Come sorvegliare un ambiente con una mini telecamera compatta over IP WiFi

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Come proteggere il proprio cellulare con un software anti intercettazione

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Triste escalation dei crimini informatici in tutto il mondo. I settori più colpiti? Finanza e governi.

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Come proteggere la vostra carta di credito contactless (e non solo) dal furto wireless dei dati

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Verso casa con le scarpe GPS

Dominic Wilcox, designer inglese, ha creato un prototipo funzionante di calzatura con GPS integrato che una volta calzata conduce la persona a casa. Il nome di questa stravagante invenzione è “No Place Like Home” e prende ispirazione dal celebre romanzo “Il meraviglioso mago di Oz” dove la protagonista Dorothy, con il potere magico delle sue scarpette, può andare ovunque battendo per tre volte uno contro l’altro i tacchi.

Per le scarpe di Wilcox, con la suola sapientemente decorata, basterà battere i tacchi una sola volta. Infatti le calzature sono programmabili collegandole al computer. Attraverso un software è possibile selezionare la destinazione preferita e successivamente caricarla via USB alla scarpa. Attraverso un semplice click dei talloni si attiverà il GPS alimentato da batteria simile a quella dei telefoni cellulari. Le due scarpe oltre a comunicare tra di loro hanno due diverse utilità grazie a dei microcontroller chiamati “Arduninos”: la scarpa destra mostra il progresso nel tragitto tramite una barra di luci a LED sul puntale della scarpa, una volta arrivati a destinazione si illuminerà di verde. La scarpa sinistra invece, indica la corretta direzione in cui camminare attraverso LED disposti a cerchio.

Il progetto, commissionato dal Global Footprint in Northamptonshire, è stato esposto al London Design Festival 2012.
Gli utilizzi di queste scarpe potrebbero essere davvero molteplici, pensiamo per esempio ai malati di Alzheimer o quelle persone che magari hanno l’abitudine di bere un bicchiere di troppo o ancora ai figli adolescenti che fanno tardi la sera e non vogliono tornare a casa o alla moglie sbadata che si perde continuamente.
I sistemi di localizzazione GPS sono entrati appieno nel nostro quotidiano e ora anche nelle nostre scarpe.

Defunti vivi…nella memoria con il QR code

settembre 26, 2012 Tecnologia 1 Commento

Compagna di ogni momento della vita quotidiana, la tecnologia non ci abbandonerà neanche dopo la morte.

L’idea arriva dall’Inghilterra da Stephen Nimmo, direttore delle pompe funebri “Chester Pearce” di Poole, che ha pensato di racchiudere la memoria dei defunti nei QR Code (Quick Responses, risposte rapide).
Inventati nel 1994 in Giappone e diffusi con sempre più crescente frequenza con vari usi e scopi dal 2005 ad oggi, i QR Code sono degli speciali codici a barre bidimensionali che contengono al loro interno informazioni destinate ad essere lette attraverso l’ausilio di uno smartphone o altri device in grado di interagire con i moduli dello schema quadrato.

Il codice, posto sulla lapide, una volta scansionato, collegherà il telefono cellulare ad una pagina contenente la biografia, le immagini e persino video del defunto. Gli amici e i parenti più stretti, dotati di password, potranno inserire a loro volta contenuti e commenti, rendendo il ricordo dell’amato interattivo e decisamente social.
Chi sottoscrive il servizio può creare un sito semplice, con poche informazioni essenziali, oppure ricco e pieno di contenuti. In futuro potrebbe anche diventare un utile aiuto per cercare di ricostruire il proprio albero genealogico.

Il nuovo sistema ha lo scopo di far conoscere a chi visita il cimitero non solo nome, età e data di morte di chi è sepolto, ma una gran quantità di informazioni.
I codici QR vengono incisi su una piccola placca di granito o di metallo e poi incorporati o incollati su lapidi, monumenti o targhe commemorative poste sulle panchine.

Il servizio può costare fino a 300 sterline, a cui si aggiungono 95 sterline per la creazione e hosting (illimitato) del sito personale.

I contenuti possono davvero essere infiniti: filmati di addio o di saluto, link al profilo Facebook, scritti e testamenti. E in un futuro non troppo lontano si pensa anche ad una versione in realtà aumentata, magari “viva” grazie ad un ologramma del defunto.

La tecnologia non conosce più confini: guardare attraverso i muri, aprire serrature con i nostri occhi e far rivivere i cari defunti fino a non molto tempo fa erano possibilità legate solo alla fantascienza. Resta in ogni caso fondamentale far buon uso delle nuove invenzioni che possono aiutarci soprattutto nei campi della sorveglianza e della sicurezza.

Un secondo per identificare un volto: il nuovo sistema dell’FBI

settembre 21, 2012 Biotecnologia Nessun Commento

Si chiama NGI, Next Generation Identification, il programma ultra veloce che a breve consentirà all’FBI di identificare in brevissimo tempo i pregiudicati americani.
Come? Lo farà connettendosi ad un database contente fotografie, scansioni dell’iride, impronte digitali, campioni vocali, campioni di DNA e molto altro. Alla base, un efficiente sistema di identificazione facciale. Il riconoscimento partirà, nella maggior parte dei casi, da una semplice telecamera di sorveglianza che catturerà le immagini trasferendole al database.

Gli agenti dell’FBI potranno individuare un ricercato in mezzo alla folla attraverso le videocamere di sorveglianza o riconoscerlo dal suono della voce catturata da un microregistratore o da un telefono dotato di un software spia. Ma anche grazie a segni identificativi come cicatrici, tatuaggi o macchie della pelle. L’affidabilità del nuovo sistema presuppone un margine di errore dell’8% nel caso in cui NGI confronti in circa 1,2 secondi un’immagine catturata da una qualsiasi sorgente, come le telecamere di sorveglianza, con il database contenente milioni di fotografie di criminali; mentre l’affidabilità diviene del 100% nel caso in cui l’immagine da confrontare provenga da fonti precise e definite come nel caso delle foto segnaletiche.

La tutela della privacy rappresenta l’unico ostacolo al progetto. Infatti è alta la possibilità che l’immagine di un incensurato entri nel sistema dell’FBI perché presente sullo sfondo di una foto di un criminale. Sembrerebbe inoltre che l’agenzia investigativa abbia intenzione di collegare il proprio database alle fonti governative. Questa prospettiva ha destato anche l’interesse di Anonymous che ha già annunciato proteste per il prossimo 20 ottobre. Di certo il gruppo di contestatori, attenti alle tematiche della privacy, desterà l’attenzione di moltissime persone.

Il sistema, capace di utilizzare le nuove tecnologie per avere rapidi riscontri confrontando i dati biometrici, secondo la stampa, è già in fase di test in diversi stati americani ed entrerà in funzione nell’estate 2014. Il costo pare si aggiri intorno ad un miliardo di dollari.

In arrivo le superbatterie per smartphone che dureranno tre mesi

settembre 17, 2012 Localizzazione Nessun Commento

Dopo i potentissimi sistemi GPS che hanno migliorato l’uso dei nostri smartphone, un sogno potrebbe diventare realtà. Non giorni, non settimane, ma addirittura mesi potrebbe essere la durata della batteria del nostro cellulare. Fantascienza? No, è il frutto di un progetto made in Italy che grazie allo sfruttamento delle nanotecnologie, vede possibile realizzare batterie ad altissima autonomia, che possano essere utilizzate non solo sui telefoni, ma anche su altri prodotti e dispositivi, come tablet, portatili, elettrodomestici ed addirittura auto elettriche.

Il lavoro, nato dalla collaborazione dal distretto per le nanotecnologie, Veneto Nanotech (che unisce enti pubblici e privati, oltre che le Università di Padova, Venezia, Verona e Ministero della Ricerca MIUR), la nipponica Nagano Techno Foundation e l’Università giapponese Shinshu, potrà contare su contributi pubblici e privati che lo supporteranno nella fase di sviluppo delle “batterie intelligenti”. L’obiettivo è quello di realizzare batterie in grado di dispensare l’energia in modo intelligente, così da ridurre drasticamente i consumi. Come riuscirci? Utilizzando la tecnica del “coating”, ovvero un rivestimento nano strutturato che massimizza la durata e la capacità di efficienza energetica delle batterie. L’energia, viene infatti stipata in alcuni magazzini che vengono utilizzati uno dopo l’altro, in sequenza, in modo da avere tante piccole batterie pronte ed efficienti.

Difficile prevedere quando questo tipo di sistemi sarà pronto per il lancio a livello commerciale: la ricerca e la messa a punto di una tecnologia non ha tempi precisi. Ci si auspica che al più presto potremmo dimenticare a casa il caricabatteria e usare appieno i nostri smartphone sempre più all’avanguardia. Diventerà così sempre più difficile staccarci dal nostro amatissimo telefono intelligente che peraltro è diventato anche un vero e proprio strumento per detective o semplici curiosi. Infatti sono stati messi a punto software che permettono di controllare a distanza i movimenti di un altro telefono. Questi sistemi sono molto usati per intercettazioni di vario tipo e permettono di essere informati di chiamate, messaggi e addirittura accadimenti ambientali. Un sistema di controllo facile e real time senza costi eccessivi come dimostra una delle aziende leader del settore, Endoacustica.

Sorveglianza e sicurezza, il robot che si comporta come un guardiano in carne ed ossa.

agosto 1, 2012 Tecnologia Nessun Commento

La Defence Advanced Research Projects Agency sta lanciando un nuovo robot umanoide chiamato Petman che potrebbe essere utilizzato per scopi militari o civili, nelle operazioni di salvataggio, per esempio. Il nuovo robot non sarebbe solo in grado di camminare e correre, ma anche di salire le scale, entrare in un veicolo e guidarlo, aprire le porte, liberare ambienti dalle macerie e salvare vite umane. Controllato a distanza, ma solo in parte, sarà anche in grado di “prendere decisioni” da solo per portare a termine il suo compito.

Non è fantascienza, ma il frutto di una continua competizione tra ricercatori alla DARPA, che finanzierà sei squadre di robotica hardware e altre dodici di robotica software. Chi darà i migliori risultati avrà una retribuzione più elevata. Un ottimo modo per dare una scossa alla robotica americana che attualmente si trova sempre un passo indietro a quella asiatica.

Se poi si pensa che in Italia, all’Università di Pisa, stanno sviluppando un robot dalla mimica facciale umana, FACE il suo nome, si aprono scenari da film, pensando a come questi gioielli della tecnologia potranno essere utilizzati per la sorveglianza della propria casa o in diverse occasioni della vita di tutti i giorni, in quelle situazioni di una certa pericolosità , come se si avesse un guardiano in carne ed ossa, alle catastrofi naturali, girovagando tra le macerie, per esempio, a caccia di segnali di vita, magari con il supporto di strumenti per vedere attraverso i muri.

Tutti scenari che si stanno trasformando da fantasia, o ingegneria, in realtà e che vedono l’uomo sempre più interagire con il proprio alter ego robotico per migliorare la qualità della vita e la sicurezza delle persone.

Endoacustica Europe

Dalla Spagna un sistema per raggirare gli scanner biometrici.

luglio 31, 2012 Biotecnologia Nessun Commento
scansione dell'iride

I ricercatori della Universidad Autónoma di Madrid e della West Virginia University hanno scoperto un modo per trarre in inganno gli scanner biometrici dell’iride utilizzati per il controllo accessi a certi luoghi.

Quando i sistemi di sicurezza basati sulla scansione dell’iride creano un’impronta dell’iride stesso, non memorizzano l’immagine per compararla in futuro ad ogni accesso con l’iride vero. Essi, in realtà, trasformano l’immagine in un codice di 5000 bit di dati. Questo codice è basato solitamente su circa 240 punti dell’immagine ed è unica. Ogni persona ha la sua e quando qualcuno si pone davanti allo scanner, il codice restituito dal suo iride viene comparato con quelli presente nel database. Se viene trovata una coincidenza, la porta si apre.

E se un hacker dovesse avere accesso a questo database, potrebbe in qualche modo ricostruire tramite il codice una sorta di iride artificiale in grado di ingannare il sistema di sicurezza? Fino a qualche tempo fa questa sarebbe stata pura fantascienza. Oggi invece, come hanno dimostrato i ricercatori di Madrid e della West Virginia University, ciò è davvero possibile, grazie ad un algoritmo genetico che permette di ricostruire, dopo circa 200 tentativi, l’immagine di un iride molto simile all’originale ed in grado di effettuare l’accesso al suo posto.

Quello che era considerato uno dei sistemi di sicurezza più sicuri al mondo, basato sull’unicità di ogni singolo individuo, oggi, grazie a questa ricerca, inizia a mostrare i suoi punti deboli. Ci si chiede se questi studi valgono anche per le serrature ad impronte digitali. Resta, il fatto, tuttavia, che questi sistemi biometrici sono ancora i più inaccessibili…

I ricercatori della Universidad Autónoma di Madrid e della West Virginia University hanno scoperto un modo per trarre in inganno gli scanner biometrici dell’iride utilizzati per il controllo accessi a certi luoghi.

Quando i sistemi di sicurezza basati sulla scansione dell’iride creano un’impronta dell’iride stesso, non memorizzano l’immagine per compararla in futuro ad ogni accesso con l’iride vero. Essi, in realtà, trasformano l’immagine in un codice di 5000 bit di dati. Questo codice è basato solitamente su circa 240 punti dell’immagine ed è unica. Ogni persona ha la sua e quando qualcuno si pone davanti allo scanner, il codice restituito dal suo iride viene comparato con quelli presente nel database. Se viene trovata una coincidenza, la porta si apre.

E se un hacker dovesse avere accesso a questo database, potrebbe in qualche modo ricostruire tramite il codice una sorta di iride artificiale in grado di ingannare il sistema di sicurezza? Fino a qualche tempo fa questa sarebbe stata pura fantascienza. Oggi invece, come hanno dimostrato i ricercatori di Madrid e della West Virginia University, ciò è davvero possibile, grazie ad un algoritmo genetico che permette di ricostruire, dopo circa 200 tentativi, l’immagine di un iride molto simile all’originale ed in grado di effettuare l’accesso al suo posto.

Quello che era considerato uno dei sistemi di sicurezza più sicuri al mondo, basato sull’unicità di ogni singolo individuo, oggi, grazie a questa ricerca, inizia a mostrare i suoi punti deboli. Ci si chiede se questi studi valgono anche per le serrature ad impronte digitali. Resta, il fatto, tuttavia, che questi sistemi biometrici sono ancora i più inaccessibili…

Endoacustica Europe

Dagli USA, un robot per le ricognizioni e per estendere la rete Wi-Fi.

luglio 30, 2012 Tecnologia Nessun Commento
robot per estendere reti wi-fi

Non è un semplice sistema per crackare reti Wi-Fi, ma molto di più. È un robot costruito in alluminio e con la forma di un carro armato ed è in grado di creare una rete Wi-Fi ed estenderla in zone a rischio e pericolose, dove spesso connettersi alla rete risulta problematico.

Dal peso di 150 libbre, è abbastanza forte da poter trasportare un peso di 200 libbre, ma in realtà il suo scopo non è il trasporto. È infatti equipaggiato con un router Wi-Fi, una telecamera per la visione notturna, un localizzatore satellitare, in modo da poter essere sempre monitorato, e un sistema di batterie al litio che dura fino a 12 ore.

È controllabile tramite un’interfaccia su browser, e ciò significa che può essere monitorato da qualsiasi computer, e contiene una serie di ripetitori a lungo raggio che possono essere dispiegati in punti strategici per permettere la connessione.

La cosa davvero interessante è che oltre ad estendere la rete senza fili, è in grado anche di effettuare ricognizioni notturne, muovendosi persino su terreni impervi, grazie alla struttura davvero simile a quella di un carro armato. Si sta studiando, inoltre, un sistema per aumentarne la velocità e per permettergli di salire le scale. È stato studiato, inoltre, un sistema che gli permetterà di tornare alla base qualora perda la connessione Wi-Fi

Pensato soprattutto per l’uso militare dagli studenti della Northeastern University, pensate a quanto sarebbe utile nelle aree colpite da catastrofi naturali e non, dove spesso l’infrastruttura fisica della Rete è stata danneggiata!

Endoacustica Europe

Una divisa “intelligente” che aumenta la resistenza fisica dei soldati.

luglio 27, 2012 Biotecnologia Nessun Commento
smart suit

Siamo ormai abituati a diversi strumenti in uso nelle forze dell’ordine e militari per la difesa personale e per il potenziamento delle capacità dell’uomo, che si trasforma, grazie alla tecnologia, in un vero e proprio superuomo, unendo intelligenza, forza umana e robotica.

Si va dai più semplici abiti con paracolpi in gomma, che offrono una protezione efficace contro gli urti, proteggendo il corpo di chi li indossa, a strumenti più complessi, a vere e proprie armature che per permettono, tra le altre cose, di poter sollevare pesi che altrimenti un uomo solo non riuscirebbe a sollevare. L’unico limite a queste armature è il peso delle stesse, la loro scarsa flessibilità ed il fatto che prima o poi esauriscono le batterie, diventando non solo totalmente inutili ma addirittura un peso per chi, invece, dovrebbe avere maggiore abilità sui campi di battaglia o in operazioni di polizia o di salvataggio.

Per questo il DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) ha ingaggiato l’Istituto Wyss di Harvard per l’Ingegneria Ispirata alla Biologia, per creare una divisa militare che includa un nuovo HULC, ossia uno Human Universal Load Carrier, uno strumento che servirebbe per aiutare a sollevare pesi che altrimenti un solo uomo non potrebbe sopportare. Il nuovo dispositivo sarebbe più leggero e flessibile dei suoi precedenti, anche se rimane il problema della scarsa durata della batteria che, tuttavia, secondo i ricercatori, potrebbe essere risolto con delle celle a combustibile.

Il nuovo dispositivo, comodamente indossato sotto la normale divisa, avrebbe anche un sensore che rileva la fatica di chi lo indossa, praticando un vero e proprio massaggio con delle vibrazioni, per permettere di aumentare la resistenza del fisico a certi sforzi.

Un investimento di 2,6 milioni di dollari, che potrebbe portare alla realizzazione di uno strumento che rivelerà la sua utilità non solo in campo militare, ma anche in quello civile. Pensate all’utilizzo che se ne potrebbe fare nelle operazioni di salvataggio o nell’assistenza a persone disabili!

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USA, jammer su un autobus per impedire le chiamate da cellulare.

luglio 26, 2012 Tecnologia Nessun Commento
autobus di Philadelphia

Immaginate di essere su un iperaffollato autobus cittadino nell’ora di punta. C’è chi conversa con il proprio vicino e chi, invece, parla al telefono ad alta voce, irritando l’orecchio dei passeggeri. Quante volte vi sarà capitato? Quante volte avreste voluto zittirli? È esattamente ciò che ha fatto un uomo di Philadelphia, che si è presentato alla stampa semplicemente come Eric: infastidito dagli altri passeggeri che parlavano ad alta voce al telefono su un autobus della compagnia SEPTA, ha deciso di dotarsi di uno jammer per disturbare il segnale dei cellulari, un dispositivo che attivava non appena sentiva qualcuno rispondere al telefono.

L’uomo, che credeva di passare inosservato, è stato invece osservato a lungo da un dipendente della compagnia, che aveva notato il piccolo dispositivo “simile ad un walkie-talkie con quattro piccole antenne e con un pulsante che veniva premuto ogni volta che qualcuno iniziava a parlare al cellulare”. Eric è stato così bloccato e invitato a dare spiegazioni. A quanto pare, l’unico motivo dell’utilizzo dello jammer era il fastidio che gli procurava ascoltare le conversazioni telefoniche altrui.

Un caso curioso ed insolito sull’utilizzo di un dispositivo che, in altre situazioni, può rivelarsi davvero utile. Pensate all’utilizzo che si può fare del disturbatore di segnale durante eventi o spettacoli o, ancora, durante riunioni importanti per evitare distrazioni o registrazioni non autorizzate.

Gli jammer, inoltre, si sono rivelati di vitale importanza anche in operazioni militari, come quelle condotte dall’esercito statunitense in Iraq, dove sono stati utilizzati per disturbare il segnale, e rendere così innocue, bombe con controllo a distanza, una delle armi preferite dal nemico e che ha fatto decine di morti dall’inizio del conflitto.

Ritornando al caso di Eric e all’utilizzo che ha fatto del disturbatore, l’uomo è stato duramente criticato dal popolo della rete che si chiede se sia giusto impedire agli altri di conversare al telefono in quello che è un luogo pubblico. “E se uno dei passeggeri avesse la necessità di parlare urgentemente con un suo familiare o con il proprio medico per questioni importanti?”…

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Uno studio rivela la vulnerabilità delle telecamere a circuito chiuso.

luglio 24, 2012 Sorveglianza Nessun Commento

Viviamo in un mondo in cui la videocamere per la sorveglianza sono molte diffuse e spesso ci danno l’impressione di vivere in un enorme Grande Fratello. Nonostante le diverse polemiche sulla privacy, esse hanno, però, dimostrato la loro efficacia nel prevenire atti criminosi e nel permettere di identificare e arrestare pericolosi criminali.

Tuttavia, è stato dimostrato che le solite telecamere a circuito chiuso hanno un sistema di sicurezza molto debole: sono spesso vendute con accesso a Internet remoto abilitato di default, e con password preimpostate deboli. Questo permetterebbe agli hacker di poterle controllare e di favorire, in questo modo, azioni criminali.

Secondo il ricercatore Justin Cacak, ingegnere della sicurezza della Gotham Digital Science, in seguito a “penetration tests”, effettuati per i clienti per scoprire la vulnerabilità della sicurezza delle loro reti, è stato possibile dimostrare come questi dispositivi possano essere manomessi e visualizzati da qualsiasi parte del mondo.

Banche, laboratori di ricerca, università, aziende, case ed altri luoghi sensibili, sarebbero così esposti ad un enorme rischio: malintenzionati potrebbero assumerne il controllo e rubare progetti e informazioni importanti o, semplicemente, violare la privacy di migliaia di persone, senza che queste possano rendersene conto.

È possibile, dunque, accedere da remoto a questi dispositivi qualora la casa produttrice permetta tale accesso come impostazione di default. E nelle maggior parte dei casi tali impostazioni rimangono in maniera permanente per il semplice fatto che gli utilizzatori non lo sanno, in quanto non esperti in materia. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che le password preimpostate sono molto deboli e, perciò, facilmente decifrabili.

In questo modo, secondo gli esperti capitanati da Cacak, è stato possibile entrare nelle sale conferenze di diverse aziende importanti e persino nel Consiglio di amministrazione della Goldman Sachs. Ecco perché sarebbe importante, secondo i ricercatori, disabilitare l’accesso remoto a queste telecamere di sorveglianza, dotarle di password più forti o semplicemente, utilizzare microcamere di tipo diverso.

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Come sorvegliare un ambiente con una mini telecamera compatta over IP WiFi

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Sempre più spesso sulle prime pagine dei giornali si leggono notizie di intercettazioni telefoniche di conversazioni riguardanti politici, grandi imprenditori, funzionari pubblici e persone “importanti” in generale. In realtà oggi chiunque conosca anche solo di sfuggita una persona che occupa posizioni di rilievo o che abbia avuto dei guai con la legge rischia che le sue conversazioni vengano intercettate. L’unica soluzione è l’utilizzo di un cellulare criptato. Attraverso i diversi …

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Un piccolo cubo di 5cm per lato potrà presto rubare la scena ai tablet e agli occhiali smart. CuBox Pro, il nome del cubetto sfornato qualche settimana fa dalla Solid Run in versione aggiornata rispetto al primo modello del 2011. Al suo interno tutte le caratteristiche di un pc di ben altre dimensioni: un chip Arm dual core da 800 Mhz, due giga di Ram e memoria espandibile fino a …

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Febbre da brevetti: ecco i più bizzarri

6 Nov 2012

Impazza la febbre da brevetti che vede protagoniste tutte le maggiori case produttrici di strumenti tecnologici esistenti al mondo. Queste idee sono custodite nella banca dati dell’Autorità americana “Uspto” e probabilmente un giorno troveranno reale applicazione.Vediamo alcuni tra i brevetti più bizzarri. Per evitare la tragica caduta al suolo dello smartphone, Amazon nel 2011 ha registrato un brevetto simpatico che vedrebbe l’apertura di alcuni airbag prima che il cellulare tocchi …

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Microfoni direzionali completi di amplificatore, per ascoltare a debita distanza conversazioni in modo assolutamente discreto. Fornito di protezione anti-vento e un dispositivo che minimizza gli effetti negativi dovuti ad eventuali vibrazioni meccaniche.
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 MICRO TELECAMERE
Le Micro telecamere rappresentano un decisivo passo in avanti nella miniaturizzazione di elementi ottici, premiando un prodotto di rara fattezza e funzionalità. La microtelecamera, infatti, oltre ad avere ridottissime dimensioni (il suo diametro può raggiungere i 3.5mm x 8.6mm), possiede caratteristiche tecnico-funzionali ineguagliabili.
 VIDEOREGISTRATORI MINI
I Videoregistratori mini sono indicati per chi vorrebbe videoregistrare quello che vede, sia per svago che per i più svariati motivi professionali, ma non è in grado di usare una normale videocamera. Le possibilità di utilizzo di un sistema di registrazione così piccolo sono innumerevoli.
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 KEYLOGGER
keyloggerKeylogger, è un dispositivo grande quanto il tappo di una penna, capace di registrare ogni carattere digitato sulla tastiera del PC su cui viene installato. Questo dispositivo registra tutto ciò che viene digitato sulla vostra tastiera.
 LOCALIZZATORI GPS
localizzatore satellitareLocalizzatori satellitari, è un sistema di gestione e localizzazione professionale che, grazie alle sue dimensioni ridotte e alle antenne GPS e GSM incorporate, può essere reso operativo in brevissimo tempo e può essere posizionato praticamente ovunque.
 VALIGIE DI SICUREZZA
valigie di sicurezzaLe valigie di sicurezza, sono preferiti dagli ufficiali più anziani e da uomini d'affari per il suo rivestimento in cuoio di alto valore, per lo stile alla moda, per l’ampia gamma di scopi. Ha le funzioni di impulso ad alto voltaggio, di controllo radio remoto, anti-perdita, antifurto ed altro.
 LOCALIZZATORE RF
localizzatore rf

Localizzatore di oggetti, studiato appositamente per coloro che hanno l’esigenza di tenere sotto controllo i loro animali domestici, ad un costo assai limitato, ma non solo puo' anche essere utilizzato per ritrovare oggetti preziosi, localizzare bici da corsa rubate e automobili parcheggiate.