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Il casco per guardare a 360° come le mosche

dicembre 13, 2012 Tecnologia Nessun Commento

Si chiama Flyviz ed è stato ideato da un equipe di scienziati francesi delle INRIA (Istituto nazionale per la ricerca nell’informatica e nell’automazione). Il casco per vedere la realtà a 360°offre una panoramica istantanea sui lati del corpo e sulla parte posteriore. Questo prototipo, presentato prima a Parigi, poi alla conferenza “Virtual Reality Software and Technology 12” di Toronto, potrebbe avere grandi applicazioni nel campo della sorveglianza e della sicurezza dato che permette in tempo reale di rilevare pericoli intorno a sé.

Il sistema brevettato si basa su elementi ad oggi disponibili in commercio:una microcamera digitale, un computer portatile, un casco ed un display. Dunque, il casco funziona grazie ad una microcamera digitale collegata alla parte superiore che, puntata verso uno specchio emisferico, consente di acquisire le immagini a 360 gradi. Le immagini risulterebbero distorte, come se osservassimo il mondo dal riflesso in una sfera. A questo punto è il computer ad esso collegato che corregge la visuale, rendendola perfettamente aderente alla realtà tramite la tecnica della proiezione sferica. Una volta completato il perfezionamento, le immagini sono trasmesse, con un ritardo di trasmissione di soli 83 millisecondi, su un piccolo schermo posto all’interno del casco, davanti agli occhi dell’osservatore e gradualmente verso destra e verso sinistra.

A parte le applicazioni che lo strumento potrebbe avere nell’ambito militare, il casco è stato ideato principalmente per studiare la percezione umana. Infatti non si tratta di una “realtà virtuale”, ma di un aumentano il campo visivo naturale dell’essere umano.Chiaramente per imparare ad usarlo ci vorrà un addestramento iniziale. Se l’apparecchio dovesse entrare nell’uso comune ne godranno anche gli sportivi più appassionati che vogliono dar risalto alle loro imprese con delle riprese con telecamere di alto livello.

Gli occhiali del futuro

dicembre 4, 2012 Tecnologia Nessun Commento

Potrebbero rappresentare l’oggetto cult della tecnologia del nuovo anno. Gli occhiali smart. Sono stati lanciati all’inizio del 2012 da Google come “occhiali con realtà aumentata” in grado di tenere gli utenti costantemente connessi ad internet senza stare a smanettare con i vari device.

Ovviamente questa nuova trovata è stata rapidamente imitata ed integrata. Ultimi concorrenti in ordine temporale sono i cugini della Microsoft. Questo brevetto, presentato da Redmond, punterebbe a fornire informazioni in tempo reale sull’ambiente circostante. Dati su tutto ciò che l’utilizzatore vede, dagli oggetti alle grandi manifestazioni. Le lenti, captando la direzione dello sguardo, regoleranno la visualizzazione e l’ottica nel migliore dei modi.

Mentre i Google Glasses hanno caratteristiche molto simili a quelle di uno smartphone, Microsoft propone un progetto “wearable computing”, un computer da indossare che lavora in tempo reale e con nuove funzionalità.
Non è ancora noto quale sistema operativo sarà utilizzato, ma ovviamente saranno dotati dei più classici e ormai irrinunciabili strumenti: fotocamera, sistemi di localizzazione, microfoni, Wifi e Bluetooth.

Questi occhiali potrebbero rappresentare l’evoluzione dei sistemi di sorveglianza da tempo sul mercato. Si tratta di occhiali con videocamera e registratore incorporato che permettono per svago o per motivi professionali di registrare ciò che avviene intorno senza essere visti. Infatti la montatura nasconde i micro sistemi audio e video. Gli occhiali Endoacustica posseggono una scheda di memoria incorporata della capacità di 4 Gb, all’interno della quale vengono salvati i file. Questi dispositivi sono usualmente utilizzati dalle forze dell’ordine o da agenti segreti, ma sempre più spesso sono acquistati da chi ha voglia di riprendere a mani libere, da chi pratica sport o ancora da chi ha bisogno di raccogliere prove di nascosto. Questo tipo di sistemi e molti altri sono acquistabili dal sito www.endoacustica.com.

La tecnologia a servizio della sorveglianza

Mini dirigibili wireless, missili ultraveloci che attraversano il pianeta in pochi minuti, piccoli elicotteri di video sorveglianza aerea, sistemi audio-video supersofisticati. Sono queste le più moderne tecnologie a servizio dei servizi segreti. Per spiare si usano particolari telefoni cellulari, computer sorvegliati a distanza e oggetti di uso quotidiano sapientemente modificati.

Fonte senza limiti per i servizi segreti è senza dubbio internet ed in particolare i social network. Una sorta di auto sorveglianza attraverso i post che assieme agli indirizzi IP permettono di localizzare esattamente una persona. D’altronde oggi non è solo il pc l’oggetto domestico che può collegarsi ad internet, a lui si aggiunge una vasta gamma di dispositivi dal televisiore al navigatore GPS dell’auto.

Secondo Oleg Glazunov, esperto dell’Associazione dei politologi militari, l’oggetto più consono per tenere sotto controllo una persona è il telefono cellulare. Infatti l’apparecchio può essere facilmente modificato e permettere così non solo di ascoltare le conversazioni in entrata ed in uscita, ma anche di leggere gli sms. Attraverso un valido sistema GPS è facile conoscere in qualsiasi momento dove si trova il cellulare e di conseguenza il suo proprietario. Inoltre, anche se non si è in possesso di un cellulare, ma vicino c’e’ un telefono apparentemente inutilizzato, è possibile essere comunque ascoltati.

Tutti questi evoluti strumenti stanno mettendo a dura prova anche il lavoro delle spie stesse. Infatti, spesso gli strumenti non hanno bisogno dell’uso da parte di esperti, ma lavorano in maniera molto semplice e sono quindi fruibili da chiunque.
Ad esempio qualche anno fa in televisione abbiamo osservato l’utilizzo di droni durante le operazioni militari in Medio Oriente. Si tratta di “robot”, arruolati ormai stabilmente dalle forze armate di molti Paesi. Questi sono in grado addirittura di volare e svolgere missioni di sorveglianza nelle no-fly-zone per intercettare velivoli non autorizzati, sul mare per cercare i passeggeri di una barca in difficoltà o tra le montagne più inaccessibili alla ricerca di dispersi. Alcuni sono telecomandati a km di distanza, altri possono essere programmati e quindi lavorare in completa autonomia per ore ed ore. Ovviamente gli stessi possono fungere anche da bombardieri o kamikaze.
L’esercito americano ha recentemente confermato di aver utilizzato in Afghanistan un particolare drone volante che, equipaggiato con un carico di esplosivo, può essere programmato per lanciarsi contro un obiettivo ed esplodere.

Febbre da brevetti: ecco i più bizzarri

Impazza la febbre da brevetti che vede protagoniste tutte le maggiori case produttrici di strumenti tecnologici esistenti al mondo. Queste idee sono custodite nella banca dati dell’Autorità americana “Uspto” e probabilmente un giorno troveranno reale applicazione.Vediamo alcuni tra i brevetti più bizzarri.

Per evitare la tragica caduta al suolo dello smartphone, Amazon nel 2011 ha registrato un brevetto simpatico che vedrebbe l’apertura di alcuni airbag prima che il cellulare tocchi il suolo. E’ di casa Motorola, l’invenzione della “sculacciata” del cellulare maleducato che squilla in momenti inopportuni. Sembra infatti che percuotendo sul retro il dispositivo, si silenzi. Il lungimirante Apple ha pensato a tablet “eterni”, la cui carica cioè dura per diversi mesi. Della stessa casa madre, ma anche di LG, l’idea dei materiali pieghevoli che vedrebbero l’implementazione di strumenti flessibili. Nokia è decisa a non perdere neppure uno squillo con gli occhiali che si illuminano alla chiamata, il tatuaggio che si muove quando il telefono squilla e il cellulare che si avvicina quando lo si chiama.

C’è chi ha pensato addirittura alla difesa personale per i possessori di iPhone 5. Una cover con bomboletta spray irritante, da utilizzare in caso di aggressione. Sembrerebbe in verità poco pratica se confrontata alle più all’avanguardia bombolette di difesa. Sempre di casa Cupertino l’idea di trasformare il dispositivo in un telecomando o di inserire sullo stesso un “antifurto”. Con una serie di sensori nascosti, infatti, si potrà rilevare se una persona estranea sta usando il nostro cellulare o tablet. L’iPhone o l’iPad confronteranno una serie di parametri personali: battito cardiaco, voce e varie caratteristiche dell’aspetto fisico. Invenzione discutibile se pensiamo alla facilità con cui questi sistemi possono essere ingannati. In ogni caso nulla a che vedere con i micro sistemi di sicurezza capaci di operare senza essere visti.

I giganti del settore, in realtà, attualmente sono più impegnati in cause legali che nello spremere le meningi per far emergere brillanti idee che potrebbero trovare una utile applicazione nel quotidiano. Staremo a vedere cosa di realmente efficace potremo utilizzare nei prossimi anni.

Dal litio allo zucchero: svelato il futuro delle batterie

ottobre 30, 2012 Tecnologia Nessun Commento

Lo studio attanaglia gli scienziati da un bel pò di anni: sostituire le batterie al litio presenti in smartphone, notebook, tablet e numerosissimi dispositivi elettronici con le batterie allo zucchero. Proprio così, sembra che l’esposizione dello zucchero a temperature altissime generi anodi capaci di accumulare energia per batterie. Questa presenterebbe il 20% in più di capacità di storage elettrico rispetto agli ioni di litio. Quindi si avrebbe una durata superiore a costi decisamente inferiori. Inoltre il litio è un minerale non rinnovabile presente sulla Terra in quantità molto scarse e quindi destinato a terminare col tempo. La scarsa presenza lo rende costoso nonostante esso sia dannoso sia per l’uomo che per l’ambiente.

Assieme allo zucchero anche il sodio potrebbe rappresentare una valida alternativa ad un costo sicuramente vantaggioso. A questo si aggiunge la disponibilità illimitata del minerale.

In realtà, la favola delle batterie allo zucchero è una specie di curiosità da laboratorio che, negli ultimi anni, ha goduto di qualche fugace momento di gloria. D’altro canto mai prima d’ora sono stati raggiunti risultati tanto promettenti come quelli ottenuti dal colosso giapponese, Sony, dato che i prototipi di questo genere precedentemente realizzati erano in grado di produrre una quantità di energia troppo esigua per trovare un pratico utilizzo.

Se questo è vero, tra non molto i dispositivi elettronici di uso quotidiano potrebbero essere alimentati da batterie economiche e completamente biodegradabili, con un impatto ambientale estremamente contenuto.
I ricercatori pensano di immetter questa tecnologia sul mercato entro 5 anni. In un’ottica di innovazione tecnologica, che ha visto negli ultimi tempi l’implementazione nella quotidianità di sistemi all’avanguardia come il controllo di accessi biometrico o gli utilizzatissimi sistemi di localizzazione GPS, le batterie allo zucchero potrebbero porre rimedio ai sempre più frequenti allarmi sul progressivo esaurirsi dei combustibili fossili ed aggiungere un tassello importante all’incessante ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili.

L’elettronica potrebbe essere biodegradabile?

ottobre 25, 2012 Tecnologia Nessun Commento

C’è chi pensa a salvare dati per milioni di anni, chi, invece li vuole far sparire al più presto.

Per l’esattezza si tratta di componenti hi-tech molto resistenti e completamente biodegradabili. La ricerca condotta dall’Università americana dell’Illinois e pubblicata su “Science” punta a risolvere il problema dello smaltimento dei dispositivi elettronici. La materia prima del progetto, la seta. Questo antico materiale, completamente rivisto in chiave tecnologica e reso molto resistente, andrebbe a ricoprire i dispositivi dell’elettronica tradizionale composti però di silicio e magnesio. Questi microcircuiti sarebbero “a tempo”, cioè i ricercatori sarebbero in grado di controllare con precisione la struttura dell’involucro di seta che li ricopre calcolando così la data di scadenza dei componenti.
Questo nuovo mix, ultrasottile, promette inoltre grandi prestazioni, tutelando l’ambiente. I vantaggi dell’ “elettronica transitoria”, così battezzata dai ricercatori, sarebbero infatti molteplici, oltre allo smaltimento di numerosissimi componenti, si pensi ai telefoni cellulari, potrebbe avere importanti applicazioni in campo biomedico, sarebbero realizzabili ad esempio protesi perfettamente assorbibili dal corpo senza dover essere rimosse chirurgicamente. Il tempo di durata potrebbe variare da pochi minuti a diversi anni e semplicemente si sciolgono nell’acqua o nei liquidi organici.

In commercio esistono già dei “hard drive destoyer” come il sistema di cancellazione sicura di dati su supporti elettronici. HD-Eraser ad esempio è un apparecchio che usa la tecnica della smagnetizzazione per garantire la tutela della privacy per quanto riguarda privati, enti pubblici o istituzioni finanziarie.

Una volta effettuata questa operazione sarebbe ottimale provvedere allo smaltimento dell’apparecchiatura. Pensando poi all’ambiente e all’enorme quantità di rifiuti elettronici abbandonati per anni nelle discariche, i vantaggi che l’elettronica biodegradabile potrebbe apportare sarebbero davvero importanti: i prodotti potrebbero dissolversi senza alcun danno, una volta esaurito il loro compito.

Samsung brevetta il diario auto-scrivente

ottobre 17, 2012 Tecnologia Nessun Commento

Canzoni, immagini, video, testi, spostamenti e tutto ciò che di personale può esserci nel nostro smartphone, preso e riportato in un diario auto-scrivente.

E’ questa l’idea che sta alla base del brevetto depositato dal colosso coreano, Samsung e per il quale si sta già lavorando. Una nuova app insomma, evoluzione ed integrazione di altri software già esistenti, in grado di ricreare in forma virtuale la nostra giornata. Una sorta di scatola nera personale che, implementata ai sistemi operativi di smartphone o tablet, potrà redigere un report preciso delle attività effettuate da un soggetto e del tempo da lui dedicato ad ognuna di esse.

Come se fossimo circondati da un gran numero di microspie, il sistema potrebbe rendere noto cosa stiamo facendo, cosa stiamo osservando, dove stiamo andando scrivendolo per noi e per migliaia di utenti potenzialmente connessi alla rete.

Ed è proprio questo ultimo aspetto che potrebbe risultare problematico: le informazioni potrebbero essere rese disponibili a terzi, magari a malintenzionati.
A tal proposito si sta lavorando per rendere efficace il sistema di filtraggio dei dati. Bisognerà aspettare ancora qualche mese per verificare se Samsung ci offrirà una reale scelta di filtraggio o se gli utenti dovranno essere disposti a barattare la propria privacy per un’app di discutibile utilità.

Salvare dati per milioni di anni

ottobre 9, 2012 Tecnologia 1 Commento

L’azienda giapponese Hitachi in collaborazione con il laboratorio Kiyotaka Miura dell’Università di Kyoto sta lavorando ad un progetto che permetterà un sostanziale sviluppo nell’ambito delle tecniche di salvataggio e conservazione dei dati digitali. Alla base di questa nuova idea, quadratini di quarzo.

I dati verranno scolpiti con un laser sul minerale altamente stabile e resistente che è stato testato e sottoposto ad una temperatura di 1000 gradi Celsius per due ore ed è uscito integro e ancora in grado di consentire la lettura delle informazioni. E’ risultato anche resistente all’acqua e alle onde radio e anche in caso di rottura, i dati sono stati recuperabili. Quindi, secondo la società, potrebbe essere capace di immagazzinare i dati anche per milioni di anni. Se teniamo presente che gli attuali supporti memorizzano per un massimo di 100 anni, la nuova tecnologia potrebbe rappresentare una vera rivoluzione nel settore.
Inoltre il vantaggio si avrebbe anche nel minor dispendio di materiali: non deteriorandosi, non avrebbero bisogno di essere sostituiti riducendo così le parti fisiche e i rifiuti. Il quadratino di quarzo utilizzato sarebbe grande circa 2 cm per lato e spesso 2 mm ed il linguaggio utilizzato per la scrittura dovrebbe essere quello binario. La capacità di archiviazione è di circa 40 MB per pollice, superiore al quello di un CD, ma ancora di gran lunga inferiore rispetto ai moderni hard disk in grado di memorizzare fino ad un terabit per pollice quadrato. La masterizzazione avviene come per i Cd ed i Dvd tramite un laser, mentre per la lettura è necessario un microscopio ottico.

La nuova tecnologia di Hitachi non sarà sul mercato prima del 2015 ed i costi saranno tendenzialmente elevati. Essenzialmente lo scopo di questo progetto è quello di archiviare dati di grande importanza e che necessitano di essere trasferite ai posteri, tipo le informazioni di natura artistico-culturale.

Ad oggi, spesso si riscontra il problema di voler recuperare dati persi dal pc o dal telefono cellulare. Esistono sistemi all’avanguardia per il salvataggio ed il recupero di questo tipo di dati su cui possiamo fare affidamento, ma paradossalmente la maggior parte di fonti storiche di cui noi possiamo ancora fruire sono manoscritti antichi su carta e incisioni su pietre. Nel futuro, gli archeologi potrebbero scoprire i dati della nostra civiltà senza problema attraverso vetrini di quarzo.

Defunti vivi…nella memoria con il QR code

settembre 26, 2012 Tecnologia 1 Commento

Compagna di ogni momento della vita quotidiana, la tecnologia non ci abbandonerà neanche dopo la morte.

L’idea arriva dall’Inghilterra da Stephen Nimmo, direttore delle pompe funebri “Chester Pearce” di Poole, che ha pensato di racchiudere la memoria dei defunti nei QR Code (Quick Responses, risposte rapide).
Inventati nel 1994 in Giappone e diffusi con sempre più crescente frequenza con vari usi e scopi dal 2005 ad oggi, i QR Code sono degli speciali codici a barre bidimensionali che contengono al loro interno informazioni destinate ad essere lette attraverso l’ausilio di uno smartphone o altri device in grado di interagire con i moduli dello schema quadrato.

Il codice, posto sulla lapide, una volta scansionato, collegherà il telefono cellulare ad una pagina contenente la biografia, le immagini e persino video del defunto. Gli amici e i parenti più stretti, dotati di password, potranno inserire a loro volta contenuti e commenti, rendendo il ricordo dell’amato interattivo e decisamente social.
Chi sottoscrive il servizio può creare un sito semplice, con poche informazioni essenziali, oppure ricco e pieno di contenuti. In futuro potrebbe anche diventare un utile aiuto per cercare di ricostruire il proprio albero genealogico.

Il nuovo sistema ha lo scopo di far conoscere a chi visita il cimitero non solo nome, età e data di morte di chi è sepolto, ma una gran quantità di informazioni.
I codici QR vengono incisi su una piccola placca di granito o di metallo e poi incorporati o incollati su lapidi, monumenti o targhe commemorative poste sulle panchine.

Il servizio può costare fino a 300 sterline, a cui si aggiungono 95 sterline per la creazione e hosting (illimitato) del sito personale.

I contenuti possono davvero essere infiniti: filmati di addio o di saluto, link al profilo Facebook, scritti e testamenti. E in un futuro non troppo lontano si pensa anche ad una versione in realtà aumentata, magari “viva” grazie ad un ologramma del defunto.

La tecnologia non conosce più confini: guardare attraverso i muri, aprire serrature con i nostri occhi e far rivivere i cari defunti fino a non molto tempo fa erano possibilità legate solo alla fantascienza. Resta in ogni caso fondamentale far buon uso delle nuove invenzioni che possono aiutarci soprattutto nei campi della sorveglianza e della sicurezza.

Sorveglianza e sicurezza, il robot che si comporta come un guardiano in carne ed ossa.

agosto 1, 2012 Tecnologia Nessun Commento

La Defence Advanced Research Projects Agency sta lanciando un nuovo robot umanoide chiamato Petman che potrebbe essere utilizzato per scopi militari o civili, nelle operazioni di salvataggio, per esempio. Il nuovo robot non sarebbe solo in grado di camminare e correre, ma anche di salire le scale, entrare in un veicolo e guidarlo, aprire le porte, liberare ambienti dalle macerie e salvare vite umane. Controllato a distanza, ma solo in parte, sarà anche in grado di “prendere decisioni” da solo per portare a termine il suo compito.

Non è fantascienza, ma il frutto di una continua competizione tra ricercatori alla DARPA, che finanzierà sei squadre di robotica hardware e altre dodici di robotica software. Chi darà i migliori risultati avrà una retribuzione più elevata. Un ottimo modo per dare una scossa alla robotica americana che attualmente si trova sempre un passo indietro a quella asiatica.

Se poi si pensa che in Italia, all’Università di Pisa, stanno sviluppando un robot dalla mimica facciale umana, FACE il suo nome, si aprono scenari da film, pensando a come questi gioielli della tecnologia potranno essere utilizzati per la sorveglianza della propria casa o in diverse occasioni della vita di tutti i giorni, in quelle situazioni di una certa pericolosità , come se si avesse un guardiano in carne ed ossa, alle catastrofi naturali, girovagando tra le macerie, per esempio, a caccia di segnali di vita, magari con il supporto di strumenti per vedere attraverso i muri.

Tutti scenari che si stanno trasformando da fantasia, o ingegneria, in realtà e che vedono l’uomo sempre più interagire con il proprio alter ego robotico per migliorare la qualità della vita e la sicurezza delle persone.

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