Telecamera spia contro gli attacchi terroristici

La grande paura del 21esimo secolo, più di malattie quali l’AIDS ed il cancro, è indubbiamente quella di cadere vittima di un attentato terroristico, che potrebbe colpirci in qualsiasi momento ed ovunque ci troviamo.
Per questo motivo, una larga parte dei bilanci pubblici degli Stati più esposti a tale rischio (ossia, fatalmente, i paesi dell’emisfero occidentale) viene usata per finanziare spese militari nella ricerca di armamenti o di sistemi di protezione, di sorveglianza video o per intercettare telefonate tra persone che si sospetta possano essere coinvolte nella progettazione o realizzazione di attacchi terroristici.

Un esempio in tale direzione viene dal laboratorio di ricerca militare di Porton Down, dove sono stati testati una serie di sistemi composti da sensori e computers per l’elaborazione dei dati, montati su aerei ed elicotteri, sia con pilota che droni.

Lo scopo di questo progetto di ricerca è quello di individuare movimenti sospetti, specialmente per la prevenzione di attacchi da parte di terroristi che usano i cosiddetti IED (Improvised Explosive Devices) ossia bombe di fabbricazione artigianale, spesso le più pericolose proprio perché difficili da individuare e neutralizzare.

Allo scopo di prevenire tale genere di attacchi, le telecamere elettro-ottiche usate in questo progetto di ricerca sono tarate per individuare persone in posizioni non normali, quali ad esempio quelle che si possono assumere impugnando o trasportando un’arma, o un ordigno esplosivo che vada trasportato con la massima delicatezza per evitarne lo scoppio anticipato. Inoltre, è possibile individuare anche cambiamenti nel profilo del terreno, che potrebbero nascondere una bomba, un deposito di esplosivi o di armi o altre attività sospette.

Secondo la definizione data da Andrew Seedhouse, direttore del programma di ricerca presso il Defence Science and Technology Department (DSTL) britannico, questo sistema può essere considerato un sistema televisivo a circuito chiuso elevato all’ennesima potenza.

Ad esempio, se una bomba artigianale esplode, è possibile risalire ai dati precedenti all’esplosione, associando persone ed eventuali veicoli allo scoppio, per poterli eventualmente rintracciare in seguito e prevenire altri attacchi, o per usarli come riferimento futuro.

Se analizzando i filmati raccolti poco prima di un’esplosione viene rilevata una persona in una posizione strana perché sta trasportando una bomba, un eventuale rilevamento futuro di una persona nella stessa posizione risulterebbe in un allarme che verrebbe inviato dal sistema di sorveglianza alle forze sul campo, permettendo loro di intervenire in tempo per neutralizzare un eventuale attacco o per assicurarsi che la persona individuata non abbia intenzioni bellicose.

Durante una prova durata 2 settimane e svoltasi nei dintorni del centro di ricerca, le telecamere hanno raccolto una mole di dati quantificabile in circa 40000 terabytes (oltre 40 milioni di gigabytes) di dati. Pertanto, usandole a pieno regime in zone a rischio quali ad esempio l’Iraq o l’Afghanistan, sarebbe possibile raccogliere una quantità inimmaginabile di dati, incrociando informazioni relative a luoghi, persone, veicoli e comportamenti strani per monitorare in maniera efficace un intero paese.

Insomma, un vero e proprio Grande Fratello come quello immaginato da George Orwell nel 1948, ma questa volta, a fin di bene!

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