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Un rilevatore tascabile di agenti chimici da 32000 dollari

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L’azienda americana Thermo Scientific ha appena lanciato sul mercato il suo RMX, un’apparecchiatura portatile che, in un peso di soli 900 grammi, svolge una funzione in grado di salvare molte vite e di limitare i danni di un eventuale attacco terroristico portato con armi chimiche.

Infatti, il First Defender RMX, come è stato battezzato, è un rilevatore di sostanze, in grado di segnalare la presenza, nell’aria intorno a sè, non soltanto di agenti chimici, quali ad esempio gas nervini, antrace ed altre sostanze tristemente note perché generalmente associate a minacce terroristiche, ma anche esplosivi e narcotici.

Dotato di un tubi flessibile collegato ad una sorta di computer palmare, First Defender funziona puntando l’estremità del tubo (dotata di una serie di sensori) sull’oggetto da analizzare. Senza bisogno di distruggere il campione da controllare, First Defender nel giro di pochi secondi è in grado di determinare se si tratta di materiale pericoloso.

Progettato per l’uso da parte di forze armate, servizi di sicurezza, personale militare o per le investigazioni di polizia scientifica, First Defender visualizza i risultati del proprio lavoro direttamente sul suo display dotato di interfaccia intuitiva e semplicissima da usare, pertanto può essere utilizzato senza sottoporre l’utente ad alcun training particolare.

Resistente a temperature tra i 20 gradi sottozero ed i 40 sopra lo zero, può quindi essere utilizzato in una grande varietà di ambienti (anche se nel deserto iracheno d’estate, 40 gradi equivalgono ad una giornata fresca). Secondo il suo produttore, poi, First Defender è adatto anche per essere usato da privati cittadini, anche se non è ben chiaro che utilità potrebbero ricavarne. Oltretutto, si tratterebbe di privati con ampie risorse finanziarie, visto che il costo di 32000 dollari non lo rende esattamente accessibile per tutte le tasche.

Un Humvee volante? Alzate gli occhi, potreste vederne uno

ottobre 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

…o almeno, se abitate in Iraq o in Afghanistan, un giorno sopra la vostra testa potrebbe passare un veicolo che è una via di mezzo tra un autoblindo, un elicottero ed un piccolo aereo. Infatti, la DARPA (e chi altri, sennò?), qualche mese fa, ha lanciato una gara tra i vari produttori di apparecchiature belliche per un progetto chiamato Transformer.

L’idea nasce dall’esigenza di difendersi dalle bombe artigianali (IED, Improvised Explosive Devices) e dagli agguati al lato della strada, che rappresentano la minaccia maggiore alle truppe di stanza in queste tormentate zone del mondo. Se la protezione fornita dalla blindatura non è sufficiente a proteggersi da questo genere di attacchi, la soluzione è quella di volare al di sopra di eventuali minacce di questo tipo.

Il Transformer deve essere in grado di far spuntare le proprie ali e le pale, simili a quelle di un elicottero, e prendere il volo, con decollo verticale, entro un massimo di 60 secondi, sufficienti per sfuggire ad agguati stradali, raggiungendo un’altitudine di circa 3000 metri. Chi pilota un Transformer non deve possedere un brevetto di volo, in quanto il volo è quasi completamente automatizzato, e su uno schermo all’interno dell’abitacolo viene visualizzata una sorta di “strada virtuale“, in modo che chi lo guida non deve far altro che seguire tale strada, come fosse un videogioco, per raggiungere la propria destinazione in maniera sicura.

E’ di pochi giorni fa la notizia secondo la quale il contratto per lo sviluppo di tale tecnologia è stato affidato alla AAI Corporation, basata nel Maryland, che si è aggiudicata un contratto di oltre 3 milioni di dollari per creare il primo carro armato volante.

Protezione dalle intercettazioni: per tutti e per tutte le esigenze

ottobre 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Nella società del 21esimo secolo, in cui la conoscenza e le informazioni sono a disposizione di tutti con un semplice click o una ricerca su Internet, sembra proprio che non esista nulla che non possa diventare di pubblico dominio entro breve tempo.

Per questo, quando per esigenze personali o lavorative, occorre che determinate informazioni restino il più confidenziali possibile, bisogna prendere le adeguate contromisure. Ad esempio, siamo proprio sicuri che il nostro telefono di casa, o le linee del nostro ufficio, siano adeguatamente protette contro eventuali intrusioni esterne?

Al giorno d’oggi, intercettare una telefonata, sia da rete fissa che dal cellulare, è diventato molto più semplice e più alla portata di tutti di quanto si potesse immaginare anche solo pochi decenni fa, grazie a tecnologie che una volta erano soltanto appannaggio di superspie o agenti segreti.

Visto che le nostre telefonate e conversazioni, anche in ambienti considerati sicuri, possono essere ascoltate praticamente in ogni momento, la cosa migliore da fare è certamente quella di dotarsi di contromisure tecnologiche allo scopo di difendersi dalle intercettazioni.

Se avete il dubbio che, ad esempio, nel vostro ufficio siano state installate delle microspie o degli apparecchi di registrazione, per esempio perché venite a sapere che persone esterne sono a conoscenza di argomenti discussi in riunioni riservate, o perché un concorrente riesce sempre a battervi sul tempo con delle offerte più basse ai clienti, o altro ancora, la tecnologia moderna viene in vostro aiuto in varie maniere.

Le apparecchiature di protezione dalle intercettazioni disponibili ormai pressoché ovunque sulla rete possono agire in svariati modi per garantire la vostra privacy: ad esempio grazie ai rilevatori di microspie, apparecchi che emettono onde radio su un’ampia gamma di frequenze, potete rilevare le eventuali microspie presenti nel vostro ambiente (ed individuarne la posizione), oppure potete inserire un apposito sistema di rilevamento microspie direttamente sulla linea telefonica; grazie a questo rilevatore, non soltanto vengono localizzati eventuali intrusi sulla vostra linea, ma viene emessa una piccola scarica a bassa tensione, sufficiente per disinnescare microspie e permettervi di parlare liberamente.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello della presenza di microspie GSM che possano far ascoltare in diretta le vostre conversazioni, o le vostre riunioni riservate, utilizzando la rete cellulare per trasmetterne il contenuto ad un ascoltatore distante. Per difendersi da questo genere di intercettazioni, potete ad esempio dotarvi di un jammer, ossia di un apparecchio che, sempre grazie all’emissione di onde radio, è in grado di “confondere” i telefoni cellulari presenti nel suo raggio d’azione, rendendo impossibile la trasmissione e ricezione.

Il jammer non soltanto previene eventuali ascolti esterni, ma ne esistono anche dei modelli in grado di impedire il funzionamento di microregistratori audio digitali presenti. Oltretutto, l’uso di un jammer o scrambler è utile non soltanto per prevenire fughe di notizie, ma consente anche un regolare e fluido svolgimento delle discussioni, senza interruzioni dovute a telefonate improvvide ed altro. Insomma, la protezione dagli ascolti esterni si unisce all’ottimizzazione del tempo di lavoro.

Quindi, se grazie alla crescente diffusione della tecnologia di ascolto, intercettare una telefonata è impresa ormai alla portata di quasi tutti, altrettanto si può dire per la difesa contro tali attacchi esterni; basta saper trovare le modalità adatte alle proprie esigenze per assicurarsi che le proprie conversazioni private rimangano tali, in ufficio come a casa.

In ogni caso, è sempre meglio affidarsi ad un esperto del settore, quando si parla di protezione della privacy; ad esempio, rivolgendovi ad Endoacustica potrete trovare risposte a tutte le vostre domande in questo particolare campo.

Un microfono spia amatoriale con 20 dollari

settembre 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Ormai sulla Rete si possono trovare le istruzioni per fare di tutto, dalla ricetta per un piatto di pasta fino (purtroppo) a come fabbricare una bomba.
Pertanto non è una sorpresa imbattersi nelle istruzioni per fabbricare un microfono spia amatoriale.

Ad un costo di circa 20 dollari, praticamente chiunque può essere in grado di costruire un piccolo microfono spia a raggio laser. Il microfono spia è in grado, tramite il raggio laser invisibile ad infrarossi, di rilevare le più piccole vibrazioni di una parete o di una finestra, causate dai suoni prodotti dalla voce umana al di là del muro o del vetro.

Il raggio laser viene raccolto da un transistor, e grazie ad un piccolo amplificatore viene convertito in segnale audio. Il tutto può essere costruito da sè con poco sforzo.

Ovviamente però, si tratta di apparecchi amatoriali, che al massimo possono essere usati per spiare il proprio vicino (possibilmente con intenzioni innocenti!). Per un uso di tipo professionale, è decisamente consigliabile usare apparecchiature di ben altra caratura, quali ad esempio un microfono direzionale.

Basati sullo stesso identico concetto, i microfoni laser direzionali sono in grado, se il loro raggio invisibile viene puntato contro il vetro di una finestra, di leggerne le vibrazioni e raccogliere le conversazioni al suo interno, fino ad una distanza di oltre un chilometro e mezzo. Tale genere di apparecchiature per l’ascolto a distanza è consigliato per un uso di ben altro livello, ad esempio per forze dell’ordine durante un’operazione di raccolta prove, o per detectives privati durante un’investigazione.

Ovviamente hanno ben altri costi rispetto ai microfoni amatoriali, ma il risultato ottenuto sarà di tutt’altro livello, e potrà anche essere utilizzato in sede processuale come prova.

Sciami di robot volanti per i soccorsi post-terremoto

settembre 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

L’idea di uno sciame di robot volanti può richiamare alla mente vecchi film di fantascienza e minacce di invasioni aliene, ma per gli scienziati della Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, questi robot volanti potrebbero essere molto utili alla collettività.

Infatti, presso l’istituto svizzero si sta lavorando ad un progetto chiamato Swarming Micro Air Vehicle Network, abbreviato in SMAVNET, che consiste, per l’appunto, in uno sciame di robot miniaturizzati che, lanciati sopra una zona dove si sia appena verificata una catastrofe naturale, sono in grado di ristabilire le comunicazioni, mettendo quindi i soccorritori in condizione di operare al meglio.

In caso di catastrofi o calamità, quello che spesso non consente di valutare esattamente l’entità dei danni è proprio l’impossibilità di stabilire un contatto telefonico con i luoghi colpiti.
SMAVNET è basato su una serie di MAV (Micro Aerial Vehicles) costruiti in materiale leggerissimo e pesanti soltanto 400 grammi l’uno, dotati di un motore elettrico alimentato a batteria con un’autonomia di volo di 30 minuti circa.

Dotati di una serie di sensori ed apparecchiature di navigazione, i robot di SMAVNET vengono guidati sulla zona colpita, e a quel punto, grazie alla rete wireless che li tiene in comunicazione continua tra loro, formano una sorta di rete volante che funge da antenna e consente di mantenere le comunicazioni tra la base operativa dei soccorsi, ed i soccorritori direttamente impegnati sul territorio.

I robot sono in grado di operare autonomamente, ma anche tramite una interfaccia utente installata su un computer collegato in maniera wireless, ed in grado di comandare l’intero sciame allo stesso tempo.
Nonostante il tempo di volo di 30 minuti sia piuttosto basso, il team della EPFL ha comunque dimostrato l’affidabilità del sistema. Il prossimo passo sarà quello di allungare la vita delle batterie per una maggior durata delle operazioni.

Un nuovo elicottero veloce con rotori su ali fisse

settembre 29, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Pochi giorni fa avevamo parlato del progetto Sikorsky X2, un elicottero coassiale capace di volare ad una velocità di punta di 250 nodi, ben superiore all’attuale record mondiale di circa 216 nodi.

Ora, prontamente arriva la risposta da parte del consorzio Eurocopter, parte della galassia EADS che comprende anche Airbus, che ha lanciato il proprio elicottero ad alta velocità, a cui è stato dato il nome, non si sa se per coincidenza o per sfida, di X3.
Nonostante la velocità di punta dichiarata dall’X3 (220 nodi) sia inferiore ai 250 raggiunti dal rivale, quello che è interessante in questo elicottero sono le innovazioni tecnologiche, specialmente per quanto riguarda la propulsione.

Infatti, se il modello prodotto da Sikorsky usa una coppia di pale coassiali, ossia montate sullo stesso asse e che ruotano parallele una sopra all’altra, la Europcoter ha preferito, oltre al classico rotore centrale a 5 pale con rotazione orizzontale, montare su altrettante ali fisse attaccate al corpo dell’elicottero, due piccoli rotori che girano verticalmente, in modo da fornire spinta in avanti e raggiungere la velocità di punta dichiarata.

Il concetto X3 è progettato per un utilizzo in applicazioni nelle quali la massima velocità operativa rappresenta un fattore vitale, come incursioni rapide (specie di notte) dietro le linee nemiche per colpire obiettivi sensibili, o per recuperare ed evacuare soldati feriti.
Il tutto viene anche ottenuto senza un eccessivo aggravio di costi, al contrario del Sikorsky, il cui rotore coassiale è sensibilmente più costoso rispetto a quello tradizionale, o anche all’abbinamento tra i rotori tradizionali e quelli montati su ali fisse.

Insomma, la gara di velocità è soltanto all’inizio, e ad uscirne vincitori potrebbero essere, una volta tanto, gli utilizzatori e gli acquirenti di questi elicotteri.

Un nuovo esoscheletro per la Raytheon

settembre 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

La Raytheon ha appena annunciato di aver terminato gli ultimi test su una nuova versione del suo esoscheletro Sarcos XOS, precedentemente fornito alle forze armate americane per consentire ai soldati ce lo indossano di trasportare carichi pesanti senza compiere alcuna fatica.

Nella sua versione precedente, il cui sviluppo era durato oltre 10 anni, il Sarcos XOS, grazie ad una serie di motori idraulici servoassistiti, permetteva a chi lo indossava di raddoppiare la sua forza e di svolgere il lavoro di due uomini, il tutto senza faticare.

Nella versione più recente, che è stata battezzata Sarcos XOS 2, l’interesse dei progettisti è stato focalizzato non tanto sull’aumento della forza, quanto sulla riduzione del consumo energetico, usando l’energia idraulica in maniera più efficiente per consentire un minore consumo di elettricità. In questo modo, la Raytheon è stata in grado di aggiungere altri elementi tecnologici,senza che il consumo ne risentisse.

Attualmente, tali esoscheletri vengono alimentati tramite il caro vecchio cavo elettrico, il che ne limita i movimenti al raggio d’azione raggiungibile con la lunghezza del cavo. L’obiettivo finale di quello che potrebbe essere chiamato XOS 3, è quello di creare esoscheletri alimentati con delle batterie ricaricabili, che permettano non soltanto di raddoppiare o triplicare la forza di chi li indossa, ma anche e soprattutto siano in grado di muoversi più liberamente per trasportare i propri carichi.

Ad esempio, un esoscheletro alimentato a batteria potrebbe essere utilizzato nelle zone di combattimento, per evacuare rapidamente i soldati feriti e portarli al sicuro, in modo da prestare loro le cure del caso; in alternativa, potrebbe essere usato per portare rapidamente approvvigionamenti, materiale pesante, armamenti o altro alle truppe in battaglia.

Flying Lift, per una perfetta visione dall’alto

settembre 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Se volete ottenere il meglio dalla vostra videocamera, ed aggiungere un punto di vista dall’alto, non avete bisogno di compiere pericolose arrampicate, ma vi basta montarla su un quadrielicottero radiocomandato, che librandosi in volo vi permetterà di effettuare riprese spettacolari.

Il modello Flying Lift, del peso di soli 500 grammi, comodamente ripiegabile e trasportabile all’interno di uno zaino, è stato studiato proprio per trasportare videocamere convenzionali, e consiste in un microelicottero a quattro rotori, una piccola unità ricevente che può essere comodamente alloggiata all’interno dello zaino, ed un paio di occhiali con un piccolo display.

Su questo display è possibile, con un occhio, vedere le immagini che il vostro Flying Lift sta riprendendo in quel momento, mentre con l’altro occhio potrete seguirne il volo.

L’unità di controllo è munita di due antenne, ed il sistema è in grado di passare automaticamente all’una o all’altra a seconda della ricezione migliore, per ricevere a terra le immagini e per inviare i comandi operativi alla vostra videocamera. Inoltre è anche dotata di uno schermo in cui vengono visualizzati i dati di volo ed il livello della batteria, per evitare di veder interrotte le proprie riprese sul più bello.

Grazie alla propulsione a 4 eliche, il Flying Lift è in grado di volare in maniera stabile, garantendo immagini nitide anche grazie alla semplicità e precisione dell’unità di controllo, che comanda il microelicottero come un joystick per videogiochi.

Il Flying Lift è stato presentato durante il recente salone Photokina, la più grande fiera mondiale di apparecchiature fotografiche e video. Ancora non è in commercio, ma dovrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno, ad un costo (non esattamente a buon mercato) di 10000 euro.

La popolazione afghana schedata grazie ad uno scanner

settembre 27, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Da mesi, le forze afghane, in collaborazione con quelle americane e della NATO, stanno usando in maniera intensiva degli scanner oculari per identificare e schedare non soltanto i prigionieri, ma anche il personale militare e delle forze di polizia, in modo da garantire (o negare) l’accesso a determinate zone mediante l’identificazione biometrica.

Il prossimo passo di questo progetto consiste nella schedatura di una larga parte della popolazione civile, e nell’emissione di oltre un milione e 600mila carte di identità biometriche (su circa 29 milioni di abitanti del paese) entro il prossimo mese di maggio. L’idea è quella di tenere sotto controllo i gruppi di talebani presenti nel paese, verificando non soltanto l’identità della persona da controllare, ma anche il passato, eventuali crimini pregressi e, soprattutto, i possibili collegamenti con combattenti nemici.

In questo modo, le forze dell’ordine afghane intendono prevenire eventuali infiltrazioni al loro interno da parte di Talebani e loro simpatizzanti, specialmente provenienti dall’estero. Il piano, che prevede anche una sorta di censimento di una parte della popolazione, presenta comunque i suoi ostacoli e difficoltà.

Ad esempio, il fatto che in Afghanistan sono presenti due simili progetti di identificazione biometrica, uno gestito dalle forze NATO (che già contiene i dati di oltre 400mila persone) e l’altro dal governo afghano, e i due sistemi utilizzati non sono compatibili e pertanto non riescono a dialogare l’uno con l’altro, limitandone l’utilità e l’efficienza.

Pertanto, una persona che nel sistema gestito dalle forze afghane risulta essere pulita, potrebbe non essere registrata nel database delle forze NATO, e magari rischiare l’arresto senza motivo.
La strada verso la completa affidabilità del sistema di identificazione biometrica è quindi ancora lunga, e riuscire a far comunicare i due diversi database è soltanto il primo passo.

Proteggere i robot antibomba dalle bombe: una buona idea?

settembre 27, 2010 Tecnologia Nessun Commento

L’uso sempre più intensivo, nelle zone di guerra, di costosissime apparecchiature tecnologiche per proteggere i soldati da eventuali minacce, quali ad esempio le bombe artigianali, porta ad un interessante paradosso. Infatti, la QinetiQ, produttrice di una serie di robot antibomba usati dall’esercito americano in Iraq ed Afghanistan, sta pensando di equipaggiare i propri robot della serie Talon con un jammer che impedisca l’utilizzo di eventuali sistemi di detonazione a distanza.

In tutto il mondo sono presenti circa 2800 di questi apparecchi radiocomandati, che vengono utilizzati per raccogliere e disattivare o detonare bombe mentre il personale militare che lo comanda si tiene a distanza di sicurezza. Molti di questi robots sono stati danneggiati, o irrimediabilmente distrutti, dall’esplosione delle bombe che stavano tentando di neutralizzare, e per i ribelli iracheni, lanciare razzi contro i robot antibomba significa privare i soldati americani della loro protezione antibomba.

Pertanto, proteggere questi robot sicuramente ha un senso in termini di sicurezza. Però, uno dei motivi principali per cui vengono utilizzati robot “sacrificabili” è il loro costo relativamente limitato (100mila dollari circa) e la possibilità di ripararli facilmente in caso di danni; inoltre, non sono dotati di alcun tipo di tecnologia segreta che potrebbe tornare utile ad eventuali nemici.

Al contrario, dotarli di ulteriori apparecchiature potrebbe avere come risultato quello di accrescere l’interesse dei ribelli non più (o non soltanto) nell’attacco ai soldati nemici, ma anche nella cattura di preziose apparecchiature tecnologiche.
Già in Afghanistan, i soldati americani si sono trovati più volte a dover combattere per recuperare i loro droni, esponendosi al pericolo proprio per salvare quelle apparecchiature tecnologiche che dovrebbero ridurre tale pericolo per i soldati.

Secondo la QinetiQ, comunque, l’uso dei jammers dovrebbe servire a proteggere non solo i robot, ma anche i soldati che li seguono per verificare che tutte le bombe siano state neutralizzate.

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 LOCALIZZATORE RF
localizzatore rf

Localizzatore di oggetti, studiato appositamente per coloro che hanno l’esigenza di tenere sotto controllo i loro animali domestici, ad un costo assai limitato, ma non solo puo' anche essere utilizzato per ritrovare oggetti preziosi, localizzare bici da corsa rubate e automobili parcheggiate.