Intercettazioni

Intercettazioni

Chi non vive in Italia o non si occupa di affari italiani potrebbe non conoscere esattamente i dettagli delle varie leggi che il governo Berlusconi sta presentando al Parlamento per ottenerne l’approvazione. Si potrebbe discutere per giorni riguardo alla loro legittimità politica o meno, ma resta il fatto che alcuni dei disegni di legge presentati ultimamente sono quantomeno controversi e fanno un po’ storcere il naso.

Ad esempio, quello che ha causato maggiori proteste, oltre al Lodo Alfano che intendeva preservare le più alte cariche dello Stato (ovviamente, incluso il Presidente del Consiglio) da processi penali, e che è stato prontamente rigettato dalla Corte Costituzionale, è stato il disegno per la legge sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali nell’ambito di indagini giudiziarie.

Se la legge fosse stata approvata, la libertà di azione dei pubblici ministeri nella fase investigativa sarebbe stata notevolmente limitata, consentendo loro di richiedere l’impianto di microspie soltanto in presenza di gravi indizi di colpevolezza, e non in caso di sufficienti indizi come previsto dalla legge vigente. Questo non vale per reati di mafia e terrorismo, e per reati punibili con oltre 5 anni di carcere, per i quali la regolamentazione rimane invariata.

Un altro aspetto che verrebbe drasticamente limitato è la durata nel tempo dell’operazione di intercettazione, limitata ad un massimo di 2 mesi (ovvero un mese più due proroghe di 15 giorni), il che indubbiamente rappresenta un periodo di tempo troppo ridotto per l’acquisizione di prove sostanziali e sufficienti a provare una eventuale colpevolezza (o a confutarne gli indizi) in maniera incontrovertibile, specialmente se si tratta di reati finanziari, guarda caso come quelli dei quali è imputato lo stesso Berlusconi.

Ma quello che rappresenta indubbiamente un colpo di spugna del quale sarebbe essenzialmente il Presidente del Consiglio a beneficiare, è il divieto di pubblicazione degli atti di indagine preliminare, o addirittura il divieto di informare l’opinione pubblica in merito ad un avviso di garanzia. Considerando le limitazioni inflitte alle indagini, ci sarebbe ben poco tempo per emetterlo, un avviso di garanzia; ed anche quando un giudice riuscisse a farlo, non sarebbe possibile darne notizia, mantenendo di fatto l’opinione pubblica all’oscuro di eventuali reati commessi dalla classe dirigente.

Se un giornalista dovesse pubblicare tali atti, o estratti dalle intercettazioni, sarebbe punito con la reclusione, mentre se un giudice dovesse rilasciare dichiarazioni sui procedimenti in corso verrebbe immediatamente radiato. In breve, non soltanto sarebbero limitate le possibilità investigative, ma anche il sacrosanto diritto del pubblico ad essere informato (e a compiere le proprie scelte elettorali sulla base di tale informazione) verrebbe meno.

Le intercettazioni telefoniche, in un passato recente, hanno permesso di catturare pericolosi criminali e mafiosi, nonché di sventare crimini finanziari, con un indubbio beneficio non solo per la sicurezza dei cittadini, ma anche, più prosaicamente, per le casse dello Stato.

Pertanto, è pienamente lecito chiedersi a chi gioverebbe tale legge, se non a chi ha qualcosa da nascondere, o a chi ha molto da temere nel caso in cui le sue conversazioni dovessero subire una intercettazione.

E tra queste persone, come la cronaca giudiziaria dimostra, c’è proprio colui che da anni governa l’Italia.

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