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La tecnologia applicata allo sport: Sky sogna microcamere sui giocatori

novembre 27, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Spidercam, flycam, microfoni ipersensibili e potenti microcamere. L’evoluzione tecnica di ripresa applicate al calcio e allo sport in generale sembra non avere confini e acquisisce continuamente neologismi e idee per migliorare la produzione.

Le applicazioni si rinnovano di anno in anno senza fine. Non c’è limite all’immaginazione e qualche prodotto prende spunto proprio dalla fantasia dei superpoteri. Ad oggi è possibile ascoltare anche ciò che gli atleti sussurrano o osservare i minimi particolari di un goal attraverso delle micro telecamere poste sulle porte da calcio.

Si tratta di un’evoluzione delle ripresa sportiva. «Sono tutte applicazioni che derivano dall’uso e dai soldi della ricerca bellica» ricorda Angelo Carosi, regista di punta di Sky, considerato il Guru della regia sportiva; per l’emittente segue da anni il campionato dalla sua cabina davanti a venti monitor.
Negli ultimi anni, le partite sembrano diventate quasi marginali, la differenza la fanno sempre più i dettagli. «Ormai una partita è diventata un film» disse anni fa il regista Sky.

Non sono state trovate ancora valide soluzioni per l’utilizzo professionale dei droni. Oltre alle particolari autorizzazioni necessarie per far sorvolare lo strumento sulle teste degli spettatori, i tempi sembrano ancora molto limitati (solo 7-8 minuti di autonomia) così come il raggio di azione in volo che raggiunge un massimo di 40 metri, fermo restando la dipendenza da agenti atmosferici. Al momento la tecnologia più «evoluta» sembra proprio essere audio e HD. Intanto Sky, stimolata anche dal suo talent Vialli che sogna microcamere sui calciatori. «Sui giocatori è complicato – conclude il regista -, ma sugli arbitri è più fattibile. Il problema qui è la collaborazione dei diretti interessati, che al momento non c’è».

In arrivo la fotocamera infrarossi per smartphone

settembre 6, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Si sa, dallo smartphone pretendiamo sempre di più. Fotocamere sempre più potenti, ad altissima risoluzione per immagini perfette a portata di mano. Ma non è ancora abbastanza. La nuova frontiera della fotografia smartphone è il sensore a infrarossi.
Si chiama Quark, la prima termocamera a infrarossi per dispositivi mobili, presentata dall’azienda americana Flir, durante la fiera annuale dell’Association for Unmanned Vehicle Systems International (AUVSI) , dedicata a droni e robot.

La telecamera è simile ai modelli montati sui droni, caschi e visori militari ma di dimensioni ancora più piccole. Il primo prototipo è formato da una cover per l’iPhone che segue il profilo del telefono sporgendo di pochi centimetri sulla parte superiore, dove si trova l’obiettivo. Il dispositivo infatti non trasforma la fotocamera dell’iPhone ma ha un obiettivo tutto suo largo circa due centimetri. Al momento la qualità è abbastanza bassa, 0,3 megapixel, il prototipo punta a valutare lo spazio che potrebbe avere sul mercato.

In campo professionale e militare, la fotografia a infrarossi è già ampiamente usata e ambita. Esistono diversi sistemi che permettono l’osservazione IR attraverso dei piccoli oggetti di uso quotidiano facilmente occultabili. Ma anche altri settori ne stanno sfruttando le qualità. In edilizia viene usata per rilevare dispersioni, infiltrazioni di acqua o perdite da tubi, nel campo medico per la diagnosi del tumore alla mammella e in elettronica per identificare guasti all’interno di un circuito elettrico.
Al momento il progetto sperimentale potrà trovare spazio solo se la domanda sarà alta permettendo l’abbattimento dei costi, ora troppo elevati. Inoltre la qualità molto bassa non consente di scattare foto da mettere in bella mostra. Gli infrarossi comunque hanno mosso i primi passi.

La tecnologia applicata alla sorveglianza piomba a scuola

maggio 15, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Prima o poi sarebbe accaduto, di questo ne eravamo certi. Con il crescere dell’utilizzo da parte dei giovanissimi di smartphone, tablet e dispositivi elettronici con connessione ad internet di ogni genere, si è reso necessario adottare delle contromisure al fine di garantire il regolare svolgimento di test, compiti, esami e concorsi. Puntuale come ogni anno è giunta nei giorni scorsi la nota del Ministero che ricorda ai candidati all’esame di maturità il “divieto assoluto di utilizzo di qualsivoglia ausilio tecnologico durante le prove scritte”. Ovviamente il testo di scoraggiamento non è abbastanza per inibire l’uso di questi strumenti.

E così i presidi riuniti sotto il nome dell’ANP, Associazione Nazionale Presidi, ha richiesto al Ministro dell’Istruzione di “valutare la possibilità di disporre l’utilizzo nelle sedi d’esame di apparecchiature elettroniche atte a rilevare la presenza di cellulari accesi, anche in stand-by”, rilevatori per intenderci.

Vediamo come funzionano. Si tratta di sistemi che lavorano con un raggio d’azione fino a 30 metri. Una volta rilevato un cellulare in base alla modalità su cui sono impostati possono avvertire tramite segnale luminoso, allarme sonoro o inviare un messaggio all’utente invitandolo a spegnere il proprio apparecchio.

Nel caso di Cell Detector di Endoacustica, l’apparecchio non rileva solamente i cellulari in uso (ossia quelli impegnati in una conversazione o nell’invio di dati), ma anche quelli attivi in modalità stand-by. L’utilizzo è molto semplice, adatto anche ai prof meno esperti. Bastano pochi minuti per impostare i vari parametri di funzionamento e metterlo subito al lavoro, configurando a proprio piacimento il livello di sensibilità e volume dell’avviso da inviare all’utente del cellulare. Una volta in azione, le sue batterie gli permettono un’autonomia d’uso di oltre un anno, il tutto in maniera discreta, semplice e soprattutto, assolutamente legale.

Insomma, i maturandi che avevano intenzione di copiare grazie ai propri cellulari dovrebbero cominciare a studiare sul serio. Infatti dobbiamo contraddire gli studenti che hanno giudicato poco affidabile questo tipo di strumenti e che credono che ci vogliono mesi per la consegna degli stessi. I prodotti Endoacustica sono strumenti professionali di altissimo livello usati da importanti agenzie investigative e gli stessi possono essere reperiti sul sito internet www.endoacustica.com, ordinati e consegnati in un paio di giorni.

Dalle password alle “passthought”

aprile 15, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Fuga di dati, informazioni riservate vendute ai concorrenti, brevetti mancati per colpa di dipendenti infedeli: questo è lo scenario attuale in molte aziende del mondo. La stringente crisi “costringe” ogni giorno milioni di impiegati a vendersi ad aziende concorrenti in cambio di ingenti somme di denaro o favori professionali.

Dall’altra parte le aziende più attente hanno adottato dei validi sistemi di sorveglianza sia per quanto riguarda il monitoraggio ambientale di ciò che avviene all’interno dell’impresa, sia per quanto concerne la sicurezza informatica. Attraverso dispositivi invisibili è possibile tenere sotto controllo il lavoro dei propri dipendenti e ostacolare tentativi di intrusione. Infatti non sono da sottovalutare anche le minacce di hacking. In maniera del tutto inosservata, attraverso dei sofisticati algoritmi, si riesce ad entrare nei terminali aziendali, sottraendo informazioni e dati rilevanti. A poco o nulla serve ormai cambiare continuamente password.

A dare una risposta alla necessità di sicurezza informatica, oltre ai validi strumenti citati in precedenza, potrebbe arrivare nei prossimi anni un computer che si comanda attraverso i gesti. E non è tutto. Sembra che non sarà più necessario digitare la password perché questa sarà letta direttamente dalla mente dell’utente; da qui il nome “passthought”.

Il progetto è in fase di sperimentazione presso la UC Berkeley School of Information ed ha preso il via da un caschetto, già testato, con funzioni di elettroencefalogramma non invasive. Il dispositivo viene connesso tramite Bluetooth ad un computer che riesce a decifrare le onde cerebrali. Durante i test è stato chiesto a diverse persone di immaginare di compiere azioni specifiche, come muovere un dito o cantare una canzone. In tutti i casi (con un livello di errore inferiore all’1%) è stato possibile usare le onde cerebrali per identificare le azioni in modo accurato. Chiara, a questo punto, la possibile applicazione al mondo delle password.

Questo tipo di ricerca rientra nel campo dell’autenticazione biometrica che offre già ampie applicazioni in vari campi. Basti pensare alle serrature ad impronte digitali. Andando ben oltre gli strumenti fisici e le classiche combinazioni alfanumeriche si potrà raggiungere un maggior livello di sicurezza, almeno per ora!

Accorgimenti per aumentare l’autonomia dello smartphone

marzo 26, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Lo smartphone vi abbandona proprio quando ne avete bisogno? Un tempo la batteria ci accompagnava anche per settimane; era il tempo in cui il cellulare serviva solamente per telefonate ed sms. Non è più così ora: con i moderni smartphone si gioca, si naviga su internet, si tiene sotto controllo la propria casa e si spia il proprio partner. Queste tra tante altre attività. Non è raro che la batteria non arrivi neppure fino a sera.

Ci sono dei piccoli accorgimenti che ci aiutano ad aumentare l’autonomia del cellulare. Non sono software miracolosi o applicazioni complesse, ma accortezze per ridurre il normale consumo della batteria.

Di solito gli smartphone includono un sensore di luminosità in grado di rilevare la luce dell’ambiente e di regolare di conseguenza la luminosità dello schermo. Più la luce è forte, più lo schermo sarà luminoso. Al contrario, in un ambiente buio, la luminosità sarà più debole. Il primo accorgimento potrebbe essere dunque quello di impostare manualmente la luce dello schermo scegliendo la configurazione migliore per voi stessi, evitando così di affaticare la fonte di alimentazione.

Bisogna anche sapere che nel momento in cui non usiamo le connessioni, non vuol dire che queste siano spente. Il Wi-Fi acceso effettua continue connessioni consumando energia. Stessa cosa vale per il Bluetooth o per il GPS. Dunque sarebbe proficuo spegnere le reti quando non sono necessarie.

Un elemento meno conosciuto può essere quello riguardante la connessione telefonica. Ogni smartphone è impostato per l’utilizzo della rete 3G, cioè la rete dati. Se non navigate su Internet, la rete 2G è perfetta per gestire telefonate e SMS e soprattutto vi permette di guadagnare utili minuti di batteria.

E’ valida la stessa cosa per l’impostazione di sincronizzazione continua dei dati. Se questa impostazione è attiva, il telefono controllerà se ci sono email o notifiche anche quando è in stand-by. Disabilitando la sincronizzazione automatica dei dati, potrete aggiornare la posta manualmente, quando lo desidererete.

Attuare questi consigli potrebbe risultare noioso, ma attraverso scorciatoie sullo schermo o menù di configurazione facilitati può essere più facile di quanto crediate e soprattutto utile se si tratta di situazioni di emergenza in cui non è possibile ricaricare il cellulare.

Smartphone in freezer per scoprire tutti i segreti degli Android

marzo 13, 2013 Tecnologia Nessun Commento

I ricercatori dell’Università Friedrich-Alexander di Erlangen, in Germania hanno trovato un modo estremamente semplice per hackerare il sistema di crittografia adottato dalla quarta versione di Android. Algoritmi e sofisticati software riescono ogni giorno ad accedere a milioni e milioni di informazioni contenute in smartphone e dispositivi elettronici di ogni genere. Dietro c’è sempre il lavoro di squadre di esperti, hacker o meno, che studiano le caratteristiche dei sistemi per poi violarli.

Non è andata esattamente in questa maniera per i ricercatori tedeschi che hanno scoperto un’insolita falla nel sistema “Ice Cream Sandwich”, cioè nella protezione dati dei dispositivi Android più evoluti. Sarebbe proprio il freddo ad allentare la cifratura che impedisce sostanzialmente di accedere ai contenuti sullo smartphone senza aver prima sbloccato lo schermo.

Il test è stato effettuato non tanto per testare la validità del software, ma per risolvere un problema che preoccupa gli investigatori e le forze dell’ordine: riuscire a risalire alle informazioni contenute in uno smartphone per motivi giudiziari. Il più delle volte vengono utilizzati software spia che sono installati in pochi istanti sui cellulari di chi si vuole controllare e si ha così la possibilità di ascoltare chiamate, visualizzare sms in entrata e in uscita, ascoltare ciò che avviene attorno al dispositivo e controllare la posizione GPS.

Di fatto i ricercatori hanno messo un Galaxy Nexus in freezer per un’ora, portandolo a una temperatura di -10 gradi, poi hanno tolto e rimesso la batteria e sono riusciti a recuperare i contatti, le foto, i file e la cronologia del browser. L’hacking è avvenuto tramite un software, attivato al posto del sistema operativo, in grado di inviare i dati raccolti ad un’altra macchina.

Quello che è avvenuto: quando i chip sono molto freddi conservano più a lungo i dati e facilitano la decifrazione della protezione. Il congelamento è una tecnica già utilizzata in ambito forense sui pc e i laptop, ma mai nessuno l’aveva applicata agli smartphone. Il metodo è stato battezzato Frost, nome che oltre a ricordare il gelo, sta per Forensic Recovery of Scrambled telephone.

Atooma, l’app migliore al mondo

febbraio 28, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Atooma è l’applicazione “migliore al mondo”. Lo hanno deciso al Barcellona Word Congress dopo una selezione effettuata tra oltre 1400 concorrenti. Atooma è un’applicazione Android sviluppata da quattro ragazzi italiani di 27 anni e consente di personalizzare le funzioni del proprio cellulare.

Insomma il programma dà la possibilità di creare tante mini-app senza dover conoscere intricati codici di programmazione. Ad oggi Atooma è utilizzato da oltre 70mila persone, grazie alla sua grande versatilità: può ad esempio abbassare la suoneria quando si è in ufficio, inviare un sms appena si rincasa, attivare il vivavoce in auto, ma anche connettersi ai social network o ai nostri sistemi di sorveglianza. A questo riguardo è bene sottolineare che l’app made in Italy può essere utilizzata per personificare ancor di più quelli che possono essere i servizi di connessione tra lo smartphone e validi strumenti di controllo e monitoraggio dei propri ambienti consentendo di elevare il proprio livello di sicurezza.

Atooma nasce come un esperimento per rivoluzionare il sistema operativo per cellulari, lavoro alla base della tesi di laurea di una delle componenti. Il lavoro è stato subito notato e premiato in diversi contest.
Al momento l’applicazione è disponibile solo per gli smartphone con il sistema operativo Android, è in via di sperimentazione una versione per iOS che appare al momento più ostica.
Nonostante il progetto dei giovani italiani stia andando a gonfie vele, non sono stati raccolti fondi a sufficienza per far crescere ulteriormente l’attività.

La smart TV in una chiavetta

febbraio 25, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Nuovi dispositivi che rendono “smart”qualsiasi televisore. Si tratta di sistemi basati perlopiù su Android che trasformano qualsiasi schermo della casa in un tablet. All’apparenza sembrano delle chiavette usb un po’ più grandi, ma al posto del connettore per il computer c’è una porta video HDMI che ci permette di collegarli direttamente al televisore. Se ne trovano di tutti i tipi: senza marca e a poco prezzo o marcati e con una serie di accessori a corredo che ne facilitano l’uso.

Tra le più semplici troviamo la chiavetta Smartkey TV – Movie Pack di Asystel (in vendita a circa 99 euro). Essenziale esteticamente, supporta Android 4.04 e la configurazione iniziale è fatta tramite procedure guidate. L’interfaccia è interamente in italiano e ci sono già molte applicazioni installate tra le quali il servizio di noleggio di film online. Chiaramente per questo tipo di app è importante che la copertura Wi-Fi sia molto buona, in modo da permettere un’alta velocità nella trasmissione dei dati. Nella confezione della Smartkey TV c’è un cavo HDMI ed un controller dedicato.
Sono state riscontrate alcune lacune; sembra che il sistema si riferisca alla chiavetta come se fosse un telefono e sono presenti tutta una serie di applicazioni che non hanno un vero utilizzo, tipo quella per la fotocamera integrata che, ovviamente, non esiste.

Un’altro valido esempio è il Manhattanshop Android TV Dongle U1A (costa 79,80 euro). Esteticamente è molto raffinato, supporta Android 4.04 e si comporta esattamente come un tablet. L’interfaccia iniziale è spoglia e in inglese, senza nulla già installato, ma dà diretto accesso a Google Play, il market per le app di Google, che consente una personalizzazione a 360°. Anche in questo caso non tutte le app funzionano a dovere. Per controllare il “tablet”, dato che il televisore non è touch, possiamo usare qualsiasi tastiera e mouse wireless oppure acquistare separatamente un controller dedicato. La navigazione sul web risulta più lenta rispetto a quella che si ottiene sui tablet.

Chiaramente non manca l’alternativa Apple per l’approccio alla Smart TV. La Apple TV permette di noleggiare e guardare sul televisore tutti i film disponibili su iTunes. Nonostante il catalogo sia molto ampio, capita spessissimo di non trovare quello che cerchiamo. Non è possibile installare e usare app direttamente sulla Apple TV, ma possiamo sfruttarla per visualizzare lo schermo del nostro iPhone o iPad sul televisore.

Attraverso i nuovi dispositivi smart è possibile controllare anche gli impianti di sorveglianza in collegamento con tablet o smartphone. La continua necessità di monitoraggio dei propri spazi porta spesso alla scelta di sistemi di sorveglianza integrati come quelli proposti da Endoacustica.

Riot, la Google-spia

febbraio 15, 2013 Tecnologia Nessun Commento

“The Guardian” ha rivelato nei giorni scorsi l’esistenza di Riot (Rapid Information Overlay Technology, ma in inglese il termine significa “sommossa”, lasciando intendere che il prodotto può essere utilizzato come una forma di controllo sociale). Il software è stato sviluppato negli Stati Uniti da Raytheon, una delle più grandi aziende che lavora nel settore della difesa militare, in grado di ricavare dati (data mining) e fornire previsioni sui comportamenti dei cittadini U.S.A. Alla base del software ci sarebbero i social media come Facebook e Twitter. Solitamente per entrare a conoscenza di questo tipo di informazioni sono usate delle chiavette usb o dei piccoli sistemi che permettono di conoscere ogni qualsiasi dato venga inserito nel pc.
Riot è una specie di motore di ricerca in grado di localizzare gli utenti dei social, di mostrare le loro foto, dove e quando queste sono state scattate e si può trasformare in un vero e proprio strumento di controllo, una “Google-spia”. Funziona usando complessi algoritmi per “leggere” miliardi di informazioni presenti sul web.

Al momento pare che il software non sia in vendita, in quanto diversi aspetti preoccupano la privacy. Ad esempio permette di seguire le persone e le loro abitudini, e quindi prevederne i comportamenti. Inoltre gli utenti spesso non sono al corrente che i loro dati sono disponibili a tutti e quindi ci sarebbe bisogno di una campagna di informazione per un corretto utilizzo. E non è tutto. Attraverso il graphical riot object browser è possibile correlare persone, fatti e relazioni.
Per ora alcune informazioni simili possono essere ottenute attraverso il twitter scraping (estrazione selettiva dei tweet) o motori di ricerca appositamente creati per Facebook. Pare inoltre che l’FBI stia sviluppando un software di ricerca per i social media.

Le polemiche sulla privacy non mancano in questi casi. David Brin, autore di fantascienza già nel 2008 aveva sentenziato: “Siamo già troppo lontani per poter regolamentare l’utilizzo delle telecamere, conviene adeguarsi al fatto che perderemo parte della nostra privacy, ma a vantaggio di una maggiore sicurezza”.

Le nuove penne hi-tech registrano e correggono errori grammaticali

febbraio 7, 2013 Tecnologia Nessun Commento

Le penne sono dall’antichità, oggetti di uso quotidiano. Ce ne sono di tutti i tipi: classiche, tecnologiche, fashion, in materiali preziosi. Hanno spopolato sul mercato ormai da qualche anno le DVR Pen Endoacustica, penne che oltre a consentire la normale scrittura, sono in grado di registrare file audio e video di buona qualità consentendo così di immagazzinare lezioni scolastiche, interviste oppure di monitorare situazioni particolari in maniera discreta. Una volta creati i file possono essere esportati in comodità sul pc attraverso un cavo usb in dotazione.

Nonostante la diffusione a tappeto degli elaboratori elettronici in numerose occasioni è necessario ancora l’utilizzo della penna e, abituati come siamo, ai correttori automatici si rischia di fare una pessima figura in quanto a conoscenze grammaticali. Sostituire “per” con “x” o eliminare qualche vocale sarà pressoché scontato. C’è chi ha pensato a questo tipo di problemi di scrittura dando vita a Lernstift, una penna che vibra ogni qual volta rileva che si sta scrivendo qualcosa di sbagliato, sia una singola lettera o una parola intera.

La penna è stata creata da una coppia austriaca dopo aver constatato gli sforzi del figlio per imparare a scrivere. Lo strumento si presenta come una normale biro di colore verde e bianco, ma al suo interno sono impiantati dei sensori in grado di rilevare una serie di variazioni nel modo in cui si formano le parole. Gli errori possono essere segnalati secondo due modalità: «calligrafia» o «ortografia» e nel momento in cui vengono riscontrati, il dispositivo emetterà un ronzio.

A proposito c’è chi parla di “strumento educativo unico ed efficace” e chi invece crede che questo tipo di aggeggi rischiano di “azzerare la nostra perizia grammaticale” . Al momento Lernstift è ancora in fase di sviluppo, ma pare che nelle prossime settimane verrà lanciato un progetto di crowdfunding con lo scopo di raccogliere fondi per commercializzarla su larga scala. Un progetto sicuramente da migliorare che lascia ancora perplessi i linguisti.

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