Come registrare conversazioni di nascosto in ufficio, o dove vuoi tu, in tutta sicurezza

Microregistratore vocale a forma di carta di credito REC-CARD. Un campione di discrezione e di efficacia sul campo! Noi lo sappiamo bene: sul mercato esitono diversi micro registratori professionali validi, e soprattutto, “invisibili”. Eppure ogni qualvolta ci troviamo al cospetto di questo sottilissimo micro registratore digitale a forma di carta …

Attenzione ai nuovi gadget dei ladri

Potrebbe trattarsi dell’ultima trovata di ingegnosi ladri che non esitano a ricorrere alla tecnologia per mettere a segno colpi ai danni delle ignare vittime. La cronaca degli ultimi mesi riporta diversi casi in cui qualcuno lamenta di essere stato derubato, in casa o in azienda, dopo aver accettato da sconosciuti …

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Boom di software per proteggere i propri familiari

Nei prossimi anni assisteremo sia in Europa che negli Stati Uniti ad un boom di family locator devices. Si tratta di strumenti che consentono ad un genitore ad esempio di monitorare e localizzare figli e familiari visualizzando su una qualsiasi mappa online, posizione geografica e spostamenti. Per tenerli d’occhio basterà …

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Una telecamera che scrive quel che vede

giugno 4, 2010 Tecnologia Nessun Commento

I2T

Proprio ieri vi abbiamo parlato di una ricerca destinata a sviluppare telecamere che possano riconoscere quello che riprendono ed interpretarne le possibili interazioni grazie all’intelligenza visiva.
Oggi invece vi parleremo di I2T, acronimo di “Image To Text”, ossia un sistema visivo computerizzato, sviluppato da ricercatori della UCLA californiana in collaborazione con la ObjectVideo della Virginia.

Il software alla base di I2T contiene una serie di algoritmi visivi che analizzano le immagini, e sono in grado di compilare una sorta di lista di quello che vedono all’interno di tale immagine. L’immagine, in pratica, viene scomposta in una serie di forme, alle quali viene poi associato un nome.

Il processo di associazione di forme e nomi, in realtà, contiene un fattore umano. Infatti, il progettista del sistema, Song-Chun Zhu, nel 2005 aveva partecipato ad un progetto che, con la collaborazione di alcune decine di studenti d’arte, aveva catalogato un database di oltre due milioni di immagini, identificandone il contenuto e classificandole in oltre 500 diverse categorie.

In pratica, una volta scomposta l’immagine ripresa in una serie di forme, tali forme vengono confrontate con questo archivio e viene loro assegnato un nome. Inoltre, il sistema Image To Text è in grado di rilevare i movimenti degli oggetti all’interno del filmato e di descriverli generando frasi quali “Uomo1 entra in automobile a 23:45 ed esce dall’automobile a 26:14”.

Gli oggetti possono anche essere memorizzati e riconosciuti, in modo che se un’automobile già vista rientra nel campo visivo della telecamera, venga sempre chiamata, ad esempio, Automobile1 e non Automobile2.

Il sistema I2T, che potrebbe certamente essere utilissimo per sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, deve ancora essere ampiamente perfezionato prima di poter essere in grado di competere con le capacità cognitive umane ed essere finalmente commercializzato. Quindi i nostri amici guardiani notturni possono dormire sonni tranquilli, il loro lavoro non è a rischio!

Un milione di ore di volo, senza pilota

giugno 4, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Predator

All’inizio della guerra in Iraq, nell’ormai lontano 2003, le forze armate americane erano dotate di appena 13 aerei senza pilota, i cosiddetti droni o UAV (Unmanned Aerial Vehicles). Da quel momento in poi, la crescita dell’utilizzo di questi sistemi è stata esponenziale, fino a raggiungere il livello di oltre 1400 diversi veicoli di questo tipo attualmente dispiegati in Iraq ed Afghanistan.

A metà aprile, i droni impiegati in territorio iracheno hanno “festeggiato” un milione di ore totali di volo. Il successo dei sistemi per videosorveglianza aerea è principalmente dovuto all’efficienza nel compiere le proprie missioni in maniera automatica o comandata a distanza, senza mettere in pericolo l’incolumità’ del personale.

Infatti, che siano impiegati per operazioni di ricognizione o acquisizione di obiettivi, mediante l’installazione di apparecchiature fotografiche e video (anche ad infrarossi per visione notturna), o che vengano usati per vere e proprie missioni di guerra tramite l’applicazione di armamenti, i sistemi UAV hanno rivoluzionato il moderno concetto di guerra, rendendola sempre più simile ad un videogame, almeno dal punto di vista di chi li manovra.

Il primo aereo senza pilota venne usato sempre in Iraq, durante la prima guerra del Golfo nel 1991. Da allora, ci vollero circa 13 anni, fino al 2004, per raggiungere un totale di 100000 ore volate, mentre attualmente viene stimato che tali velivoli senza pilota compiano circa 25000 ore di missioni al mese.

Recentemente, l’esercito USA ha reso pubblica la Road Map, ossia il piano di applicazione degli aerei senza pilota in operazioni militari per i prossimi 25 anni, durante i quali se ne prevede uno sviluppo ed utilizzo sempre maggiore in campi quali l’evacuazione di feriti ed il trasporto di materiale pesante.

Un pesce robot per salvare altri pesci dai pericoli del mare

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Robot fish

Quando parliamo di pericoli del mare a cui sono esposti i pesci, non intendiamo dire quelli causati da altri abitanti delle profondità: Madre Natura svolge il suo lavoro in maniera egregia da sola senza che l’uomo debba mettere il naso anche lì. Parliamo piuttosto dei pericoli creati dall’intervento umano, e tanto per fare un esempio recentissimo, la chiazza di petrolio del Golfo del Messico ne è una chiarissima dimostrazione.

E quando si tratta di pericoli creati dall’uomo, le difese naturali acquisite in milioni di anni potebbero non essere sufficienti ai pesci per mettersi al sicuro. A tale scopo, un ricercatore italiano del Polytechnic Institute of New York University ha creato un pesce robot studiato per fungere da guida per gli altri pesci e, spingendoli a seguirlo, portarli in salvo, ad esempio lontano dalla chiazza di petrolio.

Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori hanno osservato il comportamento di un gruppo di pesci, giungendo alla conclusione che per ottenere attenzione dagli altri, il pesce guida batte la coda più velocemente.
Una volta ottenuta l’attenzione dei suoi simili, li raccoglie in gruppo e li guida, e non sempre tali gruppi sono formati da pesci di una sola specie, ma spesso sono misti.

Pertanto, hanno progettato un pesce robot nero, lungo circa 15 centimetri, con l’obiettivo di “prendere il potere” tra altri pesci, ricreando dei movimenti realistici e silenziosi tramite l’uso di materiali polimerici che si muovono in reazione ad uno stimolo elettrico prodotto da una batteria interna.

In futuro, tali pesci robot potranno essere dotati di una batteria che si ricarica con il movimento, diventando pressoché eterni, e venendo usati per guidare altri pesci fuori da situazioni di pericolo, quali ad esempio un eccessivo avvicinamento alle turbine di una centrale idroelettrica.

Telecamere intelligenti per le forze armate americane

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

DARPA

L’agenzia della Difesa americana DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), che si occupa di effettuare ricerche su apparecchiature ad alto contenuto tecnologico da impiegare poi in zone di guerra per dare un vantaggio alle proprie truppe, ha lanciato un bando per un’applicazione chiamata Mind’s Eye.

Il nome, vagamente orwelliano, identifica un progetto mirato alla realizzazione di telecamere intelligenti, o per meglio dire, telecamere dotate di intelligenza visiva.
Grazie ad un software appositamente progettato, questi sistemi video dovranno essere in grado di riconoscere gli oggetti intorno a sé, e di riconoscerne la finalità d’uso e le possibilità di interazione tra i vari oggetti presenti sulla scena.

Grazie a questo tipo di intelligenza, l’obiettivo finale del progetto è quello di ottenere telecamere che possano quindi essere in grado di fornire informazioni in maniera autonoma su quello che vedono, senza limitarsi a riprendere l’immagine in maniera passiva, ma “entrando” nel luogo ripreso e dando pertanto la possibilità a chi visualizza tali immagini di identificare eventuali situazioni di pericolo.

Una telecamera dotata di questo tipo di intelligenza artificiale potrebbe essere usata, ad esempio, per la sorveglianza video perimetrale di obiettivi sensibili quali banche od ambasciate, riuscendo ad analizzare eventuali cambiamenti nell’ambiente circostante e determinando se questi cambiamenti possano essere o meno fonte di pericolo.
In alternativa, possono essere montate a bordo di UGV (Unmanned Ground Vehicles) usati per la ricognizione di aree a rischio in zone di guerriglia urbana.

Grazie a questo sistema, si spera di diminuire il rischio per il personale militare, riuscendo ad ottenere una capacità di analisi che l’occhio di un soldato umano, magari affaticato da lunghe ore di operazioni, poterbbe non essere in grado di raggiungere.

Bonifiche ambientali, per mantenere segrete le vostre conversazioni

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Scanner

Quando nel proprio ambiente di lavoro si discutono affari importanti, a qualsiasi livello, la riservatezza è un fattore importantissimo, specialmente se si tratta di battere la propria concorrenza sul tempo. Pertanto, è essenziale che le informazioni scambiate durante un meeting decisionale vengano mantenute al riparo da orecchie indiscrete, specialmente se sono in gioco grosse somme di denaro.

Per mantenere il proprio ambiente sicuro, è utile affidarsi alla tecnologia, installando dei sistemi di bonifica ambientale, che possano mantenere le nostre conversazioni riservate in varie maniere. Ad esempio, per essere sicuri che nessuno abbia piazzato dei microfoni nascosti o delle micro trasmittenti nel vostro ufficio, potete usare un rilevatore di microspie, che individua eventuali fonti di trasmissione radio o GSM nel proprio raggio d’azione.

Oppure, per bloccare eventuali ascolti segreti che possano avvenire tramite l’utilizzo di un cellulare (o come appena visto, tramite una microspia GSM), potete usare un jammer, o disturbatore di segnale, che creerà una sorta di “isola” dove i cellulari non possono ricevere o trasmettere, ottenendo quindi il doppio risultato di prevenire fughe di notizie e di evitare disturbi alla vostra riunione che possano venire sotto forma di telefonate indesiderate o inopportune, in modo che il processo decisionale non venga disturbato o influenzato da fattori esterni.

Ovviamente, nel caso di una bonifica ambientale alla ricerca di microspie o microfoni, è sempre meglio affidarsi ad un esperto che possa ispezionare attentamente il vostro ufficio o la vostra abitazione, alla ricerca di apparecchiature microscopiche nascoste, che possano mettere a rischio la privacy del nostro lavoro o dei nostri apporti personali.

Per fare ciò, potete consultare il sito di Endoacustica, dove i nostri esperti in bonifiche ambientali sapranno certamente consigliarvi per il meglio.

Sanyo lancia la sua videocamera subacquea ad alta definizione

giugno 3, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Xacti

La Sanyo ha appena annunciato il lancio della sua camera tascabile DMX-CA100, una Dual Camera (ossia funzionante sia come videocamera che come fotocamera) ad alta definizione che può essere usata anche in acqua, fino ad una profondità massima di 3 metri.

L’annuncio del lancio della videocamera subacquea prodotta dalla Sanyo arriva pochi giorni dopo che i concorrenti della Toshiba avevano reso pubblica la commercializzazione di un modello analogo, subacqueo e ad alta definizione, che nonostante sia arrivata pochi giorni prima e possa fregiarsi del titolo di “prima Dual Camera subacquea in Full HD”, non sembra però essere in grado di insidiare il primato della DMX-CA100 dal punto di vista della qualità delle immagini, specialmente per quanto riguarda l’uso come macchina fotografica.

La DMX-CA100, infatti, è in grado di registrare fino a 60 minuti di video ad alta definizione, con una risoluzione di 1920 per 1080 pixel in formato MPEG-4. Le immagini scattate come fotocamera, invece, sono a 14 megapixel, con una risoluzione 4640×3480, anche con la funzione di scatto continuo che consente di scattare fino a 22 immagini ad un ritmo di sette al secondo.

Grazie alla sua funzione Double Range Zoom, sarà anche possibile usare due diverse opzioni di zoom e passare rapidamente dall’una all’altra, con un ingrandimento fino a 12x.
Le immagini e i video raccolti possono essere salvate su una scheda di memoria di tipo SDXC, scaricandole in seguito sul proprio computer.

Il prezzo della DMX-CA100 non è stato ancora annunciato, ma basterà attendere fino alla fine di giugno per saperlo, e per scegliere il proprio modello in un colore a scelta tra rosa, giallo e nero.

Finalmente anche i controllori di volo passano al GPS

giugno 2, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Radar

I sistemi di localizzazione GPS non servono soltanto per trovare la strada di casa, per evitare le code o per rintracciare una persona sotto sorveglianza, ma entro pochi anni serviranno anche per localizzare gli aerei in volo.

Infatti, la Federal Aviation Administration americana, d’accordo con l’amministrazione Obama, ha emesso delle linee guida secondo le quali, entro il 2020, gli aerei dovranno avere a bordo un sistema di posizionamento GPS per poter avere accesso allo spazio aereo americano, atterrando negli aeroporti più affollati.

Grazie a questo sistema, gli aerei invieranno la loro posizione costantemente al centro di controllo e ad altri aerei nella zona, dando ai controllori di volo un quadro più aggiornato rispetto a quello degli odierni sistemi radar.
Infatti, grazie al GPS gli aerei potranno inviare la loro posizione ogni secondo, al contrario di quanto avviene ora con i radar, che aggiornano la posizione degli aerei nel loro raggio d’azione con un intervallo di alcuni secondi.

Inoltre, così facendo sarà l’aereo ad inviare la propria posizione al centro di controllo, e non quest’ultimo a rilevare gli aerei nella propria zona di copertura. Ma la vera novità sta nel fatto che, se l’aeromobile verrà dotato delle apparecchiature necessarie, il pilota sarà in grado di vedere esattamente ciò che i controllori vedono, compresi soprattutto gli altri aerei in zona, diminuendo drasticamente il rischio di collisioni sia in aria che, soprattutto, durante la fase di decollo o atterraggio.

Insomma, nonostante il sistema di posizionamento GPS sia visto da più parti come una moderna versione del Grande Fratello in grado di monitorare cose e persone in ogni momento, se usato in applicazioni di questo genere, esso non può che essere utile per la sicurezza dei nostri viaggi e, in ultima analisi, nelle nostre vite.

Scalare le montagne… con un ascensore!

giugno 2, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Ascender

Il Powered Rope Ascender è un sistema che permette di scalare dislivelli, come ad esempio la parete di una montagna o un muro, senza dover compiere sforzi, e anche trasportando pesi.
Questo lo rende molto utile sia per vigili del fuoco impegnati in operazioni di soccorso, o nel campo militare, specialmente per soldati impegnati in zone di guerra dove il territorio è scosceso, per esempio in Afghanistan.

Il sistema di ascensione assistita, fabbricato dalla azienda americana Atlas Devices, è presente sul mercato ormai da alcuni anni, ma una nuova versione è pronta per essere usata non soltanto sulle montagne ma in ambiente navale, grazie ad un peso ed un ingombro più limitati rispetto alla versione standard.

Tale versione è stata creata dall’Office of Naval Research (ONR) della Marina americana, e si prevede che possa essere pronta indicativamente per il mese di settembre. Essa è dotata, tra l’altro, anche di una batteria ricaricabile che si ricarica automaticamente durante la fase di discesa.

Si tratta di una versione modificata di un apparecchio che inizialmente era stato studiato per le montagne, ma che grazie ad alcune lievi modifiche può rivelarsi molto utile anche sulle onde, per soldati che debbano salire o scendere da superfici verticali ad alta velocità, come ad esempio durante l’abbordaggio di navi nemiche, o per l’evacuazione rapida di feriti.

La sua capacità di carico di poco inferiore ai 300 chilogrammi rende possibile l’ascesa rapida ad una velocità di circa 2 metri al secondo, anche se si è carichi di armamenti o se si trasporta un ferito in spalla, e funziona non soltanto in verticale, alzando ed abbassando il proprio carico, ma anche in orizzontale, ad esempio per trascinare un ferito verso i suoi soccorritori senza che questi ultimi si trovino esposti al fuoco nemico.

Un robot autonomo subacqueo per studiare la falla

giugno 1, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Gulper

La falla apertasi nella piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico ormai è diventata la più grave catastrofe ambientale nella storia degli Stati Uniti, e la perdita non accenna a fermarsi, specialmente dopo che tre tentativi di diverso tipo sono andati a vuoto, soprattutto l’operazione Top Kill che, tramite l’inserimento di fanghi pesanti all’interno delle condutture, sembrava avere interrotto il flusso.

L’ultima possibilità si presenta sotto forma di un robot autonomo, o AUV (Autonomous Underwater Vehicle), progettato dal Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), che è stato immerso nei giorni scorsi allo scopo di localizzare ed analizzare eventuali flussi di petrolio nascosti sotto la superficie dell’oceano.

Generalmente, i veicoli subacquei di tipo AUV vengono programmati prima dell’immersione per compiere determinate operazioni una volta sott’acqua, ad esempio raccogliendo ed analizzando campioni per inviare i relativi risultati alla nave madre e fare un check-up della salute del mare in cui si trovano, oppure per scattare fotografie o raccogliere immagini, per uso sia scientifico che di sorveglianza subacquea.

Il robot subacqueo costruito dai ricercatori californiani può misurare le caratteristiche standard dell’acqua, rilevando la concentrazione di particelle inquinanti, in questo caso di petrolio.
Quello che lo rende unico è la presenza di alcuni serbatoi (dieci da 1.8 litri l’uno) che possono raccogliere campioni d’acqua da portare in superficie per essere analizzati, e di un sistema di intelligenza artificiale che lo aiuta a rilevare una chiazza di petrolio e tracciarne un profilo, raccogliendo campioni di acqua sia all’interno che all’esterno della chiazza per rilevare le differenze e l’impatto sui microrganismi dell’acqua.

Il robot, detto Gulper, può immergersi fino a 1500 metri, abbastanza per raccogliere campioni di acqua vicino al fondo marino della zona colpita.

L’elicottero più veloce del mondo ha 2 eliche

giugno 1, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Sikorsky

La Sikorsky è al lavoro per produrre quello che, una volta realizzato, dovrebbe diventare il più veloce elicottero a solcare i nostri cieli. Per renderlo più veloce, lo ha dotato di due eliche che ruotano in direzioni opposte.

Le due eliche sono coassiali, ossia sono montate sullo stesso asse, e grazie ad esse, il Sikorsky X2 è stato in grado di raggiungere, durante la fase di sperimentazione, una velocità massima di 181 nodi (208 miglia orarie), superiore ai circa 160-170 di un elicottero convenzionale monoelica.
L’obiettivo finale, in termini di velocità, è quello di raggiungere i 250 nodi (circa 290 miglia orarie).

Il Sikorsky X2 è una vera miniera di nuove soluzioni tecnologiche, non solo le due eliche coassiali, ma anche le pale rigide ad esse applicate, insieme ad una dotazione di strumenti e soluzioni quali il sistema di controllo fly-by-wire, il controllo attivo della vibrazione ed un sistema integrato ausiliario di propulsione, che aiutano a migliorare la stabilità e la maneggevolezza dell’elicottero.

Grazie a queste applicazioni, già nella fase di test l’X2 supera costantemente le velocità massime di elicotteri convenzionali, il che lascia ben sperare riguardo alla possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati in termini di prestazioni.

Ovviamente, l’obiettivo di questo progetto di sviluppo non è soltanto quello di superare il precedente record di velocità, da oltre 20 anni in possesso dell’elicottero britannico Westland Lynx ZB-500 con 249.1 miglia orarie (400 km/h), ma anche quello di costruire un veicolo flessibile che possa passare agevolmente dalle basse alle alte velocità senza perdere nulla dal punto di vista della controllabilità. I risultati finora sembrano dare ragione ai progettisti, staremo a vedere.

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