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Droni e visori notturni per combattere l’immigrazione clandestina

ottobre 18, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Navi anfibie, ma anche droni ed elicotteri con visori notturni. Mezzi tecnologicamente avanzati per combattere il fenomeno dell’immigrazione clandestina ed impedire che tragedie come quella di Lampedusa si ripetano. Nell’operazione di sorveglianza e soccorso nel Mediterraneo, denominata “Mare Nostrum” promossa dal governo italiano, verranno dunque impiegati gli aerei senza pilota e strumenti ottici ad infrarossi.

Tra gli altri mezzi coinvolti, due unità del tipo fregata, ciascuna con un elicottero imbarcato; due unità navali tipo pattugliatore, due elicotteri tipo EH101 della Marina, imbarcati sul San Marco o impiegabili da Lampedusa; un velivolo tipo P180, dotato di strumenti ottici a infrarossi e radar di ricerca di superficie. E ancora: un’unità navale per il supporto logistico; un Atlantique dell’Aeronautica militare, con base a Sigonella; un velivolo tipo Predator (drone) impiegato per la sorveglianza marittima. E la rete radar costiera e stazioni dell’Ais-automatic identification system della Marina Militare.

I droni consentiranno di avere la massima sorveglianza nel tratto di mare interessato dalle rotte dei migranti. “Mare Nostrum” sarà un’operazione militare ed umanitaria che prevede il rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare per incrementare il livello sicurezza delle vite umane. L’obiettivo è portare il soccorso più vicino ai porti di partenza delle carrette del mare, in modo da evitare altre vittime.

Una microcamera al posto dell’occhio

settembre 30, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Rob Spence, 36 anni, canadese, regista di professione. All’età di 9 anni un incidente con il fucile del nonno lo ha privato di un occhio. Tanti interventi non andati a buon fine. Guardando telefilm americani, qualche anno fa gli è balzata in mente l’idea di un occhio bionico. Così ha contattato un’azienda californiana specializzata in telecamere miniaturizzate per dispositivi portatili che gli ha fornito una minicamera soli 3,2 millimetri quadrati con una risoluzione di 328 per 250 pixel, adattata al suo occhio.

Oggi ha una telecamera impiantata nel bulbo oculare. La microcamera non ha in realtà sostituito l’occhio naturale in quanto non collegata al cervello, ma per il suo lavoro di documentarista è di grande aiuto dato che trasmette in modalità wireless a qualsiasi dispositivo portatile tutto ciò che il suo “occhio” inquadra.

In realtà poi Rob di occhi ne ha ben più di uno. Uno bianco che funge da protesi che porta sotto la benda, due con dentro una videocamera, uno iper-realistico. La decisione di Spencer, definito anche “uomo eyeborg” ha suscitato diverse reazioni. Chi dice che è solo una trovata pubblicitaria, chi lo accusa di violazione della privacy.

Di certo l’utilizzo di una microcamera in qualsiasi contesto può portare grandi benefici in termini di sicurezza e sorveglianza e, a fini documentaristici, non conosce paragoni. Sempre di dimensioni più ridotte, le migliori aziende sono in grado di occultarle veramente ovunque: cravatte, penne, occhiali, portachiavi e oggetti di ogni tipo. In molti casi rappresentano l’unica soluzione a situazioni altrimenti non verificabili e offrono risoluzioni degne dell’industria cinematografica.

Google brevetta l’algoritmo per prevenire i reati online

luglio 15, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Le autorità si avvalgono come è noto, di numerosi micro strumenti al fine di sorvegliare in maniera discreta pc, smartphone e strumenti tecnologici dove circolano ogni giorno milioni e milioni di informazioni. In questo modo, vanno ad intercettare tutto ciò che viene scritto in email, sms e testi elettronici di ogni genere. Ora sembra che Mountain View voglia brevettare un algoritmo in grado di captare anche ciò che non è stato ancora scritto, cioè leggere il pensiero dell’utente mentre utilizza Gmail, per bloccarne la diffusione di idee in caso di infrazione di leggi o in caso il sistema presumesse degli elementi di pericolo di quanto scritto.

Si tratterebbe di Policy Violation Checker, cioè controllo di violazione della policy. Una trovata che potrebbe trasformare Google in un controllore senza tregua, una sorta di unità di autocensura digitale per i pensieri allo scopo di evitare all’utente di scrivere cose di cui si potrebbe pentire. Il Policy Violation Checker si occuperebbe, di acchiappare il criminale prima che commetta il crimine. Incriminando il pensiero composto da parole potenzialmente pericolose, che l’algoritmo sarebbe pronto a bloccare prima che l’utente prema il tasto “Invia”. Proteggendolo dall’infrangere leggi o dal compromettere rapporti.

Molti osservatori considerano la trovata di Google un’arma a doppio taglio. Uno strumento che potrebbe essere certamente molto utile per frenare la diffusione digitale di contenuti pericolosi nei momenti di difficile controllo. Ma anche un sistema assistito di ragionamento, un limite che dovrebbe essere quantomeno opzionale. Da Google dicono che l’algoritmo, una volta brevettato, non dovrà necessariamente essere adottato nei prodotti. In futuro chissà.

Certo, potrebbe essere uno strumento in più, verificata l’attendibilità e l’affidabilità, ma per il momento sembrerebbe opportuno affidarsi alle azioni concrete. Già adottare validi dispositivi testati, professionali ed altamente affidabili atti a bloccare i criminali sul web, sarebbe un grande passo avanti sia per le autorità che per i cittadini volenterosi di collaborare con le forze dell’ordine.

Spagna: un trojan per spiare i sospettati

giugno 27, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Un virus di Stato, un trojan, perfettamente legale, da installare su computer, smartphone e tablet di chi è sospettato. La proposta arriva dalla Spagna e, se passerà, permetterà alle autorità – previa riforma del codice penale – di spiare tutti i supporti elettronici di una persona sotto indagine o in custodia cautelare. Il tutto, ovviamente, senza che il diretto interessato ne sia a conoscenza.

A lanciare l’idea è stata una commissione del ministero della Giustizia spagnolo seguendo l’esempio tedesco. In Germania, i trojan vengono già impiegati in caso di indagini per terrorismo. Ciò che fa discutere è l’utilizzo indiscriminato che si può fare dei dati intercettati. Una volta installato il trojan infatti le possibilità per la polizia sono praticamente infinite. Si può accedere alle password di tutti i profili e alle coordinate bancarie dell’utente, utilizzare Skype ed anche i servizi di posta elettronica. Ma non solo. Una volta ottenuto il permesso del giudice per installare il programma viene automaticamente esteso a tutti gli apparati elettronici, compresi smartphone, tablet e pennette usb. E gli operatori sono obbligati a cooperare con le autorità.

Secondo chi ha proposto la legge, questo sistema sarebbe utilissimo per combattere pornografia, crimine organizzato e terrorismo. Il dibattito in Spagna si è accesso circa la produzione dei trojan. Chi dovrà elaborarlo avrà grandi guadagni e potere. Ciò che è certo è che anche l’Europa si sta ponendo il problema dei controlli (e delle intercettazioni) su web. Sempre in Germania, il governo e la polizia federale hanno ammesso di monitorare Skype, Google Mail, MSN Hotmail, Yahoo Mail e la chat Facebook qualora si ritenesse necessario.

Gli strumenti principali utilizzati attualmente per questo tipo di intercettazioni sono i software spia che consentono di ascoltare in diretta chiamate, leggere messaggi in entrata ed in uscita, conoscere la posizione del cellulare e quindi anche del sospettato ed ascoltare anche ciò che avviene nell’ambiente circostante. Il tutto in maniera assolutamente discreta. Stessa cosa vale per i computer dove tramite key logger e key hunter è possibile scoprire tutto ciò che accade sul computer, password e chat comprese. A quanto pare il trojan è già in azione!

I pesci robot pattuglieranno il Tamigi

maggio 10, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Si tratta di sorveglianza ambientale, la nuova frontiera valicata dai pesci robot che saranno nei prossimi mesi sguinzagliati nel Tamigi al fine di ricercare sostanze inquinanti.

Scene da film di fantascienza quelle girare durante alcune prove in acqua. A stormi di cinque, i pesci tecnologici saranno immessi nel fiume al fine di fornire una mappatura dei punti critici e degli elementi inquinanti. La ricerca si affiderà ai sensori presenti in ognuno di questi strani pesci, al sistema Gps e ad una microcamera impiantati in essi , garantendo l’identificazione esatta della zona in cui si trovano. I dati verranno invece trasmessi attraverso rete Wi-fi, sfruttabile anche per una sorta di “dialogo” tra questi fish – robot. L’intero progetto è costato circa 22.000 euro.

Il pesce-robot somiglia molto ad una carpa, è lungo un metro e mezzo e nuota alla velocità di 1m/s. Ogni 8 ore torna alla base per ricaricare le batterie e ripartire.

Se l’esperimento andrà a buon fine, i pesci potranno essere impiegati per combattere l’inquinamento dei mari. La strada dei Robot Fish era stata percorsa già qualche anno fa, ma i ricercatori incontrarono un problema: la precedente versione, non era in grado di nuotare in modo autonomo. Oggi questo problema dovrebbe esser stato risolto.

Ancora una volta i sistemi di localizzazione satellitare assieme alle più moderne tecnologie di controllo video si rivelano fondamentali nel campo della sorveglianza nelle piccole abitazioni come in mare aperto.

Lo scanner 3D per catturare immagini anche ad un km di distanza

maggio 6, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Un gruppo di fisici di Edimburgo promettono una rivoluzione imminente nel settore della sicurezza e non solo. Al centro del loro progetto ci sarebbe un dispositivo in grado di esaminare un veicolo o un particolare oggetto anche ad un chilometro di distanza.

La tecnologia utilizzata si chiama “time of flight” ed è già stata adottata per i sistemi “auto senza guidatore”, che però hanno avuto problemi nel percepire gli oggetti più lontani. E la precisione a lunga distanza sarebbe proprio la caratteristica di vanto del nuovo prodotto che esalta una possibilità di errore al massimo di un millimetro.

Vediamo come funziona: l’oggetto che si vuole scovare viene colpito da un raggio laser infrarosso a basso voltaggio e, in base al “tempo di volo”, quindi alla velocità di ritorno della luce (oltre che a un software di image processing), viene effettuata una ricostruzione molto accurata.

Gli ideatori sperano di poter arrivare a captare fino ad un raggio di 10 Km se otterranno l’autorizzazione a procedere, e chiaramente anche i finanziamenti necessari. Sempre i progettisti dello scanner ritengono che grazie a future correzioni apportate al processore di immagini si potrà arrivare a misurare anche la velocità e la direzione di un oggetto. Lo strumento potrà certamente avere impiego in campo militare, nelle aree di guerra o per prevenire il rischio di terrorismo.

Resta ancora un limite nell’impiego dello scanner: esso non capta la pelle umana poiché questa reagisce diversamente, un volta colpita dal laser, rispetto agli altri materiali, rimandando un’immagine poco chiara. Dunque per tenere sotto controllo a lunga distanza gli esseri umani e i loro movimenti dovremo ancora far ricorso alle microspie GSM, strumenti che permettono di ascoltare da qualsiasi distanza e che, attraverso potenti software, offrono la possibilità di eliminare anche eventuali rumori esterni (rumori, fruscii..). Insomma il campo della sicurezza e della sorveglianza non conosce più confini sia di tempo che di spazio.

L’e-reader che controlla se hai studiato

aprile 29, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

La voglia di monitorare i propri figli nell’era della digitalizzazione è sempre più insistente. Con l’apertura delle frontiere digitali nella vita di un bambino si insinuano tante opportunità , ma anche tante minacce. Piccoli strumenti di controllo per pc come key recorder o key hunter, ad esempio, aiutano i genitori a verificare ciò che accade nella vita virtuale dei propri figli, evitando spesso di incorrere in episodi di prepotenza o bullismo.

Una società americana specializzata in testi digitali ha lanciato negli ultimi mesi un software che “spia” addirittura le abitudini di studio dei ragazzi attraverso gli e-reader. Questi strumenti si stanno diffondendo a macchia d’olio nel mondo scolastico, ma potrebbero portare spiacevoli risvolti per quanto riguarda la privacy degli alunni andando a controllare le loro abitudini di lettura e sottolineatura.

Il software opera sulle cloud, quindi ogni volta che uno studente accede al testo, le pagine lette sono registrate e tracciate come avviene per le pagine di un sito web. Il “Grande Fratello dell’istruzione” fornisce ai professori la durata media del tempo passato sui libri virtuali e sa dire se il soggetto ha sottolineato o preso appunti sul proprio tablet o e-reader. In questo modo, la schermata di controllo mostrerà facilmente se un membro della classe è rimasto indietro e quali sono gli argomenti su cui ha avuto difficoltà.

Lo strumento risponde alle esigenze di classi numerose dove i docenti non riescono a monitorare individualmente gli alunni e comunque non sostituiscono test ed interrogazioni. D’altra parte bisogna anche riconoscere che ognuno ha il proprio metodo di studio e c’è chi riesce ad assimilare bene in tempi brevi o chi preferisce integrare ancora con i fogli di carta e quindi non sarebbe giusto penalizzarli. E si può anche lasciare aperta una pagina senza leggerla realmente.

Insomma il sistema lascia ancora delle zone d’ombra e non può trovare un’applicazione a 360°. Per quanto concerne il tracking delle abitudini dei lettori e delle preferenze di navigazione sul web, è già un’operazione largamente effettuata da colossi come Google o Amazon.

Tutti pazzi per i droni

aprile 23, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Negli Stati Uniti fanno a gara per averli, molte amministrazioni civili ne hanno fatto richiesta. La Federal Aviation Administration sta cercando alcuni siti nei quali avviare i test per l’impiego di droni (disarmati) sul territorio nazionale e ha ricevuto offerte da parte di numerosissime organizzazioni sparse in 37 stati. Non ci sono soldi in palio, ma la maggior parte dei proponenti crede in applicazioni future nel campo della sicurezza a dimostrare che nella lotta al crimine sono imbattibili.

L’idea è quella di usare i droni per l’osservazione dall’alto delle città, ma in diverse zone degli USA c’è un’alta intensità di traffico aereo e i velivoli telecomandati potrebbero rappresentare un pericolo. A questo vanno aggiunte le problematiche legate alla privacy e all’invadenza del governo nella vita privata dei cittadini, che fa storcere il naso agli americani. Nel lungo termine, risulta abbastanza chiaro il rischio di abusi di ogni tipo, visto che i droni finiranno nelle mani di persone di ogni tipo e c’è molta probabilità che vengano utilizzati anche nel settore privato. Ottimi sistemi di videosorveglianza sono già stati adottati da numerose amministrazioni senza avere la necessità dell’impiego di droni e arginando, allo stesso modo, episodi di criminalità.

Non c’è dubbio invece sul successo dei droni in campo militare. Dall’entrata in carica di Obama ad oggi i robot hanno preso parte a tante campagne militari, tra cui Yemen, Somalia, Afghanistan, mietendo numerose vittime. In Pakistan i droni sono comandati direttamente dalla CIA. Più della metà dei cittadini americani apprezza, il fatto che i soldati in carne ed ossa non rischino la vita. Insomma i velivoli telecomandati attirano l’attenzione di molti paesi che non hanno le risorse per gestire una vera e propria aviazione militare. Gli americani ovviamente sono in vantaggio e ci tengono a rimanerlo e non si esclude l’applicazione in altri campi come la marina o la forestale.

Restano tante le ombre sull’impiego dei droni nel campo della sicurezza civile, al momento però esistono sul mercato potenti sistemi di videosorveglianza che hanno poco o nulla da invidiare ai robot e non mettono a repentaglio la privacy dei privati.

Gli orologi da mille funzioni

marzo 21, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

L’orologio ormai non serve più solamente a scandire il tempo. Oggi questo tipo di apparecchi possiedono molte altre funzioni e applicazioni. Un orologio può ad esempio integrare un localizzatore GPS, interagire con pc, tablet e smartphone, diventare una vera e propria spia con tanto di micro registratore e micro camera.

In questo quadro non poteva mancare l’apporto del colosso Apple che ha presentato un progetto per l’iWatch, un oggetto che rivoluzionerà il concetto di orologio. Il dispositivo, oltre a segnare il tempo ed interagire con lo smartphone, sarà una vera “chiave” digitale, legata all’utente, che potrebbe essere usata come elemento di accesso ai dispositivi personali. Infatti iWhatch, grazie ad appositi sensori biometrici, funziona solo in presenza del possessore o con le sue impronte digitali. Inutile insomma rubarlo.

L’oggetto sarà trasparente, realizzato con materiale vetroso, con sistema operativo iOS e dotato di un chip Nfc che sostituirà la connettività Bluetooth. Non racchiuderà in sé molte funzioni, ma rappresenterà un’estensione di tablet e smartphone che gestiranno i “lavori più pesanti”. In questa maniera l’iWatch dovrebbe avere una lunga autonomia. Sarà comunque in grado di gestire chiamate, messaggi, email e le applicazioni base del dispositivo a cui è connesso, ma soprattutto di custodire codici e password in grado di sbloccare sistemi elettronici quando l’orologio ne è in prossimità, grazie al software Passbook. L’orologio potrebbe essere integrato con Siri, l’assistente vocale di Apple, in modo da da fornire comandi vocali.

L’evoluzione da polso di Apple non è ancora disponibile sul mercato e in ogni caso rappresenterà il primo esperimento di questo tipo. Chi dovesse svolgere compiti professionali di sorveglianza dovrà affidarsi a professionisti del settore, che garantiscono efficienza immediata, come Endoacustica.

USA: una zanzara per lo spionaggio militare

febbraio 20, 2013 Sorveglianza Nessun Commento

Un piccolissimo insetto, simile ad una zanzara è in realtà un potentissimo micro-drone che potrebbe addirittura uccidere.
E’ l’ultimo giocattolino dell’esercito americano che pare lo utilizzi già dal 2007 anche se nei primi anni ne ha negato l’esistenza. Un insetto drone, controllabile a grande distanza e dotato di microcamera, microfono e siringa studiato nel laboratorio GRASP dell’università della Pennsylvania. “Micro air vehicles” (MAVs) sono chiamati nell’importante centro di ricerca e sono studiati partendo proprio dagli animaletti più piccoli: le loro caratteristiche e capacità aerodinamiche perfette.

Secondo attendibili fonti è in grado di prelevare DNA o iniettare dispositivi RFID di localizzazione nella persona-obiettivo, provocando una sensazione di dolore quasi impercettibile, paragonabile a quello provocato da una normalissima puntura di zanzara. Ovviamente gli utilizzi a cui potrebbe essere destinato dai servizi segreti sono molteplici: può essere utilizzato come spia, essendo dotato di telecamera e microfono, ma anche come silenzioso sicario, iniettando nella vittima prescelta, potenti veleni disponibili nel mercato, in grado di provocare arresti cardiaci, facendo pensare a un decesso naturale.

Come è chiaro capire, la “zanzara drone” può penetrare ovunque senza essere vista anche attraverso una piccolissima fessura e restare in un ambiente anche per mesi senza destare sospetti.
Le tecnologie militari sono avanzatissime e spesso diverrebbero molto pericolose se messe in circolazione. Per questo è obbligatorio considerare che la maggioranza di queste sono mantenute segrete. Al momento è noto che Inghilterra, Francia, Olanda e Israele si stanno assicurando i loro microdroni.

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