La leggenda delle “Tre Balene”

La leggenda delle “Tre Balene”

C’era una volta, nell’immenso oceano delle criptovalute, un trio di enormi detentori di ETH che molti chiamavano le Tre Balene. Ognuno di loro era un personaggio temuto e rispettato:

  • Zio Paperone, conosciuto per aver fondato un grande progetto crittografico il più ricco di tutti, maestro nell’accumulare fortune.

  • Archimede, un visionario tecnologico, inventore geniale.

  • I Bassotti, un gruppo di “furbetti” sempre pronti a coordinarsi e a mettere a segno colpi sotto copertura,

Insieme, decisero di unire le loro forze per mettere in atto una manovra tanto audace quanto sottile: manipolare il mercato di Ethereum per accaparrarsi la moneta a un prezzo ribassato, senza mai esporre direttamente tutte le loro riserve.


1. L’incontro segreto

Tutto ebbe inizio in una chat crittata, dove i tre si scambiarono messaggi attraverso nickname nascosti:

  • “Paperone”

  • “Archimede”

  • “Bassotti”

Nel silenzio digitale, pianificarono il loro grande schema. Volevano approfittare delle tattiche di spoofing, dello stop‑loss hunting e del wash‑trading off‑chain per far scendere il prezzo di ETH, scatenando il panico tra i piccoli investitori e inducendoli a vendere a prezzi bassi.


2. Fase uno: Spoofing

Archimede fu il primo ad agire. Quella mattina depositò 500.000 ETH su un grande exchange, mostrandolo in tempo reale su tutte le dashboard on‑chain. Decine di migliaia di investitori meno esperti videro quel flusso massiccio e pensarono:

“Se arriva così tanto ETH sull’exchange, evidentemente qualcuno vuole vendere in blocco!”

In realtà, quei token non sarebbero mai stati venduti. Era un tipico esempio di spoofing: creare un’illusione di offerta eccessiva per manipolare il sentiment del mercato. I market‑maker e i trading bot, programmati per reagire a grandi inflow on‑chain, iniziarono a piazzare ordini di vendita, facendo scivolare il prezzo da 3 800 USD a 3 600 USD in poche ore.


3. Fase due: Stop‑loss hunting

Mentre il prezzo crollava, Paperone attivò la seconda fase: la caccia agli stop‑loss. Il suo software identificò i livelli di stop‑loss più comuni (ad esempio tra 3 550 USD e 3 500 USD) e piazzò ordini di vendita strategici a ridosso di quei livelli.

Quando il prezzo toccò i 3 499 USD, scattò un’ondata di stop‑loss automatici dei piccoli trader: migliaia di ETH furono venduti d’impulso. Questo innescò un ulteriore calo fino a 3 450 USD, ben al di sotto del livello di partenza. I piccoli investitori, presi dal panico, vendettero ancora, convinti di aver visto il fondo del barile, quando in realtà era solo un inganno.


4. Fase tre: Wash‑trading off‑chain

I Bassotti, misero in atto la terza mossa: wash‑trading off‑chain. Prelevarono 200.000 ETH dal loro wallet privato,  depositarono su un exchange, per poi ritirarli immediatamente su un altro wallet ugualmente controllato.

Ripeterono questa operazione decine di volte nell’arco di un’ora. Ogni deposito e ogni ritiro venivano segnalati nei feed on‑chain come movimenti massicci, creando l’illusione di un mercato in subbuglio. I trader interpretarono quel “ping‑pong” di depositi e ritiri come un’ulteriore conferma della imminente tempesta di vendite.


5. Il crollo e l’accaparramento

A quel punto, il prezzo di ETH aveva toccato un minimo di 3 400 USD. Le Tre Balene, coordinate, ricomprarono massicciamente:

  • Paperone utilizzò USDC e BTC per acquistare 250.000 ETH a prezzi scontati.

  • Archimede aprì ordini limit per altri 300.000 ETH, sfruttando la profondità ridotta del book.

  • I Bassotti inviarono via OTC più di 200.000 ETH, aggirando del tutto il mercato spot e confezionando contratti privati.

In poche ore, accumularono oltre 750.000 ETH complessivi, incrementando le loro riserve a prezzi che, solo il giorno prima, avrebbero rifiutato di considerare.


6. Il rimbalzo e il guadagno

Come da copione, non appena la pressione ribassista si attenuò, i compratori reali rientrarono. Il prezzo di ETH balzò da 3 400 USD a 3 800 USD in meno di 24 ore. Le Tre Balene, forti delle massicce posizioni appena acquisite, videro crescere il valore del loro portafoglio di decine di milioni di dollari in poche ore.


Spiegazione dei termini tecnici

  1. Spoofing
    Inviare ordini o depositi che non si intende eseguire, per ingannare il mercato sulla reale offerta/domanda.

  2. Stop‑loss hunting
    Creare pressione ribassista per far scattare i stop‑loss (ordini automatici di vendita) dei trader, accentuando la caduta del prezzo.

  3. Order‑book (book)
    L’elenco di tutti gli ordini di acquisto (bid) e vendita (ask) su un exchange.

  4. Inflow/Outflow on‑chain
    I flussi di token che mostrano depositi (inflow) o prelievi (outflow) dagli exchange, visibili sulla blockchain.

  5. Wash‑trading off‑chain
    Trasferire asset avanti e indietro tra wallet controllati dallo stesso operatore, senza veri scambi, per generare volumi fittizi.

  6. OTC (Over‑The‑Counter)
    Scambi diretti tra due controparti, al di fuori dell’order‑book pubblico, per grandi blocchi di asset.


Morale di questa storia inventata:
Anche un mercato decentralizzato come Ethereum può essere “giocato” da pochi grandi soggetti, sfruttando tecniche di spoofing, stop‑loss hunting e wash‑trading off‑chain. Le Tre Balene dimostrarono come sia possibile indurre i piccoli investitori a vendere spaventandoli con falsi segnali, per poi accumulare a prezzi ribassati e ottenere profitti sostanziosi.

Ora che conosci il gioco dietro le onde, fai attenzione ai grandi flussi on‑chain: non sempre quello che vedi è reale. Buona navigazione nel mare delle crypto!

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