Dalla Spagna un sistema per raggirare gli scanner biometrici.

Dalla Spagna un sistema per raggirare gli scanner biometrici.

I ricercatori della Universidad Autónoma di Madrid e della West Virginia University hanno scoperto un modo per trarre in inganno gli scanner biometrici dell’iride utilizzati per il controllo accessi a certi luoghi.

Quando i sistemi di sicurezza basati sulla scansione dell’iride creano un’impronta dell’iride stesso, non memorizzano l’immagine per compararla in futuro ad ogni accesso con l’iride vero. Essi, in realtà, trasformano l’immagine in un codice di 5000 bit di dati. Questo codice è basato solitamente su circa 240 punti dell’immagine ed è unica. Ogni persona ha la sua e quando qualcuno si pone davanti allo scanner, il codice restituito dal suo iride viene comparato con quelli presente nel database. Se viene trovata una coincidenza, la porta si apre.

E se un hacker dovesse avere accesso a questo database, potrebbe in qualche modo ricostruire tramite il codice una sorta di iride artificiale in grado di ingannare il sistema di sicurezza? Fino a qualche tempo fa questa sarebbe stata pura fantascienza. Oggi invece, come hanno dimostrato i ricercatori di Madrid e della West Virginia University, ciò è davvero possibile, grazie ad un algoritmo genetico che permette di ricostruire, dopo circa 200 tentativi, l’immagine di un iride molto simile all’originale ed in grado di effettuare l’accesso al suo posto.

Quello che era considerato uno dei sistemi di sicurezza più sicuri al mondo, basato sull’unicità di ogni singolo individuo, oggi, grazie a questa ricerca, inizia a mostrare i suoi punti deboli. Ci si chiede se questi studi valgono anche per le serrature ad impronte digitali. Resta, il fatto, tuttavia, che questi sistemi biometrici sono ancora i più inaccessibili…

I ricercatori della Universidad Autónoma di Madrid e della West Virginia University hanno scoperto un modo per trarre in inganno gli scanner biometrici dell’iride utilizzati per il controllo accessi a certi luoghi.

Quando i sistemi di sicurezza basati sulla scansione dell’iride creano un’impronta dell’iride stesso, non memorizzano l’immagine per compararla in futuro ad ogni accesso con l’iride vero. Essi, in realtà, trasformano l’immagine in un codice di 5000 bit di dati. Questo codice è basato solitamente su circa 240 punti dell’immagine ed è unica. Ogni persona ha la sua e quando qualcuno si pone davanti allo scanner, il codice restituito dal suo iride viene comparato con quelli presente nel database. Se viene trovata una coincidenza, la porta si apre.

E se un hacker dovesse avere accesso a questo database, potrebbe in qualche modo ricostruire tramite il codice una sorta di iride artificiale in grado di ingannare il sistema di sicurezza? Fino a qualche tempo fa questa sarebbe stata pura fantascienza. Oggi invece, come hanno dimostrato i ricercatori di Madrid e della West Virginia University, ciò è davvero possibile, grazie ad un algoritmo genetico che permette di ricostruire, dopo circa 200 tentativi, l’immagine di un iride molto simile all’originale ed in grado di effettuare l’accesso al suo posto.

Quello che era considerato uno dei sistemi di sicurezza più sicuri al mondo, basato sull’unicità di ogni singolo individuo, oggi, grazie a questa ricerca, inizia a mostrare i suoi punti deboli. Ci si chiede se questi studi valgono anche per le serrature ad impronte digitali. Resta, il fatto, tuttavia, che questi sistemi biometrici sono ancora i più inaccessibili…

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