Droni per la videosorveglianza: a che punto siamo?

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Come proteggere la vostra carta di credito contactless (e non solo) dal furto wireless dei dati

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Gli occhi delle api per i robot volanti

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Le api, essendo dotate di un cervello molto piccolo, fanno grande affidamento sulle loro capacità visive per orientarsi e sopravvivere in ambienti anche difficili. Per capire meglio il funzionamento della vista di questi piccoli insetti, e come essa ne influenza la vita, un gruppo di scienziati dell’università tedesca di Bielefeld ha creato un occhio artificiale, che sperano possa svelare il segreto delle capacità di orientamento e di elaborazione delle informazioni durante il volo.

L’obiettivo finale è quello di usare le conoscenze acquisite, applicandole a tecnologie quali gli aerei in miniatura (MAV, Micro Aerial Vehicles) per migliorarne le potenzialità. L’occhio d’ape artificiale è costituito dalla combinazione di uno specchio e di una lente, accoppiati a formare una sorta di cupola che riflette le immagini verso l’interno, dove è piazzata una singola videocamera che così è in grado di raccogliere le immagini stesse, con un campo visivo di circa 280 gradi.

Tali immagini vengono poi fuse elettronicamente in modo da ottenere un fuoco perfetto anche con un così ampio angolo visivo. I tentativi effettuati in precedenza non erano stati in grado di ottenere simili risultati dal punto di vista dell’accuratezza dell’immagine raccolta, e per ottenere un risultato del genere bisognava usare una doppia telecamera, che sarebbe stata troppo pesante per essere poi montata su un MAV.

Ovviamente il tutto è in fase di ulteriore perfezionamento, ad esempio studiando la possibilità di visualizzare la luce ultravioletta, cosa che le api sono già in grado di fare, e che renderebbe il sistema ancora più simile all’occhio naturale degli insetti, sperando che conduca anche alla comprensione di come i loro occhi processano le immagini ed inviano i relativi stimoli neurali al cervello.

Videocamere subacquee low-cost dal Giappone

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Il paese del Sol Levante è sinonimo di innovazione tecnologica e qualità, che spesso si accompagnano a costi relativamente contenuti. In questo caso, l’accento è stato posto sul mantenimento di un livello basso in termini di prezzo, con il risultato di un prodotto nella media, ma dal prezzo decisamente basso di soli 150 dollari.

Si tratta di DV5000UW, una videocamera subacquea, prodotta dalla casa giapponese Exemode, munita di un sensore da 5.17 megapixel, ed in grado di riprendere filmati ad una risoluzione di 720p, o di scattare immagini con una risoluzione di 3 megapixel, anche sott’acqua fino ad una profondità massima di circa 10 metri.

Grazie al suo display LCD da 2.7 pollici, le immagini riprese vengono visualizzate in buona qualità in tempo reale. Per apprezzarle meglio ed in formato più grande, la DV5000UW può essere collegata ad un televisore ad alta definizione grazie all’uscita HDMI.

Si tratta comunque, come detto, di un prodotto senza grosse aspirazioni, e tale connotazione “low cost” si può notare nella dotazione di memoria interna, limitata a soli 32 Mb. Pertanto, chi decidesse di acquistare questa videocamera dovrebbe anche prevedere di aggiungere una piccola spesa per l’acquisto di schede di memoria che possano garantire una maggior durata delle proprie riprese video. Anche qui, lo spazio è piuttosto limitato in quanto la DV5000UW può supportare soltanto schede fino a 16 Gb, a fronte di modelli più cari che gestiscono fino a 64 gb di memoria.

Insomma, si tratta di un modello senza grosse ambizioni, che può essere adatto come regalo da utilizzare per riprese di tipo amatoriale senza velleità professionali. Per un utilizzo professionale, sono ben altre le case, i modelli ed i prezzi a cui bisogna guardare.

Una telecamera per dentisti moderni

La tecnologia video in miniatura e la video sorveglianza sono le nostre specialità, ma questo non significa necessariamente che le due cose debbano per forza andare di pari passo. La crescente miniaturizzazione dei sistemi video trova infatti applicazione in una miriade di altre occasioni, non soltanto grazie a telecamere nascoste che riprendono segretamente, ma anche grazie a microcamere che, racchiuse all’interno di strumenti di tutt’altro genere, ne migliorano l’efficienza.

Ad esempio, questo è il caso della Dental Cam, ossia di una telecamera intraorale, adatta per essere utilizzata all’interno di uno studio dentistico per meglio documentare lo stato di salute dei denti dei propri pazienti, anche in angoli poco visibili. La stessa operazione può essere compiuta da chi volesse controllare in prima persona che i propri denti siano in buone condizioni.

Grazie alle sue dimensioni ridotte, può essere usata non soltanto per l’esplorazione della cavità orale, ma anche per svariati altri usi domestici, scientifici e professionali, ad esempio per visualizzare circuiti elettronici a distanza ravvicinata, o per riprendere piccoli animali od insetti da studiare in laboratorio, e molto altro ancora, il tutto con una risoluzione di 1.3 megapixel e la sua sensibilità che la rende in grado di funzionare anche in condizioni di illuminazione ridotta.

Inoltre, la sua semplicità d’uso è ulteriormente accentuata dalla presenza di un cavo USB, che oltre a fornire alimentazione consente di collegare la Dental Cam direttamente al vostro computer, per poter visualizzare in tempo reale le sue riprese, e anche per poterle salvare con comodità, e riesaminarle più avanti, ad esempio per un check up delle condizioni di salute del paziente.

Per maggiori dettagli sul funzionamento e sui prezzi della telecamera orale, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica e richiedere informazioni ai nostri consulenti, che saranno a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.

Anche gli alianti possono decollare da terra

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Come gli amanti del volo a vela sanno bene, volare con un aliante è divertente, ecologico ed emozionante, e mette alla prova l’abilità del pilota nel saper cogliere la giusta corrente d’aria per prolungare il suo volo o raggiungere le quote più alte. Tutto questo presenta però un lieve inconveniente, nella fase di decollo.

Infatti, non essendo dotati di motore, gli alianti devono essere ”agganciati” ad un altro aereo, dal quale vengono poi lanciati una volta in volo. Questo ne rende più complicata l’operatività, limitando anche le possibilità d’uso.

Tutto questo però potrebbe far parte del passato, grazie al concetto di aliante a motore progettato dalla Desert Aerospace del New Mexico. Prima che i puristi del volo a vela tra voi possano inorridire e storcere il naso, chiariamo subito che la definizione di aliante a motore non è una contraddizione in termini.

Infatti, si tratta di un motore jet retraibile, che viene usato solamente nella fase di decollo, per fornire la spinta necessaria a sollevare il nostro aliante da terra, proprio come fosse un aereo di tipo convenzionale. Inoltre, può essere utile anche in aria in caso di emergenza, o per guadagnare quota in caso di necessità.

L’energia necessaria viene fornita da un motore del peso di circa 20 chilogrammi, che può dare circa 110 chilogrammi di spinta. Attualmente, la Desert Aerospace è in attesa dell’approvazione del proprio aliante a motore, che per ammissione dei progettisti, è stato ispirato da… un cartone animato! Infatti, l’ispirazione per la creazione di questo aliante deriva dagli innumerevoli (ed infruttuosi) tentativi di Wile E. Coyote di acciuffare l’imprendibile Beep Beep. Ovviamente, alla Desert Aerospace vanno tutti i nostri auguri di una miglior fortuna.

Quadrielicotteri autonomi, i vostri occhi volanti

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Circa una settimana fa vi avevamo parlato di un quadrielicottero in miniatura che può essere comandato tramite un’aplicazione iPhone, ed utilizzato per la sorveglianza video perimetrale, intorno a giardini o case, o anche all’interno delle stesse grazie alle eliche protette.

Ora giunge la notizia che la videosorveglianza aerea di spazi limitati ha compiuto un nuovo passo in avanti, grazie alla creazione di un quadrielicottero autonomo, ossia di un oggetto volante in grado di gestire automaticamente la propria missione, ad esempio alzandosi in volo da solo non appena i suoi sensori rilevano un movimento nella zona di sua competenza.

Progettato dal laboratorio GRASP (General Robotics, Automation, Sensing and Perception) della University of Pennsylvania, questo elicottero in miniatura, derivato da un progetto iniziale di tipo militare, può essere utilizzato, ad esempio,come complemento per sistemi antifurto, ad esempio all’interno di un magazzino di logistica, dove l’uso di telecamere fisse o di sorveglianti in carne ed ossa potrebbe non bastare.

Per fornire un miglior punto di vista, il Quadrotor è dotato di alcuni “rostri” che gli permettono di agganciarsi ad una superficie quale ad esempio un muro, ed effettuare riprese fisse grazie alla telecamera mobile incorporata, che esplora l’ambiente circostante alla ricerca di movimenti sospetti, e può zoomare su eventuali punti d’interesse.

Nel caso di atterraggio difficile, ad esempio per appostarsi su un cornicione o sul ramo di un albero, il Quadrotor è programmato per ritentare l’appostamento finché non trovi una posizione soddisfacente.

Recentemente, osserviamo con piacere come la tecnologia di origine militare stia finalmente trovando applicazioni anche nel campo civile o commerciale. La novità è sicuramente apprezzabile, perché la sicurezza e la protezione non sono soltanto appannaggio e monopolio degli uomini in divisa, ma spettano a tutti.

L’Arabia Saudita fa marcia indietro sui BlackBerry

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Come certamente saprete, non soltanto da noi ma dai giornali di tutto il mondo, il governo dell’Arabia Saudita, seguendo quello degli Emirati Arabi, aveva decretato la messa al bando dei telefonini BlackBerry, in quanto, secondo la versione ufficiale, non rispettavano dei non meglio specificati parametri in termini di sicurezza delle telefonate.

Tale bando avrebbe dovuto iniziare da oggi 6 agosto. A quanto pare, il blocco dei BlackBerry è durato soltanto poche ore, e nel pomeriggio hanno ricominciato a funzionare, anche se a quanto pare non è stato ancora ufficialmente revocato, né hanno trovato conferma le voci secondo cui la Research In Motion (Rim), che produce gli smartphone, abbia trovato una soluzione al problema.

Secondo le autorità saudite e degli Emirati, il sistema BlackBerry non è conforme agli standard locali in quanto usa una codifica non decifrabile alla fonte, e pertanto le telefonate fatte con tale piattaforma non sarebbero passibili di intercettazione da parte delle forze di polizia.

Il fatto che il bando non sia stato attuato completamente solleva, se possibile, ancora più domande. Se il servizio fosse stato riattivato in quanto la RIM abbia concesso al governo saudita di accedere ai propri codici di sicurezza, gli altri paesi che hanno vietato i BlackBerry o hanno in mente di farlo, quali, oltre agli Emirati Arabi, anche India, Algeria ed Indonesia, potrebbero accampare gli stessi diritti.

D’altra parte però, la RIM continua a sostenere che chiunque ne faccia richiesta non potrebbe mai ottenere una copia delle chiavi di codifica, in quanto tali chiavi non sono impostate dalla RIM stessa, ma individualmente dal cliente, ed il gestore di rete non è assolutamente in possesso di tale copia.

Insomma, l’intrigo sulla privacy telefonica sembra allargarsi ogni giorno di più, e non ci resta che attendere nuovi sviluppi per chiarire il tutto.

Gli idrovolanti tornano sulla cresta dell’onda, con un nuovo design

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Nel campo del trasporto aereo, siamo abituati a rilevare novità su base giornaliera che riguardano aerei con e senza pilota, a motore convenzionale, elettrico o solare. Tuttavia, un tipo di aeromobile che non fa certo parlare di sé come palestra per le innovazioni tecnologiche è l’idrovolante, almeno fino ad oggi.

Infatti, dopo circa 60 anni in cui non si sono registrate grossi cambiamenti in questo settore degli aerei da turismo e piccolo trasporto passeggeri e merce, oggi finalmente possiamo parlarvi del Privateer, un aeromobile anfibio che promette di ridefinire i parametri in termini sia di aspetto esteriore, che soprattutto di prestazioni e di sicurezza.

Costruito in fibra di carbonio resistente alla corrosione dell’acqua, è dotato di una unica elica centrale montata sul retro, e di un alettone posteriore che collega i due galleggianti e lo fa somigliare quasi ad una sorta di catamarano volante. Il design particolare ed il baricentro basso consentono una maggiore maneggevolezza e stabilità, specialmente nella fase acquatica, riducendo il rischio di capovolgersi a causa delle onde.

Il Privateer è in grado di trasportare, oltre al pilota, fino a 6 passeggeri, ed è alimentato da un motore Walter 601 a turbina, che grazie all’elica coperta riduce anche l’inquinamento acustico, migliorando l’efficienza e riducendo anche il consumo di carburante. Il suo peso totale a vuoto è di soli 1600 chilogrammi circa, e può raggiungere altitudini di oltre 7700 metri, con un’autonomia di circa 1600 chilometri ed una velocità di crociera tra i 195 e i 215 nodi, a seconda dell’altitudine di volo, e della capacità del serbatoio, che varia con la configurazione utilizzata.

Per ora, il Privateer è soltanto un prototipo, per cui non se ne conosce ancora la disponibilità sul mercato ed il prezzo.

Cellulari criptati, per telefonate sicure in barba a qualsiasi governo

agosto 5, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Come abbiamo visto in alcuni articoli recenti, quando non sono impegnati a lanciarsi reciproci insulti (o addirittura missili) i governi dell’Emisfero Occidentale e di quello Orientale vanno completamente d’accordo quando si tratta di tenere sotto controllo la libertà d’espressione e di comunicazione dei propri cittadini.

Se da un lato l’Amministrazione USA istituisce centri segreti incaricati di filtrare le attività online dei milioni di utenti americani con la scusa di cercare eventuali pericoli per la sicurezza nazionale (come se i terroristi siano così sprovveduti da lasciare tracce elettroniche…), dall’altro lato i Paesi asiatici e mediorientali, sempre dietro lo stesso pretesto, dichiarano guerra alle telefonate cellulari effettuate con la tecnologia BlackBerry, che ha il solo difetto di usare una codifica controllata individualmente da ciascun utente, pertanto non in possesso del gestore di rete, che non potrà fornire i dati delle conversazioni ad un eventuale giudice che ne dovesse fare richiesta.

Per non rischiare di incorrere nei capricci di qualche censore o qualche funzionario governativo che una mattina si svegliasse e decidesse di ascoltare tutte le telefonate, o comunque per evitare che le nostre conversazioni possano finire per essere ascoltate od intercettate, con intenzioni amichevoli o meno, fortunatamente una soluzione c’è, e prescinde dal sistema di telecomunicazioni utilizzato.

Infatti, usando un cellulare criptato, si aggiunge un ulteriore livello di sicurezza a quello (comunque vulnerabile) fornito dalla codifica originaria usata dall’operatore GSM di vostra scelta.

Per codificare le comunicazioni del vostro telefono cellulare, vi basta installare uno speciale software sul vostro apparecchio, che renderà le vostre telefonate inascoltabili. Infatti, anche in caso di eventuale intercettazione di una chiamata tra due cellulari dotati di sistema di criptaggio Safe & Talk, l’ascoltatore nascosto sarebbe in grado di captare soltanto un rumore indistinto ed inintelligibile.

In breve, una volta installato il software di criptaggio, basta inserire una chiave segreta, e chiamare liberamente. Se il cellulare del vostro interlocutore è dotato dello stesso software, e della stessa chiave segreta, il gioco è fatto.

Le telefonate effettuate con cellulari dotati di questa protezione sono criptate secondo una chiave a 256 bit, e pertanto virtualmente inattaccabili. Inoltre, è possibile codificare anche i messaggi SMS, che sarebbero resi illeggibili per un’eventuale terza parte che dovesse intercettarli.

Oltre al software Safe & Talk, esistono svariate altre maniere di mantenere le proprie telefonate sicure, ad esempio usando un cellulare non rintracciabile a prova di intercettazione, che si protegge da ascolti indiscreti cambiando in maniera dinamica il proprio numero IMEI, che identifica ciascun apparecchio cellulare in maniera univoca.

Per maggiori informazioni sui cellulari criptati e sulle diverse maniere di assicurarvi che le vostre telefonate private rimangano tali, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica.

Il navigatore GPS è negli occhiali

Durante la recente fiera Wireless Japan, la UEC (University of Electro-Communications) di Tokyo ha presentato il prototipo di un sistema personale di navigazione, che può essere indossato comodamente in quanto è contenuto in un paio di speciali occhiali.

In effetti, non si tratta di un normale paio di occhiali, ma di un microscopico navigatore GPS che degli occhiali ha soltanto la forma. All’interno della montatura sono posizionati dei LED, montati secondo uno schema circolare, che si accendono a seconda dei movimenti della testa dell’utilizzatore.

Quando la testa si muove, infatti, si accende il LED posizionato nella direzione verso cui si trova la destinazione finale, pertanto mostrando a chi indossa gli occhiali la strada da prendere per raggiungere casa, il posto di lavoro, l’hotel del luogo di vacanza o quant’altro.

La montatura contiene, oltre ai LED ed al sensore direzionale, anche un’antenna GPS, una batteria di alimentazione, ed un computer in miniatura. L’utente deve soltanto inserire la destinazione finale, e quando l’antenna GPS rileva la posizione attuale e quella della propria destinazione, i sensori di direzione lo guideranno per raggiungerla tramite la strada giusta, nel più breve tempo possibile.

Sviluppato dal Nakajima Laboratory della UEC, il navigatore GPS nascosto negli occhiali è stato messo alla prova durante una serie di test su pedoni nel traffico di Tokyo, e la prova è stata superata con successo.
Il vantaggio di questo sistema di navigazione, se confrontato ad esempio con i telefoni cellulari dotati di GPS, sta nel fatto che, mentre con questi ultimi bisogna sempre tenere un occhio sull’apparecchio per seguire la strada, rischiando incidenti od altro, con gli occhiali basta seguire la direzione del LED all’interno della montatura, senza distrarre l’attenzione dai pericoli della strada, e mantenendo gli occhi sulla direzione da prendere.

Arabia Saudita ed Emirati vietano il BlackBerry

agosto 5, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Come abbiamo visto più volte, spesso i governi amano ficcare il naso negli affari dei propri privati cittadini, con la scusa valida per tutte le stagioni di presunti “motivi di sicurezza nazionale” quali ad esempio lo screening delle chiamate alla ricerca di eventuali minacce terroristiche. Così facendo pongono un freno alle libertà individuali, da quelle di espressione fino alla libertà di comunicazione.

Ed è proprio in tale solco che si inserisce la decisione dell’Arabia Saudita di vietare l’uso dei telefoni BlackBerry sul proprio territorio. Così come in precedenza avevano fatto gli Emirati Arabi Uniti, che hanno dato tempo fino a metà ottobre, il regno saudita ha chiesto il blocco delle connessioni a partire da domani, 6 agosto.

Secondo una nota ufficiale, il blocco è dovuto al fatto che la tecnologia usata da questi smartphones non sarebbe conforme agli standard in relazione alle norme di sicurezza. Infatti, Rim, la casa produttrice della tecnologia BlackBerry è l’unica ad avere il controllo diretto della rete di comunicazione, al contrario dei produttori di altri cellulari.

Gli utenti BlackBerry, oltre un milione tra Arabia ed Emirati, temono pertanto che, per controllare le loro comunicazioni, il governo li costringa ad usare altri telefoni portatili. Le autorità, al contrario, sostengono che il protocollo violerebbe delle non meglio specificate regole; di fatto, i governi hanno richiesto a Rim di mettere a disposizione i dati delle comunicazioni, ma la risposta è stata negativa, in quanto la codifica delle comunicazioni BlackBerry è fatta attraverso una chiave di criptaggio unica, in possesso non dell’operatore telefonico ma del singolo possessore di un apparecchio.

Pertanto, Rim non sarebbe in grado di rendere accessibili le proprie conversazioni a nessun governo che ne dovesse fare richiesta. Ai governi del Golfo si sono aggiunti ultimamente anche quelli di India ed Indonesia, anche se fonti indonesiane specificano di non essere certo contrari all’utilizzo dei BlackBerry, ma soltanto di richiedere che la gestione dei dati possa venire fatta localmente.

Effettivamente, i governi che hanno deciso per il blocco delle telefonate criptate si trovano a dover combattere con la minaccia terroristica, sia perché cellule di gruppi quali Al Qaeda possono nascondersi nei loro paesi od usarli come basi logistiche e finanziarie, o sia, nel caso dell’India, perché esiste una minaccia terroristica costante da parte di estremisti di entrambe le parti nelle regioni contestate al confine col Pakistan.

In ogni caso, gli utenti BlackBerry, e non solo loro, sono convinti che ci sia ben altro dietro, e che abbia a che fare non soltanto con la prevenzione di molto eventuali minacce, ma anche e soprattutto con il controllo della libertà d’espressione, un controllo che nelle monarchie teocratiche del Golfo Persico è particolarmente stringente.

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