Leggere nella mente? Si può!

Leggere nella mente? Si può!

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che la nostra riservatezza potrebbe essere messa a rischio dallo sviluppo di dispositivi per la lettura del pensiero.“On the Feasibility of Side-Channel Attacks with Brain-Computer Interfaces” è il titolo della ricerca condotta da un gruppo di ricercatori delle università di Ginevra, Berkeley e Oxford che ha come scopo l’impiego di un nuovo tipo di interfaccia basata sul principio dell’elettroencefalografia (EEG).

In realtà alcuni controller sono già presenti sul mercato a prezzi contenuti (dai 200 ai 300 dollari) e permettono d’interagire con i programmi del pc, videogame e altri dispositivi usando solamente la mente. Esempi possono essere il P300 Emotiv di Epoc, il MindWave di Neurosky o il nuovissimo Muse. Queste tecnologie utilizzano gli elettrodi per leggere l’insorgenza delle onde P300, cioè onde ERP (potenziale evento-correlato), che il nostro cervello emette dinanzi a particolari stimoli. Questi dispositivi sono arricchiti da programmi scaricabili e, come avviene per le normali app, gli sviluppatori, in cambio del loro servizio, aprono una finestra sulle attività degli utenti, in questo caso direttamente sul cervello di chi impiega questi dispositivi.

Dunque questi apparecchi possono essere usati per un vero e proprio hacking del cervello di chi le impiega. Per assurdo potrebbe divenire relativamente facile “leggere la mente” degli utenti attraverso questo sistema che misura le reazioni dei soggetti agli stimoli prodotti dallo stesso programma.

Dagli studi effettuati su Epoc emergono dati inquietanti; già ora che la tecnologia è in fase sperimentale, gli scienziati sono riusciti a captare indicazioni utili a ricostruire dettagli come il mese di nascita, la zona d’abitazione, la conoscenza di altre persone, password e nome delle banche di riferimento. Tutte informazioni che potrebbero incrementare anche la sfera dell’illecito senza che la vittima possa accorgersene.
Di certo ne potranno trarre vantaggio i giudici e forze dell’ordine che oltre ai potenti strumenti di investigazione, come microspie e localizzatori gps, potranno usare questa specie di “macchina della verità”, magari negli interrogatori.

In un prossimo futuro quando i dispositivi ed i programmi diventeranno molto più accurati, potrebbe essere possibile la lettura a distanza di parecchi dati contenuti nella mente degli utenti. Già un passo avanti è stato compiuto con “Muse” che ha ridotto l’ingombro del casco di Epoc a quello di una fascia che avvolge solo metà del cranio. Muse non è ancora un prodotto maturo, ma i suoi creatori ne hanno comunque mostrato potenzialità interessanti. Il dispositivo è in grado di interagire con iPhone, iPad, applicazioni Android e computer con sistema operativo Linux, il tutto ovviamente lasciando che la macchina legga l’attività elettrica del cervello attraverso un’elettroencefalografia (EEG) e ne traduca i segnali in comandi ai dispositivi elettronici attraverso segnali wireless.


In teoria queste scoperte potrebbero rappresentare valide soluzioni anche se non sono da sottovalutare i rischi per la salute: si tratta sempre di mantenere per ore un apparato ricetrasmittente a pochi millimetri dal cervello.

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