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Sikorsky, un primo passo verso gli elicotteri elettrici

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

La Sikorsky, produttrice di svariati tipi di elicotteri tra i più diffusi tra le forze armate di tutto il mondo, ha appena presentato il suo Project Firefly, mirato allo sviluppo di elicotteri ad alimentazione elettrica.

Attualmente, Firefly è visibile sotto forma di un dimostratore, presentato alla fiera AirVenture 2010, e basato su un elicottero leggero S-300C, con al posto di quello tradizionale un motore elettrico, capace di generare una potenza di 190 cavalli grazie ad una serie di batterie Li-Ion posizionate sull’esterno.

Firefly è il primo passo verso un’era di elicotteri elettrici, ed oltre all’innovazione nella modalità di alimentazione, presenta significativi cambiamenti nell’elettronica di bordo grazie al display del pilota di nuova generazione, mentre la parte meccanica è praticamente invariata.

Il motore elettrico, progettato dalla californiana U.S. Hybrid, deriva da un modello progettato per le automobili, con aggiustamenti che lo rendono adatto per essere montato su un elicottero aumentandone la potenza di circa 40 cavalli rispetto alla versione originaria.

Secondo un confronto effettuato da Sikorsky, l’efficienza del rotore principale è triplicata (76% contro 25%) con l’adozione del motore elettrico rispetto al motore a benzina, mentre la perdita di calore è limitata al 15% contro il 73% della versione tradizionale.

Velocità e capacità di carico sono pressoché invariate rispetto alla versione originaria, ma il vero punto debole della versione elettrica, almeno nelle fasi iniziali del progetto, è l’autonomia, passata da 3 ore e 40 minuti a soli 15 minuti. Il problema dovrebbe essere risolto mediante l’adozione di batterie Litio-aria, decisamente più leggere e con un’efficienza fino a nove volte superiore.

Insomma, siamo soltanto ai primi passi, ma una volta ottimizzati i consumi, il futuro degli elicotteri sembra proprio essere elettrico!

Anche Google passa ai droni. Cosa avrà in mente?

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Secondo alcuni giornali tedeschi, Google avrebbe fatto acquisti in Germania, e più precisamente a Buchen, nella Ruhr, dove ha sede la Microdrones GmbH, una casa che, come dice il nome stesso, produce droni, e più specificamente, quadrielicotteri in miniatura.

Si tratta di apparecchi che, nonostante le dimensioni ridotte, hanno un costo di circa 60 mila dollari l’uno, e sui quali possono essere montate apparecchiature fotografiche, video e di rilevazione geografica o scientifica, per una serie di possibili applicazioni che va dalla videosorveglianza aerea alle missioni ad uso scientifico, fino al monitoraggio del territorio.

L’acquisto di uno di questi droni da parte di un gigante come Google, secondo non meglio identificate voci, sembra andare proprio in quest’ultima direzione, ed anche se da parte della multinazionale di Mountain View non sono stati rilasciati commenti, il presidente della Microdrones ha dichiarato che questo potrebbe essere l’inizio di una fruttuosa collaborazione tra le due parti.

Secondo alcuni bene informati, Google starebbe studiando la creazione di una versione “in diretta” di Google Earth, che permetterebbe agli utenti di visualizzare cosa sta accadendo in alcuni punti della Terra in quel determinato momento.

Per i fans della sorveglianza aerea potrebbe essere una manna, ma potrebbe allo stesso modo esserlo anche per i malintenzionati; al contrario, gli amanti della privacy ed i sostenitori del diritto ad uno spazio privato a tutti i costi potrebbero vederlo come un ulteriore passo verso quel Grande Fratello che dalle pagine del libro di Orwell, sta lentamente trasferendosi nella nostra realtà quotidiana.

In ogni caso, al momento si tratta soltanto di voci, l’unica cosa sicura è l’acquisizione di un drone da parte di Google, per sapere a cosa servirà… basta aspettare!

Una collana o una telecamera nascosta?

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Noi uomini sappiamo quanto le nostre donne amino essere sempre ben vestite e curate fino all’ultimo dei particolari, e come tutto debba essere in armonia, dalle scarpe all’acconciatura, dalla camicia fino alla collana.

Quello che potremmo non sapere, invece, è che quella che apparentemente sembra una semplice e normalissima collana, un vezzo di femminilità, in realtà nasconde una microscopica telecamera in grado di registrare movimenti e suoni intorno a sè grazie al suo microscopico obiettivo, senza che le persone attorno se ne rendano conto.

Il ciondolo montato sulla collana videocamera, pertanto, funziona proprio come una vera e propria telecamera nascosta, ed è possibile attivare la registrazione video e audio semplicemente premendo un pulsante, magari con un gesto casuale fingendo di giocherellare con la collana tra le mani.

A quel punto, la registrazione viene avviata, con una risoluzione di 640×480 pixel per i filmati video e 1280×960 per le fotografie, un angolo visivo di 65 gradi ed un funzionamento anche in condizioni di illuminazione bassa grazie alla sensibilità di 1 Lux.

La telecamera nascosta all’interno di una collana può riprendere fino a 8 Gb di filmati, che vengono salvati su una scheda di memoria Micro SD intercambiabile alloggiata all’interno del ciondolo. Una volta terminato di registrare, sarà possibile scaricare il tutto sul proprio computer nel giro di pochi istanti, grazie alla presa USB incorporata, e senza bisogno di installare alcun driver o software di gestione.

Insomma, le donne hanno sempre avuto delle armi di seduzione infallibili, ma se si ha qualcosa da nascondere, ora bisogna stare ancora più attenti anche alle loro armi… tecnologiche!

Per maggiori informazioni e dettagli su funzionamento e prezzi delle telecamere nascoste, vi invitiamo comunque a visitare il sito di Endoacustica.

Gli occhi delle api per i robot volanti

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Le api, essendo dotate di un cervello molto piccolo, fanno grande affidamento sulle loro capacità visive per orientarsi e sopravvivere in ambienti anche difficili. Per capire meglio il funzionamento della vista di questi piccoli insetti, e come essa ne influenza la vita, un gruppo di scienziati dell’università tedesca di Bielefeld ha creato un occhio artificiale, che sperano possa svelare il segreto delle capacità di orientamento e di elaborazione delle informazioni durante il volo.

L’obiettivo finale è quello di usare le conoscenze acquisite, applicandole a tecnologie quali gli aerei in miniatura (MAV, Micro Aerial Vehicles) per migliorarne le potenzialità. L’occhio d’ape artificiale è costituito dalla combinazione di uno specchio e di una lente, accoppiati a formare una sorta di cupola che riflette le immagini verso l’interno, dove è piazzata una singola videocamera che così è in grado di raccogliere le immagini stesse, con un campo visivo di circa 280 gradi.

Tali immagini vengono poi fuse elettronicamente in modo da ottenere un fuoco perfetto anche con un così ampio angolo visivo. I tentativi effettuati in precedenza non erano stati in grado di ottenere simili risultati dal punto di vista dell’accuratezza dell’immagine raccolta, e per ottenere un risultato del genere bisognava usare una doppia telecamera, che sarebbe stata troppo pesante per essere poi montata su un MAV.

Ovviamente il tutto è in fase di ulteriore perfezionamento, ad esempio studiando la possibilità di visualizzare la luce ultravioletta, cosa che le api sono già in grado di fare, e che renderebbe il sistema ancora più simile all’occhio naturale degli insetti, sperando che conduca anche alla comprensione di come i loro occhi processano le immagini ed inviano i relativi stimoli neurali al cervello.

Videocamere subacquee low-cost dal Giappone

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Il paese del Sol Levante è sinonimo di innovazione tecnologica e qualità, che spesso si accompagnano a costi relativamente contenuti. In questo caso, l’accento è stato posto sul mantenimento di un livello basso in termini di prezzo, con il risultato di un prodotto nella media, ma dal prezzo decisamente basso di soli 150 dollari.

Si tratta di DV5000UW, una videocamera subacquea, prodotta dalla casa giapponese Exemode, munita di un sensore da 5.17 megapixel, ed in grado di riprendere filmati ad una risoluzione di 720p, o di scattare immagini con una risoluzione di 3 megapixel, anche sott’acqua fino ad una profondità massima di circa 10 metri.

Grazie al suo display LCD da 2.7 pollici, le immagini riprese vengono visualizzate in buona qualità in tempo reale. Per apprezzarle meglio ed in formato più grande, la DV5000UW può essere collegata ad un televisore ad alta definizione grazie all’uscita HDMI.

Si tratta comunque, come detto, di un prodotto senza grosse aspirazioni, e tale connotazione “low cost” si può notare nella dotazione di memoria interna, limitata a soli 32 Mb. Pertanto, chi decidesse di acquistare questa videocamera dovrebbe anche prevedere di aggiungere una piccola spesa per l’acquisto di schede di memoria che possano garantire una maggior durata delle proprie riprese video. Anche qui, lo spazio è piuttosto limitato in quanto la DV5000UW può supportare soltanto schede fino a 16 Gb, a fronte di modelli più cari che gestiscono fino a 64 gb di memoria.

Insomma, si tratta di un modello senza grosse ambizioni, che può essere adatto come regalo da utilizzare per riprese di tipo amatoriale senza velleità professionali. Per un utilizzo professionale, sono ben altre le case, i modelli ed i prezzi a cui bisogna guardare.

Una telecamera per dentisti moderni

La tecnologia video in miniatura e la video sorveglianza sono le nostre specialità, ma questo non significa necessariamente che le due cose debbano per forza andare di pari passo. La crescente miniaturizzazione dei sistemi video trova infatti applicazione in una miriade di altre occasioni, non soltanto grazie a telecamere nascoste che riprendono segretamente, ma anche grazie a microcamere che, racchiuse all’interno di strumenti di tutt’altro genere, ne migliorano l’efficienza.

Ad esempio, questo è il caso della Dental Cam, ossia di una telecamera intraorale, adatta per essere utilizzata all’interno di uno studio dentistico per meglio documentare lo stato di salute dei denti dei propri pazienti, anche in angoli poco visibili. La stessa operazione può essere compiuta da chi volesse controllare in prima persona che i propri denti siano in buone condizioni.

Grazie alle sue dimensioni ridotte, può essere usata non soltanto per l’esplorazione della cavità orale, ma anche per svariati altri usi domestici, scientifici e professionali, ad esempio per visualizzare circuiti elettronici a distanza ravvicinata, o per riprendere piccoli animali od insetti da studiare in laboratorio, e molto altro ancora, il tutto con una risoluzione di 1.3 megapixel e la sua sensibilità che la rende in grado di funzionare anche in condizioni di illuminazione ridotta.

Inoltre, la sua semplicità d’uso è ulteriormente accentuata dalla presenza di un cavo USB, che oltre a fornire alimentazione consente di collegare la Dental Cam direttamente al vostro computer, per poter visualizzare in tempo reale le sue riprese, e anche per poterle salvare con comodità, e riesaminarle più avanti, ad esempio per un check up delle condizioni di salute del paziente.

Per maggiori dettagli sul funzionamento e sui prezzi della telecamera orale, vi consigliamo di visitare il sito di Endoacustica e richiedere informazioni ai nostri consulenti, che saranno a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.

Anche gli alianti possono decollare da terra

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Come gli amanti del volo a vela sanno bene, volare con un aliante è divertente, ecologico ed emozionante, e mette alla prova l’abilità del pilota nel saper cogliere la giusta corrente d’aria per prolungare il suo volo o raggiungere le quote più alte. Tutto questo presenta però un lieve inconveniente, nella fase di decollo.

Infatti, non essendo dotati di motore, gli alianti devono essere ”agganciati” ad un altro aereo, dal quale vengono poi lanciati una volta in volo. Questo ne rende più complicata l’operatività, limitando anche le possibilità d’uso.

Tutto questo però potrebbe far parte del passato, grazie al concetto di aliante a motore progettato dalla Desert Aerospace del New Mexico. Prima che i puristi del volo a vela tra voi possano inorridire e storcere il naso, chiariamo subito che la definizione di aliante a motore non è una contraddizione in termini.

Infatti, si tratta di un motore jet retraibile, che viene usato solamente nella fase di decollo, per fornire la spinta necessaria a sollevare il nostro aliante da terra, proprio come fosse un aereo di tipo convenzionale. Inoltre, può essere utile anche in aria in caso di emergenza, o per guadagnare quota in caso di necessità.

L’energia necessaria viene fornita da un motore del peso di circa 20 chilogrammi, che può dare circa 110 chilogrammi di spinta. Attualmente, la Desert Aerospace è in attesa dell’approvazione del proprio aliante a motore, che per ammissione dei progettisti, è stato ispirato da… un cartone animato! Infatti, l’ispirazione per la creazione di questo aliante deriva dagli innumerevoli (ed infruttuosi) tentativi di Wile E. Coyote di acciuffare l’imprendibile Beep Beep. Ovviamente, alla Desert Aerospace vanno tutti i nostri auguri di una miglior fortuna.

Quadrielicotteri autonomi, i vostri occhi volanti

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Circa una settimana fa vi avevamo parlato di un quadrielicottero in miniatura che può essere comandato tramite un’aplicazione iPhone, ed utilizzato per la sorveglianza video perimetrale, intorno a giardini o case, o anche all’interno delle stesse grazie alle eliche protette.

Ora giunge la notizia che la videosorveglianza aerea di spazi limitati ha compiuto un nuovo passo in avanti, grazie alla creazione di un quadrielicottero autonomo, ossia di un oggetto volante in grado di gestire automaticamente la propria missione, ad esempio alzandosi in volo da solo non appena i suoi sensori rilevano un movimento nella zona di sua competenza.

Progettato dal laboratorio GRASP (General Robotics, Automation, Sensing and Perception) della University of Pennsylvania, questo elicottero in miniatura, derivato da un progetto iniziale di tipo militare, può essere utilizzato, ad esempio,come complemento per sistemi antifurto, ad esempio all’interno di un magazzino di logistica, dove l’uso di telecamere fisse o di sorveglianti in carne ed ossa potrebbe non bastare.

Per fornire un miglior punto di vista, il Quadrotor è dotato di alcuni “rostri” che gli permettono di agganciarsi ad una superficie quale ad esempio un muro, ed effettuare riprese fisse grazie alla telecamera mobile incorporata, che esplora l’ambiente circostante alla ricerca di movimenti sospetti, e può zoomare su eventuali punti d’interesse.

Nel caso di atterraggio difficile, ad esempio per appostarsi su un cornicione o sul ramo di un albero, il Quadrotor è programmato per ritentare l’appostamento finché non trovi una posizione soddisfacente.

Recentemente, osserviamo con piacere come la tecnologia di origine militare stia finalmente trovando applicazioni anche nel campo civile o commerciale. La novità è sicuramente apprezzabile, perché la sicurezza e la protezione non sono soltanto appannaggio e monopolio degli uomini in divisa, ma spettano a tutti.

L’Arabia Saudita fa marcia indietro sui BlackBerry

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Come certamente saprete, non soltanto da noi ma dai giornali di tutto il mondo, il governo dell’Arabia Saudita, seguendo quello degli Emirati Arabi, aveva decretato la messa al bando dei telefonini BlackBerry, in quanto, secondo la versione ufficiale, non rispettavano dei non meglio specificati parametri in termini di sicurezza delle telefonate.

Tale bando avrebbe dovuto iniziare da oggi 6 agosto. A quanto pare, il blocco dei BlackBerry è durato soltanto poche ore, e nel pomeriggio hanno ricominciato a funzionare, anche se a quanto pare non è stato ancora ufficialmente revocato, né hanno trovato conferma le voci secondo cui la Research In Motion (Rim), che produce gli smartphone, abbia trovato una soluzione al problema.

Secondo le autorità saudite e degli Emirati, il sistema BlackBerry non è conforme agli standard locali in quanto usa una codifica non decifrabile alla fonte, e pertanto le telefonate fatte con tale piattaforma non sarebbero passibili di intercettazione da parte delle forze di polizia.

Il fatto che il bando non sia stato attuato completamente solleva, se possibile, ancora più domande. Se il servizio fosse stato riattivato in quanto la RIM abbia concesso al governo saudita di accedere ai propri codici di sicurezza, gli altri paesi che hanno vietato i BlackBerry o hanno in mente di farlo, quali, oltre agli Emirati Arabi, anche India, Algeria ed Indonesia, potrebbero accampare gli stessi diritti.

D’altra parte però, la RIM continua a sostenere che chiunque ne faccia richiesta non potrebbe mai ottenere una copia delle chiavi di codifica, in quanto tali chiavi non sono impostate dalla RIM stessa, ma individualmente dal cliente, ed il gestore di rete non è assolutamente in possesso di tale copia.

Insomma, l’intrigo sulla privacy telefonica sembra allargarsi ogni giorno di più, e non ci resta che attendere nuovi sviluppi per chiarire il tutto.

Gli idrovolanti tornano sulla cresta dell’onda, con un nuovo design

agosto 10, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Nel campo del trasporto aereo, siamo abituati a rilevare novità su base giornaliera che riguardano aerei con e senza pilota, a motore convenzionale, elettrico o solare. Tuttavia, un tipo di aeromobile che non fa certo parlare di sé come palestra per le innovazioni tecnologiche è l’idrovolante, almeno fino ad oggi.

Infatti, dopo circa 60 anni in cui non si sono registrate grossi cambiamenti in questo settore degli aerei da turismo e piccolo trasporto passeggeri e merce, oggi finalmente possiamo parlarvi del Privateer, un aeromobile anfibio che promette di ridefinire i parametri in termini sia di aspetto esteriore, che soprattutto di prestazioni e di sicurezza.

Costruito in fibra di carbonio resistente alla corrosione dell’acqua, è dotato di una unica elica centrale montata sul retro, e di un alettone posteriore che collega i due galleggianti e lo fa somigliare quasi ad una sorta di catamarano volante. Il design particolare ed il baricentro basso consentono una maggiore maneggevolezza e stabilità, specialmente nella fase acquatica, riducendo il rischio di capovolgersi a causa delle onde.

Il Privateer è in grado di trasportare, oltre al pilota, fino a 6 passeggeri, ed è alimentato da un motore Walter 601 a turbina, che grazie all’elica coperta riduce anche l’inquinamento acustico, migliorando l’efficienza e riducendo anche il consumo di carburante. Il suo peso totale a vuoto è di soli 1600 chilogrammi circa, e può raggiungere altitudini di oltre 7700 metri, con un’autonomia di circa 1600 chilometri ed una velocità di crociera tra i 195 e i 215 nodi, a seconda dell’altitudine di volo, e della capacità del serbatoio, che varia con la configurazione utilizzata.

Per ora, il Privateer è soltanto un prototipo, per cui non se ne conosce ancora la disponibilità sul mercato ed il prezzo.

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