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UAV militari per uso scientifico

luglio 26, 2010 Tecnologia Nessun Commento

GlobalHawk

Generalmente, si tende a pensare che i militari abbiano un rapporto molto esclusivo con la tecnologia, tenendo per sé le apparecchiature che utilizzano per compiere il loro lavoro, apparecchiature che in alcuni casi vengono usate per applicazioni civili soltanto svariati anni dopo essere state sviscerate nel campo militare. In alcuni casi però, fa piacere notare come la tecnologia militare venga messa a disposizione anche della ricerca scientifica.

Questo è il caso del Global Hawk, un aereo senza pilota originariamente progettato dalla Northrop Grumman per il Ministero della Difesa americano, di cui ci era capitato di parlare su queste pagine più di una volta. Recentemente, una versione di questo aereo, sulla quale sono state installate apparecchiature scientifiche, è stata utilizzata in collaborazione con la NASA per una serie di ricerche, in un primo volo di prova, della durata di circa 82 ore.
Il progetto di ricerca, chiamato GloPac (Global Pacific Hawk Program) è rivolto allo studio delle condizioni atmosferiche sugli oceani Pacifico ed Artico.

L’aeromobile viene equipaggiato con una serie di apparecchiature quali igrometri laser in grado di misurare il livello di vapore acqueo nell’aria, di effettuare rilevamenti sulle nuvole per analizzarne consistenza e caratteristiche, o di misurare l’emissione di microonde da parte delle molecole di ossigeno presenti nell’aria. Il vapore acqueo, ad esempio, è un potente gas serra, e la sua presenza ad alte quote è un’indicazione di inquinamento da gas che aumentano la temperatura terrestre.

Il Global Hawk può volare a quote comprese tra i 14000 e i 20000 metri, ed a quelle altitudini è pertanto in grado di raccogliere dati relativi alla presenza di gas serra e all’accumulo nell’atmosfera di sostanze che danneggiano lo strato di ozono, misurando la quantità di polveri (quali ad esempio quelli rilasciate durante l’eruzione del vulcano islandese pochi mesi fa).

Questo permette di analizzare lo stato di salute degli strati superiori dell’atmosfera terrestre, raccogliendo informazioni che naturalmente possono rivelarsi utilissime anche per il monitoraggio della qualità dell’aria a quote inferiori.
Inoltre, grazie alla lunga durata delle sue missioni, è possibile usare il Global Hawk per misurare l’evoluzione di fenomeni atmosferici a breve termine ed a grandi altezze.

Nel lungo termine invece, sperano di riuscire ad avere una migliore visione del Vortice Polare, un ciclone che staziona sul Polo Nord, analizzando il quale si spera di riuscire a comprendere meglio le dinamiche che regolano il buco dell’ozono nell’emisfero nord.

Dall’Italia alla Cina, senza benzina!

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Vislab

Visto che si parla di veicoli aerei capaci di ricaricarsi autonomamente, scendiamo ora sulla Terra, anzi nel nostro paese e più precisamente a Parma, dove i tecnici del laboratorio VisLab della locale università hanno lanciato un progetto altamente ambizioso, ossia una traversata intercontinentale compiuta da un veicolo autonomo, capace di guidarsi da solo e di ricaricarsi tramite pannelli solari montati sul tetto.

Due di questi veicoli, rigorosamente senza pilota, sono appena partiti da Parma, ed hanno come destinazione finale Shanghai, in Cina, dove si prevede di arrivare tra circa tre mesi, percorrendo circa 90 chilometri al giorno ad una velocità massima di 60 chilometri all’ora, ovviamente senza usare alcun tipo di combustibile inquinante ma affidandosi soltanto all’energia pulita prodotta tramite i pannelli solari.

Per ogni evenienza, i due furgoncini autoalimentati seguiranno un furgone più grande, che funge da capo spedizione, ed è guidato da un pilota in carne ed ossa; anche all’interno dei due furgoni automatici, durante la fase di guida autonoma, siederanno comunque dei piloti ausiliari, pronti ad intervenire in caso di necessità.

I furgoni sono dotati di una vasta gamma di sistemi di controllo: oltre al classico sistema di navigazione GPS, ci sono scanner a raggi laser, sensori per rilevare eventuali ostacoli od imperfezioni nel terreno, telecamere e fotocamere per documentare il viaggio e per mantenere il contatto visivo.

Per chi volesse seguirne l’impresa in diretta, il sito del progetto presenta una webcam, tramite la quale è possibile vedere in tempo reale il tragitto.Aspettiamo ansiosamente notizie tra tre mesi, e ci auguriamo, non solo per orgoglio di patria, che questo progetto vada a buon fine, perché potrebbe aprire interessantissimi sviluppi in un campo, quello dei veicoli autonomi, che finora era stato esclusivamente appannaggio del settore militare.

Respingere i missili nemici grazie al vostro iPhone

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

iphone

Alla Apple dicono, non senza una punta di orgoglio, che non esiste nulla che non si possa fare senza un’applicazione iPhone. Sembra che un ulteriore passo in questa direzione sia stato mosso dalla Raytheon; infatti, l’azienda americana sta preparando Patriot Crew Drill, una sorta di videogioco i cui effetti sono però tutt’altro che virtuali, in quanto viene usato come allenamento per le truppe impiegate su sistemi anti missile Patriot, per colpire eventuali razzi in arrivo.

Le truppe assegnate all’uso dei Patriot sono generalmente impiegate in zone non di prima linea; quando vengono inviate in missione in zone più “calde” quali Iraq o Afghanistan, potrebbero perdere l’abitudine all’utilizzo del sistema. Per contrastare questa eventualità e mantenere i soldati sempre aggiornati anche su eventuali modifiche delle modalità di operazione del Patriot, Raytheon ha creato questa applicazione iPhone.

Usato proprio come un comune videogioco sul proprio cellulare, Patriot Crew Drill presenta uno scenario teorico, con domande a scelta multipla a cui bisogna dare la risposta esatta. Se tutto va bene si avanza al passo successivo. In caso di errore, ci penserà un sergente “virtuale” a dare una bella lavata di capo al soldato che ha sbagliato, assicurandosi così che la prossima volta non commetta lo stesso errore.

Non è la prima volta che Raytheon presenta applicazioni iPhone destinate ad essere utilizzate sul campo di battaglia, anche se ancora ci vorrà molto tempo prima che tali tecnologie possano essere realmente messe all’opera in simili situazioni. Quando ciò avverrà, i soldati faranno meglio ad assicurarsi che, se usano un iPhone 4, esso venga impugnato nella maniera corretta per evitare problemi, perché Steve Jobs potrebbe non essere in grado di mandare una nuova custodia in tempo!

Alianti che si ricaricano sui cavi della luce

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Glider

Ultimamente abbiamo avuto modo di parlare molto di aerei, con o senza pilota, che usano energie rinnovabili, grazie ad esempio ai pannelli solari, per mantenersi in volo continuo, anche di notte. Una ulteriore novità nel campo del volo ininterrotto viene invece dal Massachusetts Institute of Technology, dove un team di ricercatori sta sviluppando un aliante ricaricabile.

Tale aliante, o più precisamente un MAV (Micro Aerial Vehicle) viste le sue dimensioni ridotte (circa 30 centimetri di lunghezza) è stato modificato in modo da permettergli di rallentare il proprio volo rapidamente per agganciarsi ai cavi dell’alta tensione e sfruttare l’elettricità per ricaricare la propria batteria e successivamente ripartire per la propria missione.

I ricercatori sono riusciti a fare in modo che l’aereo rallenti improvvisamente, usando le proprie ali proprio come fanno gli uccelli. Questo risultato viene ottenuto facendo in modo che l’aliante raggiunga una sorta di posizione di stallo controllato, puntando improvvisamente verso l’alto come tutti abbiamo visto fare agli aerei delle pattuglie acrobatiche. Nel momento in cui lo stallo viene raggiunto, l’aereo è praticamente immobile, e può comodamente posarsi sui cavi della luce.

I ricercatori del MIT lo hanno dotato di un piccolo motore che controlla un altrettanto piccolo flap montato sul retro. Agendo su questo motore, il nostro aliante punta verso l’alto una volta localizzati cavi dell’alta tensione su cui ricaricarsi. Con l’aggiunta di leggerissimi sistemi di navigazione GPS, telecamere ed apparecchi fotografici, si può pertanto ottenere un perfetto aereo da sorveglianza in miniatura, ideale per pattugliare spazi limitati quali ad esempio un palazzo circondato da un piccolo parco, o per raccogliere informazioni e scattare fotografie senza dare nell’occhio, ad esempio durante un’operazione di polizia.

Brother lancia una nuova versione del suo display retinale

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

air scouter

La casa giapponese Brother ha annunciato che sta lavorando ad una nuova versione di Air Scouter, un display retinale che utilizza la realtà aumentata per fornire informazioni a chi lo indossa.

Montato su un semplice paio d’occhiali, Air Scouter, che in questa nuova versione è ora in grado di funzionare anche con lenti correttive, è collegato in maniera wireless ad un centro operativo, da cui vengono selezionate le informazioni da inviare. Ad esempio, può essere usato durante una missione di polizia o militare, per inviare direttamente davanti agli occhi dell’agente o dell’ufficiale una mappa del luogo delle operazioni, permettendo un migliore orientamento ed una più alta probabilità di successo.

Oppure, Air Scouter può supportare operai che lavorano in un sito di costruzione su un’ampia superficie, che potranno ricevere direttamente sui loro occhiali uno schema dei lavori da compiere. Nella nuova versione, sono state migliorate le potenzialità di visualizzazione, e nonostante le dimensioni ridottissime, le immagini proiettate da Air Scouter hanno una nitidezza paragonabile a quella di un normale schermo da computer da 16 pollici piazzato ad un metro di distanza.

Infatti, le informazioni vengono inviate dal proiettore direttamente sulla retina dell’utente, con una intensità che non crea problemi alla salute degli occhi e non li affatica durante l’uso continuato, dando l’impressione che le immagini si trovino a distanza. Oltre al miglioramento delle caratteristiche visive, Air Scouter è stato modificato esternamente, in modo da poterlo collegare ad una microcamera esterna.

La presentazione al pubblico del prototipo avverrà durante il festival “Brother World” che si svolge in Giappone a metà settembre. Il prezzo non è stato ancora reso pubblico, ma se qualcuno di voi volesse accaparrarsene uno, non dovrà far altro che volare in Giappone in quei giorni. Semplice, no?

Microspie, a cosa servono?

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Microspia

In questi mesi in Italia si fa un gran parlare di intercettazioni telefoniche, di microspie ambientali e, soprattutto, di limitazioni all’uso investigativo delle stesse, limitazioni che il governo sta tentando di introdurre tra mille polemiche.

Sembra quasi che, nella loro smania di seguire le direttive del Capo, la maggior parte dei parlamentari della coalizione di governo abbiano dimenticato che grazie all’installazione di piccoli trasmettitori nascosti all’interno di automobili, uffici o case appartenenti a persone sospette, è stato ed è possibile assicurare alla giustizia pericolosi criminali, limitando il rischio per i componenti delle forze dell’ordine e rendendo il loro lavoro più semplice e fruttuoso.

Una microspia GSM, ad esempio, oltre a captare informazioni grazie ad un microfono nascosto, può trasmetterle via telefono, come fosse un normale cellulare, persino dall’altra parte del mondo, garantendo un’efficienza assoluta ed annullando i rischi per gli agenti, che non sono costretti a tentare di infiltrare cellule terroristiche o gruppi criminali esponendosi in prima persona a rischi inimmaginabili.

Finora, l’uso delle tecnologie di intercettazione ha permesso di scoprire collegamenti tra vari reati, tra crimine e finanza, tra attività illecite ed altre solo apparentemente pulite. Cambiando la legge e rendendo le intercettazioni possibili soltanto in presenza di gravi indizi di reato, e soltanto per il reato in oggetto, questa possibilità cadrebbe automaticamente, con grave danno per la sicurezza. Aggiungiamoci poi che la stampa vedrebbe drasticamente limitato il proprio diritto di informare i cittadini, ed il quadro e’ completo.

In altri paesi del mondo occidentale quali gli USA, il ricorso alle intercettazioni ambientali e telefoniche è in aumento, e ha permesso ad esempio di scoprire gravissimi crimini finanziari quali quelli del famigerato Bernie Madoff, che in Italia, con una legge del genere, la farebbe franca in barba ai cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese. E’ questo che vuole, Presidente Berlusconi?

Il mantello dell’invisibilità esiste davvero ed è di vetro

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

cloak

Da tempo, ricercatori e scienziati di tutto il mondo stanno lavorando per rendere possibile il sogno umano di trovarsi in un luogo senza esser visti dalle persone intorno a sé. Finora le ricerche hanno dato qualche forma di risultato, utilizzato più che altro per applicazioni su veicoli militari che vengono resi “invisibili” mediante la proiezione, su dei pannelli montati al loro esterno, di immagini rilevate dall’ambiente circostante; si tratta pertanto più di mimetismo che di vera e propria invisibilità.

Le ultime notizie dal campo della ricerca potranno fare piacere a chi sogna di diventare invisibile, e provengono dalla Michigan Technical University, dove un gruppo di ricerca ha trovato il modo di usare la risonanza magnetica per catturare i raggi di luce visibile e deviarli intorno a degli oggetti, che grazie a questo sistema vengono resi invisibili all’occhio umano.

Si tratta di una sorta di mantello di non-metallo, che usa dei risuonatori costruiti con un tipo particolare di vetro chiamato calcogenico, un metamateriale (ossia un materiale artificiale che non esiste in natura) che non conduce elettricità, e che rende invisibili gli oggetti che vengono colpiti da onde infrarosse. Tali risuonatori sono disposti in maniera concentrica, ed i raggi dei cerchi concentrici producono la risonanza magnetica che causa la deviazione della luce intorno ad un oggetto che viene pertanto reso invisibile.

Per il momento, grazie a questa tecnologia il team di ricerca è riuscito ad usare il mantello dell’invisibilità per rendere invisibili dei piccoli oggetti quali ad esempio dei cilindri di metallo di una decina di centimetri di altezza per alcuni centimetri di diametro. Ovviamente siamo ancora ben distanti dal nascondere una persona o un mezzo, ma i primi passi sembrano molto incoraggianti, aspettiamo ansiosamente notizie!

La telecamera nascosta è nell’orecchio

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Ear Cam

Effettuare delle registrazioni nascoste a qualsiasi livello, da un programma di candid camera fino alle operaazioni di polizia per la raccolta di prove contro dei criminali, richiede sempre la massima discrezione per raggiungere il miglior risultato, sia esso una semplice risata o delle informazioni vitali per la lotta al crimine.

Pertanto, per non dare nell’occhio, occorre che la presenza di una telecamera nascosta sia impossibile da rilevare, o che essa sia nascosta in modo da non destare sospetti. Ad esempio, chi potrebbe mai pensare che quelle che sembrano delle normali cuffie per ascoltare musica siano in realtà delle telecamere digitali, e che quello che somiglia ad un normalissimo lettore MP3 in realtà è un videoregistratore?

Questo è possibile grazie alle telecamere auricolari, ossia delle minuscole telecamere “a spillo” inserite all’interno di una normale cuffia auricolare perfettamente funzionante. La telecamera è posizionata all’interno di uno degli auricolari, mentre il microfono si trova all’interno dell’altro.

In questo modo, sarà possibile registrare tracce video ed audio senza destare sospetti, usando il vostro orecchio come fosse l’obiettivo della telecamera. Le immagini raccolte dalle telecamere auricolari possono essere registrate direttamente su un vidoregistratore tascabile, oppure trasmesse a distanza mediante un microscopico trasmettitore wireless, verso una stazione di ricezione dove potranno essere visionate ed all’occorrenza registrate, per essere usate come prove in sede processuale.

Questo genere di sistema video è particolarmente utile per le forze dell’ordine, in questo particolare momento in cui le possibilità di utilizzare tecnologie investigative quali le microspie rischiano di subire severe limitazioni a livello legislativo.

Per maggiori dettagli sul funzionamento delle telecamere nascoste vi consigliamo di rivolgervi direttamente ad Endoacustica visitando il nostro sito.

L’armatura del futuro sarà liquida?

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

Liquid

Ancora loro, i ricercatori della BAE Systems, hanno presentato un progetto sul quale stanno lavorando, e che sta sviluppando un liquido che si indurisce all’istante in caso di impatto, ad esempio causato da proiettili.
L’obiettivo finale del progetto di ricerca è quello di rendere più semplici i movimenti per i soldati che indossano armature protettive, composte da pannelli di ceramica che le rendono pesanti e voluminose, e che in ambienti caldi come Iraq o Afghanistan possono diventare insopportabili a causa delle alte temperature.

In una armatura liquida, questo liquido è contenuto in una intelaiatura di Kevlar, che permette una maggiore flessibilità, riducendo lo spessore di circa il 45% rispetto ad un’armatura convenzionale.

In queste ultime, in caso di impatto, i pannelli di ceramica si piegano verso l’interno, respingendo il proiettile ma causando comunque uno shock non indifferente e doloroso. Con l’armatura liquida invece, il fluido contenuto all’interno del Kevlar è in grado non solo di indurirsi immediatamente in caso di impatto, con una durezza tanto maggiore quanto più forte è il colpo; oltre a questo, l’energia causata dall’impatto viene distribuita su una superficie molto maggiore rispetto a quella dei comuni pannelli in ceramica.

Pertanto, il colpo viene assorbito in maniera molto meno dolorosa per chi indossa l’armatura liquida.
Oltre che per i soldati impegnati in zone di guerra, una versione ridotta di questa armatura potrebbe essere usata al posto dei comuni giubbotti antiproiettile usati dalle forze di polizia durante le operazioni di pattugliamento cittadino. In futuro, BAE Systems prevede di sviluppare una versione ultraleggera di questo materiale; per ora, un prototipo di armatura liquida è stato presentato al Ministero della Difesa britannico.

I soldati britannici marciano più leggeri grazie al MOATV

luglio 24, 2010 Tecnologia Nessun Commento

MOATV

La BAE Systems ha appena presentato il suo MOATV, un veicolo progettato per rendere più facile la vita dei soldati britannici durante lunghe marce di trasferimento effettuate trasportando a mano o in spalla pesi che possono raggiungere anche i 70 chilogrammi.

L’acronimo MOATV sta per Multi-Operated All-Terrain Vehicle, ossia un veicolo che può viaggiare su qualsiasi tipo di terreno ed essere comandato in vari modi. In effetti, il MOATV può essere guidato come un veicolo normale tramite il volante, oppure telecomandato a distanza da un ufficiale dotato di un apposito computer palmare.

Inoltre, MOATV è dotato di una serie di dotazioni tecnologiche che includono sistemi anticollisione, un po’ come il sensore di parcheggio delle nostre normali automobili, ma progettati per evitare eventuali ostacoli quali ad esempio rocce o buche, che dovessero trovarsi sulla sua strada durante la guida telecomandata.

Come detto, questo veicolo è stato progettato sulla base dell’esigenza di alleggerire il carico dei soldati che operano a piedi, e grazie a ciò essi saranno anche meno vulnerabili contro eventuali attacchi improvvisi, in quanto la mancanza di pesi da trasportare consente ovviamente anche un minor tempo di risposta e reazione.

Equipaggiando ogni plotone con un veicolo di questo genere, ed ogni soldato con un PDA per comandarlo, sarà possibile non soltanto usarlo per evitare di affaticarsi, ma anche per trasportare munizioni da un punto all’altro di un campo di battaglia senza esporsi al fuoco nemico, per l’evacuazione di feriti in condizioni simili o per compiere operazioni di pattugliamento, montando una telecamera a bordo del MOATV.

Insomma, la vita dei soldati è sempre più comandata dalle tecnologie robotizzate: a quando la sostituzione dei soldati stessi con robot?

Since we are talking about vehicles that can recharge themselves, let’s go back to the Mother Earth, and more precisely in Italy, in the city of Parma, where technicians from the VisLab laboratory of the local University have launched a very ambitious project, that is, the intercontinental road trip of an <a href=”http://viac.vislab.it/”>autonomous vehicle</a>, capable of driving itself and recharging its batteries thanks to solar panels mounted on the roof.

Two of these vehicles, strictly without a pilot, have just left Parma, and the final destination of their trip is Shanghai in China, where they are expected to arrive in approximately three months, covering approximately 90 kilometers per day at a maximum speed of 60 kilometers per hour, of course while using absolutely no polluting fuel but only feeding on the clean energy harnessed by the solar panels.

To make sure that all runs smoothly, the two vans will be following a bigger van, acting as expedition leader and driven by a real human; and inside the two automated minivans, during the autonomous drive part of the journey, there will be an auxiliary driver in flesh and blood, ready to intervene in case of emergency.

These vans are equipped with a varied array of control and orientation devices: along with the requisite GPS navigation system, there are laser scanners, sensor to detects obstacles on the road such as rocks or potholes, video and photo cameras to document the trip and keep in video contact.

If you want to follow the journey live, the project site features a webcam, where one can see the trip in real time. We will stay tuned in 3 months, and we really hope (not only as fellow Italians) that the project has a happy end, as it might open new perspectives in the field of autonomous vehicles, which so far has been basically monopolized by military applications.

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