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Una tenda anti microspie: così Obama sfugge alle intercettazioni

Il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, di certo di intercettazioni se ne intende. Ogni volta che passa la notte in un albergo, il suo staff monta una tenda. No, non un gioco riservato alle sue figlie, ma una protezione per poter comunicare in sicurezza con i collaboratori. La tenda infatti lo protegge, grazie ad una stoffa particolare usata per isolare e proteggere comunicazioni e colloqui sensibili, da orecchie e occhi indiscreti. Inoltre, il sistema anti microspie è corredato di un apparato denominato “generatore di rumore bianco” in grado di generare un rumore che impedisce a microspie e micro registratori vocali di trasmettere o registrare ciò che avviene all’interno della tenda.

A quanto pare gli agenti di sicurezza della Casa Bianca, danno per scontato che il presidente venga spiato ovunque vada, e quindi si sono attrezzati per proteggerlo. La tenda anti spia viene usata a fronte di molteplici situazioni: leggere un documento segreto, fare una telefonata, usare un computer o discutere con gli altri membri del governo.

La nostra foto, ad esempio, pubblicata dal “Times”, mostra Obama dentro la tenda in un albergo di Rio de Janeiro, mentre parla al telefono degli ultimi sviluppi in Libia. Ma la tenda non è l’unico accorgimento adottato da Obama. Il presidente utilizza un telefono impossibile da intercettare, schermato appunto per impedire intercettazioni, ed è molto probabile che nella sua limousine, che lo segue ovunque vada, vengano effettuate costanti bonifiche ambientali per evitare la presenza di eventuali cimici nascoste.

Queste difese sono obbligatorie per tutti i componenti dell’amministrazione che ricevono una struttura più piccola simile ad una cabina telefonica. Tutti gli altri apparecchi sono praticamente vietati, soprattutto in Paesi rivali come la Russia e la Cina, e all’uscita dagli incontri, nei locali dei governi stranieri, tutte le apparecchiature vengono bonificate.

Tecnologia applicata agli animali alla fiera di Las Vegas

gennaio 13, 2014 Tecnologia Nessun Commento

Per alcuni sono come dei figli, per altri sono addirittura più importanti. E la tecnologia cavalca l’onda. Parliamo di animali. Domestici, di compagnia e sempre fedeli. Da anni sono sul mercato validi localizzatori che evitano lo smarrimento dei preziosi compagni. Questi permettono di conoscere la posizione dell’animale e soprattutto di essere avvisati qualora lo stesso si allontani da un perimetro prestabilito. Questi strumenti sono utilizzati da allevatori di bestiame così come da semplici padroni di cani e gatti.

Ma non è tutto. Al Consumer Electronic Show, la fiera dell’elettronica di Las Vegas, in molti hanno pensato agli amici a quattro zampe. Sembrerebbe che presto anche il nostro cane potrà vantarsi di essere tecnologicamente avanzato, esattamente come il padrone con tanto di smartphone e bracciali intelligenti.
Una delle tecnologie che più ha colpito i visitatori della fiera è FitBark. Si tratta di un sistema per tracciare l’attività fisica del cane. Funziona grazie ad un piccolo guscio di plastica a forma di osso, applicabile al collare, che all’interno racchiude sensori per registrare ogni movimento. Trasmette tramite Bluetooth attraverso un’applicazione per smartphone.

ll software, realizzato in collaborazione con veterinari, racchiude degli schemi di riferimento divisi per razza per capire se l’animale compie la giusta attività fisica quotidiana, monitorata tramite sfide da completare e punteggi da raggiungere. L’applicazione è compatibile con alcuni bracciali fitness per uomo e permette di creare sfide uomo-animale. Inoltre si possono pubblicare foto e messaggi, gestire un diario da condividere anche su Facebook o Twitter. Tramite un’unità Wifi a forma di cuccia, venduta a parte, potrete controllare l’attività del vostro cane anche da remoto. Se si è fuori ad esempio sarà possibile sorvegliare l’animale o capire se il vostro dog-sitter sta lavorando bene.

A questo proposito, sono già in uso strumenti di monitoraggio come micro camere o telecamere di sorveglianza che controllano 24h su 24h animali, persone ed ambienti. E Petzila, altra startup americana, non ha fatto altro che portare una normale telecamera in fiera dichiarando di averla studiata apposta per gli animali proprio come “controllare i bambini”. In più è possibile parlare al cucciolo tramite il microfono ed anche dargli un biscotto tramite il dispenser incorporato, premendo un tasto sul vostro smartphone.

Insomma i geni della tecnologia di Las Vegas hanno colto la palla al balzo dedicando la tecnologia già esistente ed ampiamente sperimentata agli animali domestici. Mentre le “innovazioni” cercano spazio nel mercato, c’è chi si affida alle tecnologie nell’ambito della sicurezza e della sorveglianza che non avranno la forma di un osso, ma sono di certo molto affidabili.

La nuova frontiera dei controlli biometrici: la voce

ottobre 28, 2013 Biotecnologia Nessun Commento

Basterà pronunciare frasi brevi e semplici per farsi identificare in modo univoco dai sistemi informatici. Sembrerebbe questa la nuova generazione  di riconoscitori biometrici vocali (Voice Biometrics). La voce, potrà sostituire, come hanno già fatto gli accessi biometrici per le serrature, Pin e password su computer, smartphone e tablet, per fare acquisti online, attivare servizi di home banking e prenotazioni. Ed anche accedere a file personali, foto e filmati memorizzati sul cloud. In questo modo verrà meno l’ansia da possibilità di sbagliare combinazione numerica o di spingere un tasto errato.

Tutto ciò potrà essere possibile grazie a parametri come frequenza, timbro ed estensione; attraverso essi, la voce diventa un elemento univoco che caratterizza ogni persona. Esattamente come accade per impronte digitali e sistemi di identificazione oculare attraverso l’iride. Si potranno così abbattere anche i costi per le procedure di controllo aziendale. Per realizzare un sistema di riconoscimento vocale è sufficiente un microfono abbinato al software. Con Voice Biometrics basta pronunciare singole parole o frasi, anche senza senso, perché il sistema  riconosca l’identità attraverso un sofisticato algoritmo che analizza la voce.

Secondo un sondaggio moltissime persone sono stressate dalle combinazioni numeriche. Ogni persona possiede in media undici username e password.
Le nuove soluzioni di biometria si imporranno sempre più come metodo di autenticazione personale, comodo e utile anche per prevenire frodi e contraffazioni.

In arrivo la fotocamera infrarossi per smartphone

settembre 6, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Si sa, dallo smartphone pretendiamo sempre di più. Fotocamere sempre più potenti, ad altissima risoluzione per immagini perfette a portata di mano. Ma non è ancora abbastanza. La nuova frontiera della fotografia smartphone è il sensore a infrarossi.
Si chiama Quark, la prima termocamera a infrarossi per dispositivi mobili, presentata dall’azienda americana Flir, durante la fiera annuale dell’Association for Unmanned Vehicle Systems International (AUVSI) , dedicata a droni e robot.

La telecamera è simile ai modelli montati sui droni, caschi e visori militari ma di dimensioni ancora più piccole. Il primo prototipo è formato da una cover per l’iPhone che segue il profilo del telefono sporgendo di pochi centimetri sulla parte superiore, dove si trova l’obiettivo. Il dispositivo infatti non trasforma la fotocamera dell’iPhone ma ha un obiettivo tutto suo largo circa due centimetri. Al momento la qualità è abbastanza bassa, 0,3 megapixel, il prototipo punta a valutare lo spazio che potrebbe avere sul mercato.

In campo professionale e militare, la fotografia a infrarossi è già ampiamente usata e ambita. Esistono diversi sistemi che permettono l’osservazione IR attraverso dei piccoli oggetti di uso quotidiano facilmente occultabili. Ma anche altri settori ne stanno sfruttando le qualità. In edilizia viene usata per rilevare dispersioni, infiltrazioni di acqua o perdite da tubi, nel campo medico per la diagnosi del tumore alla mammella e in elettronica per identificare guasti all’interno di un circuito elettrico.
Al momento il progetto sperimentale potrà trovare spazio solo se la domanda sarà alta permettendo l’abbattimento dei costi, ora troppo elevati. Inoltre la qualità molto bassa non consente di scattare foto da mettere in bella mostra. Gli infrarossi comunque hanno mosso i primi passi.

Il dispositivo anti sonno “salva-vita”

Si susseguono nel web numerosi video che ritraggono autisti disattenti o del tutto addormentati alla guida di trasporti pubblici. Immagini drammatiche se si pensa all’alto numero di utenti che giornalmente viaggiano con i mezzi pubblici e che affidano la loro vita nelle mani di uno sconosciuto.

Una ricerca condotta dall’Automobile Club d’Italia ha stimato che tra il 15 ed il 40% degli incidenti più gravi sia imputabile al sonno o alla stanchezza, il più delle volte associato a concause come alcol, medicinali, pasto abbondante. Basta un attimo. Gli occhi si chiudono, la testa piomba sul manubrio mentre le mani che lo afferrano sono sempre più molli. Il “colpo di sonno” è responsabile dunque di circa un incidente su venti. La stanchezza è uno dei fattori più rilevanti per quanto riguarda la sicurezza, infatti non si dovrebbe guidare per più di due ore consecutive e bisognerebbe far seguire ogni periodo di guida da almeno 10 minuti di pausa e di riposo. Dormire poco porta a guidare in maniera più nervosa e veloce. E quindi la velocità potrebbe essere un’altra conseguenza della cattiva abitudine.

Un caffè, la radio accesa, una persona accanto o una breve sosta spesso non bastano. Endoacustica Europe ha testato un dispositivo antisonno , che si posiziona comodamente sopra all’orecchio e, nel caso in cui la testa si inclini per più di 15-20 gradi, inizia a produrre un forte suono che riporta il guidatore velocemente alla realtà. Il prodotto è acquistabile online dal sito www.endoacustica.com , sezione “Difesa personale”. Un piccolo accorgimento che può salvare la propria vita e quella dei passeggeri. Lo strumento dovrebbe essere adottato non solo da privati, ma anche, e soprattutto, dagli amministratori delle società di trasporto. Un amministratore intelligente pone sempre la sicurezza al primo posto.

Il sistema PRISM, ecco di cosa si tratta

Lo scorso 6 giugno il Washington Post ha sconvolto il mondo diffondendo la notizia dell’esistenza di un sistema di sorveglianza clandestino, gestito interamente dal governo americano attraverso le sue due agenzie più importanti, l’NSA e l’FBI.

Il nome in codice del sistema è PRISM e si occupa di monitorare quotidianamente tutto ciò che passa attraverso nove dei più importanti siti mondiali: Microsoft, Google, Facebook, Yahoo, YouTube, PalTalk, AOL, Apple e Skype.

Ma vediamo meglio cos’è PRISM, nome in codice del sistema US-984XN. Si tratta di un programma di sorveglianza elettronica e di Signal Intelligence, classificato “di massima segretezza” e usato per la gestione di informazioni raccolte da internet e da altri fornitori di servizi elettronici e telematici. È stato posto in attività dalla National Security Agency (NSA) nel 2007. Snowden (ex impiegato di una società informatica che lavora per la NSA) ha descritto il programma PRISM come abilitato alla sorveglianza in profondità su comunicazioni dal vivo di gran parte del traffico Internet mondiale e delle informazioni memorizzate. Dunque con questo strumento si possono ottenere i contenuti di email, chat, vocali e videochat, video, foto, conversazioni VoIP, trasferimento di file, notifiche d’accesso e dettagli relativi a siti di reti sociali. Tutto ciò avviene grazie alla collaborazione con i maggiori service provider.

Inoltre PRISM sfrutta le caratteristiche di routing tipiche della rete: in particolare il fatto che il percorso seguito dai pacchetti IP durante le connessioni non è necessariamente il più breve ma piuttosto il più economico. Grazie a queste caratteristiche di routing gran parte del traffico mondiale delle comunicazioni fra utenti/server posti in nazioni diverse passa per gli Stati Uniti o per ISP statunitensi; questo permette al sistema di immagazzinare dati non solo statunitensi. Sempre Snowden ha spiegato che la NSA, per ampliare maggiormente l’area coperta dalle intercettazioni, svolge abitualmente decine di migliaia di attacchi contro le dorsali internet mirando ai router più importanti, sia di paesi amici, sia di provider cinesi. L’unica contromisura veramente efficace che i cittadini possono usare per difendersi da PRISM è, secondo Snowden, l’uso di sistemi di crittografia forte (come PGP, Tor e mezzi simili). La crittografia è già utilizzata dalle maggiori aziende di sicurezza e sorveglianza per garantire la protezione delle conversazioni telefoniche. Un esempio è lo Stealth Phone di Endoacustica Europe che garantisce la massima sicurezza rendendo il telefono irrintracciabile e quindi proteggendo i dati in transito. Le intercettazioni spesso collaborano con la legalità, ma ciò non vuol dire che debbano essere effettuate “a tappeto”, senza un criterio.

Stop al furto di cellulari

Centoventimila all’anno, diecimila al mese i cellulari sottratti illegalmente (o anche perduti). Questi  i numeri della patria dei ladri di telefonini, smartphone e tablet: Londra.

Il sindaco, Boris Johnson, e le forze dell’ordine sono davvero preoccupati per il peso di queste statistiche e hanno chiesto alle stesse aziende produttrici dei dispositivi di indagare su ciò che avviene. In particolare è stato chiesto ad Apple, Samsung e Microsoft di studiare qual’è il meccanismo per la disabilitazione degli smartphone di illecita o di dubbia provenienza.

Il caso è nato da un ragazzo che in un anno si è presentato ben 170 volte nel grande store della Apple in Regent Street chiedendo e ottenendo la sostituzione del “suo” iPhone puntualmente ammaccato. Ad ogni richiesta ha ottenuto uno smartphone nuovo di zecca. Ma chiaramente la situazione ha incuriosito i gestori, anche perché non si trattava di un caso unico e, circostanze molto simili, si erano verificate anche in casa Samsung.

I tre colossi, tirati in causa dalle autorità, hanno proposto un “Kill switch”, una opzione, attivabile anche da lontano, che “uccide” il cellulare, lo rende inservibile e allo stesso tempo riconoscibile come prodotto sottratto al suo legittimo proprietario (una evoluzione della applicazione già presente «Trova il mio iPhone»). Così da impedire ai furfanti, tipo il ragazzo delle 170 visite allo store della Apple, di farla franca e addirittura di ritrovarsi, grazie allo scambio usato-nuovo, con un telefonino bello impacchettato. Non è chiaro se tutte le case produttrici abbiano accettato l’opzione.

Contro i ladri di smartphone & co ci sono battaglie in corso in diverse parti del mondo; la polizia americana annota 113 cellulari sottratti illegalmente (o anche perduti) ogni minuto, per un totale di 162 mila al giorno. Guerra ai ladri insomma, le idee e i mezzi per realizzare il “kill switch” ci sono, ma chissà se le multinazionali agiranno in fretta e di comune accordo. Intanto non si può stare con le mani in mano, dato che esistono già mezzi efficienti per evitare che il nostro smartphone vada perduto, con insieme tutti i dati sensibili che in esso ci possono essere. Tra i più affidabili sistemi c’è sicuramente un software proposto da Endoacustica Europe. Si tratta di un programmino che si installa comodamente sul cellulare e permette di ricevere su un altro smartphone predefinito (chiamato pilota) la posizione GPS dello stesso. Insomma qualora il furto avvenga sarà possibile sapere in pochi minuti dove si trova il cellulare e dunque riaverlo tra le mani in pochissimo tempo. Una soluzione adottata già da molti dato l’elevato numero di dati personali contenuti nei dispositivi. La perdita di queste informazioni potrebbe arrecare danni ben superiori rispetto alla sottrazione stessa del cellulare.

Localizzare un telefonino imitando pipistrelli e delfini

Localizzare la posizione precisa di un telefono cellulare in ambienti chiusi potrebbe diventare possibile grazie ad un algoritmo che permette di ricostruire la forma 3D di una stanza, ascoltando l’eco dei suoni prodotti all’interno, perfino di quelli più semplici come lo schioccare delle dita. Il progetto è stato messo a punto da un gruppo di ricerca del Politecnico di Losanna.

Gli studiosi si sono ispirati all’ecolocazione, il sistema con cui alcuni animali come pipistrelli e delfini emettono ultrasuoni e ne registrano gli echi di ritorno per localizzare la posizione di ostacoli o fonti di cibo. Allo stesso modo, il metodo usa una fonte sonora e quattro microfoni per ricostruire un ambiente in modo tridimensionale. Ogni microfono raccoglie il suono diretto dalla fonte e gli echi provenienti da varie pareti. L’algoritmo confronta quindi il segnale proveniente da ciascun microfono. I ritardi dei segnali vengono utilizzati per calcolare non solo la distanza tra i microfoni, ma anche la distanza da ciascun microfono tra le pareti e la sorgente sonora, localizzando in maniera esatta e precisa. Testando l’algoritmo in una stanza vuota, in cui è stata cambiata la posizione di una parete mobile, è stata ottenuta una mappa 3D con una precisione millimetrica.

In futuro, secondo il gruppo di ricerca, il metodo potrà essere usato per determinare la forma di una stanza dagli echi di una chiacchierata al cellulare. Ma non solo, la stessa tecnica potrebbe permettere di localizzare, grazie al cellulare, la precisa posizione di una persona in una stanza. Oggi i sistemi di localizzazione sono utilizzatissimi sia per la sorveglianza che come sistemi antifurto. Infatti, se da un lato permettono di osservare gli spostamenti di telefoni cellulari e monitorare persone o oggetti, dall’altra consentono di tracciare merci o oggetti preziosi in caso di furto o smarrimento. La localizzazione è una delle applicazioni più utili e favorevoli dei nostri giorni!

Come gli USA controllano i cittadini

E’ di pochi giorni fa la notizia dei serrati controlli attuati dalla National Security Agency con il tacito consenso della Casa Bianca e del Dipartimento di Giustizia, insomma per conto del governo USA.

Abbiamo voluto scoprire meglio come questi dati vengono captati e trasferiti. Massimiliano Sala, uno dei massimi esperti europei, direttore del laboratorio di crittografia dell’università di Trento e collaboratore delle principali banche italiane per i sistemi anti-frode ha rilasciato un’intervista a “la Repubblica” in cui spiega come funziona la grande macchina delle intercettazioni made in Usa.

Secondo la sua esperienza “Il governo americano, tramite la National security agency, per prima cosa acquisisce quello che in gergo si chiamano “metadati”, tabulati con dati sommari sulle comunicazioni: chi ha chiamato chi, a quale ora, quali siti sono stati visitati”. Come se avessero installato una cimice telefonica per ogni abitante e key logger per i pc.

L’intercettazione vera e propria probabilmente è effettuata “con la collaborazione dell’operatore telefonico o internet, che quindi fornisce i tabulati al governo. Sarebbe possibile ottenerli alle spalle degli operatori, tramite sonde inserite su tutti i nodi di comunicazione”, ma considerando il grandissimo numero di cittadini USA sarebbe troppo dispendioso.

Dal metadato, cercano poi di capire quali conversazioni e connessioni vanno approfondite nei contenuti. “Probabilmente utilizzano un algoritmo che fa scattare un allarme quando rileva certi comportamenti anomali. Insomma, se dal metadato risulta una corrispondenza con uno schema di comportamento di solito associato a individui pericolosi, scatta un allarme e il governo deve acquisire i contenuti delle mail e delle telefonate. Allora deve andare da Google e farsi fornire i testi delle mail del sospetto. Deve chiedere all’operatore di collaborare per intercettare le telefonate d’ora in avanti, tramite apparati speciali connessi ai sistemi e alle linee telefoniche”.

Il controllo avviene “utilizzano una sofisticata intelligenza artificiale, che simula quella umana. I terroristi e i mafiosi certo non scrivono né dicono al telefono parole sospette, ma usano perifrasi. L’algoritmo quindi non cerca parole precise, ma elabora la frase per capire”. In seguito, l’algoritmo fa scattare l’allarme e passa la palla all’agente in carne e ossa.

In casi più mirati si opera praticamente alla stessa maniera con strumenti estremamente professionali come microspie telefoniche o microfoni parabolici, entrambi in grado di ascoltare conversazioni a distanza sia essa virtuale o fisica. In questo modo, essendo il controllo mirato, non si lede la privacy di onesti cittadini che il più delle volte vengono intercettati senza che ci sia un reale motivo.

Messaggiare camminando, alto il rischio di incidenti

Su YouTube impazzano i video che ritraggono episodi in cui le persone, concentrate sullo schermo del proprio smartphone, incorrono in incidenti, talvolta solamente ridicoli, altre volte con conseguenze ben più gravi. Sarà che hanno appena ricevuto un sms, che stanno controllando il proprio partner o che vogliono sapere dove si trova il proprio figlio, a tutti è capitato di essere distratti dal cellulare mentre si è per strada. Pochi si fermano per maneggiare l’apparecchio, i più proseguono distrattamente il proprio cammino per fretta o per semplice abitudine.

Sembra una questione banale, ma se l’azione distratta viene effettuata in una strada affollata o ad intenso traffico veicolare, camminare senza attenzione può risultare davvero pericoloso. Stessa cosa vale se si presta attenzione al telefono mentre si è alla guida.

Crash Alert è l’applicazione per pedoni che ha lo scopo di ridurre la pericolosità di quella che potrebbe soltanto sembrare un’innocente abitudine. L’app si basa su una tecnologia abbastanza semplice. Si tratta di una microcamera, dotata di sensori di distanza, che in pratica sostituisce gli occhi di chi è distratto dal cellulare, scannerizzando il cammino, e gli eventuali ostacoli. Qualora ne rilevi uno, sulla parte superiore del display dello smartphone comparirà una barra con un quadrato rosso. La posizione del quadrato indica la direzione nella quale si rischia la collisione.

Secondo i primi test con questa app si evitano il 60 per cento di ostacoli, senza, la percentuale scende al 20 per cento. Chiaramente il programmino riduce la pericolosità, ma non la elimina del tutto. Nel 2008, uno studio americano ha rilevato che i casi di incidenti legati al texting sulla strada erano raddoppiati rispetto all’anno precedente. Alcune delle persone coinvolte se la sono cavata magari con un naso o un zigomo rotto contro un lampione o un muro, ad altri è andata ben peggio, visto che i dati relativi all’investimento di pedoni da parte di automobilisti, nel 59 per cento dei casi chiamano in causa la distrazione da messaggio di una delle persone coinvolte.

Ma non è soltanto la direzione dello sguardo incollato al display a generare problemi per chi messaggia camminando, alla base c’è il limite naturale della capacità di attenzione degli esseri umani. Per quanto risulti sorprendente, possiamo concentrare la nostra attenzione soltanto su tre oggetti diversi. Questa è la ragione che porta a sbattere una persona contro un muro, mentre la sua attenzione viene assorbita da ciò che sta facendo con il proprio smartphone o qualsiasi altro tipo di strumento. In pratica, mentre stiamo scrivendo un sms, il nostro cervello è temporaneamente incapace di dedicarsi in modo consapevole a qualsiasi altro aspetto della nostra realtà. Dunque non c’è app che potrà modificare la natura dell’uomo.

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