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Cancellazione sicura, per proteggere dati sensibili

aprile 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Eraser

Chiunque nel suo lavoro abbia a che fare con informazioni sensibili, quali ad esempio numeri di carte di credito, dati personali, informazioni commerciali o contrattualistiche, sa benissimo che tali dati devono essere trattati con la massima cura.
Quello che spesso non si sa è che anche se si cancellano queste informazioni, esse non vengono completamente eliminate dalla memoria del nostro computer, e potrebbero essere potenzialmente recuperate da persone con intenzioni poco chiare.

Un’altra potenziale situazione a rischio deriva da hard disk o supporti magnetici dismessi, che vengono installati su un nuovo computer o affidati a colleghi, e che potrebbero potenzialmente contenere dei dati, anche se si pensa di averli cancellati; tali dati potrebbero, volontariamente o meno, circolare all’esterno del proprio ufficio o della propria organizzazione, con possibili spiacevoli conseguenze.

Per proteggersi da questo rischio, occorre usare dei sistemi di cancellazione sicura. Prima di poter riutilizzare un supporto magnetico quale un hard disk, è consigliabile infatti effettuare delle operazioni che consentano di eliminare completamente i dati in esso contenuti, senza che gli stessi possano essere recuperati o ricostruiti in un secondo tempo.

Per fare ciò, esiste un sistema chiamato HD Eraser, ossia un apparecchio che emette un forte campo magnetico localizzato. Basta appoggiare il supporto da cancellare (disco rigido o floppy, cassetta audio o video) sul lato dell’apparecchio, premere il pulsante d’avviamento e nel giro di pochi secondi il vostro disco rigido sarà smagnetizzato, e tutti gli eventuali dati in esso contenuto non saranno più recuperabili.

Questo genere di apparecchiature è particolarmente indicato per le pubbliche amministrazioni o per istituzioni finanziarie. Per maggiori informazioni sulla cancellazione sicura e sulla protezione dei vostri dati sensibili, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica.

Una maglietta antiproiettile? Facile

aprile 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Bullet

Generalmente, quando si parla di giubbotti antiproiettile, la prima cosa che ci viene in mente non è certamente la comodità. Di solito la protezione ha un prezzo, e spesso tale prezzo si paga in termini di comfort, indossando pesanti armature che ci proteggono da eventuali assalti ma limitano assai i movimenti, aumentando la sudorazione.

In futuro però, tutto questo potrebbe diventare un lontano ricordo grazie ad un progetto di ricerca della University of South Carolina, che potrebbe rendere molto più semplice la vita di chi e’ costretto ad indossare un giubbotto antiproiettile, come soldati, agenti di polizia o personalità a rischio di attentati.

Infatti, gli scienziati hanno preso una normale maglietta, immergendola in una soluzione di carburo di boro, un materiale ceramico estremamente resistente (è il terzo materiale più resistente al mondo) usato nella produzione di giubbotti antiproiettile. Il risultato è una maglietta che somiglia solo a prima vista ad una normale, ma che in realtà costituisce una vera e propria armatura, con il vantaggio rispetto a quest’ultima di essere leggerissima e flessibile.

La maglietta, una volta immersa in questa soluzione, viene messa in un forno e riscaldata, trasformando le fibre di cotone in fibre di carbonio. Tale trasformazione innesca una reazione che produce carburo di boro.
Il tessuto così ottenuto è leggermente più spesso di quello di una normale maglietta, ma è flessibile e può essere piegato facilmente, al contrario dei normali giubbotti antiproiettile usati dalle forze di polizia.

Inoltre, e questo è un dato importante specialmente per i militari impegnati in zone assolate quali ad esempio in Iraq, tale tessuto protegge anche dalle radiazioni ultraviolette. In futuro, militari ed agenti di polizia potrebbero essere sempre protetti, ma muovendosi più liberamente e senza sudare, e questa fibra potrebbe essere utilizzata anche per le armature di mezzi meccanici, molto più leggere di quelle odierne.

Leica presenta la sua prima fotocamera con GPS

aprile 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Leica

La Leica ha annunciato il lancio sul mercato del proprio modello V-Lux 20, una fotocamera digitale compatta che, oltre alle classiche caratteristiche di affidabilità ed estrema precisione che ci si può aspettare da un prodotto della casa tedesca, presenta una novità che la rende la prima fotocamera di tipo standard dotata di sistema di posizionamento GPS.


 

Pochi giorni fa vi avevamo parlato di una fotocamera con GPS, adatta agli sport estremi grazie al suo involucro rinforzato. Questa Leica invece, esternamente è una normale fotocamera, con una risoluzione di 12.1 megapixel, uno zoom ottico 12x, un display 3” e una miriade di funzioni che assicurano una perfetta qualità dell’immagine scattata.


 

Ogni volta che scatta una fotografia, oltre all’immagine registra le esatte coordinate GPS del luogo fotografato, in modo da garantire a chi la usa una precisione assoluta nella gestione delle proprie fotografie. Ad esempio, grazie alla registrazione automatica dei dati GPS, è possibile caricare le immagini nel proprio album su un social network, ad esempio, e tali dati saranno automaticamente inseriti nelle informazioni della fotografia, indicando automaticamente dove è avvenuto lo scatto.

 

Con queste caratteristiche, potrebbe rivelarsi un utilissimo strumento non soltanto per specificare con estrema precisione dove si sono passate le vacanze, ma anche e soprattutto per un uso di tipo professionale, ad esempio per rilevazioni geografiche ad uso scientifico o industriale.

 

I

noltre, con le sue dimensioni ridotte, la Leica V-Lux 20 (disponibile ad un costo di circa 700 dollari) potrebbe diventare una fedele compagna di viaggio per agenti impegnati in operazioni di sorveglianza e di raccolta di informazioni riservate, a cui aggiungerebbe un ulteriore livello di dettaglio, rivelando anche la posizione geografica di obiettivi sensibili o dei luoghi ove le informazioni sono reperibili.

 

Come funziona uno Spy Phone

aprile 26, 2010 Tecnologia Nessun Commento

SpyPhone Symbian

Il software che trasforma un normale cellulare in un telefono spia funziona in maniera completamente invisibile, in modo da non destare alcun sospetto in chi lo usa né metterlo in allarme, così che possa usare il telefono normalmente e rivelarvi i suoi segreti. Questo è reso possibile dalla possibilità di controllare lo Spy Phone a distanza mediante l’invio di messaggi di testo in un particolare formato.

Tramite un semplice SMS potrete configurare le opzioni del telefono spia, attivandone e disattivandone le funzioni di ascolto ambientale e telefonico.
Inoltre, il cellulare spia è in grado di intercettare anche le conversazioni ambientali usando il microfono per catturare suoni ad alcuni metri di distanza; anche tale funzione è attivabile e configurabile via SMS. Durante una chiamata di ascolto ambientale, il telefono appare in stand by, ma se dovesse ricevere una chiamata entrante, o se viene premuto un tasto, l’ascolto ambientale verrebbe immediatamente disconnesso, sempre per evitare di destare inutili sospetti.

Tale tipo di intercettazione è possibile anche quando il vostro telefono spia è spento. In questo caso, una chiamata da qualsiasi altro numero che non sia il numero controllante predefinito, riceverebbe un messaggio di cellulare spento.

La funzione base dello Spy Phone, tuttavia, è quella che permette di ascoltare in diretta le conversazioni, comodamente dal proprio cellulare, il cui numero sarà stato impostato in precedenza come telefono controllante. Quando il cellulare spia è impegnato in una chiamata, invia automaticamente e segretamente un SMS verso il telefono controllante. A quel punto avrete la possibilità di chiamare per ascoltare in diretta la conversazione di vostro interesse.

Ovviamente le funzioni di un cellulare spia non finiscono qui! Per sapere meglio come funziona, e cosa potete fare tramite uno Spy Phone, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica.

Mantenere o recuperare l’equilibrio elettronicamente

aprile 26, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Vest

Oltre al senso del tatto, anche quello dell’equilibrio, pur non essendo uno dei cinque sensi principali, può risultare gravemente compromesso in seguito a malattie o eventi traumatici quali incidenti e conseguenti infortuni. Le terapie riabilitative possono durare lungo tempo, e durante tali terapie il rischio di una caduta è sempre presente.

Per minimizzare tale rischio, dei ricercatori di un dipartimento dell’UCLA (University of California L.A.) stanno lavorando ad una sorta di giubbotto salvagente che, se indossato dai pazienti in riabilitazione, li aiuta a mantenere l’equilibrio.
Si tratta di un giubbotto gonfiabile non troppo diverso da quelli che troviamo sugli aerei, e proprio come quelli degli aerei, anch’esso gonfiabile.

Quello che fa la differenza è che il gonfiaggio avviene in maniera automatica. Infatti, sulla parte esterna del giubbotto sono presenti una serie di accelerometri, del tutto simili a quelli contenuti nella maggior parte dei telefoni cellulari di tipo smartphone, e dei palloncini gonfiabili di silicone.

Quando l’accelerometro rileva un movimento brusco, che segnala la possibilità di caduta, i palloncini di silicone vengono gonfiati in modo da dare a chi li indossa un impulso che lo avverte della possibile caduta, spingendolo a reagire con un movimento uguale e contrario a quello della direzione in cui si sta perdendo l’equilibrio. Il gonfiaggio ad alta pressione della membrana che contiene i palloncini si traduce pertanto in una spinta che rialza immediatamente chi indossa il giubbotto.

Il cuore del sistema è un attuatore che garantisce un tempo di reazione e di gonfiaggio di circa 60 millisecondi, sufficiente per fornire un impulso in tempo reale. Rispetto ad altri sistemi che inviano una vibrazione sulla pelle dell’utilizzatore, e che rendono la pelle assuefatta alla vibrazione ritardando il tempo di risposta, l’uso dei palloncini non presenta tale controindicazione e permette una risposta immediata, garantendo una migliore riuscita della terapia riabilitativa.

Recuperare il tatto grazie ai nanotubi di carbonio

aprile 26, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Nanotube

La ricerca scientifica e la tecnologia possono aiutare la nostra salute e rendere la vita migliore, specialmente per chi ha problemi con uno dei cinque sensi vitali. In questo caso, parliamo del senso del tatto, che può andare perduto a seguito di incidenti o di malattie che affliggono il sistema nervoso centrale, ma che può essere recuperato, almeno parzialmente.

Infatti, una ricerca in corso presso l’Oak Ridge National Laboratory del Tennessee sembra ottenere ottimi risultati in tal senso grazie ai nanotubi di carbonio, talmente piccoli che un filo di fibra di vetro solo 4 volte più spesso di un capello umano ne può contenere quasi 20000.

I nanotubi svolgono, in pratica, un lavoro simile a quello delle terminazioni nervose che ricoprono la pelle umana; infatti, oltre ad avere dimensioni infinitesimali, grazie alle quali è possibile usarli con tale densità, sono anche conduttori di elettricità.

Pertanto, con queste caratteristiche, rappresentano una soluzione perfetta per costruire dei sistemi che imitano il funzionamento del sistema nervoso umano. Nelle dita di una mano, infatti, sono presenti circa 2500 terminazioni nervose per ogni centimetro quadrato, una densità paragonabile a quella delle fibre contenenti nanotubi.

Inoltre, ognuno dei nanotubi utilizzati viene isolato individualmente, permettendogli di trasportare un singolo impulso elettrico ed aumentando la sensibilità del recettore. Attualmente ancora non sono previste applicazioni reali per questa tecnologia, che si trova ancora nelle sue fasi iniziali di sperimentazione e di miglioramento della conduttività.
Tuttavia, questo progetto potrebbe in un prossimo futuro rivelarsi molto utile per pazienti privati del senso del tatto, che potrebbero recuperare, se non tutta, almeno una parte della funzionalità perduta.

Un robot subacqueo per la pulizia degli scafi

aprile 23, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Hull BUG

Chi ha navigato per mare sa benissimo che le formazioni di crostacei che si annidano nelle fessure degli scafi e sulla loro parte immersa possono rappresentare un serio problema, specialmente in termini di costo dal punto di vista energetico, in quanto possono rallentare la velocità di un’imbarcazione del 10 per cento, ma in contrasto, lo sforzo effettuato per recuperare quel 10 per cento può costare fino al 40 per cento in più di carburante.

A questo va aggiunto il costo, ed il tempo perso, per portare in secca le barche e ripulirle dalle incrostazioni. T utto questo però potrebbe ben presto essere un ricordo grazie a Hull Bug, un robot subacqueo in grado di effettuare la pulizia degli scafi incrostati in maniera autonoma.

Sviluppato dall’Office of Naval Research negli USA, Hull Bug è dotato di quattro ruote e di una serie di strumenti e sensori di bordo; per iniziare viene immerso in acqua, dove grazie ad una sorta di aspirapolvere, si attacca allo scafo da ripulire. A questo punto, viene lasciato operare in maniera autonoma senza controllo umano.

Grazie alla sua dotazione di sensori riesce a muoversi evitando gli ostacoli, mentre un apparecchio fluorometrico rileva la presenza di biofilm sullo scafo. Il biofilm è una formazione di batteri e microorganismi che funge da base su cui vanno poi ad annidarsi i parassiti.

A questo punto, Hull Bug interviene grazie alle sue potenti spazzole, e ripulisce la barca dal biofilm in maniera preventiva per evitare la formazione di incrostazioni, più che per rimuoverle quando si sono già formate. Per ora, gli esperimenti hanno dato esiti positivi, ed in un futuro non troppo lontano potremmo vedere un apparecchio del genere in ogni porto.

Videoregistratore tascabile, riprese professionali in ogni momento

aprile 23, 2010 Tecnologia Nessun Commento

DVR 806

Per effettuare riprese video di livello professionale non serve portarsi dietro delle pesanti telecamere, se si ha la possibilità di avere con sé un piccolo video registratore tascabile da sfruttare in tutte quelle situazioni in cui una telecamera nascosta o di dimensioni ridotte può fornire il suo contributo.

Per riprese in esterni, per una gita in bicicletta con gli amici o una discesa sugli sci in inverno, per riprese nascoste di svago come quelle di una candid camera, o professionali per operazioni di polizia o di sorveglianza video, avvalersi di un sistema quale il DVR 806 può rivelarsi utilissimo.

Pur essendo grande all’incirca quanto un pacchetto di sigarette, è in grado di registrare fino a 60 ore di filmati, a tre diversi livelli di risoluzione, che vengono salvati su un disco rigido interno della capacità di 60 Gb e in seguito possono essere tranquillamente scaricati e visualizzati su un PC grazie al comodo cavo USB.

La registrazione può avvenire in tre diverse modalità: manuale, avviamento tramite timer e tramite sensore di attivazione automatica a raggi infrarossi. Tramite quest’ultima modalità, il videoregistratore in miniatura potrà funzionare anche durante la vostra assenza, ad esempio per proteggervi da eventuali intrusi nella vostra casa o se sospettate che i vostri colleghi o dipendenti possano compiere strani movimenti in ufficio quando siete assenti.

Collegandolo alla rete elettrica, potrete pertanto avere a disposizione una vera e propria telecamera fissa per sorveglianza, che vi permetterà di effettuare registrazioni illimitate (compatibilimente con la capacità massima del disco rigido e della scheda aggiuntiva di memoria). Invece, alimentandolo tramite la batteria interna al litio, si rivelerà un perfetto compagno di avventure per le vostre gite o le vostre attività sportive!

Un portafoglio biometrico protegge carte di credito e dati personali

aprile 22, 2010 Tecnologia Nessun Commento

TungstenW

Se si ha bisogno di portare sempre con sé il portafoglio, bisogna fare in modo di assicurarsi che esso sia protetto contro accessi non autorizzati o furti, specialmente se, oltre ai contanti, vi sono contenute carte di credito e dati sensibili che potrebbero essere utilizzati per crearci problemi ben maggiori della perdita di un po’ di denaro contante, quali ad esempio i furti di identità.

Per proteggersi da tale eventualità senza abbandonare il caro vecchio portafoglio e il suo contenuto, nasce oggi Tungsten W, il primo portafoglio biometrico al mondo. Come si può intuire dal nome, è costituito da un involucro metallico di resistentissimo tungsteno; l’apertura del portafoglio avviene tramite un piccolissimo scanner biometrico, che riconoscerà la vostra impronta digitale e solo allora lo aprirà dandovi accesso alle vostre carte di credito e ai vostri documenti.

Per iniziare ad utilizzarlo, avrete bisogno di collegarlo ad un computer con cui programmarlo e registrare l’impronta digitale che in seguito fungerà da chiave di accesso. Oltre a questo, Tungsten W è anche dotato di collegamento Bluetooth, per abbinarlo ad esempio ad un cellulare, che vi avvertirà mediante un segnale non appena vi allontanate oltre una distanza prestabilita dal vostro portafoglio, ad esempio se qualcuno sta tentando di rubarlo.

Il portafoglio biometrico è disponibile in svariate versioni, non soltanto in tungsteno ma anche in fibra di carbonio o Kevlar, e in 5 colori diversi, ad un prezzo che varia da un minimo di circa 400 dollari fino a 600 dollari per la versione in Kevlar. Visto il prezzo, il suo contenuto deve essere veramente molto prezioso per giustificare una tale spesa…

Come riconoscere i nemici dagli occhi

aprile 22, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Panoptes

Un progetto della Southern Methodist University di Dallas, finanziato dal Ministero della Difesa americano, sta lavorando su una nuova tecnologia per fotocamere e telecamere in miniatura, che grazie alla sua alta risoluzione può identificare dei nemici anche all’interno di tunnel bui; tale tecnologia, chiamata Panoptes, viene anche usata come base per un sistema di identificazione tramite l’iride degli occhi, che può migliorare le procedure di sicurezza in luoghi sensibili quali ad esempio gli aeroporti.

Il nome Panoptes deriva dal mitologico gigante con 100 occhi, e ben si adatta a una tecnologia capace di produrre immagini di grande chiarezza ed alta definizione grazie a degli specchi elettromeccanici in miniatura (MEMS), collegati ad altri specchi in miniatura di forma paraboloidale, che vengono usati per effettuare uno zoom nella zona d’interesse.

L’obiettivo di questo progetto di ricerca è di produrre lenti in miniatura che possano essere montate sul casco di un soldato a decine o anche centinaia, collegate tra loro, e a loro volta collegate ad un computer che ne elabora le immagini restituendo un risultato di grande chiarezza, senza il peso di una lente più grande.

Inoltre, basandosi sempre sulla tecnologia Panoptes, i ricercatori stanno lavorando sul sistema Smart Iris, in grado di rilevare l’immagine dell’iride di una persona senza che essa debba fermarsi e posizionare l’occhio su un apposito scanner. Questo sistema potrebbe essere di grande utilità per proteggere obiettivi a rischio quali ad esempio un aeroporto: basta posizionarlo all’interno di una porta, o di un metal detector, e l’occhio del passeggero sarà analizzato rapidamente, senza destare sospetti e senza perdite di tempo, in modo da velocizzare le operazioni di filtraggio e di garantire l’accesso solo alle persone autorizzate.

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jammerPer proteggere la privacy, il silenzio o la riservatezza delle proprie informazioni, è pertanto consigliabile munirsi di un dispositivo di protezione quale un jammer per cellulari, ossia un dispositivo che, in mancanza della possibilità di intervenire sugli apparecchi stessi per spegnerli, interviene sulle onde radio presenti nella stanza o nella sala da isolare.
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Microfoni direzionali completi di amplificatore, per ascoltare a debita distanza conversazioni in modo assolutamente discreto. Fornito di protezione anti-vento e un dispositivo che minimizza gli effetti negativi dovuti ad eventuali vibrazioni meccaniche.
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Le Micro telecamere rappresentano un decisivo passo in avanti nella miniaturizzazione di elementi ottici, premiando un prodotto di rara fattezza e funzionalità. La microtelecamera, infatti, oltre ad avere ridottissime dimensioni (il suo diametro può raggiungere i 3.5mm x 8.6mm), possiede caratteristiche tecnico-funzionali ineguagliabili.
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keyloggerKeylogger, è un dispositivo grande quanto il tappo di una penna, capace di registrare ogni carattere digitato sulla tastiera del PC su cui viene installato. Questo dispositivo registra tutto ciò che viene digitato sulla vostra tastiera.
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