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Manichini spia per incastrare i ladri

dicembre 19, 2012 Sorveglianza Nessun Commento

I commercianti lo amano già. Il manichino dalle forme perfette che occupa tutte le vetrine del mondo potrebbe divenire molto presto il miglior amico del negoziante in quanto potrebbe segnalargli in tempo reale non solo l’eventuale presenza ladri e malintenzionati, ma anche età, sesso e gusti dei clienti. Si tratta di manichini spia della linea Eye See, pupazzi dalle sembianze umane dotati di microcamere al posto degli occhi. Queste registrano grazie ad un software di riconoscimento facciale, le caratteristiche dei passanti e inviano i dati ad un software simile a quelli usati dalla polizia per identificare i criminali. La tecnologia che rende il manichino bionico è stata lanciata nel 2010 dall’azienda di manichini italiana Almax Spa insieme a Kee Square, spinoff del Politecnico di Milano.

Dunque dietro la silhouette di polistirene potrebbe nascondersi un vero e proprio agente della sicurezza. A differenza delle tradizionali telecamere di sorveglianza che riprendono da un’angolazione ben definita, il manichino, osservando il cliente, riesce a carpire altre informazioni e va a creare un database di profili garantendo però l’anonimato. L’afflusso dei clienti, la base alla fascia oraria preferita, quali oggetti li attraggono maggiormente, il tempo di stazionamento davanti alla vetrina ed altri fattori, permettono di personalizzare il servizio. L’ amministratore delegato della casa produttrice, sostiene che non ci sono pericoli per la privacy dato che le immagini vengono solo analizzate e non immagazzinate. La legislazione europea e americana permettono l’uso di telecamere a scopi di sicurezza, allorquando i clienti siano a conoscenza dell’esistenza questi sistemi.
Intanto gli ingegneri italiani, padri di questa invenzione, stanno cercando di dare anche orecchie ai manichini in modo da registrare, tramite dei microregistratori, commenti e critiche.

Attualmente ogni manichino costa circa 4 mila euro. Alcuni esemplari sono già stati venduti in alcuni Paesi europei e negli Stati Uniti. In realtà la spesa eccessiva per l’implementazione di tale tecnologia potrebbe essere facilmente dribblata con l’acquisto separato di microspie audio e video professionali che permettono di ottenere risultati garantiti.

Negli USA nasce la Cyber City

novembre 29, 2012 Sorveglianza Nessun Commento

15mila utenti addestrati per combattere virtualmente al fine di difendere le reti da cui dipendono le istituzioni americane che sarebbero entrate nel mirino di attacchi hacker provenienti in primis da Cina ed Iran. Poche settimane fa si parlò di un attacco alla Casa Bianca che fu rapidamente arginato dai tecnici informatici americani. Questo ed altri episodi hanno portato gli addetti alla Difesa e alla Sicurezza a prendere seri provvedimenti nel campo della sicurezza virtuale. Il segretario alla Difesa, Leon Panetta, ha addirittura paragonato un’eventuale infiltrazione su larga scala ad una distruzione simile a quella avvenuta l’11 settembre 2011. Cybercity è stata la risposta a questi allarmismi pressoché giustificati all’alba del 2013.

La città virtuale ha, come ogni altro agglomerato cittadino, una banca, un bar, un ospedale e tutti i servizi necessari. I “cittadini” sarebbero gli esperti di informatica a servizio del Pentagono in corso di addestramento per combattere eventuali battaglie cibernetiche e sconfiggere chi proverà ad entrare nei siti sorvegliati. La città è gestita da una società di sicurezza informatica, composta da hacker molto eperti, che ha base nel New Jersey. Per sviluppare le capacità degli utenti vengono continuamente simulati attacchi di ogni genere: dalla mancanza di rete che controlla la metropolitana all’assenza di luce dei semafori dopo un attacco hacker.

Cyber City non è l’unico progetto in fase di sviluppo nell’ambito di una possibile cyber guerra ma, come è facile comprendere, anche gli “avversari” si stanno attrezzando a dovere e in tempi molto rapidi. In America starebbero lavorando anche al “Plan X”, una mappa completa dei miliardi di computer sparsi in tutto il mondo e collegati alla rete. Molto probabilmente anche altri governi stanno sviluppando risorse analoghe a quelle della Difesa statunitense; infatti l’importanza che i computer e internet hanno raggiunto è ormai notevole ed evidente e chi trascurerà questo aspetto potrebbe divenire facile preda di una guerra molto più reale di quanto ad oggi si può intendere.

Ma la cyber guerra non è da pensare solamente ai livelli di Wall Street o del Pentagono, ma è una pratica diffusa tra le aziende di tutto il mondo. Lo spionaggio industriale avviene ormai sempre più spesso in rete. Con dei semplici strumenti come una chiavetta usb è possibile assorbire tutti i file e i documenti insiti in un pc e allo stesso modo è possibile registrare i caratteri digitati sulla tastiera, siano essi parole o password. Non resta che ridisegnare, come gli americani, i propri sistemi di sicurezza, magari incrementando l’uso di microcamere che possono garantire un controllo completo delle postazioni di lavoro e conseguentemente del modo in cui gli strumenti vengono utilizzati.

Il telefono ideale per le spie? Il Blackberry

novembre 16, 2012 Sorveglianza Nessun Commento

La Federal Information Processing Standard ha dichiarato che «Il sistema della società canadese è il più sicuro e il più adatto ad essere usato per lo scambio e la condivisione di materiale riservato tra agenti americani». Non c’è storia, almeno in questo campo, per il prodotto di Cupertino.

Grande successo dunque per Rim (Research In Motion), la società di telecomunicazioni canadese che ha da poco sviluppato la piattaforma BlackBerry 10. Con questo valido sistema, ad esempio, all’interno della memory card sopra i dati cancellati ne vengono scritti dei nuovi in modo da eliminarli del tutto.

La nuova piattaforma di Rim arriverà nei primi mesi del 2013. Android, IOS e Windows Phone non sono risultate all’altezza di ricevere l’ok per il protocollo FIPS 140-2, che garantisce che i dati memorizzati sui dispositivi siano adeguatamente protetti e criptati. Cioè ciò che garantiscono i dispositivi criptati veri e propri. Il protocollo, conferito dal National Institute of Standards and Technology, è obbligatorio per i dispositivi mobili utilizzati per veicolare informazioni riservate e sensibili. Secondo il sistema in vigore nel Regno Unito e negli Stati Uniti, BlackBerry 10 può essere utilizzato per inviare e ricevere i documenti classificati come livello “limitato” e successivi. Non è idoneo per le informazioni catalogate con canoni di segretezza, di nessun livello. Il governo britannico deve ancora ratificare a BlackBerry 10 la certificazione di sicurezza, ma il precedente sistema operativo Blackberry 7 ha già ricevuto l’approvazione.

D’altronde trasformare il Blackberry in una vera e propria spia non è difficile. Basterebbe installare un software fornito da aziende leader nel settore dello spionaggio e della sorveglianza come Endoacustica Europe. Installando questo programma, lo smartphone sarebbe in grado di ascoltare telefonare e leggere i messaggi in entrata e in uscita dal cellulare che si vuole porre sotto controllo. E c’è di più. Con il software spia Endoacustica è possibile anche ascoltare ciò che avviene attorno al telefono “controllato”. Un vero e proprio sistema di sorveglianza per professionisti e appassionati.

Gli scanner biometrici arrivano a scuola

I sistemi di controllo degli accessi che utilizzano la biometria si stanno facendo sempre più largo nell’ambito di istituzioni ed aziende dato che permettono un elevato grado di sicurezza e lo snellimento delle procedure di controllo fisico.

Da qualche giorno niente badge o cartellino anche per i docenti ed il personale Ata del liceo scientifico “Plinio Seniore” di Roma che ha imposto ai dipendenti l’utilizzo di scanner biometrici per segnalare l’entrata e l’uscita dall’edificio. Le organizzazioni sindacali assieme agli interessati si sono mosse per contestare l’uso di questi strumenti poiché mettono in dubbio l’effettivo funzionamento degli stessi e soprattutto contestano l’assenza di un’informativa ufficiale che autorizzi il dirigente ad utilizzare le proprie impronte digitali, facendo appello alla legge sulla privacy. Visioni molto discutibili.

Nel mondo anglosassone sono stati gli stessi alunni ad essere destinatari di queste nuove tecnologie. Protagonisti, i ragazzi di una scuola del Berkshire che dall’inizio dell’anno entrano ed escono da scuola utilizzano i polpastrelli. Si tratta infatti dell’introduzione di un sistema biometrico di identificazione attraverso le impronte digitali. All’inizio delle lezioni, ogni studente posiziona il pollice su un apposito sensore, installato all’entrata dell’istituto, per consentire la propria identificazione.
Il preside ha raccolto molto consenso da parte dei genitori dei ragazzi visto l’aumento di sicurezza che questo comporta. Anche il corpo docente non ha avuto esitazioni, grazie a questo sistema si risparmia tempo prezioso richiesto dall’appello in classe. Per ora il progetto è in via sperimentale, si prevede duri un solo anno.

In Pennsylvania, invece, già da alcuni anni è in uso un sistema che consente agli studenti di pagare il costo dei pasti in mensa semplicemente usando le impronte digitali e accumulando un debito pagato poi periodicamente dalle famiglie.

Altrove, ad esempio in istituti scolastici del New Jersey, sono in funzione sistemi biometrici più complessi, che coinvolgono la scansione dell’iride per consentire l’accesso agli istituti al solo personale autorizzato e agli iscritti.

Il controllo biometrico è un buon esempio di come la tecnologia si combini con la sicurezza.

Uno studio rivela la vulnerabilità delle telecamere a circuito chiuso.

luglio 24, 2012 Sorveglianza Nessun Commento

Viviamo in un mondo in cui la videocamere per la sorveglianza sono molte diffuse e spesso ci danno l’impressione di vivere in un enorme Grande Fratello. Nonostante le diverse polemiche sulla privacy, esse hanno, però, dimostrato la loro efficacia nel prevenire atti criminosi e nel permettere di identificare e arrestare pericolosi criminali.

Tuttavia, è stato dimostrato che le solite telecamere a circuito chiuso hanno un sistema di sicurezza molto debole: sono spesso vendute con accesso a Internet remoto abilitato di default, e con password preimpostate deboli. Questo permetterebbe agli hacker di poterle controllare e di favorire, in questo modo, azioni criminali.

Secondo il ricercatore Justin Cacak, ingegnere della sicurezza della Gotham Digital Science, in seguito a “penetration tests”, effettuati per i clienti per scoprire la vulnerabilità della sicurezza delle loro reti, è stato possibile dimostrare come questi dispositivi possano essere manomessi e visualizzati da qualsiasi parte del mondo.

Banche, laboratori di ricerca, università, aziende, case ed altri luoghi sensibili, sarebbero così esposti ad un enorme rischio: malintenzionati potrebbero assumerne il controllo e rubare progetti e informazioni importanti o, semplicemente, violare la privacy di migliaia di persone, senza che queste possano rendersene conto.

È possibile, dunque, accedere da remoto a questi dispositivi qualora la casa produttrice permetta tale accesso come impostazione di default. E nelle maggior parte dei casi tali impostazioni rimangono in maniera permanente per il semplice fatto che gli utilizzatori non lo sanno, in quanto non esperti in materia. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che le password preimpostate sono molto deboli e, perciò, facilmente decifrabili.

In questo modo, secondo gli esperti capitanati da Cacak, è stato possibile entrare nelle sale conferenze di diverse aziende importanti e persino nel Consiglio di amministrazione della Goldman Sachs. Ecco perché sarebbe importante, secondo i ricercatori, disabilitare l’accesso remoto a queste telecamere di sorveglianza, dotarle di password più forti o semplicemente, utilizzare microcamere di tipo diverso.

Endoacustica Europe

Troppe zanzare? Attenzione! Forse ti stanno spiando!

luglio 18, 2012 Sorveglianza Nessun Commento
modello di zanzara drone

Si è già parlato in questo blog di insetti drone, insetti veri equipaggiati con microcamere e microfoni per fungere da microspie o insetti totalmente artificiali, in grado di svolgere queste stesse funzioni. Scarafaggi, api, mosconi, libellule, tutti insetti di una certa grandezza, quindi, anche perché per trasportare delle mini apparecchiature è richiesta una certa energia ed un certo sforzo, che magari altri insetti più piccoli non potrebbero sopportare, fino ad ora.

È stato creato al computer il modello di una zanzara drone che molto presto potremmo vedere volare nei nostri cieli a scopo di videosorveglianza aerea, e non solo: il modello, infatti, oltre ad avere mini telecamere e microfoni, sarebbe dotato anche di un ago in grado di pungere per prelevare campioni di DNA della persona prescelta, o per iniettare nel corpo della stessa dei sistemi che ne permettono la geolocalizzazione, micro RFID ( sistemi di identificazione a radiofrequenza).

Fantascienza? Non proprio se si considera, per esempio, che nel 2007, durante una protesta contro la guerra a Washington, Vanessa Alarcon, una delle attiviste, vide uno strano insetto volare, che sembrava una libellula, ma in realtà non lo era e, ancora, nel 2006, Flight International riportò che la CIA stava sviluppando dei micro UAV (unmanned aerial vehicle) già dagli anni ’70.

Molti quesiti sorgono riguardo agli utilizzi che si potranno fare di questi gioielli della tecnologia che, se da un lato rappresenteranno un grande passo in avanti per la difesa del paese, dall’altro potrebbero finire in mani sbagliate che, invece di utilizzarli per la sorveglianza aerea, potrebbero impiegarli per scopi meno nobili. E se la zanzara drone venisse utilizzata per iniettare veleni mortali senza che nessuno se ne accorga?

Un mini-elicottero telecomandato che può vedere attraverso i muri di cemento armato.

luglio 13, 2012 Sorveglianza Nessun Commento
elicottero per videosorveglianza aerea

L’azienda TiaLinx Inc aveva già realizzato un mini robot, il Cougar20-H, in grado, grazie a dei particolari sensori, di rilevare il respiro di una persona attraverso un muro di cemento armato. Tuttavia, il robot aveva mostrato una mobilità limitata, in quanto era un dispositivo di terra. L’azienda produttrice è, però, riuscita a risolvere il problema della mobilità trasformando il robot in un hexacottero, ossia un mini elicottero, telecomandato, il Phoenix40-A, in grado di percepire il respiro umano ed i movimenti negli edifici sottostanti.

Il mini-elicottero telecomandato può percorrere lunghe distanze, eseguendo una grande varietà di compiti di sorveglianza aerea, tra cui la registrazione di video, non solo di giorno, ma anche di notte, in quanto dotato di un dispositivo per la visione notturna. Ma la cosa sicuramente più interessante è che riesce a vedere attraverso i muri, grazie ad un sistema basato sulle onde radio.
Il Phoenix40-A può atterrare sulla cima di un edificio e scansionarlo per verificare una presenza umana, oppure può farlo in volo. È, inoltre, anche in grado di generare il layout di un edificio a più piani e di inviare le informazioni raccolte alle forze dell’ordine o alle truppe prima di irrompere in una struttura. Il piccolo robot può anche aiutare a localizzare le mine terrestri, siano esse nemiche o semplicemente ordigni inesplosi di qualche conflitto passato.

Ma anche se l’esercito americano ha contribuito al suo sviluppo, il Phoenix40-A potrebbe essere utilizzato anche per scopi civili, non solo per la sorveglianza nel campo militare. Un veloce e agile hexacottero che non ha bisogno di toccare terra per lunghi periodi potrebbe, infatti, essere uno strumento davvero utile durante le operazioni di ricerca e soccorso dopo i disastri come terremoti, tsunami, ecc… Il bot, infatti, potrebbe viaggiare su vaste aree di territorio invalicabile per cercare segni di vita, aiutando i soccorritori a localizzare in maniera precisa e veloce le vittime, senza inutili perdite di tempo.

Dagli USA, uno scanner che farà conoscere tutto di voi da 50 metri!

scanner molecolare laser

Sarà disponibile tra uno o due anni, fa sapere il Dipartimento di Sicurezza americano, uno scanner mai visto visto prima, che permetterà di sapere tutto delle persone scansionate: sostanze presenti nel corpo e sui vestiti, se ci sono tracce di droga, esplosivi o altre sostanze chimiche pericolose. E tutto questo senza dover fermare le persone e senza contatto fisico e, ancora, probabilmente a loro insaputa.

È qualcosa che va ben oltre le questioni sollevate già per la localizzazione satellitare e per le intercettazioni. È uno strumento che, utilizzato per la lotta al terrorismo, farà venire a conoscenza di coloro che lo utilizzeranno, forze di polizia e agenzie investigative governative, di informazioni dettagliate sulle persone scansionate. Tutti, inoltre, potranno essere scansionati in luoghi come aeroporti, centri commerciali, o persino per le strade cittadine, se gli agenti di polizia verranno dotati di questo strumento.

La compagnia che lo ha inventato, Genia Photonics, ha affermato che “il dispositivo è in grado di penetrare i vestiti e offrire un’informazione spettroscopica di qualsiasi sostanza presente nel corpo umano o negli oggetti portati con sé”. I suoi inventori sono già stati ingaggiati dall’azienda In-Q-Tel, per lavorare con il Dipartimento di Sicurezza degli USA. La In-Q-Tel è una compagnia fondata nel 1999 da un gruppo di privati cittadini su richiesta della CIA e con il supporto del Congresso. Una sorta di azienda-ponte tra l’agenzia di intelligence e le aziende che si occupano di nuove tecnologie.

Strumenti simili a questo scanner sono già stati progettati in Russia e alla George Washington University. Quello della Genia Photonics è, però, migliaia di volte più veloce e più preciso, anche ad una maggiore distanza.

Per quanto questa nuova tecnologia potrebbe aprire nuovi scenari in ambito di diagnosi medica, restano gli interrogativi sull’uso che se ne farà in altre circostanze, come la sicurezza del paese. Chi potrà utilizzarla? Con quali limiti? Chi conserverà i dati ottenuti? Dove e per quanto tempo? Un problema, quello della privacy, che rimane ancora aperto.

Università ai primi posti per l’acquisto di tecnologia drone.

drone

La lista della Federal Aviation Administration degli operatori di droni certificati e autorizzati a volare senza equipaggio nello spazio aereo statunitense rivela che i maggiori utenti utilizzatori di tecnologie UAV (unmanned aerial vehicle) negli Stati Uniti non sono forze dell’ordine, ma le università. Venticinque le istituzioni accademiche che hanno ricevuto i certificati di autorizzazione (COA), che costituiscono quasi la metà dei 60 soggetti con il permesso di far volare sistemi senza pilota.

Questo farebbe sembrare il proliferare di questi velivoli per la videosorveglianza senza fili meno sinistro, ma non è proprio così. Infatti, se le università rappresentano quasi la metà degli utilizzatori (gli altri sono i rami militari e agenzie di difesa, i produttori e le forze dell’ordine), si scopre che i militari stanno anche finanziando una buona parte della ricerca in questo campo. Così, mentre le istituzioni di apprendimento stanno sviluppando la tecnologia drone del futuro, l’utente finale potrebbe avere intenzioni tutt’altro che benevole.

Questo non vuol dire che tutta la tecnologia sarà utilizzata per lo spionaggio domestico o per scopi bellici. La Kansas State University sta lavorando con un contingente della Guardia Nazionale dello stato su una tecnologia che migliorerà l’intervento nelle catastrofi. Gli studenti della Middle Tennessee State stanno cercando di applicare la tecnologia drone in agricoltura, assistiti da parte dell’esercito degli Stati Uniti. E, allo stesso modo, anche altre università, come quella del Michigan, stanno ricevendo il supporto militare nelle loro ricerche su questa tecnologia.

In molti si domandano se il proliferare di questa tecnologia ci porterà verso un enorme Grande Fratello globale, non considerando, forse, il fatto, che la maggior parte delle scoperte in campo tecnologico, si pensi per esempio ai computer, sono nate in ambito militare e per scopi militari, ma si sono poi diffusi nella vita di tutti i giorni per migliorarla.

L’invasione delle libertà civili con la tecnologia drone è sicuramente una preoccupazione legittima che deve essere affrontata, ma per il momento anche i più diffidenti possono trovare sollievo nel fatto che al momento i ricercatori stanno acquistando tecnologia drone in maniera più massiccia rispetto alle forze militari.

UGS (sensori di terra non presidiati): come sorvegliare a distanza un’intera nazione.

UGS, sensori di terra non presidiati

Già durante la Guerra Fredda, le parti coinvolte hanno usato dispositivi di ascolto da remoto per ottenere informazioni su ciò che la parte avversaria stesse programmando, ascoltando quello che accadeva in camere, edifici, o, nel caso di Berlino Est, una città intera. Ma in una guerra di posizione come quella degli Stati Uniti in Afghanistan, le forze americane sarebbero in grado intraprendere ciò che potrebbe essere la più grande operazione di intercettazioni di tutti i tempi, installando sensori in tutta la nazione, in grado di informare l’Intelligence militare degli Stati Uniti dall’interno di quel paese per i prossimi due decenni.

Gli americani avrebbero, infatti, a loro disposizione, degli apparecchi della dimensione di un palmo della mano che non sarebbero dei veri e propri dispositivi di ascolto ambientale, ma dei sensori in grado di rilevare tutti i movimenti nelle vicinanze e trasmetterli alle forze di Intelligence impiegate, permettendo agli operatori di sapere se e quando un passo di montagna o un sentiero nascosto vengono utilizzati.
Alcuni dei sensori potrebbero essere sepolti, altri travestiti da sassi o altri manufatti geologici.
Questi tipi di sensori di terra non presidiati (UGS) sono stati utilizzati in precedenza, in particolare in Vietnam. Ma questi nuovi sensori consumano una frazione della potenza e le loro batterie sono ricaricabili ad energia solare, permettendo loro di operare per un massimo di due decenni, se le stime effettuate sono corrette. Diverse aziende si sono interessate agli UGS, e non tutte in campo militare.
I sensori dovrebbero essere dotati di strumenti audio, sismico e di un radar che andrebbero a costituire un sistema di sorveglianza a maglia sull’intero territorio afgano. Nel momento in cui il sensore rileva un movimento, invia i dati rilevati alla sorveglianza aerea, spronandola a mettere occhi elettronici più sofisticati sul territorio.
UGS come questi sono già in uso intorno nelle basi in Afghanistan e altrove, anche lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, ma la portata delle intercettazioni sul territorio afgano è davvero enorme. Questo è ciò che accade quando certe tecnologie diventano onnipresenti e il costo per unità diminuisce.

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