il costo per unità diminuisce.

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