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Come non perdere dettagli dai filmati CCTV

giugno 9, 2010 Tecnologia Nessun Commento

CCTV

Quando si usa un sistema televisivo a circuito chiuso, in caso di eventi particolari bisogna spesso osservare attentamente ore ed ore di filmati apparentemente uguali a se stessi, per trovare quei pochi secondi in cui accade qualcosa di rilevante e cercare di ottenere indizi o informazioni da quelle scarse, e spesso sfocate, immagini, con il rischio di perdere dettagli importanti a causa di un comprensibile calo di concentrazione.

Allo scopo di evitare di perdere dettagli che possano rivelarsi importanti ai fini di una indagine, la Hebrew University di Gerusalemme ha sviluppato un programma di analisi per filmati di videosorveglianza.

Tale programma analizza rapidamente i filmati ripresi da una telecamera di sorveglianza, ad esempio in una notte nella quale si è verificato qualcosa di rilevante, condensando il tutto in pochi minuti nei quali vengono contenuti soltanto eventi rilevanti; tutto questo grazie ad un algoritmo capace di distinguere tra immagini fisse ed immagini che contengono delle parti in movimento.

In pratica, il programma non fa altro che eliminare tutte quelle ore in cui non succede assolutamente nulla all’interno del campo visivo della telecamera, salvando soltanto i momenti in cui le telecamere rilevano un movimento. In questo modo, chi analizza il filmato può, nel momento in cui dovesse trovare qualcosa di importante, ritornare al filmato originario e visualizzarlo normalmente per collocarlo in un determinato contesto.

Questo genere di programma potrebbe trovare applicazione per la sorveglianza di luoghi dove non è previsto esserci alcun movimento durante la notte, quali ad esempio le sale di un museo, mentre potrebbe rivelarsi di scarsa utilità per la sorveglianza, ad esempio, di aree all’interno delle quali si muovono dei camion, come un’azienda di trasporti che lavora di notte.

Sorveglianza a 360 gradi per una copertura visiva totale

giugno 9, 2010 Tecnologia Nessun Commento

isis

Le telecamere da sorveglianza, ormai visibili praticamente ad ogni angolo di strada, usano degli obiettivi ad “occhio di pesce” per coprire un angolo più ampio possibile. Fatalmente però, le lenti fish-eye finiscono per distorcere l’immagine, specialmente verso l’esterno, offrendo una panoramica ampia ma sfocata o non proporzionata.

Per ovviare a questo problema, il Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS) degli USA sta sviluppando un sistema di sorveglianza video che fornisce immagini di grande chiarezza ad altissima risoluzione, senza perdita di dettagli.

Tale risultato viene ottenuto mediante l’uso di una serie di telecamere, montate su una sorta di cupola, che riprendono lo stesso ambiente da diverse angolazioni, fornendo una immagine a 360 gradi. I filmati registrati dagli occhi delle varie telecamere vengono poi “cuciti” insieme da un software che gestisce la sovrapposizione dei vari punti di vista, eliminando i doppioni per creare una unica immagine a 360 gradi.

Inoltre, ogni singola telecamera è in grado di effettuare uno zoom per meglio evidenziare una determinata zona, senza perdere il contatto visivo con il resto dell’ambiente sotto osservazione, ed il tutto mantenendo la chiarezza di dettaglio garantita da una risoluzione di circa 100 megapixel.

Inoltre, è possibile definire una “zona di esclusione”, quale ad esempio la cassaforte di una banca: non appena un intruso entra in quella zona, l’allarme scatta immediatamente.
Il cuore del sistema è un software in grado di cucire insieme le immagini, un po’ come si può fare per le fotografie, con la differenza che qui si tratta di immagini in movimento e il lavoro di sovrapposizione avviene in tempo reale, nell’istante in cui tale immagine viene ripresa, in modo da garantire una copertura completa di tutta l’area ed una capacità di osservazione di qualsiasi situazione si possa verificare.

Avete una flotta di automezzi? Controllateli via GPS

giugno 8, 2010 Tecnologia Nessun Commento

GPS Loc

Per le aziende che dispongono di una flotta di automezzi aziendali, siano esse automobili affidate ad agenti, rappresentanti e dirigenti, o camion destinati al trasporto merce, è importante tenerne sotto controllo gli spostamenti, non solo per accertarsi che il veicolo sia usato secondo le direttive aziendali e non per uso personale, ma anche per intervenire in caso di eventuali incidenti o inconvenienti, sempre in agguato quando si viaggia molto per lavoro.

Per assicurarsi, ad esempio, che gli agenti non eccedano nell’uso personale delle vetture aziendali, o che peggio ancora non svolgano affari per conto loro o con dei concorrenti, è pertanto utile dotarsi di un localizzatore GPS che, montato all’interno dell’autovettura in maniera invisibile grazie alle sue ridotte dimensioni, vi permetta di ricevere in ogni momento la sua posizione, così da potersi assicurare che tutto sia a posto.

Essendo dotato di una scheda SIM proprio come quella del vostro normale telefono cellulare, vi basterà inviare un messaggio SMS per ottenere in qualsiasi momento i dati relativi alla posizione dell’auto o del camion, anche per più autoveicoli alla volta (fino ad un massimo di 40).

Il sistema GPS, inoltre, è collegato ad un software di gestione, installato sul computer centrale che controlla le varie auto. Grazie a questo software, è possibile ricostruire i movimenti dell’auto durante la giornata, e visualizzarli graficamente in animazione, salvando il tutto su un file storico che può essere consultato in seguito.

Per maggiori informazioni sul sistema di localizzazione GPS e su una serie di altri articoli per il monitoraggio, la sorveglianza e la protezione della propria sicurezza, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica, dove potrete anche contattare i nostri esperti online per una consulenza specifica.

Un navigatore GPS per i non vedenti

giugno 8, 2010 Tecnologia Nessun Commento

NAVI

Coloro che hanno perduto, o non hanno mai avuto, l’uso della vista, sono costretti ad affidarsi ad aiuti esterni, come ad esempio un cane guida o un assistente, non appena devono uscire di casa. Per rendere loro la vita più facile, almeno durante gli spostamenti sulla strada, è stato progettato Na:Vi, il primo navigatore GPS per ciechi.

Questo sistema di guida GPS li aiuta a non perdere l’orientamento in qualsiasi situazione, senza ricorrere all’aiuto di un cane per ciechi, di altre persone e anche senza bisogno di usare il bastone bianco che identifica i non vedenti.
Na:Vi è stato sviluppato da un gruppo di designers austriaci, e si presenta sotto forma di un comodo ed elegante braccialetto, dalla linea moderna, che al suo interno è dotato di una serie di giroscopi e sensori laser, che favoriscono l’orientamento nello spazio immediatamente circostante segnalando eventuali ostacoli.

Inoltre, è dotato di sistema di navigazione GPS, con un’interfaccia utente tridimensionale. Grazie a tale interfaccia, sarà possibile “visualizzare” le indicazioni in linguaggio Braille, in modo che il suo utente possa facilmente trovare la strada di casa semplicemente usando le dita sul proprio braccialetto.

Questo sistema, pertanto, oltre a fornire un valido aiuto dal punto di vista pratico, rappresenta un passo avanti anche dal punto di vista dell’autosufficienza per le persone non vedenti, con innegabili benefici anche dal punto di vista del morale, alleviando, per quanto possibile, il senso di dipendenza dagli altri che si può sviluppare quando si soffre di patologie o malformazioni che rendono impossibile a chi ne soffre di vivere una vita completamente autonoma ed autosufficiente.

La polizia vi insegue… con un robot elettrico!

giugno 8, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Scarab

Coloro che hanno l’abitudine di spingere un po’ troppo sull’acceleratore, e che magari vogliono sfidare la polizia forzando un posto di blocco o cercando di seminare la pattuglia che li insegue, potrebbero scendere a più miti consigli se gli agenti fossero affiancati dallo Scarab, un prototipo di veicolo elettrico e completamente automatico progettato per aiutare le forze dell’ordine negli inseguimenti automobilistici.

Progettato dal designer Carl Archambeault, lo Scarab è un prototipo di veicolo elettrico senza pilota, che in condizioni normali può affiancare le automobili della polizia durante le missioni di pattuglia o di routine.

Se durante una di queste operazioni viene avvistata un’auto che oltrepassa il limite di velocità, l’ufficiale di polizia all’interno dell’autopattuglia invia un segnale tramite una pistola radar per “marcare” il veicolo, un po’ come fanno gli aerei da caccia con i velivoli nemici durante una battaglia aerea.

A questo punto, viene inviato un segnale allo Scarab, che parte immediatamente all’inseguimento, mettendosi alle calcagna del veicolo in fuga finché il suo guidatore non decide di fermarsi. Lo Scarab è alimentato da un motore elettrico che lo rende assolutamente ecologico, ed inoltre non trasporta alcun tipo di armi.

Per fare in modo che il fuggitivo si fermi, però, potrebbe essere dotato di una serie di dispositivi elettronici quali dei jammers, che emettono segnali di disturbo, causando guasti elettronici e costringendo il veicolo all’arresto, nell’attesa dell’arrivo dei rinforzi.

Per ora, lo Scarab è soltanto un prototipo, reale soltanto nei progetti del suo designer, ma in futuro, sia esso che le soluzioni tecnologiche che esso propone potrebbero realmente essere usate dalle forze di polizia, sicuramente con grande scorno di guidatori dal piede piuttosto pesante…

I vostri occhi guidano una telecamera nascosta nei vostri occhiali

giugno 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Glasses

Per ora si tratta di un prototipo, ma in futuro, potremmo avere tutti una microcamera all’interno dei nostri occhiali, pronta a videoregistrare tutto quello che vediamo, per poi utilizzarlo in migliaia di modi diversi: per registrare riunioni di lavoro o fare un riassunto della giornata, per raccogliere prove durante un’indagine o addirittura per postare filmati della nostra vita quotidiana, registrati “dal nostro punto di vista” su Internet.

E’ proprio per venire incontro al fenomeno del “lifelogging”, ossia della condivisione esasperata di ogni momento della nostra vita, che Sony sta sperimentando un prototipo di telecamera oculare, ossia un semplice paio di occhiali, che in corrispondenza di una delle lenti montano una piccolissima camera, dotata di un LED a raggi infrarossi puntato verso l’occhio.

La luce infrarossa (pertanto non percepita dall’occhio umano e non fastidiosa) viene puntata verso il bulbo oculare per rilevarne la parte nera e misurare il movimento dell’occhio, muovendo l’obiettivo della microcamera in corrispondenza della direzione dove gli occhi stanno guardando, e registrando così ciò che l’utente vede.

Ovviamente per ora si tratta di un prototipo, che non sarebbe molto comodo così come appare nelle foto, ma in futuro, ovviamente si sta lavorando non soltanto per miniaturizzare il tutto in modo da poterlo inserire all’interno della montatura degli occhiali, ma anche per aggiungere ulteriori funzioni.

Ad esempio, la microcamera potrebbe essere dotata di un software di riconoscimento di testi, in modo da copiare il testo che state leggendo (cosa estremamente utile ad esempio non soltanto nello studio, ma anche per raccogliere eventuali prove compromettenti), nonché potrebbe avere un localizzatore GPS in modo da registrare anche la posizione geografica del luogo che i vostri occhi stanno vedendo, con utilità non soltanto per chi vuole condividere in ogni momento anche la sua posizione, ma anche per operazioni sotto copertura.

Un cannone laser per abbattere gli aerei senza pilota

giugno 7, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Anti UAV

Come spiegato di recente, l’uso degli UAV (Unmanned Aerial Vehicles) da parte dell’esercito americano è ormai diffusissimo tanto da aver superato il totale di un milione di ore di volo. Ovviamente però, il fatto che gli aerei senza pilota non presentino rischi per le truppe di terra non li pone al riparo dal rischio di essere a loro volta abbattuti, nonostante le loro dimensioni ridotte e l’alimentazione elettrica li rendano difficili da identificare e colpire.

D’altro canto, l’esercito USA non è certamente l’unico a disporre di UAV, e proprio per difendersi da eventuali incursioni di droni nemici a scopo di attacco o ricognizione, il Naval Sea Systems Command (NAVSEA) della Marina ha sviluppato un cannone laser progettato specificamente per identificare ed abbattere questo genere di veicoli aerei, in particolare in scenari di guerra sul mare.

Il cannone, chiamato LaWS (Laser Weapon System) spara un raggio laser controllato da un sistema di guida e di orientamento, che finora, in una serie di test sperimentali, è già riuscito ad abbattere un totale di sette aerei telecomandati. In futuro, tramite l’integrazione di raggi laser ancora più potenti e precisi, i ricercatori della Marina sperano di essere in grado di aumentare il raggio d’azione del sistema e di potenziarlo in modo da colpire una ampia gamma di bersagli in volo.

Grazie a questi sistemi laser, sarebbe possibile non solo abbattere eventuali droni nemici, ma farlo ad un costo estremamente contenuto rispetto all’utilizzo di armamenti convenzionali quali razzi. Inoltre, il sistema di difesa laser potrebbe, in un futuro che speriamo non debba mai avverarsi, essere montato anche sugli aerei di linea, come mezzo di difesa contro eventuali attacchi terroristici portati tramite missili.

Una telecamera che scrive quel che vede

giugno 4, 2010 Tecnologia Nessun Commento

I2T

Proprio ieri vi abbiamo parlato di una ricerca destinata a sviluppare telecamere che possano riconoscere quello che riprendono ed interpretarne le possibili interazioni grazie all’intelligenza visiva.
Oggi invece vi parleremo di I2T, acronimo di “Image To Text”, ossia un sistema visivo computerizzato, sviluppato da ricercatori della UCLA californiana in collaborazione con la ObjectVideo della Virginia.

Il software alla base di I2T contiene una serie di algoritmi visivi che analizzano le immagini, e sono in grado di compilare una sorta di lista di quello che vedono all’interno di tale immagine. L’immagine, in pratica, viene scomposta in una serie di forme, alle quali viene poi associato un nome.

Il processo di associazione di forme e nomi, in realtà, contiene un fattore umano. Infatti, il progettista del sistema, Song-Chun Zhu, nel 2005 aveva partecipato ad un progetto che, con la collaborazione di alcune decine di studenti d’arte, aveva catalogato un database di oltre due milioni di immagini, identificandone il contenuto e classificandole in oltre 500 diverse categorie.

In pratica, una volta scomposta l’immagine ripresa in una serie di forme, tali forme vengono confrontate con questo archivio e viene loro assegnato un nome. Inoltre, il sistema Image To Text è in grado di rilevare i movimenti degli oggetti all’interno del filmato e di descriverli generando frasi quali “Uomo1 entra in automobile a 23:45 ed esce dall’automobile a 26:14”.

Gli oggetti possono anche essere memorizzati e riconosciuti, in modo che se un’automobile già vista rientra nel campo visivo della telecamera, venga sempre chiamata, ad esempio, Automobile1 e non Automobile2.

Il sistema I2T, che potrebbe certamente essere utilissimo per sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, deve ancora essere ampiamente perfezionato prima di poter essere in grado di competere con le capacità cognitive umane ed essere finalmente commercializzato. Quindi i nostri amici guardiani notturni possono dormire sonni tranquilli, il loro lavoro non è a rischio!

Un milione di ore di volo, senza pilota

giugno 4, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Predator

All’inizio della guerra in Iraq, nell’ormai lontano 2003, le forze armate americane erano dotate di appena 13 aerei senza pilota, i cosiddetti droni o UAV (Unmanned Aerial Vehicles). Da quel momento in poi, la crescita dell’utilizzo di questi sistemi è stata esponenziale, fino a raggiungere il livello di oltre 1400 diversi veicoli di questo tipo attualmente dispiegati in Iraq ed Afghanistan.

A metà aprile, i droni impiegati in territorio iracheno hanno “festeggiato” un milione di ore totali di volo. Il successo dei sistemi per videosorveglianza aerea è principalmente dovuto all’efficienza nel compiere le proprie missioni in maniera automatica o comandata a distanza, senza mettere in pericolo l’incolumità’ del personale.

Infatti, che siano impiegati per operazioni di ricognizione o acquisizione di obiettivi, mediante l’installazione di apparecchiature fotografiche e video (anche ad infrarossi per visione notturna), o che vengano usati per vere e proprie missioni di guerra tramite l’applicazione di armamenti, i sistemi UAV hanno rivoluzionato il moderno concetto di guerra, rendendola sempre più simile ad un videogame, almeno dal punto di vista di chi li manovra.

Il primo aereo senza pilota venne usato sempre in Iraq, durante la prima guerra del Golfo nel 1991. Da allora, ci vollero circa 13 anni, fino al 2004, per raggiungere un totale di 100000 ore volate, mentre attualmente viene stimato che tali velivoli senza pilota compiano circa 25000 ore di missioni al mese.

Recentemente, l’esercito USA ha reso pubblica la Road Map, ossia il piano di applicazione degli aerei senza pilota in operazioni militari per i prossimi 25 anni, durante i quali se ne prevede uno sviluppo ed utilizzo sempre maggiore in campi quali l’evacuazione di feriti ed il trasporto di materiale pesante.

Un pesce robot per salvare altri pesci dai pericoli del mare

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Robot fish

Quando parliamo di pericoli del mare a cui sono esposti i pesci, non intendiamo dire quelli causati da altri abitanti delle profondità: Madre Natura svolge il suo lavoro in maniera egregia da sola senza che l’uomo debba mettere il naso anche lì. Parliamo piuttosto dei pericoli creati dall’intervento umano, e tanto per fare un esempio recentissimo, la chiazza di petrolio del Golfo del Messico ne è una chiarissima dimostrazione.

E quando si tratta di pericoli creati dall’uomo, le difese naturali acquisite in milioni di anni potebbero non essere sufficienti ai pesci per mettersi al sicuro. A tale scopo, un ricercatore italiano del Polytechnic Institute of New York University ha creato un pesce robot studiato per fungere da guida per gli altri pesci e, spingendoli a seguirlo, portarli in salvo, ad esempio lontano dalla chiazza di petrolio.

Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori hanno osservato il comportamento di un gruppo di pesci, giungendo alla conclusione che per ottenere attenzione dagli altri, il pesce guida batte la coda più velocemente.
Una volta ottenuta l’attenzione dei suoi simili, li raccoglie in gruppo e li guida, e non sempre tali gruppi sono formati da pesci di una sola specie, ma spesso sono misti.

Pertanto, hanno progettato un pesce robot nero, lungo circa 15 centimetri, con l’obiettivo di “prendere il potere” tra altri pesci, ricreando dei movimenti realistici e silenziosi tramite l’uso di materiali polimerici che si muovono in reazione ad uno stimolo elettrico prodotto da una batteria interna.

In futuro, tali pesci robot potranno essere dotati di una batteria che si ricarica con il movimento, diventando pressoché eterni, e venendo usati per guidare altri pesci fuori da situazioni di pericolo, quali ad esempio un eccessivo avvicinamento alle turbine di una centrale idroelettrica.

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