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I vostri occhi guidano una telecamera nascosta nei vostri occhiali

giugno 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Glasses

Per ora si tratta di un prototipo, ma in futuro, potremmo avere tutti una microcamera all’interno dei nostri occhiali, pronta a videoregistrare tutto quello che vediamo, per poi utilizzarlo in migliaia di modi diversi: per registrare riunioni di lavoro o fare un riassunto della giornata, per raccogliere prove durante un’indagine o addirittura per postare filmati della nostra vita quotidiana, registrati “dal nostro punto di vista” su Internet.

E’ proprio per venire incontro al fenomeno del “lifelogging”, ossia della condivisione esasperata di ogni momento della nostra vita, che Sony sta sperimentando un prototipo di telecamera oculare, ossia un semplice paio di occhiali, che in corrispondenza di una delle lenti montano una piccolissima camera, dotata di un LED a raggi infrarossi puntato verso l’occhio.

La luce infrarossa (pertanto non percepita dall’occhio umano e non fastidiosa) viene puntata verso il bulbo oculare per rilevarne la parte nera e misurare il movimento dell’occhio, muovendo l’obiettivo della microcamera in corrispondenza della direzione dove gli occhi stanno guardando, e registrando così ciò che l’utente vede.

Ovviamente per ora si tratta di un prototipo, che non sarebbe molto comodo così come appare nelle foto, ma in futuro, ovviamente si sta lavorando non soltanto per miniaturizzare il tutto in modo da poterlo inserire all’interno della montatura degli occhiali, ma anche per aggiungere ulteriori funzioni.

Ad esempio, la microcamera potrebbe essere dotata di un software di riconoscimento di testi, in modo da copiare il testo che state leggendo (cosa estremamente utile ad esempio non soltanto nello studio, ma anche per raccogliere eventuali prove compromettenti), nonché potrebbe avere un localizzatore GPS in modo da registrare anche la posizione geografica del luogo che i vostri occhi stanno vedendo, con utilità non soltanto per chi vuole condividere in ogni momento anche la sua posizione, ma anche per operazioni sotto copertura.

Un cannone laser per abbattere gli aerei senza pilota

giugno 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Anti UAV

Come spiegato di recente, l’uso degli UAV (Unmanned Aerial Vehicles) da parte dell’esercito americano è ormai diffusissimo tanto da aver superato il totale di un milione di ore di volo. Ovviamente però, il fatto che gli aerei senza pilota non presentino rischi per le truppe di terra non li pone al riparo dal rischio di essere a loro volta abbattuti, nonostante le loro dimensioni ridotte e l’alimentazione elettrica li rendano difficili da identificare e colpire.

D’altro canto, l’esercito USA non è certamente l’unico a disporre di UAV, e proprio per difendersi da eventuali incursioni di droni nemici a scopo di attacco o ricognizione, il Naval Sea Systems Command (NAVSEA) della Marina ha sviluppato un cannone laser progettato specificamente per identificare ed abbattere questo genere di veicoli aerei, in particolare in scenari di guerra sul mare.

Il cannone, chiamato LaWS (Laser Weapon System) spara un raggio laser controllato da un sistema di guida e di orientamento, che finora, in una serie di test sperimentali, è già riuscito ad abbattere un totale di sette aerei telecomandati. In futuro, tramite l’integrazione di raggi laser ancora più potenti e precisi, i ricercatori della Marina sperano di essere in grado di aumentare il raggio d’azione del sistema e di potenziarlo in modo da colpire una ampia gamma di bersagli in volo.

Grazie a questi sistemi laser, sarebbe possibile non solo abbattere eventuali droni nemici, ma farlo ad un costo estremamente contenuto rispetto all’utilizzo di armamenti convenzionali quali razzi. Inoltre, il sistema di difesa laser potrebbe, in un futuro che speriamo non debba mai avverarsi, essere montato anche sugli aerei di linea, come mezzo di difesa contro eventuali attacchi terroristici portati tramite missili.

Una telecamera che scrive quel che vede

giugno 4, 2010 Tecnologia Nessun Commento

I2T

Proprio ieri vi abbiamo parlato di una ricerca destinata a sviluppare telecamere che possano riconoscere quello che riprendono ed interpretarne le possibili interazioni grazie all’intelligenza visiva.
Oggi invece vi parleremo di I2T, acronimo di “Image To Text”, ossia un sistema visivo computerizzato, sviluppato da ricercatori della UCLA californiana in collaborazione con la ObjectVideo della Virginia.

Il software alla base di I2T contiene una serie di algoritmi visivi che analizzano le immagini, e sono in grado di compilare una sorta di lista di quello che vedono all’interno di tale immagine. L’immagine, in pratica, viene scomposta in una serie di forme, alle quali viene poi associato un nome.

Il processo di associazione di forme e nomi, in realtà, contiene un fattore umano. Infatti, il progettista del sistema, Song-Chun Zhu, nel 2005 aveva partecipato ad un progetto che, con la collaborazione di alcune decine di studenti d’arte, aveva catalogato un database di oltre due milioni di immagini, identificandone il contenuto e classificandole in oltre 500 diverse categorie.

In pratica, una volta scomposta l’immagine ripresa in una serie di forme, tali forme vengono confrontate con questo archivio e viene loro assegnato un nome. Inoltre, il sistema Image To Text è in grado di rilevare i movimenti degli oggetti all’interno del filmato e di descriverli generando frasi quali “Uomo1 entra in automobile a 23:45 ed esce dall’automobile a 26:14”.

Gli oggetti possono anche essere memorizzati e riconosciuti, in modo che se un’automobile già vista rientra nel campo visivo della telecamera, venga sempre chiamata, ad esempio, Automobile1 e non Automobile2.

Il sistema I2T, che potrebbe certamente essere utilissimo per sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, deve ancora essere ampiamente perfezionato prima di poter essere in grado di competere con le capacità cognitive umane ed essere finalmente commercializzato. Quindi i nostri amici guardiani notturni possono dormire sonni tranquilli, il loro lavoro non è a rischio!

Un milione di ore di volo, senza pilota

giugno 4, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Predator

All’inizio della guerra in Iraq, nell’ormai lontano 2003, le forze armate americane erano dotate di appena 13 aerei senza pilota, i cosiddetti droni o UAV (Unmanned Aerial Vehicles). Da quel momento in poi, la crescita dell’utilizzo di questi sistemi è stata esponenziale, fino a raggiungere il livello di oltre 1400 diversi veicoli di questo tipo attualmente dispiegati in Iraq ed Afghanistan.

A metà aprile, i droni impiegati in territorio iracheno hanno “festeggiato” un milione di ore totali di volo. Il successo dei sistemi per videosorveglianza aerea è principalmente dovuto all’efficienza nel compiere le proprie missioni in maniera automatica o comandata a distanza, senza mettere in pericolo l’incolumità’ del personale.

Infatti, che siano impiegati per operazioni di ricognizione o acquisizione di obiettivi, mediante l’installazione di apparecchiature fotografiche e video (anche ad infrarossi per visione notturna), o che vengano usati per vere e proprie missioni di guerra tramite l’applicazione di armamenti, i sistemi UAV hanno rivoluzionato il moderno concetto di guerra, rendendola sempre più simile ad un videogame, almeno dal punto di vista di chi li manovra.

Il primo aereo senza pilota venne usato sempre in Iraq, durante la prima guerra del Golfo nel 1991. Da allora, ci vollero circa 13 anni, fino al 2004, per raggiungere un totale di 100000 ore volate, mentre attualmente viene stimato che tali velivoli senza pilota compiano circa 25000 ore di missioni al mese.

Recentemente, l’esercito USA ha reso pubblica la Road Map, ossia il piano di applicazione degli aerei senza pilota in operazioni militari per i prossimi 25 anni, durante i quali se ne prevede uno sviluppo ed utilizzo sempre maggiore in campi quali l’evacuazione di feriti ed il trasporto di materiale pesante.

Un pesce robot per salvare altri pesci dai pericoli del mare

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Robot fish

Quando parliamo di pericoli del mare a cui sono esposti i pesci, non intendiamo dire quelli causati da altri abitanti delle profondità: Madre Natura svolge il suo lavoro in maniera egregia da sola senza che l’uomo debba mettere il naso anche lì. Parliamo piuttosto dei pericoli creati dall’intervento umano, e tanto per fare un esempio recentissimo, la chiazza di petrolio del Golfo del Messico ne è una chiarissima dimostrazione.

E quando si tratta di pericoli creati dall’uomo, le difese naturali acquisite in milioni di anni potebbero non essere sufficienti ai pesci per mettersi al sicuro. A tale scopo, un ricercatore italiano del Polytechnic Institute of New York University ha creato un pesce robot studiato per fungere da guida per gli altri pesci e, spingendoli a seguirlo, portarli in salvo, ad esempio lontano dalla chiazza di petrolio.

Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori hanno osservato il comportamento di un gruppo di pesci, giungendo alla conclusione che per ottenere attenzione dagli altri, il pesce guida batte la coda più velocemente.
Una volta ottenuta l’attenzione dei suoi simili, li raccoglie in gruppo e li guida, e non sempre tali gruppi sono formati da pesci di una sola specie, ma spesso sono misti.

Pertanto, hanno progettato un pesce robot nero, lungo circa 15 centimetri, con l’obiettivo di “prendere il potere” tra altri pesci, ricreando dei movimenti realistici e silenziosi tramite l’uso di materiali polimerici che si muovono in reazione ad uno stimolo elettrico prodotto da una batteria interna.

In futuro, tali pesci robot potranno essere dotati di una batteria che si ricarica con il movimento, diventando pressoché eterni, e venendo usati per guidare altri pesci fuori da situazioni di pericolo, quali ad esempio un eccessivo avvicinamento alle turbine di una centrale idroelettrica.

Telecamere intelligenti per le forze armate americane

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

DARPA

L’agenzia della Difesa americana DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), che si occupa di effettuare ricerche su apparecchiature ad alto contenuto tecnologico da impiegare poi in zone di guerra per dare un vantaggio alle proprie truppe, ha lanciato un bando per un’applicazione chiamata Mind’s Eye.

Il nome, vagamente orwelliano, identifica un progetto mirato alla realizzazione di telecamere intelligenti, o per meglio dire, telecamere dotate di intelligenza visiva.
Grazie ad un software appositamente progettato, questi sistemi video dovranno essere in grado di riconoscere gli oggetti intorno a sé, e di riconoscerne la finalità d’uso e le possibilità di interazione tra i vari oggetti presenti sulla scena.

Grazie a questo tipo di intelligenza, l’obiettivo finale del progetto è quello di ottenere telecamere che possano quindi essere in grado di fornire informazioni in maniera autonoma su quello che vedono, senza limitarsi a riprendere l’immagine in maniera passiva, ma “entrando” nel luogo ripreso e dando pertanto la possibilità a chi visualizza tali immagini di identificare eventuali situazioni di pericolo.

Una telecamera dotata di questo tipo di intelligenza artificiale potrebbe essere usata, ad esempio, per la sorveglianza video perimetrale di obiettivi sensibili quali banche od ambasciate, riuscendo ad analizzare eventuali cambiamenti nell’ambiente circostante e determinando se questi cambiamenti possano essere o meno fonte di pericolo.
In alternativa, possono essere montate a bordo di UGV (Unmanned Ground Vehicles) usati per la ricognizione di aree a rischio in zone di guerriglia urbana.

Grazie a questo sistema, si spera di diminuire il rischio per il personale militare, riuscendo ad ottenere una capacità di analisi che l’occhio di un soldato umano, magari affaticato da lunghe ore di operazioni, poterbbe non essere in grado di raggiungere.

Bonifiche ambientali, per mantenere segrete le vostre conversazioni

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Scanner

Quando nel proprio ambiente di lavoro si discutono affari importanti, a qualsiasi livello, la riservatezza è un fattore importantissimo, specialmente se si tratta di battere la propria concorrenza sul tempo. Pertanto, è essenziale che le informazioni scambiate durante un meeting decisionale vengano mantenute al riparo da orecchie indiscrete, specialmente se sono in gioco grosse somme di denaro.

Per mantenere il proprio ambiente sicuro, è utile affidarsi alla tecnologia, installando dei sistemi di bonifica ambientale, che possano mantenere le nostre conversazioni riservate in varie maniere. Ad esempio, per essere sicuri che nessuno abbia piazzato dei microfoni nascosti o delle micro trasmittenti nel vostro ufficio, potete usare un rilevatore di microspie, che individua eventuali fonti di trasmissione radio o GSM nel proprio raggio d’azione.

Oppure, per bloccare eventuali ascolti segreti che possano avvenire tramite l’utilizzo di un cellulare (o come appena visto, tramite una microspia GSM), potete usare un jammer, o disturbatore di segnale, che creerà una sorta di “isola” dove i cellulari non possono ricevere o trasmettere, ottenendo quindi il doppio risultato di prevenire fughe di notizie e di evitare disturbi alla vostra riunione che possano venire sotto forma di telefonate indesiderate o inopportune, in modo che il processo decisionale non venga disturbato o influenzato da fattori esterni.

Ovviamente, nel caso di una bonifica ambientale alla ricerca di microspie o microfoni, è sempre meglio affidarsi ad un esperto che possa ispezionare attentamente il vostro ufficio o la vostra abitazione, alla ricerca di apparecchiature microscopiche nascoste, che possano mettere a rischio la privacy del nostro lavoro o dei nostri apporti personali.

Per fare ciò, potete consultare il sito di Endoacustica, dove i nostri esperti in bonifiche ambientali sapranno certamente consigliarvi per il meglio.

Sanyo lancia la sua videocamera subacquea ad alta definizione

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Xacti

La Sanyo ha appena annunciato il lancio della sua camera tascabile DMX-CA100, una Dual Camera (ossia funzionante sia come videocamera che come fotocamera) ad alta definizione che può essere usata anche in acqua, fino ad una profondità massima di 3 metri.

L’annuncio del lancio della videocamera subacquea prodotta dalla Sanyo arriva pochi giorni dopo che i concorrenti della Toshiba avevano reso pubblica la commercializzazione di un modello analogo, subacqueo e ad alta definizione, che nonostante sia arrivata pochi giorni prima e possa fregiarsi del titolo di “prima Dual Camera subacquea in Full HD”, non sembra però essere in grado di insidiare il primato della DMX-CA100 dal punto di vista della qualità delle immagini, specialmente per quanto riguarda l’uso come macchina fotografica.

La DMX-CA100, infatti, è in grado di registrare fino a 60 minuti di video ad alta definizione, con una risoluzione di 1920 per 1080 pixel in formato MPEG-4. Le immagini scattate come fotocamera, invece, sono a 14 megapixel, con una risoluzione 4640×3480, anche con la funzione di scatto continuo che consente di scattare fino a 22 immagini ad un ritmo di sette al secondo.

Grazie alla sua funzione Double Range Zoom, sarà anche possibile usare due diverse opzioni di zoom e passare rapidamente dall’una all’altra, con un ingrandimento fino a 12x.
Le immagini e i video raccolti possono essere salvate su una scheda di memoria di tipo SDXC, scaricandole in seguito sul proprio computer.

Il prezzo della DMX-CA100 non è stato ancora annunciato, ma basterà attendere fino alla fine di giugno per saperlo, e per scegliere il proprio modello in un colore a scelta tra rosa, giallo e nero.

Finalmente anche i controllori di volo passano al GPS

giugno 2, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Radar

I sistemi di localizzazione GPS non servono soltanto per trovare la strada di casa, per evitare le code o per rintracciare una persona sotto sorveglianza, ma entro pochi anni serviranno anche per localizzare gli aerei in volo.

Infatti, la Federal Aviation Administration americana, d’accordo con l’amministrazione Obama, ha emesso delle linee guida secondo le quali, entro il 2020, gli aerei dovranno avere a bordo un sistema di posizionamento GPS per poter avere accesso allo spazio aereo americano, atterrando negli aeroporti più affollati.

Grazie a questo sistema, gli aerei invieranno la loro posizione costantemente al centro di controllo e ad altri aerei nella zona, dando ai controllori di volo un quadro più aggiornato rispetto a quello degli odierni sistemi radar.
Infatti, grazie al GPS gli aerei potranno inviare la loro posizione ogni secondo, al contrario di quanto avviene ora con i radar, che aggiornano la posizione degli aerei nel loro raggio d’azione con un intervallo di alcuni secondi.

Inoltre, così facendo sarà l’aereo ad inviare la propria posizione al centro di controllo, e non quest’ultimo a rilevare gli aerei nella propria zona di copertura. Ma la vera novità sta nel fatto che, se l’aeromobile verrà dotato delle apparecchiature necessarie, il pilota sarà in grado di vedere esattamente ciò che i controllori vedono, compresi soprattutto gli altri aerei in zona, diminuendo drasticamente il rischio di collisioni sia in aria che, soprattutto, durante la fase di decollo o atterraggio.

Insomma, nonostante il sistema di posizionamento GPS sia visto da più parti come una moderna versione del Grande Fratello in grado di monitorare cose e persone in ogni momento, se usato in applicazioni di questo genere, esso non può che essere utile per la sicurezza dei nostri viaggi e, in ultima analisi, nelle nostre vite.

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