Il GPS umano per conoscere le proprie origini

Il GPS umano per conoscere le proprie origini

Pochi mesi fa sulla rivista Nature Genetics apparve una nuova ricerca che riguardava la mappatura genetica umana.
Il lavoro scientifico parla di un metodo probabilistico che associa i tratti genetici di ogni individuo alle singole coordinate geografiche: in modo da individuare le origini geografiche di ogni individuo mappando la sua completa discendenza connessa alle migrazioni che hanno caratterizzato le varie popolazioni nel tempo.
Gli scienziati hanno studiato le mutazioni genetiche (SNPs) che sono avvenute nel genoma umano e sono state trasmesse agli abitanti in base alle varie aree geografiche di appartenenza. La probabilità che una persona possieda queste mutazioni oggi varia a seconda della posizione geografica di quei suoi antenati. Sono dunque le mutazioni genetiche “trasportate” nelle varie generazioni a configurarsi come il naturale GPS del DNA. Lo studio ha prodotto un algoritmo matematico probabilistico basato sulle mutazioni nel genoma, che individua l’origine geografica dei propri avi.

Il metodo potrà, dunque, essere un valido sostegno sia in campo medico per studiare ad esempio le malattie che colpiscono un determinato gruppo di individui che in campo zoologico per comprendere le cause che hanno provocato le migrazioni e il cambiamento di habitat degli animali.

Sempre di “GPS umano” ha parlato Steven M. Reppert, un neurobiologo dell’Università del Massachusetts, che insieme ad alcuni colleghi, ha scoperto che anche gli esseri umani, come anche molti animali, potrebbero essere in grado di percepire il campo magnetico terrestre. Il “senso dell’orientamento” di cui sentiamo parlare potrebbe avere dunque una spiegazione scientifica.

Reppert ha studiato a lungo la farfalla monarca (Danaus plexippus) identificando nei criptocromi, speciali proteine fotosensibili, il sistema di orientamento dell’insetto. La farfalla di giorno si orienterebbe guardando il Sole, mentre di notte queste proteine sarebbero sensibili al campo magnetico terrestre, consentendo alla farfalla di trovare la strada di casa anche al buio. Lo stesso gene che codifica i criptocromi è attivo anche nell’uomo e ciò ha portato gli scienziati a pensare che anche noi, potremmo essere in grado di “sentire” i campi magnetici.

Fortunatamente chi non dovesse essere in possesso di grandi abilità orientative può fare affidamento su validi sistemi di localizzazione o GSM tracker che assicurano la validità delle informazioni anche quando il nostro “senso dell’orientamento” dovesse fallire. Con questi strumenti è facile ritrovare auto parcheggiate, chiavi di casa, bagagli, ma anche non perdere di vista bambini o animali.

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