La mafia vuole i vostri dati personali

Secondo un rapporto pubblicato annualmente da Verizon, circa l’85 per cento dei furti di dati personali e di accessi non autorizzati a dati riservati (di cui il 38 per cento è rappresentato dal furto di nomi utente e password di accesso), è riconducibile direttamente o indirettamente al crimine organizzato.

Sempre secondo questo rapporto, oltre il 70 per cento di tali furti è stato commesso da parti esterne, mentre il 50 per cento dei tentativi veniva effettuato da agenti interni, quali ad esempio collaboratori, dipendenti o soci in affari, o da un utilizzo improprio delle credenziali di accesso, che dava modo ai dipendenti di sbirciare dove non avrebbero dovuto.

Se da un lato le intrusioni esterne sfruttano punti deboli nei sistemi computerizzati, che a volte lasciano aperte delle porte di accesso (le cosiddette backdoor) che un hacker può essere in grado di sfruttare, gli attacchi provenienti dall’interno si fondano essenzialmente sul tradimento del rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente, o tra soci.

Per questo, è assolutamente vitale dotarsi di un adeguato sistema di controllo accessi, che possa stabilire in maniera univoca chi ha accesso ad alcuni dati ed informazioni, e chi invece no. Ad esempio, sempre secondo il rapporto della Verizon, con delle semplici precauzioni, è possibile evitare fino al 96 per cento dei furti di dati o degli accessi non autorizzati.

Tali precauzioni possono andare dalla protezione dei propri dati con sistemi di criptaggio e codifica a vari livelli a seconda dell’importanza dei dati custoditi, fino a misure fisiche per limitare l’accesso a determinate stanze nel vostro ufficio e consentirlo soltanto al personale autorizzato.

Per maggiori informazioni su come mantenere la sicurezza e privacy delle informazioni nel vostro ambiente di lavoro, e su vari sistemi di protezione dati, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica.

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