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Un’astronave segreta per la sorveglianza dallo spazio

maggio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

X37

Nei giorni scorsi, il New York Times ha riportato una notizia secondo la quale un gruppo di astronomi dilettanti avrebbe individuato, durante un’osservazione del cielo compuita per tutt’altro motivo, un oggetto volante che somiglia ad uno Space Shuttle, e che potrebbe essere una nave spaziale usata per missioni di sorveglianza dallo spazio.
Ovviamente, il Pentagono ha immediatamente negato qualsiasi addebito, ma sarebbe stato strano il contrario.

Il mese scorso, infatti, dalla base NASA in Florida è stato lanciato l’aereo spaziale automatico X-37B, il cui scopo della missione, della durata prevista di 9 mesi, non è mai stato ufficialmente chiarito ed è avvolto da una coltre di segretezza.

Il fatto che, secondo fonti del Pentagono, tale veicolo non sia destinato ad un uso di tipo offensivo (nonostante secondo alcune ammissioni verrà usato come supporto agli aerei da caccia) non fa che rinforzare l’ipotesi secondo la quale si tratti di un incrocio tra uno Shuttle ed un satellite spia.
Il primo volo di prova, secondo alcuni esperti, sembra essere destinato alla prova di una serie di sensori che verranno in seguito usati su una nuova generazione di satelliti spia.

Nonostante tale coltre di disinformazione, gli astronomi dilettanti sono riusciti a individuare tale veicolo spaziale e a ricostruirne lo schema di movimento, che lo porta a passare sopra le stesse regioni una volta ogni 4 giorni, secondo un percorso che ricalca fedelmente quello dei satelliti spia americani, con un tempo di orbita di circa 90 minuti ad un’altitudine di 255 miglia, proprio come un normale Space Shuttle.

Il percorso dell’X-37B oscilla tra i 40 gradi di latitudine nord ed i 40 gradi sud, coprendo una regione che comprende, tra gli altri, paesi quali le due Coree, l’Iraq, l’Afghanistan, il Pakistan e l’Iran.

Telecamera spia contro gli attacchi terroristici

maggio 28, 2010 Tecnologia Nessun Commento

SpyCam

La grande paura del 21esimo secolo, più di malattie quali l’AIDS ed il cancro, è indubbiamente quella di cadere vittima di un attentato terroristico, che potrebbe colpirci in qualsiasi momento ed ovunque ci troviamo.
Per questo motivo, una larga parte dei bilanci pubblici degli Stati più esposti a tale rischio (ossia, fatalmente, i paesi dell’emisfero occidentale) viene usata per finanziare spese militari nella ricerca di armamenti o di sistemi di protezione, di sorveglianza video o per intercettare telefonate tra persone che si sospetta possano essere coinvolte nella progettazione o realizzazione di attacchi terroristici.

Un esempio in tale direzione viene dal laboratorio di ricerca militare di Porton Down, dove sono stati testati una serie di sistemi composti da sensori e computers per l’elaborazione dei dati, montati su aerei ed elicotteri, sia con pilota che droni.

Lo scopo di questo progetto di ricerca è quello di individuare movimenti sospetti, specialmente per la prevenzione di attacchi da parte di terroristi che usano i cosiddetti IED (Improvised Explosive Devices) ossia bombe di fabbricazione artigianale, spesso le più pericolose proprio perché difficili da individuare e neutralizzare.

Allo scopo di prevenire tale genere di attacchi, le telecamere elettro-ottiche usate in questo progetto di ricerca sono tarate per individuare persone in posizioni non normali, quali ad esempio quelle che si possono assumere impugnando o trasportando un’arma, o un ordigno esplosivo che vada trasportato con la massima delicatezza per evitarne lo scoppio anticipato. Inoltre, è possibile individuare anche cambiamenti nel profilo del terreno, che potrebbero nascondere una bomba, un deposito di esplosivi o di armi o altre attività sospette.

Secondo la definizione data da Andrew Seedhouse, direttore del programma di ricerca presso il Defence Science and Technology Department (DSTL) britannico, questo sistema può essere considerato un sistema televisivo a circuito chiuso elevato all’ennesima potenza.

Ad esempio, se una bomba artigianale esplode, è possibile risalire ai dati precedenti all’esplosione, associando persone ed eventuali veicoli allo scoppio, per poterli eventualmente rintracciare in seguito e prevenire altri attacchi, o per usarli come riferimento futuro.

Se analizzando i filmati raccolti poco prima di un’esplosione viene rilevata una persona in una posizione strana perché sta trasportando una bomba, un eventuale rilevamento futuro di una persona nella stessa posizione risulterebbe in un allarme che verrebbe inviato dal sistema di sorveglianza alle forze sul campo, permettendo loro di intervenire in tempo per neutralizzare un eventale attacco o per assicurarsi che la persona individuata non abbia intenzioni bellicose.

Durante una prova durata 2 settimane e svoltasi nei dintorni del centro di ricerca, le telecamere hanno raccolto una mole di dati quantificabile in circa 40000 terabytes (oltre 40 milioni di gigabytes) di dati. Pertanto, usandole a pieno regime in zone a rischio quali ad esempio l’Iraq o l’Afghanistan, sarebbe possibile raccogliere una quantità inimmaginabile di dati, incrociando informazioni relative a luoghi, persone, veicoli e comportamenti strani per monitorare in maniera efficace un intero paese.

Insomma, un vero e proprio Grande Fratello come quello immaginato da George Orwell nel 1948, ma questa volta, a fin di bene!

Un endoscopio a fibre ottiche per vedere negli angoli nascosti

maggio 27, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Fiberscope

In qualsiasi momento, nella casa, può capitare di perdere dei piccoli oggetti che vanno a finire negli angoli più impensati dove proprio non riusciamo a vederli; oppure alle nostre lettrici può capitare di perdere un orecchino mentre si trovano alla guida, e di non riuscire a trovarlo.

Per risolvere questo genere di problemi, ma anche per applicazioni di tipo professionale in svariati altri campi, la tecnologia ci aiuta grazie all’utilizzo di un endoscopio a fibre ottiche.
L’endoscopio è costituito da un lungo tubo flessibile, che ad una estremità contiene una piccola telecamera, ed all’altro capo ha un obiettivo, ma che all’occorrenza può anche essere collegato allo schermo di un computer.

Infilando il tubo flessibile in angoli nascosti, è pertanto possibile vedere cosa vi si cela, anche in luoghi non accessibili alla vista diretta. Questo tipo di tecnologia ha una serie vastissima di applicazioni, sia di tipo domestico che, soprattutto, professionale.
Basti pensare, ad esempio, a quanto può essere utile un apparecchio del genere per un meccanico, che potrà ispezionare l’interno dei tubi di un’automobile alla ricerca di eventuali imperfezioni o spaccature, o per un idraulico che potrà fare altrettanto con le tubazioni dell’acqua, senza dover compiere troppa fatica per individuare perdite che potrebbero rivelarsi pericolose, così come sarà possibilie ispezionare tubi del gas per prevenire fughe con possibili conseguenze letali.

Inoltre, nel settore della controsorveglianza, un endoscopio può rivelarsi un ottimo alleato per ispezionare cavità ove potrebbero essere state nascoste delle microspie, dei microfoni o dei trasmettitori nascosti.
Per maggiori informazioni sul funzionamento degli endoscopi vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica e contattare i nostri esperti.

Un nuovo mirino per cecchini sempre più letali

maggio 27, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Rifle Scope

L’industria di armamenti americana Lockheed Martin si è appena aggiudicata un contratto da circa 4 milioni di dollari con il dipartimento DARPA del Ministero della Difesa USA, per sviluppare un mirino ipertecnologico a raggio laser per fucili ad alta precisione.

Il mirino laser, chiamato Dingo (Dynamic Image Gunsight Optic), contiene un piccolo computer balistico, affiancato da un puntatore a raggio laser e da una serie di sensori per misurare l’effetto del vento o di altri fattori ambientali sulla traiettoria.

Dingo calcola la traiettoria basandosi sulle informazioni ricevute dai sensori e dal puntatore laser, fornendo pertanto ai soldati uno strumento per colpire bersagli a lunga distanza, con un ottimo livello di risoluzione e, cosa più importante, senza dover cambiare il visore ogni volta che si deve modificare la distanza di sparo.

Infatti, i sistemi di puntamento attuali sono ottimizzati per una certa fascia di distanze, pertanto quando ci si trova in una missione e si devono colpire bersagli a differenti distanze, bisogna cambiare visore ogni volta, aumentando il rischio. Dingo risolve il problema annullando il rischio, migliorando pertanto anche la velocità e minimizzando il tempo che intercorre tra uno sparo e l’altro, con ovvi vantaggi per le prestazioni e l’efficienza della missione.

Infatti, i primi test svolti nello scorso dicembre hanno dimostrato che i cecchini erano in grado di raddoppiare la loro velocità di sparo, raddoppiando anche la probabilità di colpire bersagli a lunga distanza (oltre 1000 metri) al primo tentativo.
Nella prima fase di applicazione, il sistema Dingo verrà montato su fucili M-4 ed M-16, e una volta passata la fase di test potrebbe essere usato come parametro di riferimento per sistemi di sparo ad alta precisione.

Una telecamera che segue il nostro sguardo

Tutti vorrebbero avere una telecamera al posto degli occhi, per registrare quello che vedono, magari per poterlo fare mentre hanno le mani occupate (ad esempio sulla tastiera di un computer), oppure se si tratta di medici e scienziati che vorrebbero registrare quello che vedono, e quello che le loro mani fanno, durante un’operazione chirurgica o scientifica.

Oggi tutto questo, ed altro, è possibile grazie alla Eye See Cam, una telecamera oculare, che viene controllata con il movimento degli occhi ed è in grado di registrare quello che gli occhi del suo utente stanno effettivamente guardando.

In effetti, Eye See Cam è composta di 4 piccole telecamere: una per ogni occhio, montata in posizione laterale e puntata su una lente posta ad un angolo di circa 30 gradi, che riflette i movimenti dell’occhio.
La terza è in posizione centrale che funge da “terzo occhio” e la quarta, piazzata al di sopra delle altre tre, che svolge la funzione di “puntatore”.

La telecamera oculare si basa sul principio della video oculografia (VOG), usato per misurare i movimenti oculari in pazienti che soffrono di vertigini o di problemi di movimento al bulbo oculare. Grazie ai suoi 4 diversi punti di vista, riesce ad analizzare il movimento e la torsione degli occhi in tre dimensioni, in tempo reale con un tempo di risposta di soli 4 millisecondi.

I video registrati, con una risoluzione fino a 752 x 480 pixel, possono essere salvati su computer, e la telecamera può anche essere comandata a distanza in maniera wireless, ad esempio tramite un iPhone o un iPod.

Per apprezzarne il funzionamento in un piccolo filmato dimostrativo, potete dare un’occhiata al video inserito all’inizio dell’articolo.

Un rilevatore di stanchezza per i minatori

maggio 25, 2010 Tecnologia Nessun Commento

SmartCap

Quello che a prima vista sembra un normalissimo cappellino da baseball, in realtà potrebbe salvare la vita di coloro che, per lavoro, sono impegnati in condizioni di stress estremo e di fatica disumana, ovvero all’interno dei tunnel di una miniera.

Sviluppato in Australia, dove gli incidenti in miniera sono purtroppo una triste realtà anche nella nostra era tecnologica, lo SmartCap è destinato ai camionisti che trasportano il materiale all’interno delle miniere, ed al suo interno contiene una serie di rilevatori di stress, sotto forma di sensori che, senza bisogno di un gel ma attraverso il semplice contatto con i capelli, sono in grado di stabilire il livello di fatica a cui è sottoposto il cervello.

Le onde cerebrali captate vengono interpretate e trasmesse attraverso un collegamento Bluetooth, ed i relativi dati vengono visualizzati sia all’interno del camion che alla base centrale, in modo che l’autista o il caposquadra possa prendere le adeguate misure di sicurezza in tempo utile prima che possano verificarsi spiacevoli conseguenze.

Grazie al posizionamento all’interno del berretto, inoltre, tale tecnologia è completamente non invasiva, evitando problemi anche a livello emotivo da parte dell’autista che potrebbe altrimenti sentirsi sotto osservazione.

Al contrario, nella fase di prova seguita all’inizio del progetto (partito nel 2008), questo sistema è stato accolto in maniera assai favorevole da parte dei lavoratori su cui è stato testato, con una lunga coda di volontari che si sono ben volentieri messi a disposizione per provare uno strumento che potrebbe migliorarne di gran lunga le condizioni di lavoro. Pertanto, si prevede una risposta entusiastica nel momento in cui verrà messo sul mercato, almeno in Australia.

Difendersi da un attacco chimico grazie al cellulare

maggio 25, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Toxic

I telefoni cellulari moderni sono sempre più piccoli e sempre più ricchi di funzioni che esulano dalla semplce conversazione telefonica o dall’invio di messaggi, come facevano i primi telefonini. I moderni telefoni di tipo smartphone sono degli apparecchi intelligenti che ci consentono di portarci dietro il nostro ufficio e tutte le funzionalità di cui abbiamo bisogno per il nostro lavoro.

Per coloro che per lavoro non fanno l’impiegato o il dirigente d’azienda bensì il soldato, e sono impegnati in prima linea in aree ostili, le funzioni di un “normale” cellulare potrebbero non rivestire molta importanza, ma sicuramente potrebbero essere interessati al risultato di una ricerca compiuto dal Dipartimento di Sicurezza Interna degli USA, in collaborazione con la Rhevision di San Diego.

Tale progetto di ricerca è al lavoro su un sensore di rilevazione di gas tossici, costituito da un chip poroso di silicio che cambia colore quando rileva determinati agenti chimici. All’interno del chip è posizionata una microscopica camera, più piccola della punta di una penna, che cattura l’immagine del colore e la restituisce all’esterno.

Allo scopo di analizzare le sfumature del colore, che possono determinare il tipo di agente chimico rilevato, il progetto usa una lente supermacro, sviluppata dalla Rhevision, dalla consistenza semiliquida che le consente di cambiare rapidamente forma per mettere a fuoco il minimo dettaglio.
Abbinando vari chips capaci di rilevare determinate sostanze, è pertanto possibile ricreare una sorta di “naso” applicato ad un cellulare, che permette di rilevare in tempo reale la presenza di agenti chimici o di gas tossici.

Tale sensore potrebbe rivelarsi vitale non soltanto per soldati al fronte che possano subire un attacco chimico, ma anche, una volta che il sensore sia stato sviluppato nella maniera adatta, per i vigili del fuoco che possono rilevare la presenza del mortale ed inodore monossido di carbonio durante un incendio, indossando prontamente la maschera antigas.

Tecnologia di ricerca GPS per salvare vite in pericolo

maggio 25, 2010 Tecnologia Nessun Commento

DASS

Come spiegato nel precedente articolo, il network GPS offre la possibilità di una precisione estrema nella localizzazione di luoghi, persone o anche oggetti.
Una delle applicazioni della rete GPS si chiama DASS, acronimo di Distress Alerting Satellite System, ossia un sistema, gestito dalla NASA, che identifica rapidamente la posizione di persone in pericolo, riducendo pertanto i rischi per i soccorritori e aumentando le possibilità di portare a termine con successo l’operazione di soccorso.

Questo sistema di soccorso via satellite è riuscito, fin dalla sua creazione, a salvare qualcosa come 27000 vite umane. Nella sua ultima versione, sarà possibile identificare più rapidamente l’esatta posizione dei segnali d’allarme lanciati da aerei, navi, autoveicoli o camion collegati alla rete satellitare, inviando immediatamente il segnale che ne identifica la posizione alle forze di pronto intervento quali vigili del fuoco, pronto soccorso o forze dell’ordine.

Infatti, avvalendosi della maggiore precisione della rete GPS, anche DASS potrà determinare al centimetro la posizione del segnale, risparmiando tempo che, in situazioni del genere, si rivela preziosissimo per salvare delle vite.

Attualmente, inoltre, il DASS usa una rete di satelliti che orbitano a quote più basse rispetto a quelli del GPS, e pertanto riescono a coprire una porzione minore di territorio, ed il segnale di allarme potrebbe essere captato in ritardo. Con la copertura costante garantita dai satelliti GPS, l’allarme viene lanciato praticamente in tempo reale e con precisione assoluta, un miglioramento che anche altri paesi stanno seguendo, ad esempio in Unione Europea, dove si sta pensando di usare lo stesso sistema anche sui satelliti Galileo, o in Russia e Cina, per una cooperazione mondiale che vada al di là di ogni barriera politica.

Il nuovo sistema GPS, precisione al centimetro

maggio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

GPS

Non tutti ne sono coscienti, ma al giorno d’oggi, il sistema di posizionamento globale GPS (che per l’appunto è l’acronimo di Global Positioning System) costituisce ormai una colonna portante, quasi una spina dorsale del mondo come lo conosciamo e della tecnologia che fa ormai parte delle nostre vite.

I dati trasmessi da questo sistema servono non soltanto a farci trovare la strada più breve in una città che non conosciamo, per definire le rotte di navi o aerei o per compiere operazioni militari individuando bersagli sensibili ed abbattendoli tramite missili teleguidati ad altissima precisione, ma anche per regolare, ad esempio, le transazioni bancarie e la rete della Borsa di New York.

Infatti, il tempo di Wall Street (così come quello delle reti Bancomat) è segnato da un orologio atomico, per assicurare la massima precisione nella gestione di enormi masse di denaro. E tale orologio atomico è gestito, per l’appunto, dalla rete GPS, che garantisce una precisione fino al milionesimo di secondo.

Da ora, questo precisissimo sistema diventerà ancora più preciso, consentendo un controllo assoluto e totale di ogni centimetro del nostro pianeta. Infatti, è stato appena lanciato dagli Stati Uniti, che gestiscono la rete GPS, il primo di 24 satelliti che, uno alla volta, sostituiranno gli altrettanti che sono già in orbita geostazionaria e che ci consentono di trovare la strada di casa con un’approssimazione di qualche metro.

Questa fase di upgrade della rete satellitare porterà i sistemi di navigazione di nuova generazione ad avere un’approssimazione, per l’appunto, di circa un centimetro. Praticamente, ogni oggetto sulla faccia del pianeta Terra sarà potenzialmente individuabile dal nuovo sistema GPS.

Al giorno d’oggi, tramite il giusto sistema di localizzazione satellitare è già possibile non soltanto ottenere informazioni di guida, ma anche rintracciare pazienti affetti da morbo di Alzheimer che possano allontanarsi inavvertitamente, tenere sotto controllo i movimenti dei propri impiegati per accertarsi che rispettino i compiti o che seguano degli itinerari prestabiliti, o anche di mandrie di animali per evitare che combinino qualche guaio o che finiscano per perdersi.

I sistemi GPS vengono usati anche in campo militare e per operazioni di monitoraggio satellitare, allo scopo di tenere sotto controllo gli spostamenti di criminali o persone soggette al regime di libertà vigilata. Grazie alla nuova versione, tali spostamenti verranno seguiti, letteralmente, al centimetro, permettendo ad investigatori e forze dell’ordine di ottenere risultati perfetti dalle loro operazioni di sorveglianza.

Ovviamente, la possibilità che un satellite possa ricostruire ogni nostro movimento al centimetro rischia di mettere sul chi vive non soltanto chi ha qualcosa da nascondere, ma anche l’uomo della strada, che potrebbe vedere messa a rischio la propria privacy a favore di un sempre più presente “Grande Fratello” (no, non stiamo parlando del reality show!) in grado di influenzarne la vita grazie ai dati GPS.

Ad esempio, in linea del tutto teorica, un provider di servizi potrebbe ricostruire i movimenti e gli spostamenti di chi è dotato di un telefonino cellulare con localizzatore GPS, analizzando i tempi di permanenza all’interno dei negozi visitati, per individuarne i gusti ed inviare messaggi pubblicitari personalizzati.

Insomma, il Grande Fratello è già qui, basta sapersi difendere, ed usarlo a proprio vantaggio ove possibile, e le nostre vite potranno solo beneficiarne!

Scanner biometrico portatile, la sicurezza ovunque

maggio 23, 2010 Tecnologia Nessun Commento

HIIDE

Viene definito, non senza enfasi, il più potente apparecchio per identificazione biometrica mai visto. In effetti, HIIDE (acronimo di Handheld Interagency Identity Detection Equipment, o “apparecchio portatile per il rilevamento dell’identità”) si è meritato questa definizione grazie alle circa 65000 unità attualmente in servizio in giro per il mondo, soprattutto in Iraq e Afghanistan, e ad un ordine da 10 milioni di dollari che il Ministero della Difesa degli USA ha recentemente richiesto alla Whipsaw, la casa produttrice.

Di cosa si tratta? HIIDE è uno scanner biometrico portatile, dall’aspetto non dissimile da quello di una comune macchina fotografica, che grazie a tre diversi parametri (analisi dell’iride, dell’impronta digitale e delle caratteristiche del volto) è in grado di stabilire e verificare l’identità di una persona.
Può funzionare sia collegato ad un PC che in maniera indipendente, rendendolo pertanto un ottimo strumento per l’identificazione in esterni.

HIIDE può immagazzinare fino a 22000 profili completi con due immagini degli occhi ed una del viso, dieci impronte digitali ed i dati personali della persona identificata.
Basta scattare una foto degli occhi ed una del viso, e richiedere alla persona da identificare di passare le dita sull’apposito sensore per la rilevazione dell’impronta digitale.

A questo punto, i dati raccolti vengono confrontati con quelli presenti sull’apparecchio, che contiene un database di circa 256 MB. Se la persona non viene trovata, è anche possibile accedere, tramite collegamento wireless, ad una serie di database che contengono dati simili e che coprono praticamente l’intero pianeta.

Una volta che la persona che avete di fronte viene identificata e riconosciuta, potrà avere accesso al luogo protetto, o in alternativa, i suoi dati potranno essere registrati dopo le procedure standard di identificazione, ed aggiunti al database.

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keyloggerKeylogger, è un dispositivo grande quanto il tappo di una penna, capace di registrare ogni carattere digitato sulla tastiera del PC su cui viene installato. Questo dispositivo registra tutto ciò che viene digitato sulla vostra tastiera.
 LOCALIZZATORI GPS
localizzatore satellitareLocalizzatori satellitari, è un sistema di gestione e localizzazione professionale che, grazie alle sue dimensioni ridotte e alle antenne GPS e GSM incorporate, può essere reso operativo in brevissimo tempo e può essere posizionato praticamente ovunque.
 VALIGIE DI SICUREZZA
valigie di sicurezzaLe valigie di sicurezza, sono preferiti dagli ufficiali più anziani e da uomini d'affari per il suo rivestimento in cuoio di alto valore, per lo stile alla moda, per l’ampia gamma di scopi. Ha le funzioni di impulso ad alto voltaggio, di controllo radio remoto, anti-perdita, antifurto ed altro.
 LOCALIZZATORE RF
localizzatore rf

Localizzatore di oggetti, studiato appositamente per coloro che hanno l’esigenza di tenere sotto controllo i loro animali domestici, ad un costo assai limitato, ma non solo puo' anche essere utilizzato per ritrovare oggetti preziosi, localizzare bici da corsa rubate e automobili parcheggiate.